Encyclia? Prosthechea? Anacheilium? Panarica?…un bel rompicapo tassonomico…

by: Guido Biologia delle orchidee 4 Commenti »

L’intento di questo articolo, era quello di descrivere una piccola pianta cartellinata come Encyclia lancifolia, fiorita in questi giorni nella mia serra. Eccola, la presento subito – foto si intende – sì solo foto, senza nomi e cognomi perchè, dopo qualche consultazione mi son perso in una selva intricata dalla quale ho faticato molto a districarmi. Forse non sono nemmeno riuscito a cogliere compiutamente l’attuale situazione tassonomica del grande gruppo a cui appartiene questa specie… proviamoci insieme.
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Cuitlauzina egertonii

by: Guido Biologia delle orchidee 2 Commenti »

Cuitlauzina
Un piccolo genere, relativamente nuovo nel panorama della botanica e dell’orchidologia, frutto dei nuovi strumenti di ricerca scientifica basati sulla genetica.
Non riesci nemmeno a pronunciare il nome di questo nuovo genere di orchidee? Tutta colpa di Dressler & NHWilliams, sono loro che lo hanno creato. Il genere Cuitlauzina porta questo nome in onore di: Cuitlahuatzin, governatore di Iztapalapa, Messico.

Il genere
Cuitlauzina Lex. 1825
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Maxillarieae.
Sottotribù: Oncidiinae.

Cuitlauzina è un genere di sei specie (Dressler & Williams 2003, Chase et al. 2008), già appartenenti ad altri generi fra i quali, Odontoglossum ed Osmoglossum.

Note scientifiche
Con l’eccezione di C. pendula e C. pygmaea, le cui foglie non hanno fasci di fibre adaxiali, le altre specie raggruppate in questo nuovo genere, sono caratterizzate da fasci di fibre e fasci vascolari con stegmata adaxiali e abassiali. Gli stegmata in queste specie sono disposti in tre diversi luoghi all’interno delle foglie, che si sono dimostrate, luoghi di maggiore smaltimento del diossido di silicio accumulato. Studi mirati, hanno rilevato che questa condizione è geneticamente presente nelle specie incluse nel nuovo genere Cuitlauzina.
Le rilevazioni scientifiche che hanno motivato la costituzione del nuovo genere Cuitlauzina poggiano sulla diversità dei sistemi di assorbimento dei minerali da parte delle piante.
Le diverse accumulazioni di composizioni chimiche e di varie forme di minerali nelle piante, sono processi biologici utilizzati quali strumenti diagnostici nelle identificazioni tassonomiche.

Nello specifico sono stati effettuati studi sulla diversità di accumulazione dei minerali nelle specie di orchidee appartenenti alla sottotribù Oncidiinae.
Con questo obiettivo scientifico, sono state analizzate e confrontate (in chiaro e con l’ausilio del microscopio) le accumulazioni minerali nelle foglie di 140 specie di Oncidiinae.
Durante le osservazioni sono state rilevate diverse forme di cristalli di ossalato di calcio e depositi silicdioxide in forma di stegmata.
Questa metodologia di studio, applicata per clade o per specie, appartenenti alla sottotribù delle Oncidiinae (Rev. Biol Trop. 58 (2): 733-755. Pub. 2010 Giugno 02.), ha evidenziato l’importanza tassonomica di queste inclusioni minerali.
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Fotosintesi clorofilliana

by: Guido Biologia delle orchidee, Orchids 21 Commenti »

… quel meraviglioso processo chimico o fisico attraverso il quale le piante vivono

costantiaE’ sempre affascinante affrontare questo processo della vita che avviene nelle piante e in alcuni organismi unicellulari. E’ materia per chi studia biologia, chimica o fisica, ma può essere di utile conoscenza anche per noi che ci dilettiamo con la coltivazione delle orchidee.
A proposito delle nostre orchidee, uno dei temi sempre attuali per la loro giusta coltivazione è la luce. Luce soffusa, luce buona, luce diretta, 10 ore di luce piuttosto che 12, queste sono le frasi che leggiamo spesso sui consigli di coltivazione, ma questa benedetta luce perché è tanto importante?
In questo senso la carissima Maya, socia di Orchids Club, ha posto delle osservazioni assai interessanti:

… “mi trovavo ieri a far visita a Valentina e, osservando le sue piante, pressoché tutte in buone condizioni, ho osservato una notevolmente scarsa pigmentazione delle foglie in generale ed ecco che si accende la lampadina:
le condizioni in cui coltiva le sue piante sono più o meno uguali alle mie, in casa, luce naturale proveniente da una finestra, direi buone condizioni di umidità (più o meno intorno al 70%) e temperatura, annaffiature regolari anche se un po scarse a mio parere, concimazioni regolari, eppure, foglie di un verde molto chiaro e steli fiorali apparentemente più deboli, quasi incolori e spesso tendenti all’aborto dei boccioli. Anche i fiori che
sbocciano sono evidentemente meno pigmentati dei precedenti, quasi evanescenti…
Dunque eccoti i quesiti: questa evidente riduzione di fotosintesi potrebbe dipendere esclusivamente dalla scarsità di luce? Dall’angolo d’incidenza della luce stessa sulle piante (nel mio caso arriva dall’alto)? Oppure
possiamo riferirla a una non corretta interrelazione tra la clorofilla e il derivante processo legato alla luce? Ti faccio queste domande perché nel mio caso la scarsità di luce provoca al massimo una non fioritura ma mai una riduzione della pigmentazione. Avendo portato a casa una pianta Dendrobium kingianum, voglio ora provare a vedere se, cambiando le condizioni ambientali e il metodo di concimazione e innaffiatura, cambia qualcosa”

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Trichoceros: un esempio di pseudo-copulazione

by: Guido Biologia delle orchidee 10 Commenti »

… Se credi che le piante non abbiano un cervello ti sbagli di grosso. Infatti eminenti psicologi parlano chiaramente di “comportamento “intelligente”che parrebbe presupporre l’esistenza di una specie di sistema nervoso, o addirittura di un cervello pensante. Ad esempio, l’orchidea Trichoceros parviflours rende i suoi fiori simili alla femmina di una varietà di mosche, così che il maschio, tratto in inganno dalla perfetta imitazione, tenta l’accoppiamento, impollinando così l’orchidea stessa.

Il genere
Trichoceros H.B.K. 1816
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Maxillarieae.
Sottotribù: Telipogoninae.
L’origine etimologica del nome deriva dalla composizione di due parole del greco antico: tricho = capelli e cheras = corna, in riferimento alla pelosità dell’antera ed alle antenne del labello. Il genere Trichoceros, è composto da circa 8-9 specie distribuite lungo la fascia ovest del sud America, l’impollinazione dei fiori avviene per pseudo-copulazione.

Le specie:
Specie tipo: Trichoceros antennifer [H.B.K.]Kunth 1816
Trichoceros dombeyi D.E.Benn. & Christenson 2001
Trichoceros hajekiorum D.E.Benn & Christenson 2001
Trichoceros hirtzii Dodson ?
Trichoceros muralis Lindl., Gen. Sp. Orchid. Pl.: 174 (1833).
Trichoceros onaensis Christenson 2001
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros sp Ecuador
Trichoceros tupaipi Rchb. f. 1877

Le piante del genere Trichoceros si caratterizzano anche per la loro struttura morfologica disordinata, costituita essenzialmente da un esile rizoma e da piccoli ma evidenti pseudobulbi dotati di una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale, generalmente abbastanza lungo e snello, spunta dalla base dello pseudobulbo e produce infiorescenze in progressione per parecchi mesi.
I fiori, seppur di forma diversa nelle varie specie, assomigliano ad una mosca pelosa che si riposa su di una piccola foglia. Il genere Trichoceros, come altre orchidee (vedi questo link), produce fiori somiglianti ai suoi insetti pronubi, questa somiglianza serve a garantire l’impollinazione per pseudo-copulazione.

La pseudo copulazione
I fiori delle specie di Trichoceros (mimi della mosca) e delle Ophris (mimi dell’ape) assomigliano ed odorano come una femmina della loro specie per attirare la specie maschio. La mosca maschio attirata dal fiore di Trichoceros, effettua l’impollinazione avvicinandosi per errore nell’intento di effettuare l’accoppiamento. Per questo motivo le orchidee del genere Tricoceros sono chiamate “orchidee della mosca” oppure con il nome popolare di “flor de gato” – fiore di gatto – per la strana peluria dei fiori, simile al pelo del gatto.
Le specie del genere Tricoceros sono epifite, a volte terrestri ed anche litofite, ma la loro predisposizione naturale a vagare lungo ripidi pendii rocciosi, consiglia di coltivarle su zattere oppure su sostegni verticali sui quali possano spaziare in libertà.

La specie tipo
trichoceros_antennifer_fiortrichoceros_antenn_fioritrichoceros_antenn_pianta

Trichoceros antennifer (Humb. & Bonpl.) Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 338 (1816).

Basionimo:* Epidendrum antenniferum Humb. & Bonpl., Pl. Aequinoct. 1: 98 (1806).
Sinonimi:Trichoceros parviflorus Kunth, Nov. Gen. Sp. 1: 337 (1816).
Trichoceros armillatus Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 4: 212 (1856).
Trichoceros muscifera Kraenzl., Bot. Jahrb. Syst. 37: 387 (1906).
Pianta miniatura a portamento strisciante. Questa specie vive nelle foreste umide del Perù della Colombia e dell’Ecuador lungo pendii rocciosi coperti di muschio, ad alte quote (1300- 4000 metri) .
Anche questa specie, come le altre del genere, utilizza la pseudo-copulazione per attirare l’insetto impollinatore.
La pianta sviluppa i ceppi vegetativi lungo un esile rizoma, i piccoli pseudobulbi formano una minutissima foglia apicale carnosa ed altre due più grandi alla loro base.
Lo stelo fiorale spunta dalla base dello pseudobulbo, può raggiungere la lunghezza di 25-30 centimetri. I fiori si aprono in progressione dall’autunno alla primavera.

Il genere Cattleya, aria di rinnovo?

by: Massimo Biologia delle orchidee, Orchids 8 Commenti »

Leggendo l’articolo di Cassio Van den Berg pubblicato su neodiverisity.org non avevo notato che in calce all’articolo vi era anche un’indicazione su come, secondo lui, i genere delle Cattleya brasiliane si dovrebbe allargare inglobando altri generi.
Il mio precedente articolo dovrebbe quindi essere implementato con queste nuove informazioni; la seguente riclassificazione è interessante poiché vi sono delle note a spiegazione di nomi e/o modifiche che sono spesso illuminanti.
Il genere Cattleya in base alle nuove informazioni derivanti dalla sistematica molecolare sarebbe opportuno includesse i seguenti generi: Sophronitis (Lindley, 1828), Maelenia (Dumort. 1834), Eunannos (Porto & Brade 1933), Hoffmannseggella (H.G. Jones 1968), Dungsia (Chiron & V.P. Castro 2002), Hadrolaelia (Chiron & V.P. Castro 2002), Microlaelia (Chiron & V.P. Castro 2002), Cattleyella (Van Den Berg & M.W. Chase 2004), Schluckebieria (Braem 2004), Chironiella (Braem 2006) e Brasilaelia (Campacci & Gutfreund 2006).
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