Restrepia è un piccolo genere composto da circa 50 specie, strettamente legate alle Pleurothallis. Il nome di genere è stato assegnato in onore di Don José Restrepo. Gran parte delle specie si trovano a quote più elevate nelle fresche e umide foreste montane delle Ande del Venezuela , vari paesi dell’America centrale fino al sud del Messico.
Scritto questo, sotto l’aspetto tassonomico, può sembrare un genere di facile ricognizione, tutt’altro, almeno per le mie conoscenze.
Restrepia guttulata Lindl. 1836
Esempi? Eccone uno: la specie rappresentata nella foto a sinistra, proviene dalla Colombia, con il nome: Restrepia antennifera. Purtroppo, gran parte delle specie, soprattutto quando non è chiara l’esatta sistemazione tassonomica, riportano l’epiteto “antennifera”.
Da una prima ricognizione bibliografica, allora non c’era ancora internet, mi era parsa Restrepia pandurata: la forma dei fiori corrispondeva, come pure le punteggiature.
Con l’avvento di internet, più che trovare chiarimenti, ho aumentato la mia confusione. Capita di vedere foto di fiori diversi per forma e maculature, descritte con lo stesso nome di specie. Possiamo trovarci in presenza di errori (internet va sempre preso con le pinze), ma anche di varietà diverse, a seconda del loro luogo di endemicità.
Per ottenere una certa sicurezza, bisognerebbe disporre delle descrizioni originali, ma non sempre è possibile ed anche in questo caso rimarrebbero ampi margini di dubbio: anche la più scrupolosa registrazione, risente sempre della soggettività del suo autore ed anche dello specifico luogo di endemicità della pianta raccolta.
Restrepia guttulata var. leopardina Lindl. 1836
Allora, come procedere? Siccome gran parte dei nomi di specie, fanno riferimento a particolarità anatomiche della specie in esame, conviene far riferimento ad essi.
Ed ora analizziamo con attenzione il fiore della foto. Per poter essere Restrepia pandurata, (dal greco antico “pandoura”, strumento a tre corde molto simile al violino), deve sicuramente avere qualche parte del fiore, simile allo strumento citato poco fa: magari il labello, vedi il link a orchidspecies. Questa caratteristica non è tanto evidente nella nostra specie in esame, e quindi dobbiamo continuare la ricerca.
Molto simile è anche Restrepia contorta (vedi foto a sinistra), ma non ha il sinsepalo recurvo (da cui il nome contorta). Altra specie con caratteristiche anatomiche similari è Restrepia guttulata
Restrepia guttulata è endemica in Venezuela, Colombia, Peru ed Ecuador E’ epifita e vive nelle foreste montane ad altitudini fra 1700 e 3000 m. Guttula, è una parola latina: diminutivo di gutta = goccia. Probabilmente chi ha descritto questa specie è rimasto colpito dall’effetto “goccia” delle maculature e dei piccoli puntini sui petali dei fiori.
Pare proprio che questa volta ci siamo… però uso ancora il condizionale.
Pensieri
Un boquet per te.
A te, che il giorno non può iniziare se non mi vieni a trovare.
A te, che che non mi conosci, ma qualcuno ti ha detto che sono da odiare.
A te, che sei una persona da stimare.
A te, che le orchidee sono solo un pretesto per… amare.
A te, che questo blog è roba da buttare, ma lo stesso, mi vieni a cercare.
A te, che in fondo in fondo, ti piacerebbe ricominciare.
… pensieri, amici miei, pensieri, solo dolci pensieri.
Sc. Beauford ‘Elmwood’ … una storia da raccontare
Questa miniatura era esposta alla mostra di Schio dello scorso settembre. Sono convinto che pochi visitatori se ne sono accorti, forse nemmeno i giudici. Chissà. Vediamo se riusciamo a riabilitarla con questo post, tutto dedicato a lei.
Partiamo dal nome: Sc Beaufort ‘Elmwood’
Si capisce subito che è un ibrido. Inoltre, l’epiteto ‘Elmwood’ ci dice che questo è un clone selezionato, e se andiamo a curiosare nella sua storia genealogica, vediamo con piacere che è molto breve – (Cattleya luteola x Sophronitis coccinea) – un incrocio fra due specie (primario), registrato da “Casa Luna” nel 1963.
Si dirà: “basta e avanza”… fine della storia. Certo, ma…
“… Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)
Noi orchidofili siamo un po’come Ulisse, sempre “affamati” di nuove conoscenze ed emozioni, ed allora approfondiamo di più, potremo trovare ulteriori aspetti interessanti. Ad esempio l’origine del nome, la storia e la vita dei suoi ibridatori e in che parte del mondo è nata questa deliziosa orchidea.
Il nome
Beaufort è una affascinante città di mare, della Carolina del Sud (USA), e Elmwood è il nome di una delle tante vie della città, dedicate agli alberi, in questo caso agli Olmi.
Chi ha dato questi nomi all’ibrido, doveva essere legato sentimentalmente alla città di Beaufort.
Qualche notizia la troviamo a pag. 15 su “The News and Courier – 21 ott 1965” in un articolo di Anne Pooser.
Eravamo nel 1963 quando il dottor P. Amiot Hewlett, poco tempo dopo le sue dimissioni dalla “Standard Oil Co.”, arrivò a Beaufort dal New Jersey, con la sua station wagon stracarica di piccole piantine di orchidee ancora in beute sigillate. Attraversò Beaufort sulla US Highway 21 ed imboccò il ponte che portava a Lady Island, località scelta per iniziare la nuova attività. Sua moglie giunse due giorni dopo.
Nasce così, nel gennaio del 1963, la “Casa Luna Orchids” e solamente tre anni dopo, già commerciava con vari Paesi del mondo.
La registrazione del nuovo ibrido fra (Cattleya luteola x Sophronitis coccinea), con il nome della nuova città di adozione è stato sicuramente un atto d’amore dei signori Hewlett.
Sc. Beaufort ‘Elmwood’ AM/AOS produce fiori molto belli di colore giallo limone con delle macchie rosse sul labello. Fiorisce più volte l’anno. Può essere coltivata in piccoli vasi con substrato di bark, oppure su supporti di legno duro o corteccia di quercia di sughero (vedi foto) con poco sfagno tra le radici.
Questa miniatura desidera poca luce e temperature da serra intermedia, va bagnata e fertilizzata regolarmente senza periodi di riposo.
I piccoli fiori di questo ibrido hanno rivoluzionato il mondo delle ibridazioni. Sc. Beaufort è la prima vera miniatura compatta, fra quelle ottenute a partire da specie del genere Cattleya. Ma non ha ottenuto subito la notorietà, ha dovuto attendere due decenni prima di farsi apprezzare dagli orchidofili e soprattutto per essere usata dagli ibridatori in nuovi incroci. A onor del vero, nei due decenni del suo “limbo” gli ibridatori hanno rifatto la semina, selezionando di volta in volta, cloni particolari da usarsi in future ibridazioni.
Si racconta che certi cloni tetraploidi siano gelosamente tenuti ad uso esclusivo per nuovi incroci. Solo a partire dal 1983 si possono vedere nuovi incroci con genitore Sc. Beaufort. Ormai sono più di 500 (un numero eccezionale) e assommano le opportunità delle mutazioni tetraploidi disponibili, con la forma ed il colore dei fiori della Sc. Beaufort.
Infatti, 25% di tutti gli ibridi della prima generazione hanno ricevuto almeno un premio per la qualità del fiore!
Fra questi segnalo le miniature Slc. Dream Catcher e Slc. Jungle Beau, e gli ibridi compatti con fiori pieni e di ottima forma Pot. Little Toshie e Slc. Final Touch, che fioriscono due o più volte all’anno. Una volta, i colori giallo carico e rosso arancio vivo erano rari nelle Cattleya, ora queste tonalità sono abbastanza facili da trovare in vendita. Tuttavia le selezioni tetraploidi di Sc Beaufort sono così importanti come genitori che continuano ad essere custodite molto attentamente e raramente si tronano in vendita! Il clone ‘Elmwood’ è una forma diploide premiata con AM/AOS 1982.
Slc. Christopher Hausermann ‘EFG’ HCC / AOS
Slc. Christopher Hausermann ‘EFG’ HCC/AOS (George Hausermann x C. Eugene Hausermann)
Genealogia: „¡ Slc. Mae Hawkins
Data di registrazione: 1977
Seme: Slc. Mae Hawkins 1967
Polline: Lc. Hina Sunset 1967
C. Eugene Hausermann
Date di registrazione: 01/01/1967
Seme: Cattleya Bob Betts
Polline: Cattleya Elizabeth Carlson
Come tutte le ibridazioni Hausermann, anche questa è una vera delizia. Fiorisce più volte l’anno, e ha un portamento compatto. I fiori appena aperti sono di colore lavanda pallido, ma in pochi giorni diventano color bronzo-arancione; sono abbastanza grandi, tanto che una buona fioritura riuscirà a nascondere le fogie.
Le serre Hausermann si trovano nel cuore degli USA, vicino a Chicago e rappresentano una delle più importanti colrtivazioni di orchidee al mondo.
L’azienda fu fondata nel 1920 da Carl Hausermann, con la produzione di gardenie da fiore reciso.
Nel 1935, Edwin Hausermann, figlio del fondatore, ha cominciato ad acquistare piante di orchidee, per sostituire la produzione di rose e gardenie.
Sul finire degli anni 50 Hausermann avvia la vendita di piante di orchidee e accessori per la coltivazione. Nel 1970 l’ex ‘reparto piante’ assume il nome di “ORCHIDS by Hausermann, INC” al fine di servire meglio, sia gli hobbisti che i professionisti.
Attualmente, l’azienda fornisce il mercato americano e spedisce piante in tutto il mondo. Orchidee particolari provenienti dalla foresta e ibridazioni superiori, sono propagati in laboratorio, per mezzo del metodo di coltura di tessuti meristematici.
L’architetto si fa la serra: inaugurazione, sabato 19 ottobre…di pomeriggio
Portogruaro e dintorni: finalmente una serra a misura di orchidea.
Nel circondario portogruarese, dopo aver visto “scatole” senz’anima, “gazebi” con improbabile vocazione rococò, e “green-lofts” adibiti alla coltivazione delle orchidee, pare proprio che questa volta si vada a inaugurare una piccola serra amatoriale… a misura di orchidea.
Questo avviene a Summaga, ridente località del Portogruarese in Provincia di Venezia. Artefice Giorgio Facchin, architetto, da qualche anno convertitosi sulla via di Damasco dell’orchidofilia.
Giorgio ci invita tutti all’inaugurazione, prevista per sabato 19 ottobre alle ore 15.
Indirizzo: via Montecassino n° 25 30026 Summaga-Portogruaro (VE)
Chi desidera presenziare all’evento, ne dia comunicazione vai mail a giorfa@libero.it


