Fantasmi e principesse, intime emozioni.

001 Eccola la vecchia serra, oltre 30 anni di vita, di passione ed anche di qualche delusione, in uno spaccato notturno. Immaginiamo di visitarla di notte, quando tutto intorno acquista dimensioni evanescenti, i colori e le luci distorte ad arte dal flash ti portano a spasso, dentro e fuori la serra, ed uno strano sentimento ti trasporta l’anima: buon viaggio!
Incursione notturna nella vecchia serra: Condivisione su Facebook

Ascocentrum garayi… prove di ripartenza

11 Maggio 2013… baciato dal caldo sole che precedeva il tramonto di uno strano sabato di Maggio, questo stupendo esemplare ha chiesto di mostrasi anche a voi, ve lo presento:

Ascocentrum garayi – E.A.Christenson 1992

… per saperne di più vi rimando ad un mio post di qualche anno fa, nel quale, oltre a verificare la longevità di questo esemplare (la specie vive nella mia collezione da 26 anni, un omaggio del mio grande maestro Enzo Cantagalli), potrete anche leggere alcune note su questa specie: Ascocentrum, miniatum o garayi?

Gastrochilus, storie e ricordi

Note tassonomiche
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Vandeae.
Sottotribù: Sarcanthinae.
Genere: Gastrochilus.

Il genere
Questo genere è stato descritto da David Don nel 1825.
La specie tipo è Gastrochilus calceolaris, sinonimo Aerides calceolaris.

Origine del nome generico:
Gastrochilus deriva dalla combinazione di due parole greche: gaster– stomaco – e cheilos labbro, con riferimento alla forma “panciuta o a sacco” osservata nel labello di una specie molto bella, scoperta in Birmania (ora Myanmar) da Boxall nel 1873: Gastrochilus bellinus.

Tassonomia
Le specie del genere Gastrochilus hanno girovagato per molti anni nell’incertezza; sono state incluse per molto tempo nel genere Aerides, poi sono state spostate nel genere Saccolabium.
Dopo varie revisioni (Holttum, Garay e Seidenfadden, rispettivamente 1964 -1972-1988), costituiscono ora un gruppo di oltre 20 specie, distribuite in India, Asia orientale, Malesia ed isole vicine.
Le specie di questo genere sono epifite a sviluppo monopodiale, e assomigliano molto alle piante appartenenti al genere Aerides. Le foglie sono coriacee, distiche, e dalle loro ascelle escono corte infiorescenze portanti piccoli gruppi di fiori carnosi e compatti.
Il colore del fiore è generalmente di tonalità bianco-ocra tendente al giallo con punteggiature scure, a volte quasi dominanti. Parte del labello è fusa con il bordo esterno del sacco ed è spesso ornato con frange carnose simili a capelli.

Coltura:
Gran parte delle specie di Gastrochilus possono essere coltivate in cestini di legno e/o zattere ruvide; la scelta deve tener conto del portamento vegetativo delle singole specie.
Luce lievemente filtrata, ambiente intermedio-caldo e costantemente umido, garantiscono una buona crescita delle specie di questo genere.
Dopo la fioritura, durante la fase di piccolo riposo, conviene rallentare le bagnature e le fertilizzazioni, che vanno riprese molto generosamente nel periodo vegetativo.

Le specie
Incerto è il numero esatto delle specie, alcuni testi ne citano poco più di 20, altri oltre 40, ad ogni modo sono tutte abbastanza similari, sia nella morfologia delle piante che dei fiori; esse variano di dimensione e di portanza (alcune specie tendono ad assumere portamento pendulo, altre più retto), mentre i fiori si differenziano per il colore, per la pigmentazione a macchie scure (in certi casi assenti), più o meno estesa e per le frangiature del labello a volte pubescenti.
Tutte le specie del genere Gastrochilus sono affascinanti e piacevoli da coltivare perché occupano poco spazio e donano fioriture deliziose.
Fra le tante specie di Gastrochilus della mia collezione mi piace ricordarne due, che mi ricordano più di altre, eventi, storie e qualche passata soddisfazione: Gastrochilus calceolaris e Gastrochilus bellinus.

Gastrochilus calceolaris
Gastrochilus calceolaris Demaflor” BM DOG 94 [Buch.-Ham. ex Sm.] D. Don 1825
Sinonimi: *Aerides calceolare Buch.-Ham. ex Sm. 1813 –Aerides calceolaris J.E. Sm. ?- Aerides leopardorum Wall. ex Hook. 1890- Ascochilus mindanaensis (Ames) Christenson 1985 – Epidendrum calceolare (Buch.-Ham. ex Sm.) D.Don 1825 – Gastrochilus philippinensis Ames 1915 – Gastrochilus sororius Schlechter 1913 – Saccolabium calceolare [D. Don] Lindley 1839 – Sarcochilus nepalensis Sprengl. 1828
* Questo asterisco indica il basionimo della specie.
Basionimo = Uno dei primi nomi (non neccessariamente il primo), dato ad una specie.

Ricordi
1994, EOC di Hannover
Il 1994 è un anno molto particolare per le orchidee della mia collezione. Con una buona dose di incoscienza accetto di partecipare all’EOC di Hannover (esposizione orchidofila Europea).
Per l’orchidofilia italiana inizia un bel periodo virtuoso, carico di speranze e di aspirazioni.

Le medaglie
Fra le varie medaglie assegnate alle mie orchidee in quel lontano 94, tre sono state vinte da un esemplare di Gastrochilus calceolaris (bronzo per la coltivazione, bronzo per la specie botanica e seconda specie classificata nell’intera esposizione).
In quell’occasione la pianta è stata battezzata con il nome di cultivar “Demaflor” – Gastrochilus calceolaris “Demaflor” BM DOG 94 –

Errori di nomenclatura
L’attestato rilasciatomi dalla DOG (vedi sopra), riporta in maniera non corretta, sia il nome generico che quello di specie. Ovviamente, questa è solo una simpatica digressione per far notare quanto sia facile sbagliare quando si ha a che fare con la tassonomia.

La crisi post mostra
L’esemplare reduce da Hannover tornò a casa malconcio e disidratato e per lui iniziò una crisi quasi irreversibile: la cosidetta “crisi dell’esemplare”.
Dopo due anni di vita stentata, nella speranza di salvare la pianta premiata, fui costretto a dividere e risistemare quel che rimaneva di lei. Dopo 13 anni di cure, quella che si vede in alto è la sua prima fioritura rigogliosa.

Gastrochilus bellinus

Gastrochilus bellinus [Rchb.f] Kuntze 1891
Sinonimi: *Saccolabium bellinum Reichb.f. 1884
L’asterisco (*) indica il basionimo della specie.
Basionimo = Uno dei primi nomi (non neccessariamente il primo), dato ad una specie.

Questa specie è stata scoperta in Birmania (ora Myanmar) da Boxall nel 1873. Le prime importazioni curate dalla famosa ditta Low and Co introdussero la nuova specie nelle collezioni europee con il nome di Saccolabium bellinum; nel 1891 fu trasferita nel genere Gastrochilus da O. Kuntze.
Veitch, in una sua annotazione del 1887, accenna che Saccolabium bellinum assomiglia molto alla specie tipo Saccolabium calceolare, effettivamente le due specie sono vagamente somiglianti nel colore dei fiori, ma divergono per dimensione e morfologia, sia dei fiori (forme più piene e maculature più estese in Gastrochilus belinus), che delle piante.
Specie nativa in Birmania (ora Myanmar), Thailandia, Sud della Cina e Laos da 600 a 1600 metri di altitudine.
Pianta epifita di dimensioni medio piccole a sviluppo monopodiale. Il corto gambo vegetativo porta 6-8 foglie falcate, strette, oblanceolate, con gli apici bifidi e marcatamente disuguali. Le infiorescenze si formano all’apice di corti steli eretti, con pochi fiori (3 -8) maculati, fragranti e cerei: fioriscono sul finire dell’inverno.

Coltura
Questa specie ha due caratteristiche morfologiche che consigliano di coltivarla su zattera: radici grosse e carnose da lasciar crescere in libertà e corti steli fiorali che rimarrebbero nascosti e soffocati nelle piante coltivate in vaso.
La fioritura che si vede in foto è la prima dopo la sistemazione della pianta su zattera, prima era in vaso ed aveva perso quasi tutte le radici a seguito di marcescenze, per questo motivo sono felice.

Aerangis mystacidii

Aerangis mystacidii (Rchb. f.) Schltr. 1917
Collezione Guido De Vidi -diritti riservati.

Sinonimi: Aerangis mystacidioides Schltr. 1915 ; Aerangis pachyura Schlechter 1918; (basionimo) Angraecum mystacidii Rchb. f. 1847; Angraecum pachyurum Rolfe 1813; Angraecum saundersiae Bolus 1888
Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere Mystacidium

E’ da qualche anno che questa specie trova il suo habitat ideale su di una zattera di sughero appesa al muro della mia prima serra con la testa alla buona luce, ma protetta da un grande esemplare di Tillandsia.
Qualche mese fa ho tolto il grande esemplare di Tillandsia, che filtrava parte della luce diretta a questa specie e forse anche l’umidità circostante.
La fioritura – come si può vedere è da premio – ma la pianta è in forte stress, a tal punto da pormi qualche preoccupazione. Sto pensando di recidere parte degli steli fiorali, nel frattempo l’ho spostata in ambiente più ombroso.

Descrizione e note di coltivazione.
Questa specie, epifita e miniatura, si trova in Sud Africa, Zimbabwe, Mozambico, Malawi e Zambia nelle foreste fluviali, nelle gole dei torrenti lungo il piccoli strapiombi e cascatelle d’acqua, ma anche nelle foreste sempreverdi o boschi lontani da acqua, ad altitudini tra 60 e 1800 metri.
Pianta cespitosa con 2-8 foglie per unità vegetativa, oblanceolate, obovate, coriacee e leggermente carnose, inegualmente bilobate che possono arrivarare a 10 cm di lunghezza. Fiorisce in tarda estate inizio autunno producendo lunghe infiorescenze (30 centimetri) che portano da 3 a 25 fiori bianchi (3 cm di diametro) fragranti di notte.
Aerangis mystacidii vive bene se montata su zattera in ambiante ventilato a temperature calde diurne e fresche di notte, ombra moderata, alta umidità nella stagione di crescita e un riposo asciutto freddo.