Paphiopedilum Saint Swithin

Paphiopedilum Saint Swithin è un ibrido primario (Paph. philippinense x rothschildianum), il grex è stato registrato per la prima volta il 1° Novembre del 1901 da Statter.
Per la precisione in questa ibridazione sono state fissate le masse polliniche di Paph. philippinense nello stigma del fiore di Paph. rothschildianum. Questo grex ha resistito alla prova del tempo e rimane ancora oggi molto popolare dopo aver raccolto oltre 150 premi, almeno cinque dei quali sono FCC, considerato che è stato registrato nel 1901 ed è stato rifatto molte volte nel tempo, i premi abbracciano più di un secolo di storia dell’orchidologia mondiale.

Grex e cultivar, significato ed uso dei termini:
Grex è il nome identificativo di un ibrido. Ad esempio, i figli di Paph. rothschildianum incrociati con Paph. philippinense sono stati registrati con il nome di grex: Paph. Saint Swithin. Ogni successiva ibridazione con gli stessi genitori, il nome da assegnare sarà sempre Paph. Saint Swithin.
Cultivar è l’epiteto dato ad una pianta, sia specie che ibrido, per distinguere la diversa provenienza di ibridazione, di clonazione e/o di coltivazione. In genere il nome di cultivar è per lo più assegnato in occasione di giudizi nelle esposizioni. Se due coltivatori espongono Paph. St. Swithin ed entrambe le piante ricevono un premio, i proprietari assegneranno loro un diverso nome di cultivar. I nomi dei cultivar seguono quello unico del grex o della specie, ad esempio: Paph. St. Swithin ‘Guido’ AM/AOS e Paph. St. Swithin ‘Carlo’ FCC/AOS. Le lettere dopo il nome del cultivar indicano la tipologia del premio assegnato.

Paph. Saint Swithin è forse l’ibrido Coryopedilum quintessenza. Esso combina veramente le migliori caratteristiche di ciascun genitore, dal grande sepalo dorsale a righe molto marcate e la grande somiglianza del fiore di rothschildianum, ai petali lunghi scuri e il vigore del philippinense. Quindi non c’è da stupirsi che questo grex abbia resistito alla prova del tempo, accumulando oltre 100 premi AM/AOS. Oltre alle qualità estetiche, Paph. Saint Swithin, pur avendo uno sviluppo lento, è assai vigoroso e va coltivato nelle condizioni standard di tutti i Paph. multiflorali: luce diffusa, buona umidità e temperature calde con un riposo invernale freddo, soprattutto di notte.
Così come si fa per tutti i Paphiopedilun è buona norma rinvasare le piante ogni anno.

5 pensieri su “Paphiopedilum Saint Swithin

  1. CIAO, HO UN’ ORCHIDEA PHALENOPSIS CHE HA DEI PUNTINI PICCOLI BIANCHI SULLE RADICI, COSA SONO? HO PROVATO A TOCCARLI MA NON VENGONO VIA. E HO PENSATO FORSE L’HO BAGNATA TROPPO? IO NON SONO UN’ ESPERTA, AIUTATEMI!!!!
    GRAZIE IN ANTICIPO.

  2. Ah, non si smette mai d’imparare. Tra oggi e domani invaso i miei nuovi acquisti: stonei, booth’s sand lady e Shin-Yi-Isabel. Terrò da conto i consigli sul substrato.
    Grazie ancora e buona serata 😀

    Filippo

  3. Ciao Guido, ti rompo un po’ anche qui oltre che su facebook :)Dici che è bene rinvasare ogni anno? Le piante che annoverano il Rothschildianum nella propria genealogia non sono particolarmente sensibili al fatto di venire toccate così frequentemente? Avevo letto che alcuni bloccano anche la crescita per un anno!! Buona giornata!!

    • Ciao Fil…non rompi assolutamente, anzi qua nel bllog c’è più calma per approfondimenti scientifici, botanici e di coltivazione, a differenza di Facebook, dove tutto scivola via velocemente.
      Allora, il rinvaso dei Paphiopedilum non implica neccessariamente una eccessiva manipolazione dell’apparato radicale. Posto che il substrato deve essere simil terriccio, quindi vaporoso e facilmente separabile dalle radici, proprio per questa sua struttura si decompone facilmente e diventa ricettacolo di parassiti di varia natura.
      Inoltre si ha la possibiltà di eliminare le radici marcite ed eventualmente effettuare anche la separazione della pianta, qualora essa stessa si presenti già divisa (questo è il bello dei Paphio… non serve spaccare il rizoma per le divisioni).
      Ciò detto è vero, i Paphio multiflorali presentano l’apparato radicale molto turgido e facilmente contundibile… comunque se non ogni anno, sicuramente ogni due va fatto il cambio del substrato.
      A presto
      Guido

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