ETIMOLOGIA: In onore di Emil Hassler, (n. 20 VI 1864, Aarau, Svizzera; d. 4 XI 1937 Asunción. Medico, naturalista e botanico svizzero noto per le sue collezioni e contributi alla flora del Paraguay.
FioriEpidendrum hassleri, pianta
Appartiene al gruppo Pseudepidendrum. Caratterizzato da piante caespitose, steli a forma di canna, foglie acuminate, infiorescenza apicale, senza brattea spaziale. I petali sono per lo più filiformi e il labello solitamente a 3 lobi, il lobo apicale è spesso biforcato. Nel sottogruppo Densiflorum l’infiorescenza a peduncolo corto è panicolata. Fiorisce una sola volta all’anno, i fiori sono verdi, l’apice della colonna e del disco del labello bianco panna, i calli talvolta sono sfumati di viola.
Specie endemica in Brasile da Rondônia e Goiás e dal bacino del Rio Paraná, dalla Sierra de Amambay a sud-est alle cascate dell’Iguazú, lungo il confine del Paraguay e del Brasile e fino alla provincia di Misiones, in Argentina, nella Meseta Misionera; epifita nella foresta umida ombrosa a quote più basse. Fioritura da ottobre ad aprile
COLTIVAZIONE
Usare piccoli vasi con substrato drenante. Habitat ombreggiato, temperatura media (15-30) gradi centigradi. Leggero riposo, fertilizzazioni blande ed equilibrate.
Curiosità
La pianta descritta in questo post è giunta in coltivazione già dotata di una capsula seminale fecondata. La capsula è maturata e, all’evidenza, i semi si sono insinuati fra le radici ed il substrato della zattera di supporto. Come si vede dalle foto, stanno crescendo delle nuove piantine. Stiamo assistendo ad un evento abbastanza raro in coltivazione: la germinazione simbiotica
Il piacere della scoperta, fioritura di una rara specie guatemalense. In sito? No, in rio Parnasso foto safari. Non potendo essere in sito, con un po’ di fantasia si possono cercare orchidee anche senza uscire di casa! Rio Parnasso, di tutto, di più!
PiantaFiore
Chiedo aiuto per classificare questa specie, se qualche coltivatore o botanico mi può aiutare ne sarei grato: grazie!
Aggiornamenti 09.06.2020:
Su indicazione di Roberta L, affezionata lettrice di orchids.it, (vedi commento a piè pagina) ho approfondito la ricerca su internet, focalizzando il genere citato da Roberta: Nemaconia e/o Poneria. Su Flickr trovo foto e descrizione che corrispondono alla pianta in analisi
Nemaconia(Ponera) tipo, striata e forma flava
Fritz Hamer scrive nel suo libro The Orchids of El Salvador: “Il botanico inglese John Lindley (1799 – 1865) nominò il genere Ponera nel 1831 e lo basò sulla parola greca poneros = miserabile, buono a nulla, molto probabilmente perché il i fiori nella maggior parte delle specie sono così piccoli e poco appariscenti “. Nel registro botanico di Edwards (1839) ho scoperto che il nome del genere Ponera significa “miserabile, vile, alludendo all’aspetto miserabile della specie”. Nel 2007, Van den Berg, Salazar e Soto Arenas, hanno trasferito questa piccola orchidea nel genere Nemaconia di cui non ho trovato l’etimologia. Spero che non sia dispregiativo come il primo.
Con le informazioni trovate, ritengo di poter assegnare nome di genere e specie alla pianta: Nemaconia (Ponera) striata formaflava
Da tempo aleggiava aria di crisi nella Federazione Italiana Orchidee: la scelta della sede c/o la tenuta del conte Brandolini ha dimostrato sin da subito i suoi limiti. Il nocciolo duro: Conte, Zanardo, Camani, Ghedin, Bosi non ha saputo stare al ritmo che un’Associazione orchidofila a dimensione nazionale doveva avere e a più riprese si è dileguato, rassegnando le diminssioni.
A quel che rimaneva del gruppo dirigente in carica: Presidente Ivan, Morandin, Carbonere, non restava altro che convocare un’assemblea straordinaria di crisi, con l’obiettivo di tenere in piedi l’idea associativa nata da qualche anno.
Ora, la FIO riparte con un nuovo gruppo dirigente.
A seguito della votazione questo è il nuovo direttivo con le relative cariche
Presidente: Massimo Morandin.
Vice Presidente: Franco Bonacorsi.
Tesoriere: Ezio Carbonere
Consiglieri: Antonio Ponzo e Guido Dal Fabbro.
Presidente Onorario: Diego Ivan
Al nuovo gruppo dirigente, e all’Associazione tutta, auguri di un proficuo lavoro a favore dell’orchidologia italiana ORCHIDS.IT
Questo post racconterà la storia di di una Cattleya bianca, uno degli incroci che hanno segnato la storia delle ibridazioni. Tutto inizia quando Clint McDade del Rivermont Orchids esibì 5 piante di un nuovo ibrido di Cattleya chiamato Bow Bells; aveva fiori così eccezionali che una delle piante esposte ricevette il First Class Certificate (FCC) e il gruppo di piante esposte ricevette la rara medaglia d’argento di eccellenza dell’American Orchid Society. Quattro delle cinque piante esposte, ottenute da seme, erano alla loro prima fioritura. Un tale riconoscimento lasciò il segno nell’ambiente orchidofilo americano, e quel fragile fiore rivoluzionò completamente la qualità degli ibridi a fiore bianco di Cattleya. Si tratta infatti di un fiore che rasenta la perfezione secondo tutti gli standard di giudizio e Cattleya Bow Bells era sulla buona strada per diventare uno degli ibridi più premiati nella storia delle orchidee. Leggi tutto larticolo https://chadwickorchids.com/content/bow-bells-revolution
Prologo. Non sempre il rapporto del coltivatore con le sue orchidee è dei migliori. Soprattutto quando le piante in coltivazione raggiungono varia migliaia, può capitare che qualche pianta sia trascurata, dimenticata in una parte inaccessibile della serra. Così è andata con la mia Coelogyne ovalis in foto, da tempo sistemata in un coppo appeso al pannello cooling e nascosta da altre piante. Durante le fasi di smantellamento (chiusura collezione) mi è capitata fra le mani l’orchidea, sporca, con chiari segni di aggressioni di tripidi e di altri parassiti. Onestamente pensai di eliminare la pianta, la appesi ad una rete di supporto in attesa di decisione definitiva, sono trascorsi solamente pochi giorni ed ecco la sua risposta: un po’ malconcia ma piena di fiori… a lei l’onore di questo post.
Il genere Coelogyne è tra i 900 generi di orchidee distribuiti in tutto il mondo ed è stato nominato nel 1821 da John Lindley (1799-1865), che fu, in varie occasioni, assistente di Joseph Banks, direttore di Kew Gardens, professore di botanica all’Università di Londra, autore di Ladies ‘Botanany e organizzatore della prima mostra floreale della Gran Bretagna, nel 1830.
Coelogyne ovalis Lindl 1838 SEZIONE: Fulginosae
Specie epifita e/o litofita, endemica in Assam, Tibet, Nepal, Bhutan, Xizang e nelle province dello Yunnan della Cina, India nord-orientale, Myanamar, Thailandia e Vietnam. Trovata lungo i fiumi nelle valli montane, sugli alberi o sulle rocce ad altitudini da 600 a 3000 metri.
Sinonimi: Coelogyne decora Wall. ex Voigt, Hort. Sobborgo. Calcutt .: 621 (1845). Coelogyne fuliginosa Lodd. ex Hook., Bot. Mag. 75: t. 4440 (1849). Coelogyne pilosissima Planch., Hort. Donat .: 144 (1858). Coelogyne longiciliata Teijsm. & Binn., Natuurk. Tijdschr. Ned.-Indië 27: 16 (1864). Pleione fuliginosa (Lodd. Ex Hook.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 680 (1891). Coelogyne arunachalensis HJChowdhery & GDPal, Nordic J. Bot. 17: 369 (1997).
Derivazione del nome di specie: dalla forma rotondeggiantre della parte mediana del labello. Nome popolare cinese: Chang Lin Bei Mu Lan.
Il genere Coelogyne comprende circa 25 specie. Coelogyne ovalis è parente stretta di Coelogyne fimbriata, entrambe sono abbastanza facili da coltivare, perché sono tolleranti a varie condizioni climatiche.
Temperature: da freddo a intermedio – vale a dire al livello più basso 12 – 12,5 gradi Celsius di notte fino a oltre 27 durante il giorno. Luce: media filtrata 50% in serra, all’ombra degli alberi se coltivata all’aperto. Evitare temperature calde e sole diretto, la luce del sole brucia.
Acqua: Coelogyne ovalis desidera molta acqua, quasi ogni
giorno se motata su zattera, tenere il substrato sempre umido se
coltivata in vaso. Un sistema elementare per verificare la corretta
bagnatura della pianta si ha controllando gli pseudobulbi: corretta se
gli pseudobulbi sono belli turgidi, deficitaria se invece sono
raggrinziti.
Concimazione: La concimazione non è strettamente necessaria per
questa orchidea, soprattutto se coltivata in substrato di corteccia. Se
si vuole fertilizzare però, conviene usare dosi molto blande e solo una
volta al mese.
Con una buona coltivazione, questa specie può fiorire due o più volte all’anno. In generale le Coelogyne
non amano essere rinvasate e dopo un eventuale rinvaso la vegetazione
rimane ferma per per molto tempo. Qualora si renda neccessario il
rinvaso o il cambio di supporto è buona norma mettere tutto l’apparato
radicale su un supporto o vaso più grande senza mai rimuovere la pianta.
Sintesi della descrizione scientifica di registrazione: “Rizoma strisciante, relativamente lungo, ca. 3 mm di diametro., Internodi 1-2,4 cm. Pseudobulbi 8-13 cm di distanza sul rizoma, quasi cilindrici, 3-6 cm x 6-8 mm, con due foglie all’apice e due guaine alla base; guaine ca. 3 cm, membranose, caduche quando invecchiano. Foglia lanceolata lama, oblungo-lanceolate, o ovato-lanceolate, 6-12 × 2-3,7 cm, cartaceo, acuminate all’apice o ottuso; picciolo 5-10 cm. Infiorescenza heteranthous; peduncolo 5-8 cm, base rivestita con diverse guaine equitant tubolare; rachide spesso con 1 o 2 o raramente 3 o 4 fiori si aprono in successione, apici del rachide racchiusi in diverse brattee bianche; brattee floreali caduche; pedicello e dell’ovaio 6 -10 mm. Fiori giallo verdolino, con strisce rosse violacee sul labello. Sepali oblungo-lanceolati, ca. 20 × 5-6 mm. Petali filiformi o strettamente lineari, quasi lunghi quanto i sepali, ca. 1 mm di larghezza; labello suboblong-ovale, ca. 20 × 15 mm, a 3 lobi, lobi laterali eretti, subovate; metà del lobo ellittico, ca. 10 × 9 mm, fimbriate a margine; callo con tre lamelle longitudinali, di cui due interni viola si estende dalla parte mediana o apice vicino alla base del disco, lamella mediana indistinta, a volte altre due lamelle molto più brevi di fuori altre sulla metà del lobo. Colonna leggermente arcuata, ca. 13 mm, entrambi i lati con le ali: le ali allargate verso l’apice della colonna, apice ottuso; antera ca. 2,5 mm; rostello ca. 2 mm. Capsule subobovoid, ca. 2,5 × 1,2 cm; fruttificazione pedicello ca. 5 mm. Fl. Ago-nov, fr. prossimo settembre 2n = 40, 80.”…