PordenoneOrchidea, un evento orchidofilo plurale

INCIPIT – La primavera sta per bussare alle porte ed il mondo del giardinaggio e della floricoltura si impone nel mercato con mostre ed eventi. I garden hanno fatto il pieno di fiori e di piante e sono lì pronti ad aspettare i clienti per la vendita. Il filone che spopola in questo periodo è quello delle orchidee.

AMATORIALITA’ –  Già, i garden pieni di orchidee commerciali più o meno ricercate, che si mettono di mezzo fra il business e l’amatorialità, chiedendo e utilizzando quest’ultima. Questo quadro può essere bello o brutto, dipende da che parte lo si guarda. Nei paesi dove l’amatorialità è forte ed organizzata è essa stessa a proporre lo spartito degli eventi; sono le società o le associazioni dilettantistiche ad organizzare mostre, giudizi e convegni, dettando tempi e obiettivi, non l’opposto.

OBIETTIVI – PordenoneOrchidea, evento orchidofilo inserito nel contesto di una fiera primaverile del verde ORTOO GIARDINO, si qualifica proprio per la sua vocazione plurale, proponendosi sempre come protagonista sia nella sua rappresentazione scenografica, che nel suo spirito tematico e culturale.

Proprio lo spirito culturale che aleggia in tutte le edizioni di PordenoneOrchidea, eleva a valore primario la nascita di nuove associazioni.

Sabato 2 marzo a PordenoneOrchidea riceverà il “battesimo” pubblico la nuova associazione “dendrobium&fuukiran association” Il titolo stesso fa capire la vocazione scientifica e l’assenza di confini territoriali. Sin d’ora l’organizzazione da il benvenuto a questa nuova nata e invita tutti gli orchidofili al brindisi di battesimo nella mattinata del 2 marzo prossimo.

EDITORIALE

Il valore aggiunto

La “macchina” orchidofila italiana è composta da associazioni, da commercianti, da produttori e quel che più conta, da persone legate nel loro peregrinare dalla comune passione per il variegato mondo delle orchidee. Più che macchina possiamo definirla “agorà” intesa come luogo ideale nel quale si discute, si studia, si compra, si vende e qualche volta si coltiva quella follia buona declinata con l’epiteto “orchidofilia”.
Follia buona paragonabile ad un tavolo con quattro gambe: mercato, ricerca, comunità e collezionismo, come tutti i tavoli anche questo sta in piedi solamente se tutte le gambe sono solide.

Le quattro gambe del tavolo, paradigma, per poter iniziare la discussione sullo stato di salute dell’orchidofila in Italia.

Il mercato
Il mercato delle orchidee in Italia, c’è ed è anche consistente; a partire dalla “signora Maria”, metafora per indicare il neofita che acquista la sua Phalaenopsis all’ IKEA, o nelle mostre itineranti, per giungere alle vendite on-line a colpi di varie migliaia di euro per accaparrarsi qualche rarità.
Questa è la fotografia odierna della potenziale platea orchidofila italiana, ben più numerosa rispetto a 20 – 30 anni fa. Allora (ante CITES) ci si forniva di orchidee alla fonte dai produttori di tutto il mondo, attraverso macchinose operazioni, listini cartacei, comunicazioni via fax ecc. oppure nelle poche occasioni dei rari eventi orchidofili. Ora internet semplifica e riduce qualsiasi distanza, facilita acquisti on-line, gli eventi sono all’ordine del giorno, se non addirittura sovrapposti l’uno all’altro. La nuova dimensione del mercato on-line, unita alla ploriferazione di garden generici che improvvisano mostre di orchidee, per altro alimentate dalla caparbia e insistente “mise en place” di qualche manipolo locale, sta rendendo effervescente anche il mercato amatoriale italiano. Non sfugge all’occhio attento degli orchidofili, il proliferare di una nuova generazione di “venditori” di orchidee.
Accanto a loro, nelle esposizioni sono giunti i teutonici in compagnia di varie aziende sudamericane e asiatiche.
Ad ogni buon conto, oggi in Italia ancora non c’è produzione (intesa come ciclo completo, fecondazione, semina, crescita e selezione) di orchidee da collezione: non conviene – dicono, costa meno acquistare nei mercati asiatici o sud americani e rivendere. Questo è vero, ma così facendo si fa traballare la gamba del mercato di quel famoso tavolo; non regge più l’equilibrio della crescita produttiva e della ricerca scientifica, nelle mostre italiane non si presentano nuove orchidee e nemmeno produzioni su larga scala di orchidee selezionate in laboratori italiani.

Ricerca
L’epiteto forse è troppo generico per titolare un tema di grande rilevanza nella biologia in generale, orchidee comprese, tenuto conto che tutte le specie della sua grande famiglia sono protette dal CITES. Non sono un esperto ricercatore, nell’ambiente orchidofilo italiano occupo solamente un posticino come coltivatore amatoriale, status che mi da la piacevole opportunità di conoscere giovani studiosi di biologia e di chimica, ansiosi di scoprire le magie delle orchidee.
Questi studiosi insieme tanti altri giovani che si affacciano sempre più numerosi al mondo delle orchidee, sono una grande risorsa da organizzare, sia per favorire le loro esperienze, ma anche per incentivare la divulgazione. Chi deve promuovere questo new deal, e che ambito dare al progetto? Ad esempio penso ai produttori/venditori europei coordinati dalle varie associazioni di orchidofilia e/o orchidologia nazionali in concerto con l’EOC europea.

Comunità
Con l’avvento di internet e di tutto quello che questa nuova dimensione comunicativa rappresenta, sono saltati tutti gli strumenti che prima servivano per conoscere, acquistare e socializzare.
Prima del web, la conoscenza e lo studio delle orchidee passava inesorabilmente per le biblioteche più o meno fornite o attraverso la frequentazione di coltivatori esperti. Come conseguenza logica, nasceva la dimensione associata, associazioni locali e nazionali. Tutto era ordinato dalla carta stampata e dalle informazioni via posta. La mutazione epocale di internet è stata graduale, all’inizio rozza, macchinosa e con molti limiti, oggi quasi dominante su tutte le altre forme di vita associata: i social, Fb in testa.
Bene, si dirà, ora è tutto più facile, per acquistare, per conoscere e per socializzare. Sì certo. Quello che non è cambiato rispetto alle epoche passate è solamente quella certa difficoltà a stare insieme, ora amplificata dalla facilità di interazione virtuale.

Storia
La storia dell’orchidofilia italiana intesa come movimento di massa, sin dai suoi primi embrioni, si è caratterizzata per la sua frammentarietà e litigiosità.
Per dare un senso a questa mia affermazione, torno un po’ indietro nei tempi (anni 70), limitandomi solamente a citare l’operazione “scalata” all’allora SIO (Società Italiana Orchidee), che scatenò le ire funeste del suo fondatore, Dalla Rosa, tanto da indurlo minacciare querele nei confronti degli “scalatori di turno”.
I risultati non furono positivi. La SIO, passò di mano in mano (Ravanello, Giorgi, Corvi), tutti convinti che controllando l’orchidofilia amatoriale avrebbero aumentato il loro busines, salvo poi lasciarla al suo destino non appena si accorgevano che non era tutto oro quel che luccicava. Accanto a questa effimera dimensione associativa nazionale, nascevano, si dividevano e/o rimanevano sulla carta, vari gruppi locali. Poi venne l’era per così dire “erudita” e nacque l’Associazione Italiana di Orchidologia a vocazione scientifico/intellettuale. Molti aderirono con entusiasmo al suo decollo ed alla sua “salita in campo internazionale”. Anche io aderii ai loro obiettivi mettendo a disposizione le orchidee della mia collezione nelle mostre europee (Hannover 1994) e successive. L’AIO si fece conoscere in campo europeo, forse anche per merito di quelle timide piante che vinsero diversi premi.
Quello è stato il periodo d’oro dell’AIO, che culminò, non senza azioni oscure, con l’organizzazione dell’EOC italiana del 2006 a Padova.
Tutto bene allora! No, non seguì l’effetto trascinamento tanto auspicato. Nel 2008, la riproposizione su dimensione biennale di un evento orchidofilo in Fiera a Padova fu un flop clamoroso che diede inizio al periodo buio, durante il quale un po’ tutti si divertirono a “sparare sul pianista”.
Le Associazioni locali, chi più chi meno, con diverse motivazioni continuarono a snobbare l’importanza di un livello rappresentativo nazionale e l’AIO continuò a vivacchiare con fortune alterne fino ai giorni nostri.
Ma cosa manca a questa Associazione per essere autorevole fino al punto da guidare veramente l’orchidologia italiana? Non ho risposta e non spetta a me rispondere, mi limito solamente a osservare.
Eccolo qua che ritorna in gioco l’epiteto “orchidologia”; che non sia proprio questa parola a frenare le adesioni all’AIO?
Orchidologia o orchidofilia? Già, questo è il dilemma.
Effettivamente, leggendo l’articolo 2 dello statuto, nella sua parte esplicativa, in estrema sintesi recita quali sono i compiti dell’AIO: promozione di una rivista scientifica internazionale, promuovere e coordinare giudizi sulle orchidee, promuovere corsi per giudici, tenere aggiornato un’elenco di giudici, diffondere informazioni, rilasciare premi e certificati.

Chiaro lo spartiacque: studio delle orchidee da una parte (orchidologia), passione e coltivazione delle orchidee dall’altra (orchidofilia). Forse l’AIO per diventare ulteriormente autorevole deve favorire la confluenza dei due rigagnoli e entusiasmare gli appassionati che si accingono ad entrare nel mondo delle orchidee, dando loro, sogni ed opportunità di conoscenza. Per farlo, forse basterebbe recepire le finalità dell’ American Orchid Society alla quale noi tutti facciamo spesso riferimento quando abbiamo bisogno di conoscenza:
… “Il 7 aprile 1921, un gruppo di trentacinque uomini e una donna si incontrarono nella Sede del Tesoriere della Massachusetts Horticultural Society per ascoltare una lettura della proposta di costituzione, del regolamento e della lista di soci per la neonata American Orchid Società Il regolamento originale ha cercato di consentire l’importazione di orchidee, incoraggiare l’adesione di dilettanti e professionisti, organizzare mostre di orchidee a livello nazionale, pubblicare pubblicazioni relative alle orchidee e creare un sistema per l’assegnazione di premi a orchidee di qualità superiore”. Gli obiettivi dell’American Orchid Society sono ancora basati su quelli stabiliti dai nostri fondatori e hanno continuato ad espandersi e evolversi per soddisfare le esigenze di un mondo che cambia “…


…” On April 7, 1921, a group of thirty-five men and one woman met in the Treasurer’s Room of the Massachusetts Horticultural Society to hear a reading of the proposed constitution, bylaws and slate of officers for the newly formed American Orchid Society. The original bylaws sought to allow for importation of orchids, encourage a membership of amateurs as well as professionals, organize orchid exhibitions nationwide, issue orchid related publications and create a system for awarding orchids of superior quality. The goals of the American Orchid Society are still based on those set forth by our founders and have continued to expand and evolve to meet the needs of a changing world”…

Collezionismo
Anche se non sempre si dà importanza al collezionismo orchidofilo amatoriale, esso è l’elemento portante di tutto quello che ruota attorno al mondo dell’orchidofilia: mercato, giudizi e divulgazione.
Le orchidee che da secoli turbano i desideri degli appassionati di tutte le parti del mondo, sono quelle che per semplicità sono definite “esotiche”. Sono esse che ancor oggi, oltre che nei tempi passati, continuano a provocare tensioni, interessi, ego e gelosie.
Stabilire dove inizia e finisce il confine del collezionismo è impresa ardua, ad ogni buon conto, dentro quel recinto nascono, maturano e muoiono amicizie, ma la fine delle amicizie non è mai imputabile alle orchidee, siamo noi i pazzi da non capire che fuori dal nostro “recinto” la gente ride delle nostre follie. Loro, gli esterni, quando ti incontrano riescono a ricordare a mala pena il nome “orchidea” e non di rado ad esempio capita di sentirti dire: – Come va con le tue Azalee? –
Basterebbe questo per tenerci un po’ più tranquilli tutti!

PordenoneOrchidea, 20a edizione, basta la parola!

Il logo

La colonna sonora


..”Chi curerà tutto il tuo dolore,
e tesoro, tutti i tuoi mal di cuore?
E se hai bisogno di me, lo sai
Che sarò sempre in giro se avrai bisogno di me
Coraggio e piangi, piangi tesoro, piangi tesoro, piangi tesoro”

Il contenitore: Fiera di Pordenone Ortogiardino.

L’evento: PordenoneOrchidea 20a edizione.

Le date: dal 2 al 10 Marzo.

Il menu: orchidee rare in vendita e in esposizione in una magica promiscuità con cactacee, succulente, tillandsie, bonsai, carnivore, sapori, spezie, vini e leccornie.

Il valore aggiunto: PordenoneOrchidea 2019 è prodotto da Pordenone Fiere in collaborazione con l’Associazione Italiana di Orchidologia che, avvalendosi della presenza dei suoi giudici internazionali, assegnerà premi e medaglie alle orchidee in esposizione, A tale evento hanno assicurato la loro partecipazione varie Associazioni orchidofile locali e a titolo personale, anche pluripremiati collezionisti italiani.


Tema 20a Edizione: Fuukiran “nobile e ricca orchidea”. Neofinetia falcata, l’orchidea del samurai. Il pubblico di Pordenoneorchidea, oltre alla magica esposizione di Neofinetia, curata da Franca Burini, Domenica 3 Marzo potrà assistere in esclusiva e per la prima volta in Italia alla festa delle bambole e delle bambine, una delle più significative ricorrenze giapponesi. In Giappone, il 3 marzo di ogni anno le persone pregano per la salute, la felicità e la crescita delle proprie figlie femmine, festeggiando così la Hina Matsuri. Hina significa bambola e matsuri festa, quindi Hina Matsuri letteralmente è la Festa della bambola. È anche festa delle ragazze. Un altro nome per questa giornata è Momo no sekku, che significa festa dei fiori di pesco, perché in questo periodo dappertutto sbocciano questi fiori, simbolo di un matrimonio felice.
La tradizione vuole che durante questa giornata, vengano esposte in casa delle particolari bambole chiamate hina ningyo, tramandate di generazione in generazione e tirate fuori solo in questo giorno speciale. Le Hina Ningyo sono disposte su un piccolo palchetto a più piani, foderato in stoffa rossa. Queste bambole possono essere di fattura pregiata, quindi abbastanza costose, oppure più economiche, ma rappresentano sempre le stesse figure.


Divulgazione: il compito dei soggetti che organizzano eventi orchidofili, siano essi istituzioni, privati o associazioni, dovrebbe essere la divulgazione, culturale, scientifica ed anche commerciale: ad esempio la presentazione di nuove specie o nuovi ibridi. A tal proposito, negli spazi di PORDENONEORCHIDEA funzionerà l’ AGORA’ della conoscenza e della scienza, dove avranno luogo conversazioni e conferenze con la presenza di persone qualificate nel mondo dell’orchidologia.

Campylocentrum grisebachii

Alcune specie del genere sono senza foglie, affascinanti e misteriose

Nelle foto sottostanti è rappresentata una specie assai misteriosa: Campylocentrum grisebachii Cogn.
Pianta in fiore nella collezione rio Parnasso.
E’ apparsa per la prima volta nelle mostre italiane di orchidee, nel marzo 2016 a Pordenoneorchidea. Anche e non solo per la sua particolare conformazione morfologica (priva di foglie), questa orchidea voleva simboleggiare la metafora della vita che trionfa a prescindere. E’ passato qualche anno e la leggiadra Campylocentrum della foto, vive ancora nella collezione rio Parnasso, ormai assunta a simbolo di chi sogna, delicata com’è, continuerà a fare da filo conduttore anche in questa ventesima edizione di Pordenoneorchidea.


Campylocentrum grisebachii

Relativamente rare, ma più numerose di quanto si possa pensare, sono le orchidee le cui radici riescono a svolgere le funzioni di fotosintesi altrimenti intraprese dalle foglie. Queste piante si caratterizzano per l’assenza di foglie, o nel migliore dei casi ridotte a minuscole presenze. La morfologia di queste orchidee evidenzia un esteso apparato radicale aereo con la funzione di “pneumatode” dal greco pneuma “respiro” – gruppo di cellule dotate di spirale ed ispessimenti su parete secondaria, a formare una velamen che agisce come via aerea per lo scambio del gas indispensabile alla respirazione od alla fotosintesi (ventilazione di particolari tessuti che agiscono come stomi consentendo in tal modo alle radici fotosintetiche ad eseguire lo scambio di gas necessario per supportare la fotosintesi). In comune con altre orchidee epifite c’è il rivestimento velamen, che protegge la struttura dello strato radicale interno ed acquisisce nutrienti e acqua per la pianta.

Orchidee senza foglie
Orchidee epifite senza foglie sono endemiche in tutte le zone tropicali e subtropicali. Esse sono poco comuni nelle collezioni, ma meritano la nostra attenzione anche se i fiori sono generalmente piccoli e insignificanti.
Per coltivare con successo le orchidee senza foglie bisogna garantire buona luce al loro apparato radicale, indispensabile alla loro fotosintesi, ma nel contempo è utile garantire un ambiente sempre umido e fresco durante la stagione estiva.

Genere Campylocentrum
Questo genere comprende circa 90 specie e si trova a partire dalla Florida attraverso l’America Centrale, Caraibi e Sud America settentrionale. E’ raramente presente nelle collezioni hobbistiche, in quanto abbastanza difficile da coltivare, a causa della sua richiesta di alta umidità durante tutto l’anno.
Campylocentrum grisebachii sin. Campylocentrum burchellii è una delle specie più rappresentative di quanto appena enunciato. Il genere Campylocentrum comprende più o meno 90 specie (il numero esatto è oggetto di dibattito fra diversi tassonomisti) è endemico nel sud della Florida ed è presente anche verso zone settentrionali del Sud America: 15-20 specie del genere Campylocentrum sono senza foglie.

Etimologia del nome di genere
Il nome di questo genere deriva dalla latinizzazione di due parole greche, kampýlos, che significa “curvo” e kéntro, che significa “centro”, riferendosi alla struttura del labello dei suoi fiori. La specie tipo è Campylocentrum micranthum (Bentham, 1881) anche se Lindley nel 1835 descrisse il primo esemplare, ora appartenente al genere Campylocentrum come Angraecum Bory (Lindley, 1835). C’è un alone di incertezza attorno alla descrizione originaria, Robert Dressler conviene che il campione di Lindley, presente al Kew, è coerente con la forma del Guatemala di questa specie.

Campylocentrum grisebachii (epiteto di specie in onore del botanico tedesco Grisebach (1800).
E’ una specie miniatura senza foglie, endemica in Brasile, Bolivia, Argentina e Paraguay. Cresce in ambienti umidi, ombrosi, sui rami più bassi degli alberi di legno duro. Non è raro trovare le piccole piantine di questa specie, abbarbicate sulle vegetazioni delle viti incolte (vedi campione della foto). I fiori sono piccoli, dal giallo pallido al colore bianco, con i sepali e petali liberi, e piccolo nectario sul retro del labello: i fiori sono piacevolmente profumati.

Coltivazione
La buona coltura delle varie specie di Campylocentrum consiglia di sistemare le piante con le radici aeree in modo che possano assolvere con facilità a tutte le funzioni alimentari della pianta. Nel loro habitat naturale c’è molta luce, con temperature intermedio calde con alto tasso di umidità (70% o più), accompagnato da abbondanti precipitazioni nella stagione delle piogge (normalmente dopo la fioritura). In risposta agli aumentati livelli di umidità, le piante inizieranno a formare nuove radici sia dalla base della pianta, o dagli apici radicali esistenti. Durante questa fase di crescita, l’applicazione regolare dei fertilizzanti aiuterà a sviluppare una pianta robusta. In autunno si consiglia di lasciar asciugare la pianta per un giorno o due tra le annaffiature per simulare le condizioni che si verificano in natura. In inverno, l’acqua deve essere applicata con parsimonia. E’ essenziale un buon movimento dell’aria onde evitare marcescenze ed attacchi fungini alle piante. Le varie specie di Campylocentrum fioriscono generalmente in primavera con lo sviluppo del fiore che inizia nel tardo inverno, periodo molto delicato durante il quale è neccessario porre molta attenzione a che la pianta non inaridisca né marcisca da troppa acqua. La maggior parte delle specie sono piacevolmente fragranti.

Orchidee ad Asolo: dreaming

“Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile.
Ma non esiste un sogno perfetto.
Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo,
e non bisogna volerne trattenere alcuno.”
Hermann Hesse

Asolo, un evento orchidofilo affascinante. La mite giornata di febbraio ha richiamato l’amatorialità di mezza Italia. Quel magico ambiente di archeologia industriale (le fornaci), mirabilmente restaurato, faceva da set ad uno spettacolo sublime. Senza voler enfatizzare oltre il lecito, la qualità e la quantità delle piante esposte lascia senza fiato anche i “palati” più avvezzi alla bellezza. Le foto ed il video racchiusi nel tasto blu non ce la fanno a catturare quella magica atmosfera che il popolo ATAO è riuscito a trasmenttere al numeroso pubblico dei visitatori: grazie ATAO, brava ATAO… avanti così!