Ho già scritto vari post su questa orchidea giunta in Italia direttamente dalla Cina, dopo essere stata raccolta in sito – quando ancora si poteva – ed acquistata da Lecoufle in occasione della seconda mostra “ORCHIBO” organizzata dall’AERADO …eravamo negli anni 80 del secolo scorso.
Da allora fiorisce regolarmente in primavera e ad ogni fioritura non manca mai di stupirmi. Nelle esposizioni orchidofile che si sono susseguite nel tempo, ho avuto modo di vedere diversi Paphiopedilum micranthum fioriti, ma …il mio caro ed amato micranthum rimane insuperabile.
D’altra parte, la bellezza non stanca mai. Le prime due istantanee riportate in questo post sono state scattate il 13 Aprile 2011, poi di seguito riprendo in parte un vecchio post ed altre foto di fioriture trascorse… sarà così possibile apprezzare la vita di questa orchidea deliziosa: buona visione.
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Note tassonomiche
Sottofamiglia: Epidendroideae.
Tribù: Vandeae.
Sottotribù: Sarcanthinae.
Genere: Gastrochilus.
Il genere
Questo genere è stato descritto da David Don nel 1825.
La specie tipo è Gastrochilus calceolaris, sinonimo Aerides calceolaris.
Origine del nome generico:
Gastrochilus deriva dalla combinazione di due parole greche: gaster- stomaco – e cheilos labbro, con riferimento alla forma “panciuta o a sacco” osservata nel labello di una specie molto bella, scoperta in Birmania (ora Myanmar) da Boxall nel 1873: Gastrochilus bellinus.
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E’ regolarmente fiorita anche quest’anno la mia misteriosa Laelia anceps. Ecco un primo piano del fiore.
Qualche anno fa ho posto il problema sul blog, ma la discussione è rimasta aperta.
A mio avviso il link a suo tempo individuato da Roberta L. ci porta vicino… in ogni caso siamo in presenza di una selezione molto preziosa.
Ecco il link:
Laelia anceps var. vestalis
Storia:
Riprendo il filo di quel post: ….”l’orchidea in questione proviene da vivaio dell’azienda A&F di Padenghe, cartellinata come Laelia anceps forma alba.
Gli anni son trascorsi, l’azienda in questione non c’è più. L’orchidea fiorisce da qualche anno e ad ogni fioritura, come potete vedere dalla forma e dal colore dei suoi fiori ci si pone il problema della sua esatta classificazione.
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Aerangis mystacidii (Rchb. f.) Schltr. 1917
Collezione Guido De Vidi -diritti riservati.
Sinonimi: Aerangis mystacidioides Schltr. 1915 ; Aerangis pachyura Schlechter 1918; (basionimo) Angraecum mystacidii Rchb. f. 1847; Angraecum pachyurum Rolfe 1813; Angraecum saundersiae Bolus 1888
Il nome di specie fa riferimento alla somiglianza con le piante del genere Mystacidium
E’ da qualche anno che questa specie trova il suo habitat ideale su di una zattera di sughero appesa al muro della mia prima serra con la testa alla buona luce, ma protetta da un grande esemplare di Tillandsia.
Qualche mese fa ho tolto il grande esemplare di Tillandsia, che filtrava parte della luce diretta a questa specie e forse anche l’umidità circostante.
La fioritura – come si può vedere è da premio – ma la pianta è in forte stress, a tal punto da pormi qualche preoccupazione. Sto pensando di recidere parte degli steli fiorali, nel frattempo l’ho spostata in ambiente più ombroso.
Descrizione e note di coltivazione.
Questa specie, epifita e miniatura, si trova in Sud Africa, Zimbabwe, Mozambico, Malawi e Zambia nelle foreste fluviali, nelle gole dei torrenti lungo il piccoli strapiombi e cascatelle d’acqua, ma anche nelle foreste sempreverdi o boschi lontani da acqua, ad altitudini tra 60 e 1800 metri.
Pianta cespitosa con 2-8 foglie per unità vegetativa, oblanceolate, obovate, coriacee e leggermente carnose, inegualmente bilobate che possono arrivarare a 10 cm di lunghezza. Fiorisce in tarda estate inizio autunno producendo lunghe infiorescenze (30 centimetri) che portano da 3 a 25 fiori bianchi (3 cm di diametro) fragranti di notte.
Aerangis mystacidii vive bene se montata su zattera in ambiante ventilato a temperature calde diurne e fresche di notte, ombra moderata, alta umidità nella stagione di crescita e un riposo asciutto freddo.
Ho già dedicato un post a questa bellissima Cattleya, eccolo, ma stuzzicato dalla pubblicazione della foto di una sua “figlioletta”sul sito di Alberto Ghedin in orchidcoltura, ho pensato bene di proporvi la “grande mamma”, un esemplare che per fotografarlo per intero ci vorrebbe un obiettivo a grand’angolo.
Ormai la pianta è saldamente ancorata al suo ceppo di robina e può essere ammirata solamente in serra – non è più possibile spostarla.
La foto alla vostra sinistra mostra solamente uno dei quattro lati.
E’ veramente entusiasmante poter ammirare questa grande fioritura. I grappoli di piccoli fiori penduli color lavanda, trascinano verso il basso i lunghi fusti bifoliati sui quali sono cresciuti, quasi ad ostruire gli spazi dedicati alle passeggiate.
Anche questo fa parte del fascino della collezione, quasi un invito a visitarla… direte voi, certo! Se volete e potete, vi aspetto con piacere.
Bella anche la “figlioletta” però e complimenti al suo coltivatore ed al suo sito, piacevole baluardo di testimonianza amatoriale.

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