Se Atene piange, Sparta non ride

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Ecco – direte – il solito rompi balle che continua a dispensare “J’accuse” pubbliche, senza guardare ai propri errori.
Abbiate la cortesia di leggermi, poi per me scenderà l’oblio ed il mio rapporto con l’associazionismo si limiterà a sporadiche e selezionate frequentazioni, la mia avventura di orchidofilo continuerà da “LIBERO COLTIVATORE AMATORIALE” con diritto di pensiero e di parola, sale della democrazia.

Per chi ha ‘masticato’ un po’ di storia dell’antica Grecia, sarà buon gioco ricordare lo splendore della democrazia ateniese, che, seppur guidata da una piramide oligarchica, sapeva far tesoro della collaborazione di una folta schiera di consiglieri (Pericle fu uno dei massimi esponenti). La fine di questo periodo di buon governo coincise con la guerra del Peloponneso e contro Sparta, emblema della più squallida dittatura militare dei quel periodo storico.

I fatti di Vistorta
L’ultima esperienza e gli assurdi avvenimenti materializzatisi nel mondo delle orchidee attorno alla mia persona, sono l’espressione plastica dell’aforisma in titolo a questo post: con le dovute differenze, nell’Associazione con sede nei locali di una azienda agricola del pordenonese, si è percepita a più riprese la malcelata incompatibilità fra il concetto di governo democratico dei processi, e l’esercizio autoritario e dittatoriale del potere.

E-Mail
Per questi motivi desidero rendere pubblica la e-mail che a suo tempo inviai a diversi orchidofili (non tutti in quanto non ero in possesso completamente delle e-mail), che su mio invito avevano deciso di aderire a quella bella idea, qualificata con il mio slogan: nati per “UNIRE”.
Da allora si sono accavallate azioni inqualificabili, attivate da un manipolo di persone che, ora è tutto chiaro, non gliene fregava nulla della grande idea; a loro bastava Vistorta con annessi e connessi.

Il capolavoro “SPARTANO” si è materializzato con quell’assemblea (eufemismo) convocata alle 19 di sera della vigilia dell’evento di Schio, a Vistorta (Azienda agricola di proprietà dei Brandolini e sede provvisoria (?) dell’Associazione), dove prestano la loro opera a vario titolo, tre dei dirigenti dell’Associazione: in buona sostanza tale operazione – con il senno del poi – si rese a loro necessaria per normalizzare uno stato di totale incompatibiltà (consiglio all’evidenza decaduto), e per “cacciare” le uniche voci dissenzienti, rimaste ad ostacolare il loro fulgido cammino verso la dittatura spartana.

A dare aspetto ancor più sinistro alla congiura perpretata, il giorno dopo si è visto dalle parti di Schio, qualche esponente di quel manipolo (per capirci, quello che non voleva le mie piante in mostra), muoversi in solitaria con faccia cerea, reduce da quello che non può non far venire in mente Dante nel canto XXXIII dell’inferno, “ove tratta di quelli che tradirono coloro che in loro tutto si fidavano, e coloro da cui erano stati promossi a dignità e grande stato”
(Anonimo commentatore dantesco del XIV secolo)

Analisi del canto
Il racconto del conte Ugolino – versi 1-78
Canto 33, Priamo della Quercia (c.1403–1483)
«…La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
Poi cominciò… »
Ora quel manipolo si aggira nei paragi di una sperduta landa, senza alcuna futura prospettiva di esistere realmente, buon per loro. Per me l’incubo è finito.

Il testo integrale della e-mail

Care amiche ed amici orchidofili,
sono il fondatore della FIO, nata a Pordenone nei primi giorni di marzo del 2016. Sì è vero, alla nuova Associazione hanno contribuito anche altre persone, ma alla sua gestazione, pochi hanno dedicato anima e corpo (avrò modo di nominarli e di ringraziarli in altra sede), quindi la considero una mia creatura.
Per questo motivo ho la necessità di iniziare insieme voi, un dialogo nel merito di quanto sta succedendo in quella che sarebbe dovuta essere una nuova “casa” per gli appassionati delle orchidee.
Di recente avete ricevuto una mail, bene impostata (sicuramente c’è la mano di un avvocato), nella quale, senza esplicitarlo con la dovuta chiarezza, si annunciano provvedimenti disciplinari (sì avete capito bene), si intima di non dar retta a tutto quello che non passa per le “forche cauduine” dei “capi dirigenti”, vi si invita a non dar retta alle notizie “false e tendenziose” che appaiono su certe pagine personali non autorizzate e si promette che a breve tutto andrà per il meglio.
Preciso che la pagina su Fb. a cui la missiva allude è titolata “Tribuna della Federazione Italiana Orchidee”, ma non contiene notizie false né tanto meno tendenziose. E’ un mio sacrosanto diritto di libera espressione del pensiero, punto!

Ebbene, a quanto si può evincere “il terrorista da lapidare”, sono io e mi si imputano gravi colpe, tali da essere espulso “inaudita altera parte” dalla Associazione che ho fondato.

Uno pensa: hai rubato, oppure hai preso a pugni qualche mal capitato, o magari hai trafugato qualche pianta e sei stato colto in fragranza, sì perché l’espulsione del fondatore di una associazione amatoriale è una novità assoluta nel firmamento orchidofilo italiano, mai si era osato tanto, prima! Sicuramente ci devono essere dei gravi motivi.

Le mie gravi colpe

Peggio, care amiche ed amici orchidofili, ho fatto di peggio; mi sono permesso di accettare l’invito personale del Comune di Schio a partecipare alla mostra di fine settembre, senza chiedere l’autorizzazione al Presidente e questa grave colpa è stata oggetto di “accalorata” discussione in un consiglio direttivo all’uopo convocato a Maserada sul Piave, conclusosi con le dimissioni di 5 consiglieri.
Altre colpa grave da espulsione è stata la mia proposta di spostare la sede dell’Associazione.

Ho anche commesso un grave “oltraggio” al consiglio direttivo, quando ho proposto che si presentasse dimissionario, per dare, visto il grande numero di adesioni, la parola ai soci.

L’ho messa giù con un po’ di ilarità, ma proprio non riesco a capire cosa sta succedendo ed allora cerco di sdrammatizzare quella che mi appare come una grottesca avventura Kafkiana.

Le mie scuse.

Innanzitutto sento il bisogno di scusarmi per avervi in varie occasioni, invitati ad aderire economicamente (diventare soci) alla nuova Associazione. Perdonatemi, ci credevo ed ancora ci credo, ma le idee camminano con le gambe degli uomini. Quello che doveva essere un gruppo dirigente innovativo (io sono rimasto fuori in segno di altruismo), ha dimostrato di non esserlo (i fatti contingenti lo testimoniano).

Non tutto il Consiglio si è appiattito su posizioni sterili, una voce fuori dal coro si è sentita a più riprese ed è una di quelle voci che pesano, ma pure lui è sotto inquisizione, la manovra politica è già in atto: assemblea straordinaria e rinnovo anticipato delle cariche e zzzacchete, fuori due!

Attività e strategie

E’ successo di tutto e di più; invece di plasmare una Associazione snella, dinamica, attiva e unificante, ne è venuta fuori una scatola chiusa attenta a interdire piuttosto di aprire: tanto per fare un esempio, per rendere pubblica qualsiasi notizia (foto post su sito internet, rivista), serve la supervisione ed il consenso del Presidente.

Il mio ruolo di sprone esterna.

Nella buona sostanza in questi pochi mesi di attività ho sempre cercato di evidenziare le gravi lacune, purtroppo la reazione è stata immotivatamente grintosa e di negazione. Sotto l’aspetto politico ne è venuto fuori un casino enorme: dimissioni, date, ritirate, forse per poter attuare la “congiura” delle mie espulsioni. Pare che siano in arrivo altre dimissioni pilotate (odore di sindacato), la “strana convocazione di una assemblea straordinaria dei soci con all’Odg, comunicazioni del Presidente (forse si dimetterà) e successivo rinnovo delle cariche, anche questo passaggio organizzativo, non essendo in scadenza, deve prevedere le dimissioni della maggioranza dei membri effettivi.

Bene, direte, finalmente noi soci faremo valere le nostre idee, certo è vero, ma non sarà così… allora dove sta il “trucco” politico?
Trucco? Beh! Una convocazione in seconda battuta, quella buona, alle sette di sera di un fine settembre (vigilia della mostra di Schio), con location la sperduta Vistorta sede della omonima Azienda Agricola, non consente grossa partecipazione, il resto deducetelo voi.

Appello.
Chi mi conosce sa quanto sia trasparente e totale il mio impegno nell’ambito dell’associazionismo orchidofilo, con voi, il tempo e la passione hanno cementato un rapporto che va oltre qualsiasi oltraggio alla mia condotta.

A tutti chiedo solamente un attimo di riflessione: perché sta succedendo tutto questo? Gelosia? Voglia di smodata rivalsa? Resa dei conti che nulla ha a che fare con la passione? Cos’altro cova sotto le ceneri di un piccolo fuoco spento con caparbietà ancor prima che riuscisse a scaldare gli animi? In tal senso risuona sinistra una frase udita nel consiglio di Maserada: “muoia Sansone insieme ai suoi Filistei”.
E’ questo che si vuole a Vistorta il 23 Settembre sera?
Spero di no, ma i margini sono molto stretti e non passano certo per la “VIA-STORTA”.
Fra le tante imputazioni mi si è anche intimato di non usare i vostri indirizzi di posta elettronica, questione di privacy si è detto, ma io rivendico altresì il diritto di socio a poter comunicare con altri soci, per altro gli indirizzi sono di dominio pubblico: chi di voi non desidera ricevere altre notizie mi faccia un cenno.
Gradirei anche ricevere le vostre opinioni e le vostre proposte per uscire da questo pantano.

Grazie per la vostra pazienza, speriamo di poterci incontrare per parlare o per guardare le nostre piante fiorite: non c’è mai una notte tanto lunga da non mostrarti l’alba.
Cordialmente.
Guido De Vidi.

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