Encyclia advena

Foto in evidenza: Encyclia advena, collezione Rio Parnasso, coltivatore Guido De Vidi.

Nota: le notizie e le descrizioni di ogni post del blog sono supportate da ricerche sulla letteratura esistente e sul web, ma si riferiscono esclusivamente a esperienze di coltivazione su orchidee presenti nella mia collezione.
Eventuali errori o incompletezze possono essere rimediati dalla vostra collaborazione.

Encyclia advena Rchb.f.) Porto & Brade (nome di specie accettato 1935 Kew).

Origine del nome di specie: Encyclia dell’Avvento (In riferimento alla sua prima fioritura utile alla descrizione di specie – Dicembre).

Nota: Anche questa specie è carica di incertezze tassonomiche, a volte è citata come sinonimo di E. megalantha o E. osmantha. Withner e Porto & Brade sembrano pensare che questa sia una specie separata, il Kew accetta “advena” come nome di specie valido.
Basionimo: Epidendrum megalanthum Barb. Rodr. 1877
Sinonimi: Encyclia megalantha (Barb.Rodr.) Port & Brade.
Encyclia hollandae Fowlie 1990.
Epidendrum advenum Rchb.f. 1872.
Encyclia megalantha var. espiritusanctensis.
Habitat: Brasile. Nel suo habitat naturale cresce sugli alberi. La distribuzione di Encyclia advena è poco conosciuta.
Essa è presente nel Nord-Est (Piauí, Pernambuco, Bahia, Alagoas, Sergipe), centro-ovest (Mato Grosso), Sud-Est (Minas Gerais, Espirito Santo, Rio de Janeiro). Endemica nel Cerrado e Foresta Atlantica.
Trovata nelle foreste pluviali dell’Atlantico orientale del Brasile a 200-800 metri di altezza come epifita da clima caldo, con pseudobulbi conici-allungati avvolti nella fase di sviluppo da guaine decidue, imbricanti e portanti da 1 a 2 foglie, apicali, coriacee, strettamente lanceolate. In situ fiorisce nella primavera brasiliana (da dicembre a marzo) su steli lunghi [da 60 a 100 cm], produce varie infiorescenze fiorite e panicolate da 3 a 4 volte la lunghezza delle foglie.
Nelle collezioni europee la fioritura avviene in estate (da luglio ad agosto).
Steli con pochi fiori ramificati di 3 cm di diametro, con petali e sepali a forma di cucchiaio, gialli, macchiati di colore marrone chiaro. Labello con lobo centrale di colore bianco o rosa vistoso, fortemente striato di viola, dentellato all’apice.
Pseudobulbi verticali, ovali (8-10 cm) di altezza. Le foglie sono lunghe, ricurve e lunghe (50 cm). Fiori (5 cm).
I petali e sepali sono a forma di cucchiaio e di colore marrone con un margine di colore giallo.
Encyclia advena non è molto presente nelle collezioni. La pianta è grande e può essere coltivata su zattera di sughero, in ceste di legno, o in vaso con substrato di bark di grossa pezzatura. Clima intermedio, buona umidità del substrato, ridurre le bagnature nella stagione fredda.

Discrasia

Dal greco: dyskrasia cattiva mescolanza, composto da dys peggiorativo e krasis mescolanza.

Foto pubblica tratta da Fb: Guido Diana a sinistra (Presidente AIO), e Ezio Carbonere al 22° WOC in Ecuador.

Una parola estremamente ampia nei suoi significati: in medicina il termine indica alterazione di fluidi vitali, generale squilibrio, disfunzione. Ma l’immagine etimologica ci viene in aiuto anche per evidenziare una cattiva mescolanza fra vari elementi. Situazione che può paralizzare il funzionamento di organi vitali, siano essi, anche riferiti come metafora alle istituzioni o più in generale al mondo associato. Insomma, la discrasia è una mancanza d’armonia, con tutte le possibili conseguenze.

Nell’orchidofilia italiana e/o orchidologia che dir si voglia, aleggia una discrasia fra i diversi obiettivi suggeriti da bisogni in conflitto; per porre rimedio si dovrebbe trovare la forza e l’onestà intellettuale indispensabili a censurare gli sprechi di attività arrangiate e clientelari.
Le Discrasie presenti fra varie Associazioni orchidofile italiane, dovute principalmente a limiti conoscitivi, a ambizioni personali, a invidie e gelosie, si supererebbero con momenti di confronto più aperti e sinceri.

Discrasia, appunto, e intanto in Italia, fra le orchidee succede di tutto, di più, in negativo, s’intende.

Pleurothallis bivalvis

Foto di copertina: Pleurothallis bivalvis Lindl., Orchid. Linden.: 2 (1846).
Collezione rio Parnasso, le orchidee di Guido.

Pleurothallis bivalvis Lindl. 1846
Origine del nome di specie: dal latino ‘bivalvis’ riferito alla forma bilabiata delle foglie; molti sinonimi di specie fanno riferimento alla forma di cuore delle foglie, ad esempio: Pleurothallis macrocardia
Dimensione fiore: 1,25 cm.

Specie di piccole dimensioni endemica in Perù, Ecuador, Colombia e Venezuela. Il suo habitat è caratterizzato da foreste montane, umide e ricoperte di nuvole, su pendii ripidi ad altitudini da 1000 a 3300 metri, vive come epifita e terrestre in clima fresco.
Pianta a sviluppo simpodiale, si presenta con sottili steli eretti dotati di una sola foglia all’apice, robusta cordata-ellittica che fiorisce in inverno e in primavera su una infiorescenza sessile, fascicolata, con fiori che spuntano alla base della foglia.

Sinonimi:
Omotipici
Humboltia bivalvis (Lindl.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667 (1891).
Acronia bivalvis (Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 103: 93 (2005).
Zosterophyllanthos bivalvis (Lindl.) Szlach., Ill. Field Guide Orchids Yotoco Forest Reserve: 276 (2011).

Eterotipici:
Pleurothallis cardium Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 2: 26 (1854).
Pleurothallis lansbergiana Regel, Gartenflora 6: t. 193, f. d (1856).
Pleurothallis lansbergii Regel, Index Seminum (LE, Petropolitanus) 1856: 17 (1856).
Pleurothallis cardiantha Rchb.f., Linnaea 41: 15 (1876).
Humboltia cardium (Rchb.f.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667 (1891).
Pleurothallis stenocardium Schltr., Notizbl. Königl. Bot. Gart. Berlin 6: 123 (1914).
Pleurothallis pichinchae Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. 14: 132 (1915), nom. illeg.
Pleurothallis chanchamayoensis Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 9: 73 (1921).
Pleurothallis ignivomi Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 8: 129 (1921).
Pleurothallis sigsigensis Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 8: 63 (1921).
Pleurothallis fuscata Braid, Bull. Misc. Inform. Kew 1924: 200 (1924).
Pleurothallis phaeantha Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 27: 52 (1924).
Pleurothallis angusta Ames & C.Schweinf., Schedul. Orchid. 8: 23 (1925).
Pleurothallis archidiaconi Ames, Schedul. Orchid. 9: 29 (1925).
Pleurothallis antonensis L.O.Williams, Ann. Missouri Bot. Gard. 29: 341 (1942).
Pleurothallis harlingii Garay, Svensk Bot. Tidskr. 47: 208 (1953).
Zosterophyllanthos ignivomi (Schltr.) Szlach. & Marg., Polish Bot. J. 46: 119 (2001).
Pleurothallis lilianiae Luer, Orquideologia 22: 264 (2003).
Zosterophyllanthos lilianiae (Luer) Szlach. & Kulak, Richardiana 6: 134 (2006).
Zosterophyllanthos archidiaconi (Ames) Veyret & Szlach., Orchids French Guiana: 205 (2012).
Acronia archidiaconi (Ames) Carnevali & G.A.Romero, Smithsonian Contr. Bot. 100: 117 (2014).

Condizioni di coltivazione:
Luce filtrata parzialmente, costante umidità in condizioni fresche o intermedie. Substrato di coltivazione in vaso con corteccia fine, perlite o muschio di sfagno. Bagnature regolari per garantire costante umidità del composto.

Cara ATAO

Sì lo so, non è colpa tua, ieri si è consumata una indicibile cattiveria nei miei confronti, ma non è colpa tua.
Tu non lo sai, ma fuori della congrega nella quale ti ha relegata la strana coppia, c’è tanta gente che ti vuole bene, che si ricorda di te, che conosce la tua storia.
Grazie ATAO, poco importa se il tuo fondatore non è stato invitato, hai avuto ed avrai giorni migliori “Adda passà ‘a nuttata!” e questo lo sa anche la strana coppia.
Senza radici l’albero muore.

Festa della birra? No! PARIGI: European Orchid Confusion (EOC)

Retroscena: Qualche visitatore presente ha aggiunto ulteriore ironia al titolo: “almeno ci fosse stata la birra… mancava anche il bar!”
In questi giorni a Parigi – dentro una tensostruttura (tendone da sagre) – si è consumata una grave, e incomprensibile “mise en place” – dello stato di crisi in cui si trova l’orchidologia europea e italiana nello specifico. Per dirla tutta: l’Italia orchidofila spaccata in due, tre o forse quattro fazioni, sotto il tendone (chic) dell’EOC parigina.
Si son viste “cose turke”: neo giudici da armata brancaleone, ingnoranti, senza storia e senza esperienza di coltivazione, a giudicare anche le orchidee della loro fazione (si racconta di maldestri comportamenti a dir poco partigiani), alla faccia della nobile storia dei veri giudici internazionali presenti.

Venditori italiani di cassette o cestini in legno che dir si voglia in un contesto di promiscuità indecente (tavolo assegnato all’esposizione) ad ostentare la loro bravura, messa inpietosamente a confronto con le miserie della “moglie” appena ripudiata. Sullo sfondo si intravvedeva anche qualche zombie di matrice italiana che cercava di accreditarsi alla corte di un’EOC, ormai allo sbando e privata di quell’indispensabile blasone che un tempo le garantiva autorevolezza.

A sinistra una foto di gruppo dell’EOC 2006 di Padova, coordinato dall’AIO. In quell’occasione Orchids Club Italia ebbe molte soddisfazioni.
Sto dipingendo un quadro troppo impietoso? Direi di no, una strana impressione di “Déjà vu” aleggia sopra i cieli dell’Associazionismo orchidofilo italiano, continuamente offuscati da nuovi personaggi in cerca d’autore che scalcitano.
La storia che con 35 euro si può far parte direttamente e a pieno titolo dell’Orchidologia Europea, segna la fine del livello nazionale, Italiano nel nostro caso. Poco male, si dirà, il guaio è che non esiste un livello europeo autorevole, ma semplicemente un comitato d’affari in profonda crisi, al punto che a Parigi non è nemmeno riuscito a deliberare l’ovvio e indispensabile: la candidatura di un Paese europeo per l’EOC del 2024.
Avrà l’Italia orchidofila, la forza di risollevarsi? Tante sono le incognite.