Quella strana cosa ancora chiamata FIO.

FIO sta per Federazione Italiana Orchidee, un’associazione fra persone nata con l’obiettivo comune di promuovere l’orchidofilia in Italia. Di fatto è l’emblema del fallimento associativo, ora c’è quella strana cosa chiamata FIO.E’ durata circa 2 anni e poi è naufragata nella sua stessa marea. Oggi rappresenta un piccolo manipolo di persone. Lasciando perdere il “pacchetto azionario – tessere” che può essere esibito all’occorenza, la rappresentanza effettiva della FIO è ridotta ai minimi termini e stando ai dati dell’assemblea dei soci (datata), vedeva presenti non più di 4-5 presenze che hanno eletto a loro Presidente una persona che di professione vende orchidee.In questo quadro desolante, l’orchidofilia italiana sta assistendo alla nascita di eventi orchidofili che nulla hanno a condividere con l’associazionismo partecipato.Questa pagina, nei prossimi report, analizzerà nel dettaglio la vera vocazione di eventi avulsi da rappresentanze orchidofile amatoriali, e focalizzati altresì alla ricerca di aziende che garantiscano la forza espositiva che i promotori non hanno.Nel prossimo articolo: FICO, chi da’ le carte?

La Carta di Soave: quello che l’AIO doveva essere.

Per i più giovani orchidofili italiani, che cercano di capire come funziona l’associazionismo in Italia, questo articolo porterà un contributo storico sul mondo italiano delle orchidee. Come sta di salute l’orchidofilia e l’orchidologia in Italia? Rispetto agli albori il panorama non è che sia cresciuto, sia in termini di qualità piuttosto che di numeri. Le grandi collezioni storiche oggi non si vedono più; né private né tantomeno pubbliche (orti botanici e/o garden di prestigio internazionale), per converso la realtà amatoriale italiana è frastagliata e di dimensioni minime. L’associazionismo italiano, non ha saputo far tesoro di quel fermento che aleggiava sul finire degli anni ottanta in varie realtà italiane, forse per inezia magari per quella maledetta convinzione che con le orchidee si fanno soldi o si acquisisce prestigio, spesso effimero se non supportato da vera spassionata disponibilità e spessore scientifico. Ed è così che si materializzano gli arrampicatori, o nati dirigenti che emergono dal nulla. Il risultato è sotto glio occhi di tutti. Ma quando e come prende forma l’associazionismo orchidofilo in Italia.Tutto inizia negli anni 80 con la nascita della SIO (Società Italiana Orchidee) fondata da un commandante dell’Alitalia con la passione per le orchidee. Non è che succedessero tante cose, la SIO vivacchiava, ma presto iniziarono gli scontri fra vecchia e nuova scuola che culminarono con un lento sfacelo della SIO, la quale passò di mano in mano di vari commercianti finchè entrò in uno stato di dormienza pluriennale: ciò nonostante in quel periodo la SIO rimase riferimento per l’orchidologia Italiana.Ed è così che in questo clima un gruppetto di intelletuali romani provò a raccogliere l’eredità infranta, cercando di rilanciarne l’attività; si venne a creare una sorta di limbo che non mancò di iniettare un certo dinamismo. E’ stato questo clima unitario e propositivo che gettò le basi sulle quali rinacque l’AIO. Si iniziò a pensare ad un futuro organizzato su scala nazionale, nel pieno rispetto dell’associazionismo locale, con la vocazione e l’auspicio di produrre anche utili lavori scientifici: con questo spirito nacque la Carta di Soave, documento guida di quello che avrebbe dovuto fare la nuova associazione.

Le cose, all’evidenza non andarono così. Di quella esperienza rimane poco. Sicuramente è mancato un salutare turnover dirigenziale. Non è mai troppo tardi, un po’ di aria fresca in AIO potrebbe essere la chiave di volta per un auspicato rilancio della storica associazione

Angraecum moandense

Angraecum moandense De Wild 1916. (Wildeman ED (1916) Additions a la Flore du Congo. Bulletin du Jardin botanique de l’État a Bruxelles 5(2): 117. doi: 10.2307/3666538).

Origine del nome di specie: in riferimento a Moande, città della Prefettura di Bassar, situata nella regione di Kara (Togo nord occidentale), dove è stata trovata per la prima volta la pianta.
Sinonimi: Aerangis moandensis (De Wild.) Schltr. (1918); Angraecum chevalieri Summerh. (1936); Angraecoides moandensis (De Wild.) E.M.Pessoa & M.Alves (2016).Orchidea miniatura endemica in Ghana, Guinea, Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Togo, Camerun, Gabon, Guinea Equatoriale, Ruanda, Zaire, Tanzania e Uganda a quota 1100-2100 metri, vive sui rami più alti degli alberi in fresche foreste pluviali.
Specie epifita strutturata con fusti sottili, a volte ramificati, spesso ricadenti, dotati di internodi e radici aeree lungo il fusto particolarmente fragili. Foglie alterne, distiche, oblungo-lineari con margini ricurvi e apice asimmetricamente bilobato con lobi ottusi, di colore verde chiaro, con le guaine fogliari avvolgenti interamente il fusto.

Foto di copertina: Angraecum moandaense collezione rio Parnasso 03.08.2018.

Coltivazione e morfologia
Pianta di piccole dimensioni, richiede elevata luminosità, 75-85%, temperature intermedie, 16-30 °C, e clima ventilato. Bagnature e nebulizzazioni nella prima parte della giornata avendo cura di non lasciare mai asciugare completamente la pianta. E’ consigliabile sistemare la pianta su tronchi, oppure su zattere di sughero o di radici di felci arboree, qualche coltivatore preferisce coltivare questa specie in cestini di legno sospesi, con substrato di bark miscelato a sfagno.
Nota:
In qualche descrizione di questa specie si precisa che Angraecum moandese fiorisce in inverno; la pianta inizia a fiorire a luglio e fino a tutto Agosto produce fiori in progressione su steli corti; probabilmente i testi fanno riferimento all’inverno dell’emisfero sud del pianeta.

Angraecum moandaense De Wildeman (1916).
Origine geografica: Guinea, Liberia, Costa d’Avorio, Gabon, Ghana, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda.
Pianta epifita endemica nelle foreste sempreverdi delle zone pluviali da 1000 a 2100 m sul livello del mare.
Questo Angraecum di piccole dimensioni desidera temperature calde con costante umidità. Crescerà meglio in cestini o supporti appesi con substrato ben drenante.
Fiorisce in estate formando piccoli fiori bianchi, consistenti, profumati nelle ore notturne.
In coltivazione non richiede riposi vegetativi, preferisce zone ombreggiate dove sia garantita una buona umidità.

NOTA: Su internet può capitare di trovare questa specie con il nome “Danané”. Danané è una città della Costa d’Avorio; probabilmente è stata indicata la regione di origine di questa pianta. Poiché all’interno delle specie moandaense la variazione di colore è piuttosto ampia, può passare dal bianco al verde passando per il giallo e l’arancione, l’epiteto Danané sarà identificativo di una specifica endemicità della pianta.

PordenoneOrchidea.. diversa per forza!

Padre Angelo Andreetta, grande appassionato di orchidee esotiche

Si riparte da 21, l’edizione che avrebbe dovuto svolgersi nel 2020 e rinviata causa covid.

PORDENONE FIERE SPA, nel contesto della storica fiera primaverile “Orto Giardino” riprende il filo dell’evento “PordenoneOrchidea” con il proposito di renderlo ancora più interessante per i visitatori.

Studio

L’aspetto organizzativo e scenografico è in fase di progettazione, ma nella riunione operativa all’uopo organizzata è emersa la volontà di dar vita ad alcune iniziative altamente innovative per il mondo dell’ orchidologia mondiale.

  1. Organizzazione a cura della Fiera di un raduno nazionale di coltivatori collezionisti italiani di orchidee.
  2. Distribuzione in timeslot degli spazi venditori (tutti i giorni, solo primo fine settimana, solo secondo fine settimana, vuoto infrasettimanale gratis).
  3. Tema dell’edizione 21: continuità con l’ultima edizione in un contesto di partecipazione internazionale: conferenze e presenze di famosi orchidofili mondiali
Conferenze 2019

Cooelogyne fimbriata

 

 Coelogyne fimbriata è una specie epifita o litofita di medie dimensioni a sviluppo simpodiale. Desidera temperature da serra intermedia o calda, buona luce e umidità relativa sempre sopra il 70% con ambiente ventilato. Coelogyne fimbriata si trova in Himalaya, Myanmar, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam e Cina. Cresce epifita sugli alberi o litofita sulle rocce nelle foreste primarie di pianura, latifoglie, sempreverdi o nelle foreste montane primarie ad un’altitudine da 640 a 2300 metri sul livello del mare. Questa specie, nota anche con il nome popolare “Coelogyne con le frange”, porta i seguenti sinonimi: Broughtonia linearis, Coelogyne arunachalensis, Coelogyne laotica, Coelogyne longiciliata, Coelogyne ovalis, Coelogyne padangensis, Coelogyne primulina, Coelogyne xchinerophyta,. Questa specie è stata descritta da John Lindley nel 1825.

 Il periodo di fioritura è a fine estate quando dal pseudobulbo nuovo si formano 1 o 2 fiori su un terminale, esile, lungo da 4 a 5 cm, eretto, e producono un’infiorescenza racemosa sottesa da una stretta guaina basale e portante fiori longevi e profumati. I fiori sono verdastri con venature marroni sul labello di circa 3 cm di diametro. Tepali ristretti, lanceolati, con punte appuntite, di circa 2 cm di lunghezza e 0,8 cm di larghezza, sul retro presentano venature. I petali sono un po’ più stretti dei sepali. Il labello è triplice, lungo 2-3 cm, le sue parti laterali lunghe, arrotondate e leggermente ricoperte di frangia. La parte anteriore rotonda e molto ruvida con frangia, dalla base del labello si aprono tre protuberanze longitudinali.

Coelogyne fimbriata può essere coltivata su zattere di xaxim o tronchetti di legno duro oppure in vasi bassi di plastica. Il substrato deve essere allo stesso tempo molto traspirante e assorbente l’umidità, quindi la miscela di corteccia di conifere con carbone, radici di felci, humus e muschio di sfagno (fino al 50%) è la migliore nella sua qualità. Quando si coltivano orchidee su zattere, per evitare una rapida essiccazione dell’apparato radicale della pianta, si consiglia di creare un piccolo letto di sfagno. Al rinvaso questa specie reagisce abbastanza negativamente. Il periodo migliore per il trapianto è la primavera.

 Nel periodo invernale questa specie richiede un periodo di riposo piuttosto rigido e distinto non sempre facilmente ottenibile. La temperatura ideale sarebbe di 10 ° C, giorno e notte – senza cambiamenti. L’irrigazione dovrebbe essere ridotta e per 15-20 giorni completamente assente. Con l’avvento di nuovi germogli, il periodo di riposo termina: la temperatura ambienteo aumenta e l’irrigazione dell’orchidea riprende nel modo abituale. La non fioritura può essere causata da ambiente troppo caldo, o mancato rispetto del periodo di riposo, oppure l’assenza di sbalzo termico tra le temperature diurne e notturne, l’illuminazione insufficiente o lo stato di stress generale della pianta.