Stampe antiche: Cattleya amethystoglossa

Ai nostri giorni è fin troppo facile immortalare i fiori delle nostre orchidee con la tecnologia digitale.
Prima dell’avvento della fotografia, qualsiasi rappresentazione figurativa di piante e fiori descritti nei libri e nelle riviste orticole, era opera di pittori botanici: agli albori le preziose stampe venivano colorate una ad una dopo essere state impresse in bianco e nero nei libri.
E’ enorme la mole di riviste e di libri editi prima della “fotografia”. Purtroppo gran parte di quella produzione letterearia è andata perduta o smembrata nelle bancherelle dell’antiquriato.
Un gran lavoro di raccolta finalizzata al recupero di tanto materiale prezioso, lo sta portando avanti il Dr. Antonio Borsato, un caro amico, appassionato delle orchidee e della botanica in generale. Il Dr. Borsato, nel tempo ha messo insieme una grande collezione di stampe, di riviste e di libri antichi. Questo post vuole dare onore alla grande stagione della pittura potanica con la pubblicazione di una delle tante pitture botaniche antiche.
La stampa è tratta da – Revue orticole – Journal d’Horticulture Pratique – Rivista fondata nel 1829 dagli autori del Bon Jardinier – Librairie Agricole de la maison Rustique 26, rue Jacob – Paris. Attualmente è pubblicato come: RHM – Revue Horticole – Mensuel technique destinè aux pépinieristes horticulteurs, maraichers et services espaces verts.
RHM-Revue Horticole è nato nel 1974 dalla fusione di PHM (1959) e della Revue Horticole (1829)

La stampa è eseguita con la tecnica della cromolitografia e rappresenta i fiori di Cattleya amethystoglossa.

Cattleya amethystoglossa 1869
Attualmente: Cattleya amethystoglossa Linden & Rchb. f. ex Warner 1862

Note storiche e curiosità
Il piacere di ammirare una raffigurazione botanica ti invoglia ad effettuare ulteriori ricerche storiche che immancabilmente ti portano a scoprire altre curiosità e sorprese.
La stampa seguente raffigura Cattleya amethystoglossa ed è riportata nella Tavola 47 della rivista Reichenbachia, primo volume, seconda serie del 1892. A pagina 101 della stessa rivista segue la descrizione con alcune note di R. A. Rolfe.
Cattleya amethystoglossa: Brasile (Baia). Le note di R. A. Rolfe possono essere così sintetizzate:
La specie appare per la prima volta in Europa nella collezione del Signor Reichenheim (Berlino) ed è descritta nel 1856 in BONPLANDIA da Reichenbach come Cattleya guttata var. prinzii, nome dato in onore del Signor Print, che aveva inviato la pianta dal Brasile. Un’unica pianta di questa specie giunge successivamente in Inghilterra ed approda nella collezione del Signor F. Coventry, di Shirley, per passare poi nel 1860 alla collezione del Signor Warner, che la descrive in Warner’s SELECT ORCHIDACEOUS PLANTS come Cattleya amethystoglossa.
Divertitevi a leggere altre notizie andando a sfogliare Reichenbachia

L’ acchiappanuvole

Ora che la mia mente torna a lasciar spazio ai sogni ed alle passioni, rieccomi qua a dialogare con voi.
L’interruzione forzata di quel filo che questo blog mi tiene quasi quotidianamente legato a voi ha dato tempo ai miei pensieri di riavvolgere e ritrasmettere nella mia psiche, il film della mia vita con le orchidee.

Tantissime figure stupende sono riapparse nella mia mente, persone eccezionali che via via son diventate amiche e che conservo nel mio cuore con grande affetto. Ho visto scorrere con amarezza anche le sconfitte, le “pugnalate” intrise di opportunismi manifesti, vissute e subite.

In questo periodo, dentro di me è risuonata e risuona ridondante la domanda: cosa hai cambiato, cosa sei riuscito a migliorare e magari, quali son i danni che il tuo “modus operandi” ha prodotto nel mondo dell’ orchidofila?

Non so darmi una risposta e per questo sono abbastanza deluso.
Provo la sensazione di essere solamente un inguaribile “acchiappanuvole” un “visionario” ed un portatore di sostanziali pensieri utopici.

Ecco un esempio. Mi telefona una giornalista: sto scrivendo un libro “divulgativo e a forte impatto fotografico” sulle orchidee – esordisce – cerco una sessantina di fotografie e mi è stata indicata la sua collezione – lei potrebbe scrivere la prefazione del libro ed inoltre ci sarebbe la citazione della provenienza delle foto – mi rassicura la giornalista – no grazie – replico io – ma come, non le interessa la pubblicità? – ribatte la giornalista. No, non sono interessato a nessun tipo di pubblicità – aggiungo e continuo – le faccio tanti auguri per il suo libro, ma mi sento in dovere di sottolineare che in Italia ci sono già tanti “libretti” divulgativi” sulle orchidee, quel che manca è letteratura scientifica in lingua italiana.

E’ assolutamente vero quel che ho scritto, ma per il “business” i libri devono essere purtroppo: leggeri, divulgativi e con il cosiddetto impatto fotografico.
Ma allora che cosa non funziona in questo meccanismo? Manca l’anima, manca la particolarità e la conoscenza scientifica di chi le orchidee le vive giorno per giorno con amore, ad esempio manca il pathos di quel libro scritto da Rebecca Tyson Northen che, seppur divulgativo, riusciva comunque a trasportarti nel piacere dell’approfondimento scientifico e botanico.
La pubblicazione di un libro che si avvale di giornalisti e fotografi professionisti, sarà un prodotto sicuramente accattivante per il grande pubblico, le case editrici lo sanno, sanno anche che target più scientifici sarebbe più difficile venderli.
Ed allora? I pensieri di un acchiappanuvole non fanno testo, si dirà… lasciatemi almeno sperare.

Paphiopedilum x Crossianum… il piacere di saperne di più

Note: Cypripedium, genere successivamente rinominato Paphiopedilum
L’esemplare in foto è stato fotografato nelle serre della collezione rio Parnasso:coltivatore Guido De Vidi.

Paphiopedilum x Crossianum
Incrocio primario creato nell’epoca pionieristica delle ibridazioni.

Siamo nella seconda metà del 1800, in piena epoca Vittoriana e nel primo volume dell’anno 1893, la rivista “THE ORCHID REVIEW” a pagina 37 ci racconta:

… è il 1870 quando Reichenbach ha l’opportunità di descrivere il primo ibrido del genere Selenipedium (S. caricinum con il polline di S. caudatum) nominato Dominianum in onore del suo ibridatore: Mr. Dominy.
Reichenbach racconta di una pianta vigorosa, con caratteristiche di entrambi i suoi genitori, ma le assegna indebitamente il nome di Cypripedium x Dominianum, stabilendo così una notevole confusione.
Sempre nel 1870 fiorisce per la prima volta, Cypripedium x Vexillarium e le cronache del tempo descrivono questo ibrido come una delle sorprese che Mr. Dominy prepara per Messrs. Veitch.
I genitori di Cypripedium x Vexillarium sono C. barbatum con il polline dell’allora raro ed ammirato C. fairieanum, le cui doti risultano sorprendentemente dominanti in questo ibrido.

All’inizio del 1871, Mr. Burbridge pubblica in Gardeners Chronicle un elenco degli ibridi di orchidee realizzati fino a quel periodo.
Prima del 1871 tutti gli ibridi fioriti erano stati realizzati da Mr. Dominy, nelle serre di Messrs. James Veitch and Sons, prima a Exeter, e successivamente nella Royal Exotic Nursery, Chelsea. Questo stato di monopolio si è protratto per una ventina d’anni, poi altri ibridatori, attratti dal suo successo, si cimentarono e portano a fioritura le loro ibridazioni.
Mr. Dominy lasciò indubbiamente un segno nel mondo dell’ibridazione delle orchidee e non solo.
Nel 1858 l’Exeter Horticultural Society assegnò a Mr. Dominy una medaglia d’argento per i suoi esperimenti di ibridazione, e nel 1880, in occasione del suo ritiro dal servizio dai Signori Yeitch, il consiglio della Royal Horticultural consegnò una Flora d’oro di grandi dimensioni, medaglia per i suoi lavori di successo come creatore di orchidee ibride, e Nepenthes.

Il campo dell’opera ibridatoria di quel periodo spaziò in vari generi, noi ci limitiamo a seguire il filone dei Cypripedium
Il primo seguace di successo di Mr. Dominy è stato Mr. Cross, giardiniere di Lady Ashburton, of Melchet Court, Hampshire.
Mr. Cross si propone all’attenzione con due ibridi, il primo ottenuto dall’incrocio C. barbatum con il polline di C. Insigne. Questo ibrido, nominato da Reichenbach Cypripedium x Ashburtonias è fiorito per la prima volta nel 1871.
Successivamente nel 1873, Mr. Cross crea l’ibrido rappresentato nella foto di questo post e cioè : Cypripedium X Crossianum. I suoi genitori sono C. insigne e C. venustum, il primo è il genitore seme. Entrambi questi ibridi sono stati commercializzati da Messrs. James Veitch & Sons, of Chelsea.
Questa è la lunga strada temporale percorsa dall’esemplare descritto in questo post, ibrido difficile da trovere nelle collezioni.

Grammangis ellisii

Il reverendo William Ellis non si sarebbe di certo immaginato il successo che avrebbero ottenuto i suoi libri, scritti al suo ritorno dal Madagascar nel 1860. Aveva tribolato moltissimo per farsi accreditare in quei posti di influenza francese, ma alla fine ci riuscì.
I racconti della sua esperienza di missionario in quei paesi esotici diventarono presto dei best-seller per l’ambiente vittoriano desideroso di letture avventurose.
William Ellis aveva anche la passione per la botanica, una delle sue più belle scoperte è stata Grammangis ellisii, una specie epifita del Madagascar simile al (Grammatophyllum), ‘orchidea tigre’ originaria del Sud-est asiatico.

Ecco il testo della lettera con la quale il Rev. William Ellis comunica la scoperta di questa nuova specie al Dr. Lindley:
The Rev. William Ellis, in a letter addressed to Dr. Lindley, from Hoddesdon, dated August 23rd, 1859, writes:-” Among the plants which I brought from Madagascar was a large-bulbed plant, something like Anguloa Clowesiana, only the bulbs are square instead of being round. I found it growing on a branch of a tree about the size of a man’s leg, and stretching over a river at about twenty-five feet above the water. The roots were abundant, but short, white, fleshy, and matted together, a little larger than the roots of Anselia Africana. The bulbs were seven or eight inches long, and one and a quarter inch square, but last year it made a bulb eleven inches long and nearly two inches wide on each of the four sides. The leaves are one and a half to two feet long, about the size, but not so curved as those of Angracum sesquipedale, and less fleshy than the A. eburneum, but, like all the Angraecums, growing on opposite sides of the crown of the bulb: each bulb has five or six leaves. The flower-spike, as in the case of the Anguloa, comes up with the young growth, and this year two young bulbs were accompanied by a flower-spike; each one damped off, but the other reached about two feet in length, and at the end furthest from the bulb bore between thirty and forty flowers. The flowers began to open three weeks ago, and as they opened slowly, I thought it would last longer, but on my return on Saturday from the country I found the flowers fading rapidly. I have therefore cut the
MAY 1ST, 1860.

Grammangis ellisii (Lindl.) Rchb.f., Hamburger Garten- Blumenzeitung 16: 520 (1860).

Basionimo:
Grammatophyllum ellisii Lindl., Bot. Mag. 86: t. 5179 (1860).

Sinonimi:
Gabertia ellisii (Lindl.) Gaudich., Orchid.-Buch: 266 (1892).
Grammangis fallax Schltr., Orchis 9: 120 (1915).

Questa specie gratifica il suo coltivatore con splendide fioriture, ma gli chiede qualche attenzione durante la stagione fredda. Grammangis ellisii gradisce temperature minime mai inferiori a 20° e non sempre queste condizioni sono possibili nelle nostre serre amatoriali europee. Fortunatamente la nostra bella specie malgascia si accontenta anche di 15-16 gradi minimi notturni, con queste temperature bisogna stare molto attenti ai ristagni d’acqua sulle giovani vegetazioni.

Tribù: Cymbidieae
Sottotribù: Cyrtopodiinae

Specie: Grammangis ellisii (Lindl.) Rchb.f., (1860)
Basionimo: Grammangis ellisii (Lindl.) Rchb.f., (1860)
Sinonimi:
Grammangis ellisii var. dayanum Rchb.f., (1880)
Gabertia ellisii Gaudich, (1892)
Grammangis fallax Schltr, (1915)

Distribuzione: Madagascar

Pianta epifita a sviluppo simpodiale, vive nelle foreste costiere tropicali umide, sistemata sugli alberi posti lungo i bordi dei fiumi.
E’ facile trovare piante di Grammangis ellisii sui rami di Raphia farinifera sospesi sopra i corsi d’acqua ad altitudini che vanno dal livello del mare fino a oltre 1000 metri.
In Europa fiorisce in tarda primavera/estate, nei luoghi d’origine da novembre a gennaio.
La dimensione abbastanza sostenuta della Grammangis ellisii, consiglia la sua coltivazione in vaso; è possibile anche coltivarla su zattera. I rinvasi vanno fatti solamente in casi di neccessità (dimensione del vaso, decomposizione del substrato, presenza di muffe ed altri agenti), Grammangis ellisii non desidera essere disturbata spesso.
Finita la fioritura e la successiva maturazione degli pseudobulbi giovani la pianta va in riposo, fase che coincide con la nostra stagione fredda: in questo periodo la pianta va seguita con attenzione per evitare marciumi o attacchi fungini, che su questa orchidea sono difficili da fermare.

Su Botanicus Digital Library ho trovato la descrizione originale in latino di questa specie
TAB. 5179.
Grammatophyllum ellisii.

Nat. Ord. ORCHIDACEAE – GYNANDRIA MONANDRIA.
Gen. Char. (Fide supra, TAB. 5157.)
Grammatophyllum ellisii; pseudobulbis angulatis clavato-fusiformibus polyphyllis, foliis lato-loratis recurvis basi canaliculatis, raceno multifloro recurvo, sepalis patentibus acutis lateralibus gibbosis, petalis duplo brevioribus oblongis obtusis erectis apice revolutis, labello petalis aquali mobili basi sacculato trilobo jugo medio elevato ultra isthmum 3-lamellato lineisque 3 elevatis arcuatis utrinque, lobo medio ovato acuto lateralibus brevibus subfalcatis, anthera tuberculo pedicellato cristata. Lindl.
Grammatophyllum ellisii. Lindl. MS.
Nota: le foto, esclusa la stampa storica, sono state scattatae nella collezione di Guido De Vidi