Paphiopedilum, storia di un ibrido non registrato

013

Il cartellino di cui è dotata questa pianta riporta:

Paph. Sunland ‘BRYON’ x Paph. Daphne. (fiore)

Messa così la “cosa” si potrà dire: che carino questo ibrido, ma quando si pensa che questo fiore è il frutto di oltre 130 anni di incroci, viene la voglia di cercare nel suo albero genealogico.

Osservazione: sembra che non ci sia traccia di registrazioni di questo incrocio alla RHS.

Storia dei suoi genitori:
Paph. Daphne ha una storia breve: ibrido primario (Paph. exul x Paph charlesworthii), registrato da W.Appleton 01.01.1903.

011

Paph. Sunland ‘BRYON’ x Paph. Daphne (pianta)
Paph. Sunland ha un albero genealogico lunghissimo: mi fermo ai suoi genitori che sono (Paph. Sungrove x Paph. Gorse), registrato da Ratcliffe 01.11.1963.

Ora inseguiamo a ritroso Paph. Sungrove: è figlio di (Paph Minster Lovel x Paph. Chilton) sempre registrato da Ratcliffe 01.01.1957.
Ancora Ratcliffe nel 1952 registra Paph Minster Lovel (Paph. Grace Broughton x Lady Mona).

Paph. Grace Broughton, nasce nel 1945, registrazione Cooke ed è figlio di (Paph. Diana Broughton x Paph Graceful).

A questo punto, per arrivare sino al 1884, quando troveremo le specie che hanno dato vita a tutta questa trafila, prendiamo in esame Paph. Diana Broughton (1936): ecco il link della sua completa genealogia.

Se siete ancora qui a leggere è già un gran risultato, ma sicuramente direte: che cavolo serve tutta questa “pappardella”! Alla fine è un fiore come tanti altri.
Io penso di no, questo fiore sarebbe anonimo e senza valore se non conoscessimo la sua storia, storia che si intreccia con il gran lavoro di coltivatori e di collezionisti, in tanti anni di ricerca. Fra gli ibridatori che ho citato, qualche osservatore attento troverà senz’altro, nomi famosi legati a tante specie o generi di orchidee. Nel nostro caso rimane sconosciuto il motivo della non registarzione, chissà forse non è stato ritenuto meritevole.

Cattleya Mary Ann Barnett ‘EXQUISITA’ FCC/AOS

Foto da internet: C. Mary Barnett ‘ESQUISITA’ FCC/ AOS

Oggi, 3 Novembre 2019 è una giornata uggiosa di inizio novembre. Quel che rimane della mia collezione è già ammassato nella vecchia serra. Là nell’angolo di destra, quello riservato alle Cattleya, ibridi famosi e specie, c’è una piccola pianta con qualche problema: substrato colonizzato da felci di vario tipo. Raccolgo il vaso e leggo il nome: C. Mary Barnett ‘ESQUISITA’ FCC/ AOS. Mi prende la curiosità di saperne di più, ricordo vagamente che si tratta di un ibrido dai fiori bianchi. Accendo il computer ed inizio la navigazione su internet, innanzi tutto per verificare l’esattezza del nome riportato sul cartellino, i dati sono esatti e continuando a navigare mi ritrovo a godere il gran lavoro creato da Rhonda Heide il 24 Ottobre 2013: praticamente la presentazione storica delle Cattleya dai fiori bianchi, compresa Cattleya Mary Ann Barnett ‘Exquisita ‘FCC/AOS

Storia:

Cattleya Mary Ann Barnett

Cattleya Mary Ann Barnett (1960) registrata da Bracey alla RHS
(C. Arctic Circle x C. Bob Betts (1/1/1960))
Un eccellente fiore bianco che si vede raramente nelle collezioni italiane.
Ci sono molti premi AOS, ed ‘Exquisita’ FCC / AOS (90P, 174mm, F = 8, 1980) è la più famosa.

Orchid Committee of the Royal Horticultural Society in azione, 1917.

C. Arctic Circle = C. White Empress x C. Barbara Dane (1/1/1954)
C. Bob Betts = C. Bow Bells x C. mossiae (1/1/1950)

Altri premi
Most awarded/recent cultivars:C. Mary Ann Barnett ‘Exquisita’ (2 awards from 1966 to 1980) C. Mary Ann Barnett ‘David C’ (2 awards from 1967 to 1971) C. Mary Ann Barnett ‘Snowfall’ (2 awards from 1967 to 1969) C. Mary Ann Barnett ‘Sovereign’ (2 awards in 1969) C. Mary Ann Barnett ‘Luxembourg Waltz’ (2 awards from 1961 to 1967) C. Mary Ann Barnett ‘Karyn’ (1981) C. Mary Ann Barnett ‘Versaille’ (1969) C. Mary Ann Barnett ‘Christine’ (1969) C. Mary Ann Barnett ‘Easter Parade’ (1969) C. Mary Ann Barnett ‘Serenity’ (1968) C. Mary Ann Barnett ‘Winged Victory’ (1967) C. Mary Ann Barnett ‘Julie’ (1963) C. Mary Ann Barnett ‘Lisa McDaniel’ (1962) C. Mary Ann Barnett ‘Swan Lake’ (1961) C. Mary Ann Barnett ‘Snow Maiden’ (1960)

MODA

Siamo a cavallo del ventesimo secolo, nella prima metà, anni 40, 50 e 60, negli USA soprattutto vanno di moda i fiori grandi e la nostra Cattleya Mary Ann Barnett è fra le più richieste.

Foto per gentile concessione di Art Chadwick

Anni ’40. La costumista e giudice AOS Carol Beule descrive questa foto: “Un abito da “pomeriggio” con pellicce e orchidee. È un ensemble di ” eventi “. Cocktail nel tardo pomeriggio e cena fuori con ballo, in autunno o all’inizio dell’inverno.

Nella foto sopra: Il capo dei vigili del fuoco Jan Briscoe, affiancato dalla signora PG Barnett, a sinistra e dalla signora Briscoe, ammira l’orchidea Potinara, a sinistra e l’orchidea BC Katzimo. Parteciperanno alla quinta conferenza annuale sulle orchidee mondiali a Long Beach da giovedì a domenica 14-17 aprile, con la società delle orchidee della contea.

Per ritrovare la signora Barnett bisogna andare al 1966 a Newport Beach – I membri della Orange County Orchid Society che partecipano al quinto World Orchid Conferens e Show alla Long Beach Arena oggi fino a domenica17 Aprile, includeranno il capo dei vigili del fuoco Jan Briscoe di Newport Beach e la signora Briscoe. Un paio di immagini rivelano la portata dell’evento, organizzato in gran parte dalla Orchid Society of Southern California e dalla nostra stessa società, che si tiene dal 14 al 17 aprile 1966 alla Long Beach Arena. L’intero piano dell’arena era pieno di reperti elaborati, visti con entusiasmo da folle ben vestite. Fuori dalla telecamera, c’erano importanti seminari. È stato un periodo significativo nella storia del business delle orchidee. La scienza meristematica era stata applicata con successo solo di recente dai vivai di orchidee (il primo era Vacherot et Lecoufle, in Francia). Nuovi sviluppi in biologia e tecnologia stavano appena iniziando ad essere applicati alle orchidee. Alcuni relatori hanno continuato a fare illustri carriere nella biologia delle orchidee, tra cui il Dr. Harold Koopowitz. I membri della Orange County Orchid Society che partecipano al quinto World Orchid Conferens e Show alla Long Beach Arena oggi fino a domenica 17, includeranno il capo dei vigili del fuoco Jan Briscoe di Newport Beach e la signora Briscoe. La signora Briscoe gode di un’ampia reputazione di aver vinto molti riconoscimenti per il suo utilzzo di orchidee negli arrangiamenti. Dice che il suo amore principale è quello di raffigurare orchidee in disegni artistici.

Cattleya bianca

Un’altra importante coppia che coltiva orchidee è il signor e la signora PG Barnett, anch’essi di Newport Beach. I Barnett godono nella loro collezione privata di 1.000 Cattleya, tra cui la famosa cattleya bianca, Mary Ann Barnett, nominata in onore della signora Barnett e coltivata alla BO Bracy Co. Orchid Range di Santa Ana. Oltre un milione di orchidee saranno in mostra al World Orchid Show. La competizione internazionale sarà giudicata da una giuria di 200 giudici da tutto il mondo.

Una pianta in fiore di Mary Ann Barnett sarà esposta nella mostra di Long Beach, insieme a un ritratto ad olio in cui appare l’orchidea.

Bulbophyllum rothschildianum

Nella foto in evidenza: Bulbophyllum rothschildianum in fiore nella collezione rio Parnasso – 2.11.2019

Bulbophyllum rothschildianum

Bulbophyllum rothschildianum (O’Brien) J.J. Sm. 1912
Sinonimo e basionimo: Cirrhopetalum rothschildianum O’Brien 1895
Origine etimologica del nome di specie: in onore di Rothschild (banchiere svizzero-inglese e appassionato collezionista di orchidee –1800) – Nome popolare in Cina: Mei Hua Juan Ban Lan.

Specie epifita endemica nel sud della provincia dello Yunnan (Cina), in India nord-orientale e nell’Assam. Si sviluppa lungo un rizoma orizzontale formando pseudobulbi ovoidali che portano una sola foglia apicale; fiorisce su uno stelo basale eretto, formando pochi fiori su infiorescenze umbellate, sia in primavera che in autunno. I fiori emanano un odore sgradevole per i nostri parametri olfattivi. Questa specie può essere coltivata in vaso, ma amche in cestino con substrato molto drenante, ombra parziale, molta acqua, abbondanti fertilizzazioni, umidità costante e buona circolazione di aria.

Note
Ex Cirrhopetalum rothschildianum – nome di genere attulmente valido in World Checklist of Selected Plant Families (WCSFP): Bulbophyllum rothschildianum
E’una delle specie più ammirate fra quelle appartenenti al sottogruppo ex Cirrhopetalum.
I fiori hanno la classica struttura standard per questa parte del genere: il sepalo dorsale a forma di cappuccio appuntito, enormi sepali laterali che avvolgono la parte anteriore del fiore a formare un grande grembiule, petali minimali, e un piccolo labello colorato.

Il labello costituisce una delle parti più affascinanti del fiore; essendo incernierato così delicatamente che al minimo tocco o soffio d’aria si muove su e giù, diventando un attrazione fatale per gli insetti pronubi (mosche). Le mosche si posano sui grandi sepali laterali, risalgono il fiore e quando giungono sul labello, questo le sbilancia facendole cadere all’interno del fiore stesso. Non bastasse questo marchingegno naturale, i ganci posti ai lati della colonna hanno la funzione di trattenere le mosche durante i loro tentativi di fuga per quel tanto che serve ad attaccarsi addosso le masse polliniche, che poi saranno trasportate in un altro fiore.

L’ornamento dei fiori di Bulbophillum serve ad attrarre gli insetti pronubi ed è di diversi tipi. Le parti principali del fiore sono coperte da minute particelle lucide, che gli danno un aspetto finemente satinato. Però, l’ornamento superficiale più evidente in Bulbophyllum rothschildianum e suoi alleati è la presenza di numerose protuberanze dai colori brillanti sulle superfici dei sepali laterali, che formano delle righe longitudinali.
Gli ornamenti più appariscenti sono le pagliuzze o striscioline mobili poste alle estremità del sepalo dorsale e dei petali. Queste strutture colorate variano da peli filamentosi semplici, a larghi nastri come bandiere lungo i margini di tutti e tre gli elementi floreali, quasi ad immaginare una testa di capelli spettinati al di sopra del florido “naso” rosso scuro del labello.

I fiori si strutturano ad ombrello, come grappoli di sette o otto per infiorescenza in esemplari adulti, meno in piante giovani. Bulbophyllum rothschildianum, in coltivazione è un po’ permaloso ed ha uno sviluppo più lento di altre specie del gruppo. Piante eccezionali possono avere formare fiori fino a sette o otto centimetri di lunghezza.

Come spesso capita, anche questa specie presenta delle incertezze tassonomiche di identificazione. Su qualche rivista del settore (Seidenfaden 1973) si legge che Bulbophyllum rothschildianum potrebbe essere solo una forma grande (forse tetraploide) di Bulbophyllum wendlandianum. Il condizionale rimane d’obbligo, tuttavia, ci sono relazioni sicuramente forti ed evidenti tra queste due specie, ed anche tra B. rothschildianum e B. ornatissimum.

Polystachya zambesiaca

Nella foto in evidenza: Polystachya zambesiaca in fiore nella collezione rio Parnasso di Guido De Vidi

Il genere Polystachya stato fondato da Sir William Hooker nel 1825. Il nome deriva dalle parole greche Poly (molti) e Stachys (spiga di grano), facendo riferimento sia alla presenza di molti steli fiorali, caratteristica della maggior parte delle specie, o alla struttura di una infiorescenza in boccio.

Polystachya zambesiaca Rolfe 1895
Sinonimi: Polystachya hislopii Rolfe 1914; Polystachya lawrenceana var. hislopii (Rolfe) Kraenzl. 1926; Polystachya phiriae Fibeck 1999

Specie epifita a volte litofita, endemica in diversi paesi africani: Malawi, Mozambico, Sud Africa, Tanzania, Zambia e Zimbabwe.
Habitat preferito su affioramenti rocciosi ad altitudini che vanno dai 900 ai 2000 metri nelle foreste caratterizzate dalla presenza di Brachystegia (specie predominanti delle foreste di miombo dell’Africa centrale e meridionale).
Pianta di piccole dimensioni – quasi miniatura – con pseudobulbi ovoidali oblunghi che formano 2-3 foglie lanceolate, leggermente piegate, di colore verde spento.

Produce infiorescenze pubescenti con tanti piccoli fiori non resupinati di colore giallo verde smeraldo.
Fioritra autunnale; coltivazione in piccoli vasi, temperatura intermedia, ambiente umido con un leggero riposo invernale più secco più fresco.

I fiori pubescenti, a volte emanano un forte profumo di cioccolato, sepali e petali di colore giallo verdolino, giallo limone, labello bianco con venature viola sui lobi laterali e una macchia marrone alla base del piede della colonna.

Nei luoghi di endemicità le temperature dei giorni invernali sono in media 18-19 ° C e le notti in media 7-8 ° C, con un intervallo diurno di 10-11 ° C. In coltivazione le bagnature dovrebbero essere ridotte dalla fine dell’autunno alla primavera successiva, ma non dovrebbero rimanere completamente senza acqua per lunghi periodi. Occasionali nebulizzazionii mattutine tra le annaffiature poco frequenti forniranno umidità sufficiente nella maggior parte delle aree in crescita. L’acqua dovrebbe essere aumentata se gli pseudobulbi si restringono eccessivamente. Il fertilizzante deve essere eliminato fino a quando non inizia una nuova crescita e in primavera si riprende un’irrigazione più pesante.

Liparis latifolia

Foto di copertina: Liparis latifolia: collezione rio Parnasso.

Leggi il post di inizio contenente la descrizione del Genere.
Riassunto:
Liparis  L.C.Richard 1817 è un genere complesso, vicino alle Malaxis, composto da 350 specie riconosciute a fronte delle quasi 700 descritte. Fu descritto nel 1817 da Louis Claude Marie Richard. Le varie specie vivono in zone temperate e tropicali in tutto il mondo.

Liparis latifolia Lindl. (1830)

Liparis latifolia


Sottofamiglia: Epidendroideae Tribù: Malaxideae, Genere: Liparis, Specie: Liparis latifolia Lindl. (1830)
Come molte altre orchidee, questa specie ha vari sinonimi, ad esempio, Leptorkis latifolia, Stichorkis latifolia, Liparis fulgens, Liparis robusta o Liparis scortechinii, ed altri.
Significato del nome di specie: ad evidenziale le foglie larghe di cui è dotata.
Nome popolare in Cina: Kuan Ye Yang Er Suan
Liparis latifolia è endemica in Cina, Indonesia, Malesia, Nuova Guinea, Filippine e Tailandia ad altitudini da 200 a 1700 metri. L’infiorescenza, delicatamente arquata, può crescere fino a 25 cm di lunghezza. Forma tra 10 e 80 fiori di un cm, distribuiti in forma distica fra loro e distanziati di circa 1 cm l’uno dall’altro.
Nel Borneo questa specie cresce come epifita in zone ombrose delle foreste vicino ai corsi d’acqua. I fiori non sono profumati.
Si tratta di un’orchidea di medie dimensioni, con pseudobulbi unifoliati, dotati di foglie lunghe e lanceolate, tendenti ad assumere una colorazione arancione – rossastra, in sintonia con il colore dei fiori: petali giallo-arancio, labello piatto e bordi leggermente arrotondati frestagliati. Fiorisce in estate/autunno; fiori per diverse settimane.
Coltivazione
Evitare la luce solare diretta, desidera ambiente semi-ombreggiato e umido. Temperature calde, minime 12-15 gradi centigradi. Tenere la pianta sempre leggermente umida con fertilizzazioni settimanali nel periodo del suo sviluppo. Nella stagione fredda ridurre le bagnature al minimo, avendo cura di non disidratare la pianta che non richiede riposo invernale. Sistemazione consigliata, in vaso con substrato drenante (bark, torba di sfagno).