Epicattleya Rene Marques

Chi la dura la vince!
Tu aspetti la prima fioritura dell’orchidea donata da un amico, sul cartellino si legge Epi. Rene Marques; all’apice di due canne si stanno formando gli steli fiorali, il più sviluppato mostra già i boccioli formati, ma una notte riceve la visita della lumaca: catturata? Sì ma dopo il suo fiero pasto!
Qualche giorno dopo, seppur più piccolo, ecco il secondo stelo che ti mostra un fiore. Alle volte un fiore vale tanto quanto un mazzo intero!

Epicattleya Rene Marques (Epi. pseudepidendrum x Catt. Claesiana)= (C. Intermedia x C. Loddiggesi)
Un vecchio ibrido molto popolare. I fiori sembrano molto più grandi di quelli del genitore Ep. pseudoepidendrum. Sepali e petali sono di un verde brillante, arrossati con il marrone-viola se seposti a luce solare. Il colore del labello varia da giallo a giallo-arancio. La colonna e la base sono viola-rosse.
Epc. Rene Marques somiglia molto a un epidendrum leggermente più grande e migliorato. Questo ibrido evidenzia anche un limite morfologico: il dominio eccessivo del genitore epidendrum.

Brassocattleya Maikai

Brassocattleya Maikai, tre cloni di un incrocio storico e popolare: “Mayumi”, “Lea”, “Louise”
Notizie e differenze.

Brassocattleya (Bc.) Maikai = Brassavola nodosa X Cattleya bowringiana, ibrido primario realizzato da Hirose e registrato nel 1944.
Nota: il signor Y. Hirose iniziò a importare specie di orchidee nelle Hawaii negli anni 30 del secolo scorso. Durante la seconda guerra mondiale, nel suo vivaio si realizzarono varie ibridazionei, fra le quali anche quella che stiamo descrivendo, registrata alla RHS dalla Nursery Hirose di Hilo nel 1944.
I cloni ‘Lea’ e ‘Luise’ producono fiori con colori più marcati, mentre quelli di’Mayumi’ possono avere diverse sfumatureper diventare quasi bianchi prima di cadere. Inoltre la parte posteriore dei petali è più colorata della parte anteriore.
Brassocattleya Maikai è un ibrido intergenerico, frutto deel’incrocio fra Brassavola nodosa e Cattleya bowringiana.
Il genitore Cattleya (pollini), conferisce ai fiori il suo color lavanda; Brassavola, genitore (seme), dona la sua fragranza, le forme delle foglie e punteggiature sui fiori, raramente visibili sui fiori bianchi dalla Brassavola.
Uno dei pregi di questo ibrido è dato anche dal suo periodo di fioritura (inverno), per questa sua peculiarità, oltre alla forma è considerato “Il fiore da occhiello” nei festeggiamenti di fine anno.
L’ibridazione delle orchidee, seppur facile, non si limita alla rimozione dei pollini da una pianta per metterli sullo stigma di un’altra: le orchidee da ibridare di solito devono essere nella stessa alleanza, cioè geneticamente compatibili con lo stesso numero di cromosomi, ma ci sono sempre delle eccezioni alla regola e persino alcune orchidee strettamente imparentate non sono geneticamente compatibili.

Universo Orchidea… film, romanzi e miti

Il ladro di orchidee: Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te.

Riporto alla ribalta un vecchio post di qualche anno fa dal titolo: Orchidea fantasma.

Con quel post intendevo solamente descrivere una strana orchidea della Florida, portata alla ribalta dal film “Il ladro di orchidee”, priva di foglie, le strutture abilitate alla fotosintesi: Dendrophylax lindenii (Lindley)Garay 1969.

Dendrophylax lindenii è comunemente chiamata “orchidea fantasma” per la sua morfologia, senza foglie, con le radici abbarbicate ai tronchi degli alberi ospitanti ed i suoi fiori bianchi, che sembrano sospesi, richiamano l’altro nome comune della specie “orchidea rana”; il petalo prolungato del labello assomiglia ai piedini posteriori di una rana nella fase di salto.
L’orchidea fantasma fiorisce in estate, e forma singoli fiori in successione che sono impollinati da una farfalla chiamata “Sfinge gigante”.
Questa orchidea è rara innanzi tutto per la gran difficoltà di riproduzione del suo habitat d’origine in coltivazione ed in secondo luogo per la sua tendenza all’estinzione naturale causata dalla carenza dei suoi impollinatori specifici.

Per la verità, riprendo questo post sollecitato dal contenuto di alcuni commenti a quell’ articolo, domande che spostano l’interesse su altri versanti:
Joak chiede: ma l’estrazione di sostanze stupefacenti dall’orchidea fantasma è possibile?
Poison eyes aggiunge: ciao joak..mi sono fatta la stessa domanda, anch’io ho visto il film e sinceramente lo trovo decisamente bello in tutti i sensi..per favore qualcuno mi dia una risposta giustificata e reale..grazie.

Mosso dalla curiosità ho deciso di rileggermi la trama del libro di Susan Orlean: Il ladro di orchidee, ma soprattutto mi son riletto diverse recensioni del film omonimo del regista: Spike Jonze.

Spunti dal romanzo:
La storia di un’ossessione: l’ossessione per le orchidee. E’ un’ossessione pericolosa: il cacciatore di orchidee ha sempre cercato cose meravigliose in posti terribili, e nell’età eroica della ricerca e classificazione – tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento – i luoghi terribili erano terribili davvero. Le ossessioni del protagonista di questo libro – l’irresistibile John Laroche – sono ugualmente rischiose. Vuole collezionare ogni specie di orchidea, e soprattutto cerca disperatamente un”orchidea fantasma”, la famosa e rara orchidea con un meraviglioso fiore bianco che fiorisce una sola volta l’anno nella riserva naturale di Fakahatchee Strand, in Florida.

Inseguendo Laroche, la sua mania e una schiera di personaggi che la condividono, Susan Orlean ci conduce in un mondo insolito e sorprendente: il mondo di coloro che per procurarsi un’orchidea sconosciuta sono disposti a giungere perfino al delitto. “Il ladro di orchidee” è un vivido ritratto di un’America tropicale e notturna. E’ una celebrazione della passione botanica. Soprattutto, è un’indagine avvincente e profonda sulla passione in sé, quella forza cieca che può riempire (o rovinare) la nostra vita.

Spunti dal film:



Dopo il successo del precedente film, Spike Jonze torna con un nuovo sofisticato meccanismo in cui, ancora una volta, finzione e referenti reali si mischiano creando vertigine. Alla base della pellicola un romanzo\reportage della giornalista del New Yorker Susan Orlean che Kaufman (su richiesta di Jonathan Demme) doveva sceneggiare per il grande schermo.
Ci ritroviamo con Spike Jonze in una sorta di continuazione di “essere John Malkovich”, non tanto per i contenuti di questa sua nuova pellicola, ma soprattutto perché siamo sul set insieme allo sceneggiatore Charlie Kaufman ed alle sue turbe creative.
Lo sceneggiatore Charlie Kaufman è in crisi perché non riesce a adattare per il cinema il libro di Susan Orlean “Il ladro di orchidee”, che racconta la storia vera di John Laroche, botanico così appassionato di orchidee rare che è disposto a rubarle. Nel bel mezzo del suo blocco creativo, Charlie riceve la visita del suo gemello Donald che ha intenzione di scrivere la storia di un serial killer. Dopo 13 settimane, mentre Donald ha composto il suo thriller, Charlie è arrivato ad una soluzione: il film parlerà della crisi di ispirazione di uno sceneggiatore che non sa come adattare il romanzo. Charlie parte per New York, deciso ad incontrare Susan e a parlarle ma, non avendone il coraggio, si fa sostituire da Donald a cui la scrittrice rilascia una lunga intervista raccontandogli di come la sua curiosità l’abbia spinta ad andare a incontrare di persona John Laroche. Poiché le sue dichiarazioni contengono qualcosa di stonato, i due gemelli cominciano a pedinarla e scoprono che Susan ha una relazione clandestina con John. Ma quando vengono scoperti, la reazione del
botanico è estremamente violenta e…

…Indubbiamente una pellicola geniale sia per la struttura narrativa che per la costruzione che affianca le idee di Kaufman alle immagini appena passate sullo schermo, ma che è affetta sia da una certa mancanza di ritmo, che si sente essenzialmente nella parte centrale del film, sia da un forte scollamento tra la prima parte e la seconda dove una serie di eccessi, poco in linea con le premesse, sono mitigati da un finale in perfetto stile USA. Resta comunque affascinante l’analisi del mondo, o piuttosto della mente di Charlie con tutti i suoi conflitti creativi accostati alla grottesca semplicità d’approccio del fratello Donald, quasi lo scontro tra due scuole di pensiero.

Considerazioni
Ovviamente nessuna orchidea produce sostanze stupefacenti nel senso stretto del termine, ma questa affermazione, che per noi orchidofili può risultare scontata, è evidentemente meno ovvia per la gran maggioranza delle persone. Poiché il tema “droga” ci porta inevitabilmente nel proibito, forse sarà questo il motivo che scatena interesse.
Il mondo delle orchidee, già complicato e mitizzato in tutte le sue sfaccettature, può apparire ancora più misterioso quando entra nelle pagine di un libro o nella pellicola di un film.
Ad ogni buon conto, le orchidee possono veramente offrire delle sostanze “stupefacenti” ai loro insetti impollinatori: le fragranze e le sostanze chimiche che i fiori mettono a loro disposizione.

PS) Se qualche cineasta dilettante cerca soggetti tipo “John Laroche” per un documentario “psico-antropologico con sfondo sulle orchidee”, in questi giorni non deve far altro che girovagare fra garden e vivai, per vivere “l’INGORGO”, tanto da poter dire: “Troppe comari e troppi dottori al capezzale delle orchidee, il parto è difficile”

Maxillaria porphyrostele ‘Alessandro e Lydia’ BM/AIO

Il piacere di poter dedicare il nome di una orchidea alle tue persone care.

L’orchidea che presento è stata spostata nel nuovo genere “Brasiliorchis”, ma sono ancora affezionato al suo vecchio nome “Maxillaria”… più sotto approfondiremo le motivazioni dello spostamento di genere.
Quello che si vede nelle foto è un cultivar della mia collezione, premiato con una medaglia di bronzo in occasione dell’esposizione internazionale “Pordenoneorchidea Marzo 2013”
Come è prassi nei giudizi delle orchidee, il proprietario di una pianta premiata, assegna un nome distintivo di cultivar.
In quell’occasione dedicai il cultivar ai miei nipotini gemelli, Alessandro e Lydia che sarebbero arrivato fra noi, il 13 Maggio 2013.

Descrizione della specie.
Brasiliorchis porphyrostele (Rchb.f.) R.B.Singer, S.Koehler & Carnevali ”
Ex Maxillaria porphyrostele Rchb.f., Gard. Chron. 30: 978 (1873).
Origine etimologica del nome di specie: “colonna viola”.
Specie endemica nella parte atlantica del Brasile, epifita, a sviluppo simpodiale di dimensioni medie.
Preferisce luminosità discreta, temperature medie (25-30 gradi) con notti più fresche.
Si struttura con pseudobulbi, ovoidali, leggermente compressi e solcati. Al loro apice si formano 2 foglie lineari ligulate ed ottuse. Fiorisce nella stagione invernale. I fiori di colore giallo pallido (4 cm) si formano su corti steli eretti, parzialmente nascosti dalle lunghe foglie. I fiori sono profumati e di lunga durata.

Il genere.
Il genere Maxillaria Ruiz & Pavón appartiene alla sottofamiglia Epidendroideae, tribù Maxillarieae, sottotribù Maxillariinae (Dressler 1993). È il genere più grande di questa sottotribù, con circa 450 specie (Atwood & Mora-de-Retana 1999) distribuite solo nell’area neotropicale. Secondo Pabst & Dungs (1977), 94 specie del genere sono endemiche in Brasile. A causa della grande diversità morfologica di questo genere, la sua delimitazione è di difficile interpretazione.
Recenti studi filogenetici basati sul campionamento molecolare hanno ristretto ed ulteriormente delimitato il genere Maxillaria e riconosciuto nel contempo alcuni generi affini, come Brasiliorchis R. Singer, S. Koehler & Carnevali (Singer et al. 2007), Christensonella Szlach., Mytnik, Gorniak & Smiszek (Szlachetko et al. 2006) e Sauvetrea Szlach. (Szlachetko & Smiszek 2007).
Le varie riorganizzazioni tassonomiche del vecchio genere Maxillaria lo hanno suddiviso in 11 gruppi. Gruppo XI, che comprende specie con pseudobulbi a forma di “cuscino”, uniti da un breve rizoma, è stato suddiviso in tre sottogruppi. Uno di questi sottogruppi, il cosiddetto complesso Maxillaria picta, in cui la maggior parte delle specie hanno pseudobulbi bifoliati, è endemico solo nel Brasile atlantico, nelle foreste decidue stagionali. Questo gruppo è stato recentemente trasferito nel nuovo genere Brasiliorchis (Singer et al. 2007).

Retroscena: il lato oscuro delle medaglie

In tutte le forme della vita associata, l’uomo organizza occasioni di sfida e di valutazione delle proprie capacità.
Questo avviene nello sport, nella scienza, nella letteratura e in altre discipline, con premi, oscar, e medaglie.
Anche nel mondo delle orchidee si usa premiare piante in esposizione, valutate con regole prestabilite, per gruppo per rarità o per coltivazione. Per farlo ci sono i giudici, che si pensa siano capaci e soprattutto super partes.
Più l’evento è importante, più le giurie dovrebbero essere qualificate, ma a volte, forse non per colpa loro, assegnano premi a dir poco immeritati (eufemismo).
E’ capitato all’ultimo evento WOC in Ecuador (novembre 2017) con le piante esposte nello stand allestito (notte tempo) da Carbonere, Diana, e Ivan, per nome e per conto della Fiera di Padova che ha sponsorizzato la loro presenza.
Cosa è successo. Lo stand in questione è stato realizzato con orchidee acquistate (il giorno prima), in vivai locali, probabilmente nelle splendide serre di Ecuagenera, non poteva essere altrimenti: nessuno dei nostri baldi eroi coltiva orchidee a tal livello, e non essendo coinvolta nell’avventura, la produzione italiana, in Ecuador i nostri eroi sono andati solamente con lo zainetto della loro biancheria e basta.
Fosse finita qua, forse la commedia si sarebbe estinta con poco clamore. Ed invece, la qualificatissima giuria internazionale (all’evidenza ingnara della provenienza delle orchidee), ha assegnato delle medaglie alle orchidee esposte nello stand dei nostri eroi.
Euforia, già circolava l’idea che la potente corazzata Potemkin non avrebbe avuto rivali.

Si è anche visto sbandierare il tricolore: uniti si vince si sentiva gridare.

Lascio a voi qualificare il comportamento dei nostri eroi, a mio avviso è una di quelle azioni (esporre orchidee appena acquistate nei vivai di produttori professionisti), che mai un coltivatore di orchidee dovrebbe commettere, ma tant’ è, così è stato.

Però, il diavolo fa le pentole, ma non ci mette il coperchio, e sì, perché i nostri baldi eroi, uniti per convenienza strategica in quell’occasione, in Italia rappresentano due fazioni in competizione (eufemismo) fra loro. Posto che le piante, finito l’evento, siano sicuramente ritornate nei vivai ecuadoregni di provenienza, dove saranno andate a finire le medaglie?
Ufficialmente, delle medaglie non c’è più traccia condivisa, nessuna delle due fazioni ha il coraggio di portarle in trofeo nei vari eventi. Entrambe le fazioni sono tornate a organizzare le loro mostre paesane, ma le medaglie?
Dove sono finite le medaglie, figlie di un dio minore?
Bella domanda, qualcuno sa, ma non parla. 😉