10 Settembre, una bella giornata

Impressioni di fine estate.

La brezza mattutina di fine estate in vicolo Parnasso ti mette di buon umore, poco più di 14° gradi di temperatura, fuori, dentro in serra oltre 15°, per fortuna, ma ormai si deve pensare a far manutenzione alle stufe a gasolio del riscaldamento.
Le orchidee finalmente riposano un po’, qualcuna mostra i suoi fiori, ed è con enorme piacere che, fra le altre, rivedo finalmente in fiore l’Angraecum disticum. Poco più in la, un po’ ammaccata, ma piena di fiori, Pleurothallis emirhoda, omaggio dell’amico Antonio Camani, proseguendo lungo il sentiero delle Vanda, attira l’attenzione un ibrido superbo (Ascocenda Assel Red Gem x (Vanda Aurauwan x Thananchai) e, quasi nascosta da un invadente Epidendrum radicans, un unico fiore di Cattleya bicolor.

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Finito il giretto nelle serre, una controllatina alla tribù “esterna” ed ecco gli pseudobulbi della vecchia Stanhopea ‘ISABELLA’ con le gemme dormienti in pieno risveglio: che soddisfazione vederli vegetare dopo anni di dormienza!

Al computer
Intanto il sole si è alzato oltre la siepe, l’uva mostra i suoi grappoli dorati e maturi, ed è inevitabile una tappetta sotto la pergola ad assaggiare il dolce nettare dei suoi acini.
Finita la siesta zuccherina accendo il computer per iniziare la scrittura di questo post, ed ecco che per un attimo si blocca la mia felicità: mi trovo l’ennesimo commento (bloccato) del solito delirante stalking e sporca diari che, tanto per cambiare va a toccare la mia famiglia, per poi proseguire accusandomi di aver commesso errori, compresa anche la distruzione della AIO, che ora invanamente (a suo dire) voglio cambiare.
Passa subito la tristezza, tanto ormai è un reiterato e inocuo refrain di una persona misera, ma questo “fastidio” mi da l’occasione per precisare che non ho alcun ruolo e non intendo averne in futuro nella Associazione Italiana di Orchidologia, sono un iscritto, quindi collaboro ed esprimo (pubblicamente come tutti dovrebbero fare) le mie opinioni in merito… nulla più.
Giova per altro ricordare a tutti che, anche con il mio impegno sono stati raccolti fondi per l’AIO (mostre, ricerca di sponsor, disponibilità di piante a mostre internazionali), e ne vado fiero, però gradirei rispetto!

A tal proposito apprendo con soddisfazione la convocazione di un’assemblea a Schio di tutti i soci AIO, dove si chiede di esprimere il proprio parere su:

– quali sono le cose o le attività della AIO che non mi soddisfano?
– cosa desidero per il futuro?
– proposte migliorative o nuove su servizi per i soci.

Questo è il mio contributo al dibattito (già inserito nel post protetto “A Lucca è finita la vecchia AIO, a Schio partirà la nuova AIO? Discutiamone”

ORCHIDEE IN ITALIA, ritorno al passato forse conviene. (di Guido De Vidi).

Volendo fare un paradigma con la geologia, possiamo pensare l’attuale (A.I.O.), collocata al tempo dei dinosauri.
Anche per questo motivo la condivisione della nostra passione necessita di una radicale “ristrutturazione”. Per mia sfortuna (età), sono uno dei pochi che ha visto passare tutte le “ere geologiche” dell’Associazionismo orchidofilo italiano; la fase attuale sta vivendo diverse contraddizioni, in parte dovute a limiti statutari, e, aspetto assai preoccupante, determinate da crisi di identità e da qualche invasione “barbarica”.

Finalmente ci si pone il problema e l’incontro dei soci A.I.O. a Schio può rappresentare una buona occasione di rilancio del mondo orchidofilo italiano. Questo è il mio piccolo contributo.

La storia

Se diamo un’occhiata al panorama mondiale dell’orchidofilia organizzata, magari limitandoci a prendere in considerazione i tre paesi più significativi (USA, Inghilterra e Germania), in tutti vediamo emergere due epiteti comuni: SOCIETA’ e ORCHIDEE – American Orchid Society – Orchid Society of Great Britain – Deutschen Orchideen-Gesellschaft e.V. (D.O.G.).

Gli epiteti che danno forma alle sigle delle società sopracitate, già delineano la vocazione divulgativa e rappresentativa del mondo orchidofilo in cui si collocano; a partire dai semplici collezionisti amatoriali, dai botanici, dai coltivatori e dai grandi giardinieri, raggruppati tutti insieme in forma associata: il collezionista di orchidee, il disegnatore botanico, il coltivatore sui davanzali delle finestre, nelle serre ed anche lo studioso che parla di orchidee.

Da dove veniamo
Negli anni 70 del secolo scorso, alcuni pionieri dell’orchidofilia italiana, come Mario Dalla Rosa, fondarono la Società italiana delle Orchidee (SIO). Mario Dalla Rosa, di professione commandante pilota dell’Alitalia, durante i suoi viaggi attorno al mondo ha avuto modo di apprezzare il fascino discreto delle orchidee esotiche, amore che ha cercato di trasmettere ad altri appassionati attraverso quella prima forma associata chiamata SIO. Poi si cambiò esperienza, più avanti capiremo perché, ma le cose non andarono come si era auspicato
Ed ecco che a distanza di una sola cinquantina d’anni, siamo qui ancora una volta a discutere di “rivoluzione” organizzativa. A mio avviso sono due i fattori che hanno impedito la crescita e l’autorevolezza dell’orchidofilia italiana:

1) – I gravi errori, purtroppo endemici, commessi sin nella prima esperienza SIO, quando in molti hanno cominciato a pensare – agendo di conseguenza – che controllando la società delle orchidee, si potessero trarre benefici economici.
E’ il periodo delle scalate per controllare la SIO (delle quali rimane traccia in queste scaramucce epistolari, fatte di diffide e contro diffide ingiallite, degli anni 80), con protagonisti, Ravanello, Giorgi, Corvi, per poi, lasciarla al suo destino all’inizio degli anni 90.

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2) – La vocazione marcatamente “intellettualeggiante” della attuale AIO, in buona sostanza pensata solamente quale “strumento” per rilasciare giudizi e per editare materiale scientifico; poco, troppo poco per mantenere in vita e sentire propria una nuova esperienza associativa.
Nelle more dello statuto, che per la verità poco ci obbliga e tanto si interpreta, saltuariamente e per impulso di qualche socio, si è anche vista qualche attività organizzativa (mostre ed eventi), forieri per altro, di introiti economici e di sponsorizzazioni.
E’ mia opinione che, rivista e corretta, la strada giusta che consentirà di raccogliere le nuove istanze del mondo orchidofilo italiano, sia quella di un ritorno al passato, ovvero una organizzazione ben strutturata, e dotata di un’ossatura statutaria ad ampio respiro.

Le proposte
A perfezionamento delle enunciazioni generali fatte nell’introduzione, cercherò di fare sintesi per punti, delle “discipline” o “settori” che potranno costituire le basi per una nuova organizzazione orchidofila nazionale.

1) – Rivista specializzata, possibilmente bimestrale, intesa come veicolo “cartaceo e telematico”, di articoli anteprime, resoconti attuali supportati da documentazioni visive e fotografiche.

2) – Promozione di simposi e relazioni scientifiche sulla conoscenza, in particolare la propagazione di specie in via di estinzione con le semine assimbiotiche, per divisione, e spedizioni in sito con l’obiettivo di proteggere e reintrodurre specie estinte.

3) – Attirare l’attenzione degli appassionati verso le orchidee, organizzando mostre e gestendo giudizi sulle piante in esposizioni in ambito nazionale e internazionale, con l’obiettivo dichiarato di far conoscere nuove specie e divulgare il concetto della salvaguardia di un patrimonio unico al mondo.

4) – Punto di riferimento (non coordinamento) di Gruppi (chiamali, Club o Associazioni locali) da guadagnarsi sul campo con programmi da condividere, iniziative di interesse generale e di rappresentanza in ambito internazionale.

Per attuare questa “rivoluzione” è indispensabile ripensare una nuova casa comune, dove la percezione del cambio di rotta sia reale, a partire dal nome: non più il limite restrittivo rappresentato dall’epiteto “orchidologia” (studio delle orchidee) con “orchidee”, termine più rappresentativo dell’intero comparto, così come si legge in AOS, DOG ed altre sigle.

Appuntamento a Schio.

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