Oncidium (Trichocentrum) Florida Gold ‘Merkel’ AM/AOS – BM/DOG

Racconti
onc_florida_gold_1 Il collezionista di orchidee ha da raccontarvi una storia per ogni pianta che coltiva. Già, ma qual’è la sottile linea che demarca lo status di “collezionista” dal semplice appassionato di orchidee. Difficile a dirsi, e ancor più difficile è definire “collezione” un insieme di piante in coltivazione.
L’orchidea che descrivo in questo post faceva parte della collezione – grande collezione che ora non esiste più – curata da un collezionista udinese. La sua collezione ai massimi splendori metteva insieme qualche migliaio di orchidee, tutte molto particolari e selezionate. Vari problemi e incalzanti impegni professionali misero in crisi la sua collezione: era l’estate del 1995 quando, in un estremo tentativo cercammo di rimetterla in ordine rinvasando quasi tutte le piante rimaste in vita. Le vicende postume resero vano questo nostro generoso tentativo.
Quella volta, ricordo che “salvai” una pianta da morte sicura.
Era un Oncidium, per la verità quel che rimaneva, ovvero una parvenza di pseudobulbo abbastanza rinsecchito, ma ancora potenzialmente vivo: era già nel bidone delle piante da buttare. Ammaliato dal nome esotico scritto sul cartellino, raccolsi la pianta ed iniziai a coltivarla nella mia serra. Si riprese lentamente e dopo qualche anno fiorì e da allora, puntualmente a fine settembre inizi di ottobre si mostra in tutto il suo splendore.

Descrizione
onc_florida_gold_2Oncidium – ora Trichocentrum – Florida Gold ‘Merkel’ AM/AOS – BM/DOG 2009.
Ibrido primario fra Oncidium splendidum (seme) x bicallosum (polline).
Nome dell’ibrido originato da Alberts & Merkel, data di registrazione: 01.11.1964.
Pur essendo un ibrido stupendo è difficile trovarlo in vendita. Pare che i motivi siano duplici, il primo dovuto alla sterilità dei discendenti dei primi incroci, inpedendone di fatto l’utilizzo in successive ibridazioni ed il secondo derivante dalla relativa lentezza della crescita e quindi di scarso interesse economico e commerciale.

Entrambe le specie che hanno dato vita a questo ibrido primario, amano situazioni di cado secco e si adattano ad ambienti estremi. Sono comunemente note con il nome popolare di “orecchie di mulo” ed appartengono alla sezione Cebolleta istituita da Lindley nel 1850, conosciuti anche con il nome Plurituberculata, in riferimento alle protuberanze coniche presenti sulla cresta del labello.

Oncidium splendidum ha pseudobulbi, più o meno compressi, di colore solitamente verde, marrone opaco, da 3,5 a 5 cm di altezza. La foglia è solitaria, di solito di colore come il pseudobulbi, rigida, molto pesante e spessa, lunga 30 cm lunga e larga 7,5. L’infiorescenza è robusta, eretta, 1,2 metri di altezza. I fiori misurano circa 7,5 cm di lunghezza, di lunga durata, molto belli, sepali e petali simili, giallo brillante, pesantemente macchiati di colore bruno o bruno-rossastro, ondulati, piuttosto riflessi sulla punta. Il labello è molto grande, vivace giallo dorato, quasi piatto, lobi laterali piccoli e arrotondati, spesso soffusi di colore bruno agli apici. Fiorisce nella stagione calda, questa specie è originaria del Guatemala e Honduras ed è stata introdotta nelle coltivazioni europee nel 1862.
Oncidium bicallosum a volte descritto come simile a O. cavendishianum anche se è meno robusto e differisce da quest’ultimo per avere i suoi fiori in racemi, invece di una pannocchia, e con i lobi laterali più piccoli. Gli pseudobulbi sono sostanzialmente assenti e sono attaccati ad un robusto rizoma. Foglie fortemente coriacee, rigide, di solito gialle a forma di V. Le infiorescenze producono molti fiori lunghi più di 5,0 cm, di colore che varia da giallo a giallo-oro, spesso arrossati, o verde bruno, il labello è color giallo canarino luminoso, il callo è bianco punteggiato di rosso. I sepali ed i petali sono simili, con margini ondulati, il sepalo dorsale concavo, quasi incappucciati, i laterali più stretti. Il labello è trilobato. La fioritura avviene in autunno – inverno. Oncidium bicallosum è nativo del Messico, Guatemala e El Salvador. E’ stato introdotto in coltivazione europea nel 1842.

Dracula vlad-tepes: tranquilli, è un’orchidea!

Per entrare nel tema vampiri:

Prologo.
Vlad tepes nato a Sighisoara nel 1431 e morto nel 1476 sui monti carpazi, era un principe voivoda della Valacchia e della Transilvania regione centrale della Romania figlio di Vlad II Dracul governatore della transilvania. Tepes deriva dalla parola romena “l’impalatore”, poichè questa era la tecnica prediletta dal conte per uccidere i suoi nemici, vantandosene per altro, proprio con il re d’Ungheria con una lettera datata 11 febbraio 1462, di avere ucciso con questa tecnica ben 50.883 turchi in soli tre mesi.

Già il nome di questo genere di orchidee “Dracuala”, basta e avanza, Luer descrivendo questa specie ha voluto proprio infierire su di lei, affibbiandole il nome sinistro – vlad-tepes – giudicate voi!
La fantasia “sinistra” della botanica e della tassonomia, si ripete anche con “D. vampira”

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1542Dracula vlad-tepes Luer & R. Escobar 1981
Questa specie è endemica nella cordigliera orientale del Dipartimento colombiano di Santander (vicino Viriolin). E’ stata trovata nelle foreste pluviali a 2500 metri di altitudine. Pianta epifita da clima freddo di piccole dimensioni con foglie strette, erette, robuste e con guaine basali tubolari. Fiorisce in diversi periodi dell’anno con preferenza nei mesi freddi che vanno dall’autunno alla primavera.
1541Le infiorescenze racemose escono attraverso l’apparato radicale, scendono pendule e formano singoli fiori in progressione. La parte centrale dei petali e dei sepali è scura con striature e macchie color vinaccia, mentre il labello è solitamente bianco con lievi colorazioni giallo pallido e striature grigie.

Si consiglia di coltivare questa specie a luce soffusa, temperatura fresca-fredda, bagnature regolari e apparato radicale sempre umido con leggera ventilazione ambientale. La peculiare crescita degli steli fiorali suggerisce di usare cestini di rete a piccole maglie, con composto di corteccia fine, mista a perlite e sfagno.

Vanda coerulea ‘Sutter,’ passioni e tragedia

Storia, storie della famosa Vanda coerulea ‘Sutter’, presente nella mia collezione.

005Orchidea blu, per la precisione il suo nome botanico è Vanda coerulea. Oltre ad essere famosa come specie, ha anche una sua storia: questa pianta proviene dalla famosa collezione di orchidee delle serre di villa Sutter, smenbrata nei primi anni 80 del 1900.

Il rapimento di Milena
Milena Sutter, appena 13 anni, figlia di Arturo – industriale svizzero della cera per pavimenti e del lucido da scarpe – sparisce alle cinque del pomeriggio del 6 maggio 1971. Milena esce dall’esclusiva scuola elvetica che frequenta a Genova e scompare nel nulla. La prima terribile ipotesi è quella del rapimento.
Il giorno dopo la sua sparizione, nella lussuosa villa dei Sutter, arriva una telefonata: una voce maschile chiede un riscatto di 50 milioni. Poi il silenzio, fino a quando – due settimane dopo – il corpo della ragazzina riemerge 500 metri al largo della spiaggia di Priaruggia, sempre a Genova. A trovarlo sono due pescatori. Non c’è alcun dubbio: Milena Sutter è rimasta viva appena mezz’ora, forse un’ora. E’ stata strangolata prima di essere gettata in mare. I pesi che avrebbero dovuto tenere il suo corpicino sul fondo non hanno funzionato. Di questo delitto sarà incolpato Lorenzo Bozano, 25 anni, figlio della buona borghesia genovese (la sua famiglia è imparentata con gli armatori Costa).
Il vecchio edificio che ospitò la direzione della fabbrica Sutter a Sturla fino agli anni ’80, è rimasto pressoché uguale. È scomparsa la grossa insegna del lucido per scarpe Marga, sul lato più vicino al ponticello che scavalca il torrente Sturla. La villa, quella del nonno di Milena, è ancora della famiglia. In via Mosto, ad Albaro, sorgevano le serre di orchidee, tanto care a Milena.

Fine di una passione.
Era suo nonno Adolfo che aveva la passione per le orchidee. A seguito della morte della nipote, Adolfo non volle più nessuno dentro le serre, si chiuse nel suo dolore e le rigogliose piante di orchidee finirono i loro giorni insieme a lui. Oggi, sulle vecchie serre dove giocava Milena, scarni basamenti in cemento armato ricordano un tempo oramai dimenticato.

La collezione smembrata
Con la morte del nonno Adolfo, la collezione fu smembrata e venduta a vari (allora) coltivatori di orchidee, fra i quali, anche alla mia cara amica Anna Maria Boticelli (biologa, giornalista botanica, da qualche anno scomparsa prematuramente). Da lei, acquistai la mia prima Vanda coerulea… parte della collezione dei Sutter. Chissà quante volte Milena avrà ammirato il delicato colore azzurro dei suoi fiori. La salma di Milena riposa lontano dalla curiosità dei genovesi che allora coltivavrono un morboso interesse per la tragedia della ricca adolescente. Fu la madre a scegliere che Milena fosse tumulata i Belgio, dove nacque il nonno paterno, tanto amato dalla studentessa.

Vanda coerulea Griff. ex Lindl. 1847
Sinonimi: Vanda coerulescens Lindl. 1857
Nomi popolari: Vanda blu, Autumn lady’s tresses orchid, Kwak Lei (Manipuri)
Etimologia del nome Vanda: da un parola sanscrita con la quale le antiche popolazioni indiane indicavano la Vanda tessellata.
Abbastanza rara in natura, recentemente sono state individuate delle nuove varietà, che sono in attesa di classificazione.
Vanda coerulea è conosciuta anche con il nome popolare “Orchidea blu” ed è originaria dell’Asia sud orientale – Myanmar, Assam, Tailandia – e vive ad altezze comprese fra 800 – 1600 metri.
E’ una specie epifita a sviluppo monopodiale e preferisce climi freschi.

Vanda coerulea var. rosea
Sono note molte varietà, si differenziano tra loro per la tessellatura più o meno marcata sui fiori, per le tonalità dei colori, che vanno dal blu marcato, semi alba, e per la loro diversa dimensione.
I mesi di fioritura di Vanda coerulea sono generalmente: Luglio, Agosto e Settembre.
Analizzando esemplari di Vanda coerulea si nota la netta differenza fra piante in coltivazione, selezionate da vari auto incroci per impollinazione, e piante provenienti dai luoghi d’origine raccolte in sito, che possiamo chiamare “selvagge”.
Vanda coerulea è stata scoperta nel 1937 dal botanico inglese William Griffith (1810-1845), sugli alberi di Gordonia (Theaceae) delle foreste di pino e di quercia, durante un suo viaggio nelle zone collinose dell’India orientale.
Questa nuova orchidea rimase pressoché sconosciuta fino al 1847 quando Lindley la descrisse sulla base di un esemplare presente in un erbario. La raccolta in sito è iniziata qualche anno più tardi, e nel 1850 con le importazioni in Inghilterra da parte di Thomas Lobb e Joseph Hooker. L’orchidea blu, potè essere ammirata per prima vota dagli appassionati orchidofili europei, nelle serre della Ditta inglese “Veitch & Sons”.
Questo evento suscitò un gran interesse fra i collezionisti dell’epoca. Purtroppo, le raccolte indiscriminate che seguirono la sua scoperta, decimarono velocemente le varie colonie in sito e presto fu severamente limitata la commercializzazione di questa orchidea.
Ciò nonostante, sia dilettanti che professionisti, incoraggiati dalle richieste di mercato, continuarono l’accumulazione di questa specie facilmente reperibile anche nei mercati locali sempre ben forniti di piante in fiore, strappate nei siti di endemicità dalle popolazioni indigene.
Le raccolte eccessive di questa nuova specie, la distruzione dell’habitat dovuto ad incendi dolosi per ricavare nuovi terreni coltivabili, e non da ultimo il mutamento dell’equilibrio ambientale causato dal riscaldamento atmosferico per l’effetto serra sono state e continuano ad essere gravi minacce della sua estinzione in natura.
A tal proposito giunge strana la notizia che Vanda coerulea sia tornata, suo malgrado, in Appendice II del CITES.
Questa specie era stata inclusa in Appendice I (specie in forte pericolo di estinzione) del CITES, nel 1979, ma nel 2004 in occasione del 13° Meeting of the Conferences of the Party in Bangkok è stata spostata in Appendice II (possibilità di commercializzazione).
Ecco il testo del verbale di trasferimento:
” Prop. 44. Transfer the blue vanda orchid (Vanda coerulea) from Appendix I to Appendix II (Thailand). Tentative U.S. negotiating position: Oppose. This orchid was severely depleted in portions of its range due to over-collection in the past, although, the proponent states that most range countries’ populations are believed to have recovered and that export of wild-collected specimens is prohibited in all range countries by domestic legislation. The preferred specimens for trade in this species are artificially propagated specimens of select clones and hybrids, which are vastly superior in color and form to wild-collected specimens. This species is listed as Rare in the 1997 IUCN Red List of Threatened Plants, although currently the main threat to the species is forest conversion and not collection from the wild for international trade. There is still concern, however, that this species continues to be collected from the wild, particularly in India and Myanmar”.
Le motivazioni sono state più o meno queste: impossibilità di stabilire con sicurezza il reale pericolo di estinzione in quanto i paesi interessati ritengono possibile il recupero delle popolazioni di Vanda coerulea ed inoltre, che le nuove tecnologie di riproduzione renderanno meno appetibile il mercato delle piante in sito… decisamente poco convincenti queste motivazioni.

Descrizione e coltivazione:
Vanda coerulea f. rogersii ‘Dottori’
Vanda coerulea è dotata di un fusto vegetativo corpulento, presenta foglie coriacee, ligulate, distiche, conduplicate, oblique e tridentate agli apici. Gli steli fiorali possono raggiungere anche lunghezze di 60 cm ed escono dalle ascelle delle foglie a portamento eretto o sub eretto con 5-12 fiori di di grande dimensione e lunga durata. A differenza di tante altre specie dello stesso genere, Vanda coerulea preferisce temperature fresche e luce media, con notti invernali fredde (alcuni coltivatori durante la stagione invernale tengono le loro piante di Vanda coerulea insieme ai Cymbidium con temperature notturne di pochi gradi sopra lo zero termico) e periodo secco (garantire solamente leggere nebulizzazioni di mantenimento) per favorire la successiva fioritura.

Vanda coerulea, l’orchidea preferita dal Signor Bellamy.
Per cogliere le emozioni che si vivono fra appasionati orchidofili, seppur datati, trovo molto interessanti gli appunti di un viaggio nell’allora Birmania (ora Myanmar), apparsi nel bollettino dell’American Orchid Society del primo Settembre 1952.
“Orchids in Burma Today by Philip R. Fehlandt”
Il signor Philip R. Fehlandt, americano e collezionista di orchidee, racconta la realizzazione di un suo grande sogno: poter visitare i paesi d’origine di molte orchidee della sua collezione.
Descrive con dovizia di particolari, delusioni, paure e difficoltà incontrate in un paese difficile, sempre in balia di guerre e colpi di Stato. Alla fine, le difficoltà incontrate, trovano soddisfazione con la conoscenza di un appassionato collezionista residente da anni in Myanmar ex (Birmania): il signor Bellamy.

Libera riduzione ed interpretazione di quel racconto:
…”Un motivo naturalmente, la guerra. Durante i quasi quattro anni del conflitto, la Birmania è stata devastata dalla guerra. L’avanzamento giapponese ed il ritiro degli americani, gli anni lunghi dell’occupazione giapponese sotto il bombardamento alleato quasi costante, poi la ritirata giapponese e l’avanzamento finale americano, hanno inflitto danni pesanti al paese.
In questa situazione girare per il paese a caccia di orchidee non poteva essere un’impresa facile… senza conoscenze locali, qualsiasi spostamento risultava infruttuoso per non dire pericoloso, ma col tempo qualche contatto cominciava a dare i suoi frutti.
Il primo incontro positivo si materializza con il solito missionario appassionato di orchidee, in questo caso un americano super conoscitore di tutti i Dendrobium indigeni, compreso il famoso Dendrobium color rosso luminoso.
Il vero colpo di teatro succede quando, sparsasi la voce della passione per le orchidee di Philip R. Fehlandt, un conoscente del luogo gli propone un incontro con la principessa Ma Lat, cugina del Re. Si dice che abbia una collezione stupenda, colpo di fortuna! La Principessa per la verità è la moglie del signor Bellamy, un australiano geniale che vive in Birmania da oltre venticinque anni ed è lui il vero collezionista.
I coniugi Bellamy vivono nella Birmania del nord, a Maymyo, più di mille metri sul livello del mare, luce luminosa di giorno, fresco e ventilato la notte. A mezzogiorno, con il sole diretto il caldo si fa sentire, ma basta mettersi all’ombra per godere una temperatura frizzante.
Il signor Bellamy durante la guerra perse l’intera collezione ed ora sta ricostruendola con passione e con risultati lusinghieri. L’incontro nella coltivazione del signor Bellamy avviene in un periodo di scarse fioriture, ma la visione delle piante in piena vegetazione, rigogliose e in perfetta salute è ugualmente uno spettacolo bellissimo – il vero appassionato di orchidee trova enorme soddisfazione quando può ammirare buone coltivazioni – e poi che meraviglia quel Saccolabium là in fondo, carico di fiori e le radici, tutte quelle radici aeree lunghe e ben sviluppate.
Birmania è la patria della Vanda coerulea, e paese adottivo del signor Bellamy, nella sua collezione dovevano essere sicuramente presenti alcuni esemplari:
“Sì, eccoli in bella mostra, ben coltivati e carichi di fiori in tutte le tonalità naturali: blu, rosa e porpora.

La preferita del signor Bellamy è la Vanda coerulea sistemata nel cestello di legno: quattro gambi con steli fiorali per un totale di oltre 200 fiori, che spettacolo!”
“Qual’è il segreto di tanto successo nella coltivazione” – chiedo –
“Il segreto di tanto successo è semplicemente un buon periodo di riposo con notti fredde nel periodo invernale” – esordisce il signor Bellamy -.
A Maymyo durante la stagione invernale le temperature oscillano da 35 gradi centigradi durante il giorno a 16 notturni.
Famosa rimane la foto del signor Bellamy mentre mostra orgoglioso una delle sue piante di Vanda coerulea con ben quattro gambi in fioritura con oltre 200 fiori.
Le variazioni di colore delle varietà di Vanda coerulea della collezione del sig. Bellamy variano dall’azzurro profondo con blu-chiaro e dal lillà al colore rosa”…

Eravamo sul finire degli anni 40 ma ancor oggi il periodo di fresco secco invernale è il vero segreto per poter godere superbe fioriture di Vanda coerulea.

Ex Masdevallia herradurae: ora Acinopetala herradurae

Piccola, misteriosa e sconvolgente… quasi una creatura extra terrestre

Acinopetala herradurae è così chiamata per la vicinanza del luogo dove è stata scoperta: Rio Herradura (in lingua Spagnola herradura significa “ferro di cavallo” da cui “orchidea ferro di cavallo”; è endemica nelle foreste nebbiose della Colombia centro occidentale e vive ad altitudini di 500 – 1800 metri.
Questa specie (ex Masdevallia) è stata inclusa in un nuovo genere nel 2006 a seguito degli studi sul DNA fatti da Luer.
Luer, C. A. 2006. A reconsideration of Masdevallia (Orchidaceae). Monogr. Syst. Bot. Missouri Bot. Gard. 105: 1-20.
A seguito di questi studi, il grande genere Masdevallia è stato suddiviso in 19 sub generi dei quali 16 convalidati come nuovi generi: Acinopetala, Alaticaulia, Buccella, Byrcella, Fissia, Luzana, Megema, Petalodon, Pteroon, Regalia, Reichantha, Spectaculum, Spilotantha, Streptoura, Triotosiphon e Zahleria.
Il nuovo genere Acinopetala comprende le seguenti specie ex Masdevallia: M. adamsii – M. arangoi – M. attenuata – M. chontalensis – M. crescenticola – M. flaveola – M. floribunda – M. geminiflora – M. gutierrezii – M. herradurae – M. laucheana – M. livingstoneana M. minuta – M. nicaraguae – M. pescadoensis – M. scabrilinguis – M. schizopetala – M. tokachiorum – M. tubuliflora – M. wendlandiana
Acinopetala herradurae (Lehm. & Kraenzl.) Luer 2006
Sinonimi: Masdevallia herradurae Lehm. & Kraenzl.
Masdevallia tenuipes Schltr.
Masdevallia frontinoensis Kraenzl 1921.
Acinopetala herradurae è una preziosa miniatura epifita a sviluppo simpodiale. Dalla base foderata di ogni singola foglia esce uno stelo fiorale snello e portante un unico fiore di circa 5 cm color marrone carico, tendente al viola cupo nella sua forma tipo, ma esiste anche la varità (rara) xantina (vedi foto sotto).
E’ una specie a crescita veloce e molto fiorifera, con la particolare caratteristica di riproporre fiori, anche dalle foglie dell’anno precedente.
Questa deliziosa miniatura soffre meno il caldo rispetto ad altre specie dello stesso genere, e come tutte le Masdevallia ama costante umidità, composto vaporoso, clima ventilato, fresco ed ombreggiato.
Può essere coltivata su zattera, solamente se si è in grado di garantire condizioni d’umidità ideali.
In caso di coltivazione su piccoli vasi, questo è il composto consigliato: corteccia di pino sminuzzata, mescolata con torba di sphagno filamentosa e poca perlite (materiale granuloso inerte, usato in edilizia per alleggerire i bitumi).

Bulbophyllum grandiflorum

Orchidea cobra

Immaginate la reazione delle persone che stanno vicino a voi se vi presentate con un serpente fra le vostre mani. Ecco, i fiori della strana specie che andremo a conoscere, richiamano alle fattezze del serpente cobra. E’ sempre affascinante e divertente mostrare una piccola pianta fiorita di Bulbophyllum grandiflorum. Un po’ tutte le specie di Bulbophyllum, mostrano le loro originalità. Questa sembra un serpente cobra con la testa alzata e gli amici ai quali la mostrate rimangono stupiti e divertiti, nonostante la sua apparenza minacciosa.

Il genere Bulbophyllum è così grande che è stato diviso in sezioni: Bulbophyllum grandiflorum Blume 1847 SEZIONE Hyalosema Schlechter 1911.

Endemico nelle foreste primarie pluviali, alla base dei tronchi d’albero, nella Papua (Highlands, isola di Bouganville),
Solomon (Jericho, Malaita, Kolombangara, isola Santa Ana, isola San Cristobal).

Poco sopra si diceva della originalità del genere Bulbophyllum, almeno per quanto riguarda l’impollinazione. Le specie di Bulbophyllum presentano alcune caratteristiche comuni nei loro fiori: agitano la peluria, appendici mobili, colori rossi appariscenti, odore della carne decomposta, il tutto per attirare le mosche che impollinano i fiori.

Notate le finestre traslucide (finestrazioni) sulla dorsale. Bulbophyllum grandiflorum condivide questa caratteristica con alcune piante carnivore, come Sarracenia minor, Darlingtonia californica e Nepenthes aristolochioides. L’insetto che si trova all’interno del fiore vola verso la sorgente luminosa, si blocca nella parte posteriore e cade verso la sorgente di polline, nel caso di orchidea (o succo di digestione), se pianta carnivora.

Struttura del fiore.
Foto tratta da internet.
I sepali enormi danno la netta impressione che questo fiore abbia l’aspetto del cobra. I petali sono minuscoli, quasi inpercettibili. Il labello, frangiato da peluria viola è legato alla base della colonna da un sottile legamento flessibile, che gli consente di catapultare l’insetto che si posa sopra, contro la colonna che rilascierà il pollinario sul suo corpo.
Nota curiosa: il labello flette non solo su e giù, ma anche lateralmente.