Discrasia

Dal greco: dyskrasia cattiva mescolanza, composto da dys peggiorativo e krasis mescolanza.

Foto pubblica tratta da Fb: Guido Diana a sinistra (Presidente AIO), e Ezio Carbonere al 22° WOC in Ecuador.

Una parola estremamente ampia nei suoi significati: in medicina il termine indica alterazione di fluidi vitali, generale squilibrio, disfunzione. Ma l’immagine etimologica ci viene in aiuto anche per evidenziare una cattiva mescolanza fra vari elementi. Situazione che può paralizzare il funzionamento di organi vitali, siano essi, anche riferiti come metafora alle istituzioni o più in generale al mondo associato. Insomma, la discrasia è una mancanza d’armonia, con tutte le possibili conseguenze.

Nell’orchidofilia italiana e/o orchidologia che dir si voglia, aleggia una discrasia fra i diversi obiettivi suggeriti da bisogni in conflitto; per porre rimedio si dovrebbe trovare la forza e l’onestà intellettuale indispensabili a censurare gli sprechi di attività arrangiate e clientelari.
Le Discrasie presenti fra varie Associazioni orchidofile italiane, dovute principalmente a limiti conoscitivi, a ambizioni personali, a invidie e gelosie, si supererebbero con momenti di confronto più aperti e sinceri.

Discrasia, appunto, e intanto in Italia, fra le orchidee succede di tutto, di più, in negativo, s’intende.

Pinalia (ex Eria): floribunda e multiflora, due specie molto simili

Foto di copertina: Pinalia floribunda (Lindl.) Kuntze. Collezione rio Parnasso.

Guardi la tua collezione di orchidee, spesso con l’occhio distratto e senza osservare più di tanto le differenze fra specie affini appartenenti allo stesso genere, un bel giorno decidi di approfondire ed ecco che cominciano i guai con la tassonomia.
Molti anni fa, dall’isola di Bali mi giunsero delle orchidee senza nomi, col trascorrere delle stagioni e con le prime fioriture riuscii a classificarle quasi tutte.
Di una in particolare, oltre l’appartenenza al genere (Eria), il nome di specie rimase nel limbo dell’incertezza. La bella fioritura di questi giorni mi convinse a dedicarle un po’ di tempo.

Nella mia collezione vivono diverse specie di Eria, molte si assomigliano, sia per i fiori che per la loro morfologia, fra tutte, due sono praticamente uguali fatta salva la dimensione degli pseudobulbi: quella proveniente da Bali è di dimensioni maggiori.

Una nottata trascosa su internet, ha contribuito alla stesura di questo post, che spero sarà chiarificatore.
Stabiliamo subito che le due specie di Eria, oggetto delle ricerche, sono: Eria floribunda e Eria multiflora
Ma arriva subito la sorpresa che il nome di genere attualmente accettato, non è più Eria, bensì Pinalia.
Recenti studi sul DNA dimostrano che Eria è polifiletico poiché comprende specie derivate da diversi antenati. Sulla base di questi studi, Phillip Cribb e Yan Peng Ng, in Genera Orchidacearum, Volume 4 nel 2005, riconoscono Pinalia come nome di genere valido per molte ex Eria, ivi compresa anche Eria multiflora.
La letteratura offre poche argomentazioni a riguardo della somiglianza fra le due specie.
A dipanare il problema è stato di molto aiuto l’Edwards’s Botanical Register con questa provvidenziale annotazione:
“Una rara piccola pianta per la quale siamo in debito con il signor Van Houtte, di Gand, che ha ricevuto da Java. È piccola con i fiori ricoperti di una fine satinatura, l’unica parte colorata è la colonna, che è viola intenso. In abitudine assomiglia ad un piccolo esemplare di Eria floribunda.
Questa nota evidenzia che sono le dimensioni delle piante a fare la differenza, ma possono tornare utili anche questi disegni in :Johannes Jacobus Smith – Die Orchideen von Java – Figuren-Atlas – Viertes Heft (1911).

Pinalia floribunda (Lindl.) Kuntze fu descritta per la prima volta da John Lindley come Eria floribunda nel registro botanico nel 1844. L’epiteto specifico deriva dal latino floribundus (abbondantemente fiorito) per le numerose infiorescenze a molti fiori. Carl Kuntze trasferì questo taxon a Pinalia nel Revisio Generum Plantarum nel 1891.
La specie è originaria di Bali, Java e Sumatra dove cresce sugli alberi delle foreste umide tra 500 e 2200 m di altitudine. Pianta a sviluppo simpodiale con pseudobulbi eretti, staminali, strettamente ellissoidali portati da 2 a 5 foglie morbide, apicali, lineari-lanceolate ed ellittiche, i fiori producono nettare dolce dalla base del labello e hanno un profumo salmastro.
I fiori bianchi violacei si formano su infiorescenze che escono dagli pseudobulbi allungati a forma di fusto e dopo la caduta lasciano segni sul tronco, come fossero dei buchi. Le piccole radici sono di colore marrone e sottili come dei fili.
Le infiorescenze sono spighe compatte, lunghe 10-15 cm, prodotte ai nodi superiori e opposte alle foglie, con tantissimi e minuscoli fiori, di circa 0,5 cm di diametro, color bianco-rosato, pubescente esternamente, con labello rosa violaceo e colonna, fragrante.
Specie florifera che produce diverse infiorescenze su ogni pseudobulbo, quasi a compensare la vita piuttosto breve e le dimensioni minime dei singoli fiori. Richiede ombreggiatura parziale, temperature intermedie, 18-32° C, con valori invernali inferiori a 15° C, umidità costantemente alta, 70-85%, e una posizione ben aerata. Innaffiature regolari e abbondanti, lasciando asciugare parzialmente il substrato prima di ridare acqua, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o con osmosi inversa.
Sinonimi: Dendrolirium micranthum Blume (1825); Dendrolirium multiflorum Blume (1825); Octomeria racemosa Breda (1829); Eria micrantha (Blume) Lindl. (1830); Eria multiflora (Blume) Lindl. (1830); Pinalia micrantha (Blume) Kuntze (1891); Urostachya multiflora (Blume) Rauschert (1983).
Pinalia multiflora (Blume) Kuntze.
La specie è originaria di Bali, Giava e Sumatra dove vive sugli alberi delle foreste umide tra 800 e 2200 m di altitudine.
Pinalia multiflora (Blume) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 678 (1891).
Basionimo: Dendrolirium multiflorum Blume, Bijdr. Fl. Ned. Ind.: 349 (1825).
Sinonimo: Eria multiflora (Blume) Lindl., Gen. Sp. Orchid. Pl.: 68 (1830).
E’ una specie epifita morfologicamente simile a Pinalia floribunda che forma densi cespi con rizoma strisciante e pseudobulbi, distanziati tra loro di circa 1 cm, clavato-cilindrici, leggermente compressi lateralmente, di 10-20 cm di altezza e 0,4-0,6 cm di diametro.
Gli pseudobulbi sono provvisti lungo la parte superiore di 2-5 foglie lineari-lanceolate con apice da acuto a ottuso, lunghe 10-22 cm e larghe 1,5-2,6 cm.

Pleurothallis bivalvis

Foto di copertina: Pleurothallis bivalvis Lindl., Orchid. Linden.: 2 (1846).
Collezione rio Parnasso, le orchidee di Guido.

Pleurothallis bivalvis Lindl. 1846
Origine del nome di specie: dal latino ‘bivalvis’ riferito alla forma bilabiata delle foglie; molti sinonimi di specie fanno riferimento alla forma di cuore delle foglie, ad esempio: Pleurothallis macrocardia
Dimensione fiore: 1,25 cm.

Specie di piccole dimensioni endemica in Perù, Ecuador, Colombia e Venezuela. Il suo habitat è caratterizzato da foreste montane, umide e ricoperte di nuvole, su pendii ripidi ad altitudini da 1000 a 3300 metri, vive come epifita e terrestre in clima fresco.
Pianta a sviluppo simpodiale, si presenta con sottili steli eretti dotati di una sola foglia all’apice, robusta cordata-ellittica che fiorisce in inverno e in primavera su una infiorescenza sessile, fascicolata, con fiori che spuntano alla base della foglia.

Sinonimi:
Omotipici
Humboltia bivalvis (Lindl.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667 (1891).
Acronia bivalvis (Lindl.) Luer, Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 103: 93 (2005).
Zosterophyllanthos bivalvis (Lindl.) Szlach., Ill. Field Guide Orchids Yotoco Forest Reserve: 276 (2011).

Eterotipici:
Pleurothallis cardium Rchb.f., Bonplandia (Hannover) 2: 26 (1854).
Pleurothallis lansbergiana Regel, Gartenflora 6: t. 193, f. d (1856).
Pleurothallis lansbergii Regel, Index Seminum (LE, Petropolitanus) 1856: 17 (1856).
Pleurothallis cardiantha Rchb.f., Linnaea 41: 15 (1876).
Humboltia cardium (Rchb.f.) Kuntze, Revis. Gen. Pl. 2: 667 (1891).
Pleurothallis stenocardium Schltr., Notizbl. Königl. Bot. Gart. Berlin 6: 123 (1914).
Pleurothallis pichinchae Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. 14: 132 (1915), nom. illeg.
Pleurothallis chanchamayoensis Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 9: 73 (1921).
Pleurothallis ignivomi Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 8: 129 (1921).
Pleurothallis sigsigensis Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 8: 63 (1921).
Pleurothallis fuscata Braid, Bull. Misc. Inform. Kew 1924: 200 (1924).
Pleurothallis phaeantha Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 27: 52 (1924).
Pleurothallis angusta Ames & C.Schweinf., Schedul. Orchid. 8: 23 (1925).
Pleurothallis archidiaconi Ames, Schedul. Orchid. 9: 29 (1925).
Pleurothallis antonensis L.O.Williams, Ann. Missouri Bot. Gard. 29: 341 (1942).
Pleurothallis harlingii Garay, Svensk Bot. Tidskr. 47: 208 (1953).
Zosterophyllanthos ignivomi (Schltr.) Szlach. & Marg., Polish Bot. J. 46: 119 (2001).
Pleurothallis lilianiae Luer, Orquideologia 22: 264 (2003).
Zosterophyllanthos lilianiae (Luer) Szlach. & Kulak, Richardiana 6: 134 (2006).
Zosterophyllanthos archidiaconi (Ames) Veyret & Szlach., Orchids French Guiana: 205 (2012).
Acronia archidiaconi (Ames) Carnevali & G.A.Romero, Smithsonian Contr. Bot. 100: 117 (2014).

Condizioni di coltivazione:
Luce filtrata parzialmente, costante umidità in condizioni fresche o intermedie. Substrato di coltivazione in vaso con corteccia fine, perlite o muschio di sfagno. Bagnature regolari per garantire costante umidità del composto.

Cara ATAO

Sì lo so, non è colpa tua, ieri si è consumata una indicibile cattiveria nei miei confronti, ma non è colpa tua.
Tu non lo sai, ma fuori della congrega nella quale ti ha relegata la strana coppia, c’è tanta gente che ti vuole bene, che si ricorda di te, che conosce la tua storia.
Grazie ATAO, poco importa se il tuo fondatore non è stato invitato, hai avuto ed avrai giorni migliori “Adda passà ‘a nuttata!” e questo lo sa anche la strana coppia.
Senza radici l’albero muore.

Festa della birra? No! PARIGI: European Orchid Confusion (EOC)

Retroscena: Qualche visitatore presente ha aggiunto ulteriore ironia al titolo: “almeno ci fosse stata la birra… mancava anche il bar!”
In questi giorni a Parigi – dentro una tensostruttura (tendone da sagre) – si è consumata una grave, e incomprensibile “mise en place” – dello stato di crisi in cui si trova l’orchidologia europea e italiana nello specifico. Per dirla tutta: l’Italia orchidofila spaccata in due, tre o forse quattro fazioni, sotto il tendone (chic) dell’EOC parigina.
Si son viste “cose turke”: neo giudici da armata brancaleone, ingnoranti, senza storia e senza esperienza di coltivazione, a giudicare anche le orchidee della loro fazione (si racconta di maldestri comportamenti a dir poco partigiani), alla faccia della nobile storia dei veri giudici internazionali presenti.

Venditori italiani di cassette o cestini in legno che dir si voglia in un contesto di promiscuità indecente (tavolo assegnato all’esposizione) ad ostentare la loro bravura, messa inpietosamente a confronto con le miserie della “moglie” appena ripudiata. Sullo sfondo si intravvedeva anche qualche zombie di matrice italiana che cercava di accreditarsi alla corte di un’EOC, ormai allo sbando e privata di quell’indispensabile blasone che un tempo le garantiva autorevolezza.

A sinistra una foto di gruppo dell’EOC 2006 di Padova, coordinato dall’AIO. In quell’occasione Orchids Club Italia ebbe molte soddisfazioni.
Sto dipingendo un quadro troppo impietoso? Direi di no, una strana impressione di “Déjà vu” aleggia sopra i cieli dell’Associazionismo orchidofilo italiano, continuamente offuscati da nuovi personaggi in cerca d’autore che scalcitano.
La storia che con 35 euro si può far parte direttamente e a pieno titolo dell’Orchidologia Europea, segna la fine del livello nazionale, Italiano nel nostro caso. Poco male, si dirà, il guaio è che non esiste un livello europeo autorevole, ma semplicemente un comitato d’affari in profonda crisi, al punto che a Parigi non è nemmeno riuscito a deliberare l’ovvio e indispensabile: la candidatura di un Paese europeo per l’EOC del 2024.
Avrà l’Italia orchidofila, la forza di risollevarsi? Tante sono le incognite.