Laelia albida…nota anche con il nome popolare: monjita blanca

Il genere
Laelia Lindley… leggi anche questo post
Gen.Sp.Orchid.Pl. 96,115(1831).
Sottofamiglia: Epidendroideae
Tribù: Epidendreae
Sottotribù: Laelininae

Etimologia: nome di genere dedicato a Laelia, una delle 6 vergini Vestali che alimentavano il fuoco sacro del tempio di Vesta corrispondente alla dea greca Estia; Lelia era anche il nome femminile in uso nella famiglia patrizia romana Laelius (Gaius Laelius pensatore ed oratore).

Specie tipo: Laelia grandiflora
Basionimo: Bletia speciosa Kunth
Sinonimo: Laelia speciosa (Kunth) Schlechter

… la monjita blanca

laelia_albidaLaelia albida Bateman ex Lindl. 1839
Sottogenere: Laelia
Sezione: Podolaelia Schlechter
Sinonimi: Amalia albida (Bateman ex Lindl.) Heynh. 1846; Bletia albida Rchb.f 1862; Cattleya albida Beer 1854; Laelia candida Lodd. ex W.Baxter 1850 Laelia discolor A. Rich. & Gal. 1845
Laelia albida è stata descritta da John Lindley (1839) in Botanical Register. L’epiteto di specie deriva dal latino albidus nel senso di “biancastro”. James Bateman suggerì il nome, dal colore bianco del fiore, a quel tempo assoluta novità del genere, perché tutte le altre specie che aveva conosciuto avevano i fiori di colore rosa o viola.
L. albida è quasi sempre epifita, raramente litofita. La struttura della pianta è composta da gruppi di pseudobulbi di 3-4 cm di lunghezza, allungati, ovoidali, e rugosi nella vecchiaia.
All’apice degli pseudobulbi si formano 2 o 3 foglie, lineari, lanceolate, rigide come il cuoio, di colore verde scuro e lunghe 10-20 cm. – 1,2-1,8 mm. di spessore. L’infiorescenza da 20-60 cm di lunghezza, porta al suo apice, da 5 a 12 fiori. Ogni fiore misura 2,4-5 centimetri ed emana un forte profumo di miele. I sepali ed i petali sono di colore bianco o biancastro tendente al crema; a volte le punte si tingono di rosa. Il labello è bianco, rosa pallido e rosa nella gola centrale, con tre striature parallele di colore giallo. La base del labello può essere rivestita di macchie rosso-porpora.
L. albida è endemica in Messico, dove è relativamente comune negli stati di Sinaloa, Durango, Nayarit, Jalisco, Michoacán, Guerrero, Oaxaca e Puebla. Cresce soprattutto su querce sempreverdi ma talvolta su yuccas o, raramente, su rocce, ad altitudini da 1300 a 2600 metri, nelle foreste asciutte, di pini ed alberi decidui.
Le piante endemiche nella parte nord-occidentale producono brevi infiorescenze che difficilmente superano la lunghezza delle foglie ed i fiori sono di piccole dimensioni. Le piante della regione di Oaxaca hanno una grande variazione del colore dei fiori, con il labello che varia dal bianco, rosa o rosa scuro. In certe località crescono delle varietà con i fiori completamente rosa (fma. rosea) con il labello di colore rosa scuro, esiste anche una forma salmonea con sepali e petali color roseo.
Laelia albida è da considerarsi pianta di difficile riproduzione e coltivazione. La raccolta di questa specie è protetta e regolamentata da una precisa normativa (NOM-005-RECNAT-1997), che stabilisce procedimenti, criteri e relative specifiche per poter ottenere legalmente delle piante.

Coltivazione
Questa specie, come molte altre orchidee, in coltivazione assume dimensioni e caratteristiche morfologiche diverse rispetto a quelle “in sito”. I motivi principali sono imputabili alla nuova dieta nutritiva, evidentemente più ricca ed alle modificate condizioni di luce sia in termini di intensità che di durata.
La mia Laelia albida giunta in collezione a metà degli anni 80, si distinse subito per l’enorme crescita dei nuovi pseudobulbi (sicuramente più del doppio di quelli sviluppatisi in sito) e per una relativa facilità di sviluppo. Sin dal suo arrivo la sistemai su zattera e la posizionai sulla parte alta della serra a temperatura intermedia (15 gradi minimi e 30 massimi ).
Dopo un periodo di buon sviluppo, iniziò a manifestare i primi sintomi di quella che io definisco “crisi dell’esemplare”, e anno dopo anno iniziò la sua fase regressiva, fino a bloccare lo sviluppo.
Intervenni con un’energica operazione di divisione. Durante le operazioni di divisione della pianta potei notare che le radici non riuscivano più a svilupparsi in modo efficace (questo fu il motivo della crisi). I periodi critici per la Laelia albida sono essenzialmente due: un periodo di riposo semi secco dopo la fioritura ed una fase di controllo delle bagnature durante il primo periodo della crescita dei nuovi pseudobulbi (l’acqua che rimane fra le guaine basali dei nuovi germogli è pericolosa), onde evitare marciumi letali. Conviene non concimare durante la fase di semi riposo.

Note storico scientifiche
Laelia albida, conosciuta con il nome popolare di “monjita blanca”, nei luoghi di endemicità è molto comune ed è utilizzata per ornamenti floreali nelle feste e nelle ricorrenze religiose. In passato è stata usata anche per scopi medicinali. Per questi motivi è raccolta nei luoghi di habitat naturale per essere coltivata nei giardini ed in ogni altro posto abitato. Questo fenomeno fu oggetto di studio scientifico e le ricerche evidenziarono una marcata divergenza biologica fra le popolazioni di Laelia albida dei luoghi di endemicità rispetto a quelle coltivate nei siti antropizzati e rilevarono inoltre una progressiva recessione delle colonie in sito.
Per questo motivo si cercò di individuare una strategia comune per conservare la specie, sia in sito che nei luoghi di coltivazione. Il principale obbiettivo degli studiosi fu quello di divulgare in loco i risultati della ricerca allo scopo di sensibilizzare gli abitanti dei luoghi interessati, sulla necessità di salvaguardare l’habitat naturale di questa orchidea e nello stesso tempo di approfondire le conoscenze botaniche e biologiche utili alla coltivazione e propagazione estensiva.
Così si è scritto…“Quando il programma di utilità di una delle risorse biotiche è disciplinata dalle loro caratteristiche biologiche e per l’ambiente culturale, è importante intraprendere strategie di conservazione, in particolare, se sono endemiche nel nostro paese, richiede una particolare attenzione alle collezioni intensive ed ai danneggiamenti della fauna selvatica.
Questo è il caso dell’orchidea
Laelia albida, nota come monjita blanca, presente nella valle de Zapotitlan e nella Valle de Salinas, che fanno parte della Riserva della Biosfera Tehuacán-Cuicatlán, dove la monjita blanca ha ancora un uso tradizionale nella festività di Tutti i Santi”.
I risultati di questa iniziativa, che ha visto protagoniste due associazioni locali, si potranno apprezzare nel prossimo futuro.

Riferimenti:
Illustrated Dictionary of ORCHID GENERA – The Marie Selby botanical Garden
Bechtel, H., Cribb, P. & E. Launert. (1992).
Halbinger, F. (1993). Laelias de Messico . Asociación Mexicana de Orquideologia, Messico.

Ciao! Che ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.