Vanilla: orchidea scomoda dai fiori insignificanti, difficile da coltivare con successo, ma tutti prima o poi se la comprano
L’idea di riprendere il discorso sulla Vaniglia mi è venuta alla mostra di Passariano.
A Villa Manin, in occasione di quella mostra, Callini era arrivato ben fornito di Vanilla planifolia dalle foglie abbastanza inusuali e per questo mi ero ripromesso di acquistarne una, ma al termine della manifestazione erano sparite tutte, vendute naturalmente.
Qual’è il motivo di tanta attrazione per questa specie intrigante, da parte degli appassionati delle orchidee?

Guardando questa meravigliosa torta all’aroma di vaniglia creata dal maestro pasticciere Trevisan, rigorosamente con vaniglia naturale, si può intuire facilmente che il desiderio recondito di ogni appassionato di orchidee è quello di veder fiorita la sua pianta di vaniglia per avventurarsi poi, nella produzione di quell’aroma tanto particolare.
Io non ci sono ancora riuscito, ma non dispero, e insieme a voi ripasso la lezione rituffandomi nel mondo affascinante e misterioso dell’orchidea che si mangia e si beve: la Vanilla.
Iniziamo il viaggio rileggendoci questi post su orchids.it: del Gennaio 2005 e del Novembre 2006
Le origini
Gli aztechi utilizzavano la vaniglia già da molto tempo ed era chiamata “Tlixochill”, cioè bacca nera.
Hernando Cortez, il conquistador del Messico fu il primo europeo ad assaggiare una bevanda al cioccolato dal sapore di vaniglia, servitali in tazze d’oro dall’imperatore Montezuma.
Gli Aztechi cercarono di tenere nascosto il segreto della provenienza di questa essenza ma i conquistadores europei riuscirono a scoprirlo ugualmente. La vaniglia fu importata in Spagna per la prima volta nel 1510 e poi successivamente (1604) anche in Francia dove fu utilizzata abitualmente nella preparazione del caffè e del cioccolato.
Le prime documentazioni scritte sulla vaniglia risalgono a Bernardino de Sahagun (missionario francescano che svolse la sua opera in Messico tra le popolazioni azteche Náhua tra il 1560 e il 1575).
I primi tentativi di coltivazione della preziosa vaniglia, al di fuori delle zone endemiche, risalgono all’inizio del XIX secolo: alcune piante furono spedite a Java, poi all’isola della Reunion e alle Mauritius, ma la mancanza dell’insetto pronubo impollinatore, rese l’impresa fallimentare.
Nel giardino botanico di Liegi (1836), il naturalista belga Charles Morren effettua con successo la prima impollinazione manuale delle piante e successivamente (1837), anche l’orticultore francese Joseph Henri François Neumann, ma è solo nel 1841 che un giovane schiavo addetto alle piantagioni, Edmond Albius (1829- 1880), trovò il metodo giusto, impiegato ancora ai giorni nostri.
Questa scoperta che ha arricchito molti coltivatori non ha portato fortuna al suo ideatore poiché è morto nella miseria più grande.

Metodo Albius o “matrimonio della vaniglia”
Come si può notare dai disegni, una membrana (rostello o rostro) separa l’antera (organo sessuale maschile) che contiene le masse polliniche, dallo stigma (organo sessuale femminile), il metodo Albius consiste nello spostare verso l’alto la membrana con uno stecchino, per poi poter schiacciare con una lieve pressione del dito, le masse polliniche nello stigma ed effettuare in tal modo la fecondazione del fiore.
Tale metodo cominciò ad essere utilizzato all’isola della Reunion (più conosciuta come l’isola Bourbon) nel 1848, alle Seychelles nel 1866, in Madagascar nel 1871, alle isole Comore nel 1891, a Tahiti nel 1898, in Uganda e a Ceylon nel 1912.

[...] il magico mondo della pianta di vaniglia, il mio suoceretto ha scritto un post molto informativo qui. Buona domenica a [...]