Orchidee: pigmenti clorofilliani nei fiori fecondati

Analisi di un fenomeno abbastanza raro riscontrabile su alcune specie di vari generi di orchidee.

La formazione di clorofilla nei segmenti fiorali dopo la loro impollinazione è un fenomeno poco frequente nelle orchidee, seppur raro è stato comunque osservato in varie specie di generi diversi.
Le Phalaenopsis e nello specifico quelle specie che, secondo l’ultima revisione tassonomica di Christenson 2001, rientrano nella sezione Zebrinae, sono molto rappresentative del fenomeno clorofilliano in analisi.

Phalaenopsis hieroglyphica – collezione Guido De Vidi- foto01.11.2007
Phalaenopsis hieroglyphica [Rchb.f] Sweet 1969
Sottogenere: Polychilos
Sezione: Amboinenses Sweet 1968, o Zebrinae Christenson 2001.
Basionimo: Phalaenopsis lueddemanniana var. heiroglyphica Rchb. f. 1891
Sinonimi: Phalaenopsis lueddemanniana var. palawensis 1953; Phalaenopsis lueddemanniana var. surigadensis 1965; Polychilos hieroglyphica (Rchb. f.) Shim 1982

Phalaenopsis hieroglyphica – collezione Guido De Vidi- foto01.11.2007
Nella Phalaenopsis hieroglyphica ed in un certo numero di altre specie di questo genere i segmenti del perianth (parte esterna dei fiori – sepali e petali) non appassiscono dopo la loro impollinazione.
Dopo la fecondazione i fiori diventano carnosi, di colore verde e perdono i pigmenti non clorofillosi presenti al loro interno.
I pigmenti non clorofillosi, nella maggior parte dei fiori sono di tre tipi:
Antociani — rosso, viola, azzurro; Solubili in acqua.
Flavoni — colore giallo paglierino; Solubili in acqua.
Caroteni — giallo, arancio, rosso; Olio o grasso solubile.

Osservazione della pigmentazione verde dei fiori impollinati
Curtis, Duncan e Schubert, nel 1943 rilevarono il fenomeno dell’inverdimento dei fiori impollinati, nella Phalaenopsis lueddemaniana, e nella Phalaenopsis mannii – Ringstrom nel 1968, osservò il fenomeno nella Phalaenopsis mariae – Hayes nel 1968, in una specie brasiliana di Miltonia – Arditti 1979 nei fiori fecondati di Menadenium labiosum e (De Vidi 2005) nei perianth di Phalaenopsis bellina e Encyclia alata. La pigmentazione verde dei segmenti dei fiori impollinati è stata attribuita alla produzione di clorofilla, la conferma di questa supposizione giunge nel 1995 da una ricerca pubblicata su American Journal of Botany:
“Chlorophyll Formation in Flowers and Fruits of Phalaenopsis (Orchidaceae) Species and Hybrids Following Pollination
Hoa Tran, Hong Vu, Aussie Mahunu, David Chien, Joseph Arditti, Robert Ernst
American Journal of Botany, Vol. 82, No. 9 (Sep., 1995), pp. 1089-1094
doi:10.2307/2446060”

Lo scopo della ricerca era quello di studiare la produzione della clorofilla nei perianth “il perianth (a volte chiamato perigonio o perigon) è la parte non riproduttiva del fiore, e la struttura che forma una busta che circonda gli organi sessuali. Il termine perianth deriva dal greco peri, che significa intorno, e anthos, che significa fiore, mentre perigonio è derivato da Gonos, che significa seme, cioè organi sessuali”, e nelle capsule fecondate di alcune specie di Phalaenopsis appartenenti alla sezione Zebrinae (P. amboinensis, P. violacea, P, hieroglyphica, P. pallens, P. fasciata, P. lueddemanniana) ed anche incroci di queste con specie appassenti tipo Phalaenopsis amabilis.
I dati emersi dimostrarono che i fiori fecondati e i frutti delle piante analizzate producevano clorofilla di tipo a e di tipo b. La quantità dei pigmenti clorofilliani presenti variava a seconda della specie e/o del tipo di incrocio, ad esempio era minimale in presenza di genitore P. amabilis.

A conclusione delle nostre osservazioni possiamo azzardare qualche supposizione del perché di questo fenomeno:
1) – Necessità di mimetizzare i frutti e nel contempo di ampliare la possibilità di assorbimento energetico (notoriamente queste orchidee vivono in zone ombrose).
2) – Protezione della capsula seminale da possibili marcescenze e/o suo supplemento nutritivo.

Queste sono solamente le mie supposizioni, senza alcun straccio di prova che aspettano eventuali vostre integrazioni.

2 pensieri su “Orchidee: pigmenti clorofilliani nei fiori fecondati

  1. Per me oltre ad integrarsi c’è anche da considerare che nelle orchidee i petali non sono proprio dei veri petali, ma hanno una consistenza sepaloide (i sepali hanno di per se clorofilla). In base a ciò si potrebbe pensare che la clorofilla sia sempre presente, solamente che in fioritura viene schermata dai pigmenti con funzione attrattiva, che hanno chiara prevalenza in questa fase. A fecondazione avvenuta questi vengono persi e ricompaiono le clorofille che molto prob vengono incrementate per quanto da Guido affermato.

  2. Ho notato questo fenomeno in una phalaenopsis fasciata impollinata di recente, diventata completamente verde, ha contemporaneamente bloccato le altre fioriture, a mio avviso per concentrare tutte le energie sulla capsula, a mio avviso le due tue ipotesi si integrano. Saluti Alberto

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