Orchidee nelle “Tre Venezie”: le radici

Nella foto a sinistra: Enzo Cantagalli, primo Presidente della Associazione Triveneta Orchidee.
Nell’ambito di “Orto giardino” 2014 l’edizione di Pordenoneorchidea è stata dedicata proprio a Enzo Cantagalli, per decenni attivo interprete del collezionismo orchidofilo del Nordest italiano. A poco più di quattro mesi dalla sua scomparsa, avvenuta a Pieris il 24 ottobre 2013, all’età di 90 anni, il mondo dei coltivatori di orchidee gli ha reso il tributo migliore.

In questi giorni dedicati al ricordo degli albori dell’Associazionismo orchidofilo del Triveneto (ora vien meglio dire del Nord Est), può essere utile a tutti risalire alla sua genesi, quella vera.
Un po’ di colpa della situazione attuale, anzi, “tutta la colpa” e sono in molti a dirlo, pesa sulle mie spalle. Per la verità qualche amico evoca anche i meriti, ma si sa, l’orchidofilia italiana, o, come qualcuno ama distinguere, l’orchidologia, è uno strano “terreno di coltura”, dove prospera di tutto e di più: esili embrioni ma anche muffe e parassiti che spesso hanno il sopravvento sulle cose buone.
Fino agli anni 70 non c’era proprio nulla di amatorialmente organizzato nell’orchidofilia triveneta, qualche appassionato gravitava con Natali, deus ex machina dell’associazionismo lombardo, qualche altro coltivava le orchidee con scopi commerciali o di prestigio, vedi ad esempio la serra del Conte Brandolini, dove i suoi giardinieri, insieme a tante altre essenze floreali, coltivavano orchidee acquistate in Francia, usate di volta in volta quale addobbo floreale nei saloni delle feste veneziane, ad uso esclusivo della nobiltà e della finanza: giova ricordare che i Brandolini sono imparentati con gli Agnelli.

L’utopia associativa
E’ in questo contesto che si insinua nella mia mente, la passione per le orchidee.
“Galeotto” fu l’approccio con un mio collega di lavoro, eravamo nei primi anni 80, entrambi si lavorava nelle centrali telefoniche della allora SIP. Lui si era ritagliato una certa notorietà per quel suo secondo lavoro con le orchidee. Secondo lavoro in quanto coltivava Cymbidium e da poco anche Cattleya, per vendere fiori recisi ai fioristi della zona, in pratica fu il mio iniziatore nel mondo delle orchidee. L’inizio fu tragico. Acquistai da lui, due piante di Cymbidium con gli steli in bocciolo, che ingiallirono e caddero prima di aprirsi, per mia imperizia, ma anche per assoluta mancanza di istruzioni da parte del venditore.
La mia avventura con le orchidee avrebbe potuto finire lì, ma non volli mollare ed acquistai il primo libro di orchidee, quello famoso di Rebecca Tyson Northen.
Affascinante quel libro, ma capii subito che il mondo dell’orchidofilia italiana di allora era un ambiente in mano a pochi e nella migliore delle ipotesi, per poterci entrare bisognava pagar “pedaggio”. I venditori erano dei lupi solitari e quei pochi che caldeggiavano l’associazionismo (ALAO, SIO e poco altro), in fondo lo facevano per inconfessati, seppur leggittimi tornaconti. Di quel periodo ho ricordi bui, umilianti, ma feci buon viso a cattiva sorte: mi premeva conoscerlo quel mondo, conoscerlo per ottenere quel minimo di informazioni utili a mettere insieme più appassionati.
Anche il mio collega di SIP era un “lupo solitario”, lui curava i rapporti con gli appassionati in modo personale, mai gli sarebbe venuto in mente di organizzarli in gruppo. La sua era una visione utilitaristica della coltivazione.

Anche i lupi solitari cercano compagnia.
L’opportunità di ampliare le mie conoscenze nel mondo delle orchidee, si presentò in occasione di un viaggio ad Albenga, in sua compagnia, lui aveva un appuntamento con Paolo Raffo della Valco, al quale avrebbe dovuto vendere alcune delle sue divisioni di Cattleya e mi chiese di accompagnarlo.
001002004005 Fatta un po’ di confidenza con Paolo Raffo, giovane gestore della Valco, non persi l’occasione per avere qualche notizia di suoi clienti, appassionati orchidofili della mia zona. Fu molto gentile Paolo, mi consegnò la lista in tre fogli dei suoi “clienti” delle “Tre Venezie”. Ed è quel titolo “Tre Venezie” che fece balenare nella mia mente l’idea del nome “Associazione Triveneta”.

L’inizio della grande idea
Fortunatamente conservo ancora questo ed altri documenti, ora più che mai importanti per certificare la vera storia della nascita dell’associazionismo orchidofilo del Nord Est italiano.
Sulla base di quella lista di “hobbisti” iniziai in solitudine, il lavorio di costruzione di un minimo di aderenti, raccogliendo indirizzi e contattando telefonicamente tutti i potenziali adepti.
Non fu un lavoro facile, il vero impulso che mi diede la forza – ora si direbbe, di continuare a fare – fu l’appoggio incondizionato del mio grande amico Antonio Borsato e quel magico “feeling” nato con il gruppetto dei friulan-giuliani: Enzo Cantagalli, Nevio Ogrizovich e Sergio Buda.
In rappresentanza del Veneto, oltre a Borsato, aderirono anche Casagrande e Tiziano Avesani. Purtroppo, non riuscii a raccogliere nessuna adesione dal trentino.

Serviva un notaio per fare l’atto costitutivo, lo trovai e ci demmo appuntamento il 14 Marzo 1988 a Oderzo, nello studio del mio amico Notaio Dr. Helio Pierotti.
006Qualche giorno più avanti, ad opera di Antonio Borsato, valido amanuense, fu dato alle stampe anche il disegno del logo della neonata Associazione (eccolo nella foto a sinistra riprodotto su carta filigranata).
Da buon utopista, allora non rivendicai nessuna carica, mi misi silenziosamente a disposizione nella neonata avventura, che presto iniziò a crescere.

Così è andata, nulla di più e nulla di diverso.

Fiorella Mannoia – La storia siamo noi (Live in Reggio Emilia)

…”E poi la gente
perché è la gente che fa la storia
quando si tratta di scegliere e di andare
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
che sanno benissimo cosa fare

Quelli che hanno letto un milione di libri
E quelli che non sanno nemmeno parlare
ed è per questo che la storia dà i brividi
perché nessuno la può fermare”…
De Gregori

A distanza di 29 anni, rimane poca traccia dello spirito fondante. Onestà intellettuale vorrebbe che nessuno mettesse in discussione la vera paternità sulla nascita dell’ATAO, pare invece che si faccia di tutto per negarla o peggio, per manipolarla: chi coltiva orchidee sa che senza radici qualsiasi pianta muore.

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