Orchidee, funghi e grigliata novembrina

002009 Domenica 3 Novembre, una di quelle giornate che vorresti cancellare dal calendario – almeno per me, che il mese di novembre non dovrebbe esistere – perché buia, uggiosa e maledettamente corta, sono andato alla ricerca di qualche “supporto psicologico” ed ecco cosa ne è venuto fuori:
– grigliata di spiedini alla brace.
– lungo il Rio Parnasso una bella famigliola di chiodini.
012 004 – sul giardino, davanti alla loggia di casa, ancora chiodini… e così la cena è garantita.
– nel nuovo prototipo di serra, ecco in fiore, la meraviglia delle meraviglie: Vanda coerulea f. rosea… oserei dire l’unico esemplare presente nelle collezioni italiane!!
Per oggi è andata bene… domani si vedrà.
Vanda coerulea f. rosea, una specie che fa diversa la tua collezione. Omaggio del grande Enzo, quella volta, ricordo che disse: “tieni un pezzo tu Guido, non si sa mai, così sono sicuro che vivrà anche dopo di me! – Mai più profetica fu la sua frase! – Enzo se nè andato da pochi giorni e lei è ancora bella e splendente a sua testimonianza.
Su esempio di Enzo, appena posso, distribuisco divisioni e piante della mia collezione a tanti appassionati.
Nb): chi desidera visitare “ORCHIDEA”, il prototipo di serra per la coltivazione amatoriale di orchidee, può farlo quando lo desidera: telefonare a 3495444568.

Cattleya dormaniana

L’amico Paolo Casanova, eccellente orchidofilo parmense è al settimo cielo: la sua agognata Cattleya dormaniana è fiorita!
“Guido, hai viso la mia mail? – si informa al telefono, Paolo – ti ho inviato la foto della mia C. dormaniana, in fiore e mi piacerebbe condividere la notizia” – e aggiunge – non è facile vederla nelle collezioni e sono veramente felice di questa fioritura”
“Certamente – rispondo io – e non solo i fiori, pubblicherò anche un primo piano del suo cestino in legno che tu le hai costruito: una vera opera d’arte!”…

Ora possiamo iniziare il racconto.
Ho cercato qualche notizia per strutturare il post ed ho trovato molto interessante il racconto di Paulo Roberto Pancotto, orchidofilo brasiliano, riportato in Orchids News n° 35, sul sito di Delfina de Araujo
…” “It was a beautiful journey to see Cattleya dormaniana blooming. The walk lasted for ten hours, going up and down, in an area very difficult to be reached and I believe that is the reason for being still safe. We found a habitat with a good population formed by matured plants and I can say that there were at about 150 plants and a great quantity of small-sized seedlings which means that this small treasure is in perfect balance because its pollinator is active and doing a good job.
Those plants were very well adapted, healthy, with a luxuriant blooming, little variation in the color but, on the other hand, they presented in their floral stems two flowers with same size, which is for the species a great event. They were found in a very humid environment because they were place over a multitude of bromeliads. Those plants are also responsible for a great accumulation of water which is constantly in evaporation.
The luminosity was, in most plants, at about 50%, but, at the same time, we found plants which were at noon completely exposed to the sunbeam. However, due to the great refrigeration supplied by the combination of water from the bromeliads with the heat and ventilation, we haven’t seen any plant burnt. This habitat is found at, approximately, 600m altitude.”

Da questo riassunto di viaggio emergono notizie molto utili per capire l’habitat di questa specie in sito.
1 – Habitat in zone impervie, quale garanzia di sicurezza per la specie.
2 – L’equilibrio biologico delle colonie di Cattleya dormaniana visitate è dato da molti fattori convergenti, ad esempio la combinazione, temperatura, luce, ventilazione e, osservazione molto interessante, la presenza di estese colonie di bromeliacee, grandi accumulatrici di acqua in costante evaporazione… come a dire: un naturale impianto “fog” a disposizione.

C_dormaniana_paolo_fioreCattleya dormaniana (Rchb f.) Rchb. f. 1882
Questa specie è stata descritta come Laelia dormaniana da Rchb. f. nel 1880.
Nel l882, l’ha trasferita nel genere Cattleya.
All’inizio, si è pensato che fosse un ibrido naturale di Cattleya bicolor e Laelia pumila Ultimamente il dubbio è stato rimosso, Dressler & Gillespies (Bollettino AOS – 1960) la considerano una specie valida.
Cattleya dormaniana è endemica nello stato di Rio de Janeiro, tra i 500 ei 700 metri di altitudine.
In certi casi vive nei tronchi morti o in decomposizione come pianta saprofita, (Monti Órgãos). Generalmente è epifita e cresce nella foresta pluviale molto umida, su alberi specifici, probabilmente Clusia organensis, in ambienti difficili da raggiungere.. Il suo habitat varia tra 600 e 1.000 m di altitudine.
La specie produce pseudobulbi che variano da 8 a 30 cm con due foglie carnose al loro apice. Presenta uno o al massimo due fiori per spiga, di 8 centimetri di diametro una volta aperti. Durano meno di 15 giorni e sono scarsamente profumati.

Altra nota interessante, che sottolinea le sue incertezze tassonomiche, l’ho trovata spulciando il bollettino dell’American Orchid Society: febbraio 1956 (Vol. 25, No. 2, page 159).
…”Cattleya dormaniana: Brazil. This species brings to the forefront the artificial distinction between Brazilian laelias and cattleyas. The distinction is based on the number of pollinia; four for cattleyas and eight for laelias. This species produce two or four extra rudimentary pollinia in addition to the four normally found in plants of this genus. Is this then a Laelia, a Cattleya or an intergeneric natural hybrid? It is today accepted as a Cattleya and the underdeveloped pollinia have some evolutionary significance related to the origin of the species. Regardless of the genus, the 3 inch flowers, produced usually one or two per inflorescence (occasionally up to 4) are dramatic. The species, discovered in 1879, comes from the humid, cloud-shrouded Organ Mountains in Rio de Janeiro State, Brazil. While the thin pseudobulbs do not tolerate dehydration, the species does need a definite period of dormancy. Flowering occurs in the fall. While known for some 130 years, C. dormaniana remains relatively rare in contemporary collections. It is a small species that takes up little room and for those able to provide for its requirements, a dramatic addition to anyone’s cattleya collection”…
L’elemento di incertezza tassonomica è dato dal fatto che questa specie, in aggiunta alle quattro masse polliniche, normalmente presenti nelle piante di questo genere, ne produce altre due supplementari, a volte quattro, seppur appena strutturate rudimentalmente; da ciò la domanda: è una Laelia, una Cattleya o un ibrido naturale intergenerico? Oggi è accettata come Cattleya… chissà in futuro!

cassettina_paoloLe cassettine di Paolo
Questa, nella foto a sinistra è il cestello in legno dove Paolo, a suo tempo ha sistemato Cattleya dormaniana, dopo essersela aggiudicata ad un’asta – lui dice – “beccata negli ultimi 5 secondi”.
Mi colpisce particolarmente, la precisione con la quale Paolo ha realizzato l’opera, curata anche nei minimi dettagli. E poi, particolare da non poco conto, desidererei far notare la qualità del legno usato. La durezza del legno è un elemento essenziale, fondamentale, direi: complimenti Paolo.

Pleurothallis truncata

1548Pleurothallis truncata Lindl. 1836.
Sinonimi: Humboldtia truncata (Lindley) Kuntze; Humboltia truncata (Lindley) Kuntze; Pleurothallis corazonica Schlechter.

Pleurothallis truncata è una specie epifita, cespitosa, a volte litofita. Vive negli altopiani dell’Ecuador ad altitudini di 1700-3000 metri. Come altre Pleurothallidinae, non ha pseudobulbi, ma lunghi fusti sottili e filiformi, che portano una foglia al loro apice. I fiori di colore arancio luminoso, si formano su esili infiorescenze, che spuntano sopra la foglia, sulla parte superiore dello stelo. In certi casi, generalmente quando le condizioni di coltivazione non sono ideali, al posto dei fiori si formano dei keiki che generano nuove piante.
L’ambiente ideale di coltivazione di questa specie è la parte più ombrosa e fresca della serra (ad esempio, a riddosso dei pannelli di raffrescamento), con substrato drenante, ma tenuto sempre umido. Non richiede periodi di riposo. Le fioriture iniziano in autunno, proseguono per vari periodi della stagione invernale, per durare fino a primavera.

Impollinazione dei fiori
1551 Il genere Pleurothallis comprende oltre 1000 specie, tutte con fiori tra i più diversi ed insoliti, ma legati fra loro da un denominatore comune: due masse polliniche. Varie specie producono fiori molto piccoli ed in certi casi (vedi foto) quasi del tutto chiusi. Questa particolarità morfologica potrebbe far pensare che i fiori siano autogami (autoimpollinanti- il polline passa direttamente dall’antera di un fiore allo stigma dello stesso), ma l’apertura, seppur piccola, lasciata disponibile da sepali e petali, induce a credere che la fecondazione sia del tipo entomogamo (insetti) e incrociata (il polline viene trasportato dall’antera di un fiore allo stigma del fiore di un individuo differente della stessa specie).
I piccoli e insoliti fiori di molte specie di Pleurothallis, hanno perfezionato due specializzazioni:
– riconoscono il proprio polline, e non si fecondano.
– si sono strutturati allo scopo di utilizzare piccolissimi insetti (moscerini) per la loro impollinazione.

Nota: Foto e orchidee della collezione Guido De Vidi. E’ vietata la riproduzione per usi commerciali.

Dracula vlad-tepes

Halloween… e vampiri!

1534L’atmosfera di halloween, almeno dalle mie parti, ci sta tutta: giornate corte e buie, nebbia che fa svanire agli occhi l’orizzonte ed il ritorno all’ora solare a far 31, mi suggerisce di scherzarci su.
Guardate il fiore della foto a sinistra! Sembra portarci con la mente a visioni aliene, astronauti calati dal cielo scuro, oppure strani esseri demoniaci, dotati di lunghi arpioni, pronti ad avvolgerci in un abbraccio mortale.
Volete conoscere il suo nome? Dracula vald-tepes
…la notte di halloween vi aspetteranno, appese lungo la stradina di Vicolo Parnasso: sconsigliato “coglierle”, porterebbero “sfiga” 😉

1542Dracula vlad-tepes Luer & R. Escobar 1981
Questa specie è endemica nella cordigliera orientale del Dipartimento colombiano di Santander (vicino Viriolin). E’ stata trovata nelle foreste pluviali a 2500 metri di altitudine. Pianta epifita da clima freddo di piccole dimensioni con foglie strette, erette, robuste e con guaine basali tubolari. Fiorisce in diversi periodi dell’anno con preferenza nei mesi freddi che vanno dall’autunno alla primavera.
1541Le infiorescenze racemose escono attraverso l’apparato radicale, scendono pendule e formano singoli fiori in progressione. La parte centrale dei petali e dei sepali è scura con striature e macchie color vinaccia, mentre il labello è solitamente bianco con lievi colorazioni giallo pallido e striature grigie.

Si consiglia di coltivare questa specie a luce soffusa, temperatura fresca-fredda, bagnature regolari e apparato radicale sempre umido con leggera ventilazione ambientale. La peculiare crescita degli steli fiorali suggerisce di usare cestini di rete a piccole maglie, con composto di corteccia fine, mista a perlite e sfagno.

Etimologia della specie
Nominata in riferimento Vlad Tepes (detto Dracula),
“la storia vera del principe valacco Vlad l’Impalatore, chiamato Dracula per l’appartenenza del padre all’ordine cavalleresco del Drago, che la fama tremenda delle sue gesta, ispirò la creazione del personaggio del vampiro, divenendo in questo modo leggenda, non ha niente a che fare con con il mito del vampiro, nato dalla letteratura postuma. E’ quindi, la quintessenza di leggende preesistenti, senza tempo, che storicamente finirono per incarnarsi in un modello reale di umana ferocia. Con il mito del vampiro, Vlad ha in comune la sua inestinguibile sete di sangue, accentuata dalla crudeltà della guerra che combatte contro i Turchi.
A differenza del vampiro leggendario, Vlad non teme la croce, anzi l’innalza come insegna. Ciò nonostante, la fantasia popolare lo legherà al potere demoniaco, radicato in antichissime superstizioni. Per la storia, Dracula o Vlad III di Valacchia visse quarantacinque anni, dal 1431 al 1476. Per la leggenda appartiene al mondo di coloro che non sono mai morti pur non essendo più vivi, creature d’oltretomba che perpetuano in eterno la propria esistenza alimentandosi del sangue dei viventi”…

Che fantasia “sinistra” hanno avuto, la botanica e la tassonomia, con questo genere di orchidee! Non bastava nominare il genere “Dracula”, ma bisognava infierire anche su qualche povera specie, tipo “D. vampira” o come nel nostro caso “D. Vlad-Tepes

Nota: Foto e orchidee della collezione Guido De Vidi. E’ vietata la riproduzione per usi commerciali.