Orchidee a radice nuda, come sistemarle?

Orchidee raccolte
In altri tempi erano eventi abbastanza normali – i viaggiatori cosiddetti “naturalistici” – tornavano spesso dai Paesi tropicali e sub tropicali, con trofei di orchidee più o meno voluminosi e purtroppo non sempre legali.
La convenzione di Washington – che risale agli inizi degli anni 90 – ha quantomeno stabilito delle restrizioni e regolamentazioni alla loro commercializzazione.
Si dirà: quali altri tempi! I viaggi dei desideri orchidofili con qualche “preda” non denunciata, sono sempre attuali!
Purtroppo! Dico io…basterebbe almeno, che le “prede” riuscissero a sopravvivere.
Oggi, importare e/o esportare orchidee è ovviamente sempre possibile nel rispetto delle normative previste dal CITES, che consiglio a tutti di leggere.
Le importazioni e le esportazioni di orchidee – specie esotiche -, extra Comunità Europea, oltre alla macchinosità burocratica presentano anche ingenti costi, che condizionano a prescindere, il collezionista amatoriale. Le documentazioni fitosanitarie, CITES e le operazioni di trasporto – effettuabili solamente da ditte autorizzate – sono troppo costose se attivate per piccole quantità.
Questa barriera burocratica fa il buon gioco di qualche venditore europeo, che provvede ad organizzare grosse importazioni, per se e funge anche di appoggio a vari venditori extraeuropei – sud americani ed asiatici – che da qualche anno presenziano i mercati “mostre mercato” italiani ed europei.
Il meccanismo funziona alla grande, sia per i venditori extraeuropei, che per i commercianti locali. Quel che rimane invenduto nei banchi degli extraeuropei è acquistato dai venditori europei presenti, per rivenderlo in occasioni successive.

Trattamento delle piante acquistate.
La primavera è in assoluto il miglior periodo per l’ambientamento delle orchidee. E’ vivamente sconsigliabile acquistare orchidee a radice nuda o non perfettamente radicate, in Autunno/Inverno.

Negli stand di vendita troviamo tre tipologie diverse di acquisto:
1 – piante dei venditori Europei riprodotte da seme e sistemate in vaso, quindi trasferibili con relativa tranquillità nelle nostre coltivazioni.

2 – piante seminate o meristemate, ma provenienti da Paesi tropicali, poste in vendita a radice nuda – probabilmente per questioni di trasporto -, che dovranno sopportare uno stress ambientale supplementare.

3 – piante raccolte in natura e commercializzate a radice nuda: in questo caso bisogna porre le massima attenzione alla loro sistemazione in coltivazione.

Raccomandazione di carattere legale.
E’ vero che tutto il materiale vegetale in entrata nella comunità Europea è sottoposto ai controlli doganali e quindi si ritiene già abilitato al commercio.
Penso che giovi comunque, chiedere al venditore un certificato nel quale appaia chiaramente l’autorizzazione, soprattutto nel caso di specie botaniche inserite nella Ia appendice del CITES (Paphiopedilum ad esempio).

Cura delle orchidee a radice nuda.
La prima ed ovvia attenzione, va posta al momento dell’acquisto delle piante, che vanno controllate con attenzione: verificate la presenza di muffe, marciumi, disidratazioni e soprattutto che i ceppi in vendita non siano ridotti ai minimi termini (numero degli pseudobulbi o delle vegetazioni sempre superiore a tre per le simpodiali – ceppi ben formati per le Pleurotahallidiane e steli ben forniti di radici per le monopodiali).
Appena giunti a casa, aprite l’involucro e togliete le piante. Esaminatele attentamente per scoprire se c’è qualche zona dall’aspetto molle o contusioni nel tessuto delle piante.

Per prevenire evenuali infezioni nei punti che possono avere subito danni mentre le maneggiavate o durante il trasporto è sempre prudente immergere le piante in una soluzione fungicida.
Generalmente le foglie turgide e spesse non si danneggiano, ma quelle sottili di alcune specie possono esserersi spezzate o ammaccate. Rimuovetele parti lese gravemente e tenete sotto controllo quelle che hanno subito un danno leggero (se queste mostrano più tardi segni di infezione, trattatele nuovamente con fungicida rameico in polvere). Collocate le piante su un bancale, all’ombra, con buona circolazione d’aria.

Vi accorgerete che alcune piante, avranno nuovi getti in formazione, mentre altre saranno ancora allo stato di riposo vegetativo.
La raccolta delle orchidee in natura non è un’operazione che i venditori eseguono il giorno prima di partire per le fiere ed inoltre ci sono le stagioni delle piogge che creano difficoltà e le distanze sono molto grandi. Può capitare che alcune piante debbano attendere un po’ di tempo, prima di arrivare nei banchi di vendita.
Le piante che hanno già iniziato a sviluppare nuovi getti devono essere rinvasate subito, le altre possono aspettare. Spruzzate quelle che rimangono sul bancale una o due volte al giorno per impedire che appassiscano o per aiutarle a farsi nuovamente sode.
Nei casi di eccessiva disidratazione delle piante in stato di riposo vegetativo conviene far uso dei sacchetti di polietilene trasparenti.
La sistemazione in sacchetti trasparenti, di piante in crisi o di retrobulbi senza nuova vegetazione fornisce un’atmosfera molto umida che incoraggia la formazione di nuove radici e lo sviluppo delle gemme dormienti.
Mettete un po’ di muschio bagnato in un sacchetto, collocatevi sopra la pianta, chiudete il sacchetto con un filo di plastica ed appendetelo in zona non molto luminosa. Quando ci si accorge che le nuove radici stanno spuntando, bisogna togliere la piantina dal sacchetto e rinvasarla come una qualsiasi altra pianta, ancorandola ad un sostegno, perché sia salda nel vaso. Tenete le piante appena invasate piuttosto all’ombra e nebulizzate una o due volte il giorno le foglie e la superficie del substrato, fino a che le nuove radici cominceranno a svilupparsi vigorosamente.
Le piante rinvasate subito all’arrivo devono essere tenute all’ombra e nebulizzate fino a che hanno ripreso bene lo sviluppo. Onde evitare subdole disidratazioni -substrato secco -si raccomanda di usare bark tenuto a bagno per almeno 3-4 giorni
Queste note appena riportate sono generiche e rivolte al pronto intervento piuttosto che a piante con esigenze colturali abbastanza standardizzate.
Attenzioni supplementari servono per orchidee terricole, litofite e/o marcatamente sensibili al periodo di riposo vegetativo.
Varrebbe la pena di aprire specifici capitoli per le terricole (Paphiopedilum ad esempio), se avete la pazienza di cercare nel blog troverete qualche post per il loro rinvaso.
Altro discorso di specificità va fatto per le orchidee decisamente “litofite” provenienti quasi da un pianeta diverso… che per ottenere la loro coltivazione ottimale abbisognano di trattamenti personalizzati.
A riguardo della loro coltivazione cito solamente due aspetti importanti:
1 – coltivazione in vasi e/o ciotole in cotto (di facile asciugatura e ottimo volano di raffreddamento estivo delle radici) con composto drenante e di materiale roccioso quasi inerte e tendenzialmente poco calcareo.
Personalmente consiglierei di collocare il vaso in cotto all’interno di uno più grande di plastica.
2 – Dare tutta la luce possibile e sistemare le rupicole in spazi dove è possibile controllare bagnature e fertilizzazioni in modo indipendente dalle altre piante della coltivazione.
Le orchidee raccolte in natura sono in gran parte epifite (vivono sugli alberi o comunque aggrappate a sostegni aerei) ed è facile capire la loro vocazione ad una sistemazione similare anche in coltivazione: le zattere, i tronchetti ed i cestini aerei sono un’ottima soluzione per molti generi di orchidee epifite.
L’adozione di quest’ultimi sistemi di coltivazione, può essere sperimentata senza problemi in serra od ambienti equiparati.

8 pensieri su “Orchidee a radice nuda, come sistemarle?

  1. Teniamo anche presente che, oltre che per motivi di costo del trasporto, le piante vengono importate a radice nuda anche per semplificare i trattamenti che devono subire per ottenere le certificazioni fitosanitarie necessarie per l’importazione.

  2. Riguardo al commento di Roberto, posso dire che ho visto in prima persona in diverse ed importanti mostre, la presenza di bancarelle che vendevano orchidee a radice nuda. L’unica possibilità sarebbe impedire la presenza di questi venditori, ma una volta vendute, queste piante è da sperare almeno che sopravvivano ed a questo motivo è stato redatto il post.

    Parecchi anni fa sono stato a Diamantina nel Minas Gerais prima ancora di interessarmi di queste piante, non pensavo ce ne fossero in una zona così arida. Riguardo al forum indicato da Aldo è meglio che non commento per evitare inutili polemiche.

    In conclusione: cerchiamo comunque di evitare di acquistare piante di dubbia provenienza al fine di non alimentare eventuali estirpazioni illegali.

  3. Roberto ha aperto un thread su questo forum , che riprende sostanzialmente le sue “tesi” espresse in commento a questo post.
    Stimo molto tutti gli amici orchidofili trentini e per questo ho sentito il dovere di far pervenire loro le mie osservazioni nel merito.
    E’ nata una serie di interventi che linko affinchè ne prendano visione anche i lettori di orchids.it
    Visto che l’argomento trattato sul post è di grande attualità, qualsiasivostra opinione servirà a far chiarezza e magari anche a promuovere delle iniziative comuni.
    Ciao a tutti
    Guido

  4. Egr. sign. Roberto, credo che lei abbia capito male cosa intendesse dire Guido, peraltro vorrei informarla che in molti paesi dove avvengono deforestazioni programmate dai governi, vengono rilasciate regolarmente autorizzazioni (concessioni) al prelievo di piante siano orchidee o altro per la raccolta, al fine d la evitarne l’inutile distruzione.Credo che informazioni utili per evitare che queste piante raccolte in natura possano continuare a vivere siano utili per tutti.
    Graziano

  5. Leggendo il titolo pensavo di aver capito male ma leggendo il resto dell’articolo ho capito che purtroppo è proprio come temevo.

    Con quale coraggio si osa scrivere una guida esortativa all’acquisto di orchidee raccolte dal loro habitat?
    Addirittura si offrono consigli gratuiti su come evitare le normative CITES.
    Ma scherziamo?

    Come coltivatore amatoriale di orchidee sono sempre stato attentissimo ad acquistare piante riprodotte in laboratorio e a preoccuparmi di non aiutare a distruggere i posti in cui crescono naturalmente le orchidee che ci piacciono tanto.

    Questo post mi indigna tantissimo, c’è un etica anche nella coltivazione delle orchidee, siamo appassionati, non “omissis”.

    Sinceramente,
    Roberto

    Nota di redazione: “omissis” elimina un termine altamente calunnioso e offensivo. Si invita l’autore del commento a provvedere la sua eliminazione, qualora la stessa offesa apparisse su altri forum.

    La redazione di Orchids.it

    • Ciao Roberto, con chi te la stai prendendo? Leggi bene il post e capirai che non consiglio di aggirare il CITES, anzi, invito a porre molta attenzione con gli acquisti.
      Io non so dove le vanno a prendere le orchidee che arrivano in Europa a radice nuda, forse i venditori sudamericani ed asiatici avranno particolari autorizzazioni per la raccolta (ad esempio piante cresciute su alberi caduti o abbattuti a seguito di deforestazioni), sta di fatto che nelle mostre cosidette “intercontinentali o internazionali” si possono comprare piante a radice nuda – che siano riprodotte in laboratorio o meno è assai difficile determinarlo – e allora? Cosa facciamo ci indigniamo e basta? Facciamo la rivoluzione contro i mulini a vento! Così è… il post vuole solamente aiutare nella coltivazione chi le acquista, dopo aver chiesto i documenti autorizzativi ai venditori, da bravi appassionati!

      Sinceramente,
      Guido

Ciao! Che ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.