Laelia anceps? Quiz di carnevale

by: Guido Biologia delle orchidee, Quiz 21 Commenti »

… potrebbe essere uno scherzo di carnevale, forse ;) , forse sì e forse no, allora è meglio ragionarci un po per capire se:

quiz_febbraio a – è una Laelia anceps forma alba?
b – è una forma pelorica di qualche specie di Laelia?
c – è un ibrido primario?
d – altro
Il guaio è che non ho la risposta esatta neppure io!
Fiorisce regolarmente in questo periodo, quindi insieme alla L. anceps, ma anche alla L. superbiens
La pianta ha la classica morfologia delle Laelie a stelo fiorale lungo multifiore come la L. anceps ad esempio, però gli pseudobulbi sono bifoliati.
Il primo che risolve il quiz si guadagna una divisione, che sarà consegnata a “Pordenoneorchidea” 10a edizione… a breve arriverà un post con programma e novità.
Buona ricerca ;)
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20 Febbraio 2009 -Integrazione del post
Questo che doveva essere un quiz leggero, sta appassionando in primis anche me, sì perché la soluzione… se ce la faremo, la dobbiamo trovare insieme in quanto nemmeno io sono certo dell’esatta classificazione tassonomica della pianta che ha prodotto il fiore di copertina.
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Fotosintesi clorofilliana

by: Guido Biologia delle orchidee, Orchids 21 Commenti »

… quel meraviglioso processo chimico o fisico attraverso il quale le piante vivono

costantiaE’ sempre affascinante affrontare questo processo della vita che avviene nelle piante e in alcuni organismi unicellulari. E’ materia per chi studia biologia, chimica o fisica, ma può essere di utile conoscenza anche per noi che ci dilettiamo con la coltivazione delle orchidee.
A proposito delle nostre orchidee, uno dei temi sempre attuali per la loro giusta coltivazione è la luce. Luce soffusa, luce buona, luce diretta, 10 ore di luce piuttosto che 12, queste sono le frasi che leggiamo spesso sui consigli di coltivazione, ma questa benedetta luce perché è tanto importante?
In questo senso la carissima Maya, socia di Orchids Club, ha posto delle osservazioni assai interessanti:

… “mi trovavo ieri a far visita a Valentina e, osservando le sue piante, pressoché tutte in buone condizioni, ho osservato una notevolmente scarsa pigmentazione delle foglie in generale ed ecco che si accende la lampadina:
le condizioni in cui coltiva le sue piante sono più o meno uguali alle mie, in casa, luce naturale proveniente da una finestra, direi buone condizioni di umidità (più o meno intorno al 70%) e temperatura, annaffiature regolari anche se un po scarse a mio parere, concimazioni regolari, eppure, foglie di un verde molto chiaro e steli fiorali apparentemente più deboli, quasi incolori e spesso tendenti all’aborto dei boccioli. Anche i fiori che
sbocciano sono evidentemente meno pigmentati dei precedenti, quasi evanescenti…
Dunque eccoti i quesiti: questa evidente riduzione di fotosintesi potrebbe dipendere esclusivamente dalla scarsità di luce? Dall’angolo d’incidenza della luce stessa sulle piante (nel mio caso arriva dall’alto)? Oppure
possiamo riferirla a una non corretta interrelazione tra la clorofilla e il derivante processo legato alla luce? Ti faccio queste domande perché nel mio caso la scarsità di luce provoca al massimo una non fioritura ma mai una riduzione della pigmentazione. Avendo portato a casa una pianta Dendrobium kingianum, voglio ora provare a vedere se, cambiando le condizioni ambientali e il metodo di concimazione e innaffiatura, cambia qualcosa”

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Angraecum sesquipedale… e la strana falena notturna

by: Guido Biologia delle orchidee, Eventi, Orchids 1 Commento »

angraec_sesqui_fioriAngraecum sesquipedale Thours 1822
Sezione: Angraecum
Sinonimi: Aeranthes sesquipedalis [Thou] Lindley 1824; Angorchis sesquipedale [Thou] O.Ktze. 1891; Angraecum bosseri Senghas 1973; Angraecum sesquipedale var. angustifolium Bosser & Morat 1972; Macroplectrum sesquipedale [Thou] Rolfe; Macroplectrum sesquipedale [Thou.] Pfitz. 1889; Mystacidium sesquipedale Rolfe 1904
Sappiamo tutti che i fiori di questa specie di orchidea sono impollinati da uno sfingide malgascio Xanthopan morgani praedicta, sappiamo anche che l’esistenza del grosso lepidottero africano fosse stata “predetta”, attraverso un semplice processo deduttivo, scientificamente inattaccabile. Al fascino di questo anomalo utilizzo della scienza, nella fattispecie dell’evoluzione biologica, giova aggiungere che l’autore della predizione è Charles Darwin: proprio il naturalista che per primo formalizzò in chiave moderna la teoria dell’evoluzione biologica.

“Nel 1862, il celebre naturalista Charles Darwin pubblicò uno studio sulla biologia delle orchidee. Nel capitolo dedicato alle Angraecoides, notava che questo gruppo di orchidee era impollinato da insetti specifici, ed una di queste orchidee, Angraecum sesquipedale, originaria del Madagascar e scoperta all’inizio del diciannovesimo secolo da Dupetit Thouars, si distingueva per possedere uno sperone molto lungo:

angraec_sesqui_pianta“In molti fiori che mi ha mandato Mr. Bateman, ho trovato un nettario di undici pollici e mezzo [29 cm] di lunghezza, dove solamente il pollice e mezzo inferiore [4 cm] era pieno di un nettare molto dolce. [... ]è tuttavia sorprendente che un insetto sia capace di raggiungere il nettare: le nostre sfingi inglesi hanno delle proboscidi lunghe quanto il loro corpo, ma in Madagascar devono esserci delle farfalle con proboscidi capaci di un’estensione di una lunghezza compresa tra i dieci ed undici pollici! [25-30 cm] (Darwin 1862)”.

Secondo Darwin, doveva esserci un insetto capace di provvedere alla fertilizzazione dell’orchidea, e motivava la sua reale esistenza sulla base di argomenti ecologici:

“Il polline non avrebbe modo di uscire se non con l’intervento di un’enorme farfalla, con una proboscide straordinariamente lunga. Se queste grandi farfalle venissero a mancare in Madagascar, l’Angraecum si estinguerebbe certamente a sua volta.”

In una lettera pubblicata nel numero del 12 giugno 1873 di Nature, W.A Forbes chiese ai lettori scienziati di questa prestigiosa rivista se erano a conoscenza dell’esistenza di tali farfalle in Madagascar, ed egli avanzò un’identificazione:

“Sono probabilmente degli sfingidi di qualche specie, perché nessun’altra farfalla potrebbe combinare una taglia ed una lunghezza di proboscide sufficiente.” (Forbes 1873). “
Nel mondo scientifico di allora – non c’è da meravigliarsi perché anche tutt’ora la teoria dell’evoluzionismo è messa in discussione dal filone del creazionismo – si sviluppò una diatriba che andò avanti per oltre 40 anni. Ben 41, difatti, dovette aspettarne la zoologia perché gli entomologi Rothschild e Jordan descrivessero la specie Xanthopan morgani praedicta, effettiva impollinatrice dell’Angraecum sesquipedale, il cui nettario aveva dato il là alla predizione.

Trichoceros: un esempio di pseudo-copulazione

by: Guido Biologia delle orchidee 10 Commenti »

… Se credi che le piante non abbiano un cervello ti sbagli di grosso. Infatti eminenti psicologi parlano chiaramente di “comportamento “intelligente”che parrebbe presupporre l’esistenza di una specie di sistema nervoso, o addirittura di un cervello pensante. Ad esempio, l’orchidea Trichoceros parviflours rende i suoi fiori simili alla femmina di una varietà di mosche, così che il maschio, tratto in inganno dalla perfetta imitazione, tenta l’accoppiamento, impollinando così l’orchidea stessa.

Il genere
Trichoceros H.B.K. 1816
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Maxillarieae.
Sottotribù: Telipogoninae.
L’origine etimologica del nome deriva dalla composizione di due parole del greco antico: tricho = capelli e cheras = corna, in riferimento alla pelosità dell’antera ed alle antenne del labello. Il genere Trichoceros, è composto da circa 8-9 specie distribuite lungo la fascia ovest del sud America, l’impollinazione dei fiori avviene per pseudo-copulazione.

Le specie:
Specie tipo: Trichoceros antennifer [H.B.K.]Kunth 1816
Trichoceros dombeyi D.E.Benn. & Christenson 2001
Trichoceros hajekiorum D.E.Benn & Christenson 2001
Trichoceros hirtzii Dodson ?
Trichoceros muralis Lindl., Gen. Sp. Orchid. Pl.: 174 (1833).
Trichoceros onaensis Christenson 2001
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros tupaipi Rchb. f. 1877

Le piante del genere Trichoceros si caratterizzano anche per la loro struttura morfologica disordinata, costituita essenzialmente da un esile rizoma e da piccoli ma evidenti pseudobulbi dotati di una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale, generalmente abbastanza lungo e snello, spunta dalla base dello pseudobulbo e produce infiorescenze in progressione per parecchi mesi.
I fiori, seppur di forma diversa nelle varie specie, assomigliano ad una mosca pelosa che si riposa su di una piccola foglia. Il genere Trichoceros, come altre orchidee (vedi questo link), produce fiori somiglianti ai suoi insetti pronubi, questa somiglianza serve a garantire l’impollinazione per pseudo-copulazione.

La pseudo copulazione
I fiori delle specie di Trichoceros (mimi della mosca) e delle Ophris (mimi dell’ape) assomigliano ed odorano come una femmina della loro specie per attirare la specie maschio. La mosca maschio attirata dal fiore di Trichoceros, effettua l’impollinazione avvicinandosi per errore nell’intento di effettuare l’accoppiamento. Per questo motivo le orchidee del genere Tricoceros sono chiamate “orchidee della mosca” oppure con il nome popolare di “flor de gato” – fiore di gatto – per la strana peluria dei fiori, simile al pelo del gatto.
Le specie del genere Tricoceros sono epifite, a volte terrestri ed anche litofite, ma la loro predisposizione naturale a vagare lungo ripidi pendii rocciosi, consiglia di coltivarle su zattere oppure su sostegni verticali sui quali possano spaziare in libertà.

La specie tipo
trichoceros_antennifer_fiortrichoceros_antenn_fioritrichoceros_antenn_pianta

Trichoceros antennifer (Humb. & Bonpl.) Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 338 (1816).

Basionimo:* Epidendrum antenniferum Humb. & Bonpl., Pl. Aequinoct. 1: 98 (1806).
Sinonimi:Trichoceros parviflorus Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 337 (1816).
Trichoceros armillatus Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 4: 212 (1856).
Trichoceros muscifera Kraenzl., Bot. Jahrb. Syst. 37: 387 (1906).
Pianta miniatura a portamento strisciante. Questa specie vive nelle foreste umide del Perù della Colombia e dell’Ecuador lungo pendii rocciosi coperti di muschio, ad alte quote (1300- 4000 metri) .
Anche questa specie, come le altre del genere, utilizza la pseudo-copulazione per attirare l’insetto impollinatore.
La pianta sviluppa i ceppi vegetativi lungo un esile rizoma, i piccoli pseudobulbi formano una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale spunta dalla base dello pseudobulbo, può raggiungere la lunghezza di 25-30 centimetri. I fiori si aprono in progressione dall’autunno alla primavera.

Il genere Cattleya, aria di rinnovo?

by: Massimo Biologia delle orchidee, Orchids 8 Commenti »

Leggendo l’articolo di Cassio Van den Berg pubblicato su neodiverisity.org non avevo notato che in calce all’articolo vi era anche un’indicazione su come, secondo lui, i genere delle Cattleya brasiliane si dovrebbe allargare inglobando altri generi.
Il mio precedente articolo dovrebbe quindi essere implementato con queste nuove informazioni; la seguente riclassificazione è interessante poiché vi sono delle note a spiegazione di nomi e/o modifiche che sono spesso illuminanti.
Il genere Cattleya in base alle nuove informazioni derivanti dalla sistematica molecolare sarebbe opportuno includesse i seguenti generi: Sophronitis (Lindley, 1828), Maelenia (Dumort. 1834), Eunannos (Porto & Brade 1933), Hoffmannseggella (H.G. Jones 1968), Dungsia (Chiron & V.P. Castro 2002), Hadrolaelia (Chiron & V.P. Castro 2002), Microlaelia (Chiron & V.P. Castro 2002), Cattleyella (Van Den Berg & M.W. Chase 2004), Schluckebieria (Braem 2004), Chironiella (Braem 2006) e Brasilaelia (Campacci & Gutfreund 2006).
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