Paphiopedilum: buoni ibridi

Quel meraviglioso ibrido primario: Paphiopedilum st Swithin (rothschildianum x philippinense).

Ciao Guido, che ne dici? E`un po`sbiadita ma in controluce non posso fare meglio!!
Paphiopedilum St.Swithin ( rothschildianum x philippinense ) 3 anni in coltura.
Collezione Gianni Morello

Racconti: quando gli ibridi ti fanno brutti scherzi
Eravamo alle prime armi pardon “alle prime orchidee”, quando io e l’amico Antonio, si andava in pellegrinaggio in quel di Trieste (in via strada di Fiume) per goderci le orchidee di Nevio Ogrizovich.
Nevio, allora aveva una stupenda collezione d’orchidee e fra le chicche, primeggiava una considerevole armata di Phapiopedilum.
Le specie importanti c’erano quasi tutte e c’era anche una divisione di rothschildianum, acquistato in comproprietà con Sergio, dai soliti Tedeschi.

Ricordo che per quel rothschildianum, (stavano per finire gli anni 80), i miei amici sborsarono 500.000 delle vecchie lire: due ceppi medio piccoli, divisi troppo presto.
Ad ogni buon conto era una pianta con tanto di FCC dell’American Orchid Society e quel premio gli donava un’aureola di massimo rispetto, valore commerciale compreso.
Col passare del tempo, persi di vista le due divisioni di Paphiopedilum rothschildianum, una ( quella di Nevio) finì malamente la sua avventura terrena e l’altra prese la strada di Udine.
Dopo molti anni, quel che rimaneva della divisione udinese (poco per la verità) approdò nella mia serra: sono già due anni che fiorisce, però voglio aspettare qualche anno per poter dire se si merita la medaglia FCC.
Nella serra di Nevio c’erano anche degli ibridi importanti di Paphiopedilum, ad esempio il Paphiopedilum st. Swithin.
Il Paphiopedilum st Swithin è una pianta molto vigorosa, facile da coltivare e diversamente dai suoi genitori, soprattutto il rothschildianum, abbastanza veloce nella crescita. Praticamente, la struttura vegetativa del P. st Swithin è quasi simile al rothschildianum e la fioritura poi, può mettere in crisi anche i più esperti collezionisti.
La differenza dei fiori fra rothchildianum e st. Swithin, oltre a qualche lieve variante sulle striature, sta tutta nella diversa angolatura dei sepali, e quindi se ti piazzano il P. st Swithin in bella mostra, può anche capitare che sia scambiato per il P. rothschildianum.
Quella sera Nevio ci fece un bello scherzetto, lo indirizzò soprattutto a Toni, che innamoratissimo da sempre del P.rothschildianum, trovatosi davanti al P. st Swithin in fiore, convinto di trovarsi davanti il tanto sognato P. rothschildianum, non seppe frenare il suo stupore.
L’equivoco per la verità, durò pochi secondi e poi, messa a fuoco la situazione, scoppiammo tutti in una sonora risata.
Mi raccomando, non fatevi beccare da qualche vostro amico buontempone: il P. st Swithin fiorisce nello stesso periodo del P. philippinenense, (inverno), mentre il P. rothschildianum mostra i suoi fiori nella tarda primavera.
Trovandoci a parlare di questo stupendo ibrido primario, la sorpresa più grande è il suo vigore.
Visti i risultati che ottiene Gianni con la sua coltivazione da finestra, si può affermare che questa pianta si presta molto bene alla coltivazione domestica.

Nei luoghi d’origine, entrambi i genitori del P. st Swithin, sono solitamente più esposti a luce luminosa durante le ore centrali della giornata, a differenza delle specie chiazzate che invece si sviluppano a livelli più bassi ed ombreggiati.
Forse, ma penso che Gianni saprà svelare i suoi segreti, l’atmosfera più asciutta dell’ambiente domestico può compensare la relativa mancanza di luminosità oppure è la pianta che riesce a adattarsi con facilità alle mutate condizioni colturali.
Sappiamo che i genitori del P. st Swithin vivono entrambi ai lati delle scogliere e che ricevono obliquamente la luce del sole, quindi le condizioni della coltivazione domestica possono rispondere senz’altro positivamente a quest’orchidea.
Il grande limite di coltivazione domestica del P. st Swithin stante la sua vigorosità è lo spazio.

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5 risposte a Paphiopedilum: buoni ibridi

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