Arpophyllum giganteum

Genere Arpophyllum

La Llave, Pablo de & Lexarza, Juan José Martinez de. 1825. Novorum Vegetabilium Descriptiones 2 (Orch. Opusc.): 19–20.

Arpophyllum giganteum Hartw.ex Lindl. – Pianta

Il genere Arpophyllum è composto da piante epifite o terrestri dotate di uno stelo corto e snello portante una foglia superiore, carnosa, simile alla falce e spesso incanalata. Il racemo florale eretto e denso è cilindrico con molti piccoli fiori colorr lavanda rossastra. Il suo nome deriva dal greco harpe (falce) e phyllon (foglia). La più grande delle specie, Arpophyllum giganteum Hartweg ex Lindley, cresce fino a 70 cm. di altezza, con foglie della stessa lunghezza e infiorescenze di circa 15 cm. in altezza. La specie tipo è Arpophyllum spicatum La Llave & Lex. Arpophyllum è alleato con Isochilus ed Elleanthus ma si differenzia da questi per i suoi 8 pollinia, per la foglia solitaria in cima a un gambo robusto e l’infiorescenza racchiusa da una sola grande brattea.

Il Kew Garden riconosce 3 specie di Arpophyllum e 3 sottospecie di Arpophyllum giganteum.

Arpophyllum giganteum Hartw.ex Lindl. – Veracruz, Chiapas, Oxaca, America Centrale, Colombia, Venezuela, Giamaica. Arpophyllum giganteum sottosp . alpinum (Lindl.) Dressler. Arpophyllum giganteum sottosp . giganteum. Arpophyllum giganteum sotto medium (Rchb.f.) Dressler. Arpophyllum laxiflorum Pfitzer – Messico orientale, centrale e meridionale Arpophyllum spicatumLex.in P.de La Llave e JMde Lexarza – Messico orientale, centrale e meridionale; sud in Costa Rica.

Arpophyllum giganteum Hartw.ex Lindl. – Fiore

Note di coltivazione Temperatura: Intermedio. Luce: Luminoso. Acqua umidità: Bagnature durante tutto lanno riducendo la ferquenza durante la fioritura. Fertilizzazione: Fertilizzante bilanciato ogni due settimane. Rinvasi: Bark di media pezzatura o substrati similari

Oncidium croesus 'Lydia'

Origine etimologica del nome di specie: Croesus – ricco Re di Lydia 500 a.C. probabilmente in riferimento alle abbondanti fioriture di questa specie. Dedico il nome di cultivar di questa specie, coltivata nella mia collezione, a mia nipote Lydia.

Oncidium croesus Rchb. f. 1857 SEZIONE Barbata

Nota a margine: Prende il nome dal re Creso di Lydia che fu re dal 595 a.C.-547 a.C. fino a quando il suo impero fu sconfitto dai persiani.

Sinonimi Alatiglossum croesus (Rchb.f.) Baptista 2006; Gomesa croesus (Rchb.f.) MWChase & NHWilliams 2009; Kleberiella croesus (Rchb.f.) VPCastro & Cath. 2006; Oncidium longipes Hkr. non Lindley ?; Oncidium longipes var croesus [Rchb.f] Veitch 1892

Vive in Brasile nello stato di Rio de Janiero ad altitudini da 400 a 600 metri. Specie epifita, miniatura da clima caldo, endemica nelle foreste atlantiche costiere. Forma pseudobulbi raggruppati, ovati a oblunghi, compressi lateralmente parzialmente avvolti da diverse guaine portanti 1 o 2 foglie apicali, verde lucido, leggermente coriacee. Fiorisce in primavera formando corti steli fiorali sotto le ascelle con effetto zig – zag che portano da 3 a 5 fiori profumati di lunga durata. Questa specie è spesso considerata una varietà o sinonimo di Oncidium longipes, ma Oncidium croseus ha fiori più grandi e con petali completamente scuri.

Oncidium croesus ‘Lydia’- pianta in coltivazione nella collezione rio Parnasso

Angraecum germinyanum

Prima fioritura

Angraecum germinyanum è stato descritto da Joseph Dalton Hooker e pubblicato su Botanical Magazine 115: t. 7061. 1889.

Angraecum : nome generico che si riferisce in Malese al suo aspetto simile alla Vanda .

germinyanum : epiteto assegnato in onore di Germiny (conte francese e appassionato di orchidee del 1800).

Angraecum germinyanum Hook. f. 1889

Credo che non ci sia niente di più eccitante in una collezione di orchidee che vedere fiorire una pianta per la prima volta. L’ habitat originale di Angraecum germinyanum è l’altopiano centrale del Madagascar tra i 1000-2000 metri di altitudine. In natura è sottoposta a grossi sbalzi di temperature 34C – 0C. In coltivazione, piante molto mature sono alte quasi 100 cm con 3-5 rami che si estendono per circa 50 cm. I fiori si formano singolarmente di fronte all’ascella delle foglie con un peduncolo di 3 cm di lunghezza. Il labello è rivolto verso l’alto (labello di tipo superiore) ed è alto e largo 1,7-2,3 cm con una punta appuntita nella parte superiore che è più alta di circa 2 cm. Sia i sepali che i petali sono contorti. Lo sperone è lungo 12-13 cm. Angraecum germinyanum ha un periodo di riposo. L’irrigazione dovrebbe essere ridotta e la concimazione interrotta per un periodo di circa tre mesi. Riprendere un normale programma di irrigazione con l’inizio della stagione di crescita.

Angraecum germinyanum Hook f. 1889. Pianta epifita monopodiale fiorisce in primavera e in estate con infiorescenze che portano un fiore ceroso solitario, profumato al gelsomino, di lunga durata, non resupinato, ceroso. Sinonimi: Angraecum bathiei Schltr. 1925; Angraecum ramosum sottosp. bidentatum H. Perrier 1941; Angraecum ramosum var. bathiei (Schltr.) H. Perrier 1941; Angraecum ramosum var. peracuminatum H. Perrier 1941; Arachnangraecum germinyanum (Hook.f.) Szlach., Mytnik & Grochocka 2013; Mystacidium germinyanum (Hook. F.) Rolfe 1904

CURA E COLTURA  
Luce:
 Angraecum germinyanum ama la luce solare intensa ed è in grado di tollerare il sole diretto del mattino e della sera.
Temperatura:
Questo tipo di orchidea richiede un regime di temperatura moderata. Si raccomanda di mantenere le piante alle seguenti condizioni di temperatura durante tutto l’anno: temperatura del giorno a 18-24 ° C; Temperatura notturna a 14-18 ° C.
Umidità:
 Angraecum germinyanum necessita umidità del 60-65% (idealmente del 70-80%). L’aria troppo secca influisce negativamente sullo sviluppo complessivo della pianta: la sua crescita è inibita, le radici iniziano a seccarsi e le foglie diventano flaccide e ingialliscono.
Substrato, supporti in crescita e rinvaso:
Questa specie può essere coltivata in vasi o cesti appesi a traliccio di accompagnamento della vegetazione. Come substrato, è meglio una miscela di corteccia di conifere e carbone. Quando si coltiva su zattere per impedire una rapida essiccazione dell’apparato radicale della pianta, si consiglia di creare un piccolo strato di muschio tra esso e il blocco. Sopra le radici, si può anche mettere lo sfagno vivo o secco.
 Irrigazione:
L’irrigazione di questo tipo di orchidee dipende direttamente dalla temperatura ambiente, maggiore è, più spesso e abbondante sarà necessario irrigare. Le piante che crescono su zattere dovrebbero essere annaffiate ogni giorno al mattino, in modo che la sera le radici delle orchidee possano asciugarsi relativamente bene. Quando si innaffiano le orchidee in vaso, è necessario ricordare che l’acqua in eccesso durante l’irrigazione dovrebbe fluire liberamente fuori dal vaso, poiché il ristagno di acqua può portare molto rapidamente alla decomposizione delle radici e della parte inferiore della pianta. Il substrato tra le innaffiature dovrebbe asciugare bene.

Laelia lundii 'Rosetta' SM/EOC 1994 – SM/EOC 2006

Ricordi e soddisfazioni

Tutto iniziò con questa miniatura, cresciuta in silenzio all’inizio degli anni 90 nella mia collezione, complice lei, così iniziò la partecipazione italiana agli eventi orchidofili internazionali, precisamente con l’EOCCE del 1994. Nel mondo amatoriale italiano delle orchidee non succedeva gran che. Si usciva dalla strana avventura della SIO, con un manipolo di “sognatori” che tentava di dar vita ad una nuova associazione orchidofila italiana. Già, ma gli orchidofili? Prestigiose collezioni, per vari motivi, avevano chiuso i battenti, lasciando sul campo le macerie e quel che rimaneva era gestito con visione privatistica. A livello europeo le cose andavano diversamente: nel 1994 tocca alla Germania l’organizzazione dell’ European Orchid Council Conference and Exhibition (EOCCE), Presidente della associazione ospitante (DOG) il mitico Gerald Roelke. Uno dei sognatori della neonata AIO, Franco Bruno, pensa bene di partecipare come Italia. Già, ma con le piante di chi? In giro non c’era gran che di disponibile. Mi si chiede di mettere a disposizione la mia collezione, con una buona dose di incoscienza accetto e consegno quanto di fiorito c’era in quel momento. Il resto è storia, l’orchidofilia italiana, si voglia o non si voglia, parte da quell’evento e dai premi assegnati all’Italia, fra tutti quelli ottenuti dalla mia Laelia lundii magistralmente fiorita per l’occasione. Laelia lundii con il premio assume il nome clonale ‘Rosetta’ e torna a casa abbastanza stressata.

Poi arriva il 2006 ed è il turno dell’Italia ad organizzare l’EOCCE. Anche in questa occasione lei, la storica Laelia lundii viene premiata con argento e riceve anche il Best in show nella sezione miniature. Sono trascorsi molti anni, diverse divisioni sono finite nelle collezioni di amici coltivatori. Nella mia collezione è sempre rimasta la sua presenza ma nelle varie divisioni ha subito traumi e momenti di crisi. Quest’anno ha sofferto ma è riuscita amostrarmi qualche fiore. Grazie… l’avventura continua

Qualche nota tassonomica
In alcuni testi si riporta la seguente gerarchia tassonomica:
Microlaelia lundii (Rchb.f. & Warm.) Chiron & V.P.Castro, Richardiana 2: 11 (2002).
Basionimo: Bletia lundii Rchb.f. & Warm., Otia Bot. Hamburg.: 92 (1881).
Laelia lundii (Rchb.f. & Warm.) Rchb.f. & Warm., Otia Bot. Hamburg.: 92 (1881).
Sophronitis lundii (Rchb.f. & Warm.) Van den Berg & M.W.Chase, Lindleyana 15: 117 (2000). In altri testi:
Sophronitis lundii (f. Rchb. & Warm). C. Berg & MW Chase 2000
Basionimo: Laelia lundii Rchb. f. 1881
Sinonimo: Microlaelia lundii (Rchb.f. & Warm). Chiron & VPCastro 2002
Laelia Lunedii var.alba L. Menezes C. 1998
Laelia rechenbachiana Wendl. & Kraenzl 1892.
Laelia regnielii Barb. Rod. 1882
Bletia lundii Rchb. f. & Warm. 1881

Altri ancora:
Microlaelia lundii
Sinonimia:
Laelia lundii, Bletia lundii, Microlaelia lundii, Cattleya lundii, Laelia regnellii, Laelia reichenbachiana, Sophronites lundii
Origine: Bolivia, Paraguay e Argentina.
Habitat: foresta pluviale e foresta secca, epifita può essere trovata in abito rupestre.
Clima: intermedio.
Luminosità: media – 50-70%
Dimensione dei fiori: media – 3-6 cm.
Stagione di fioritura: inverno e primavera.
Odore: inodore.
Durata del Fiore: 10 a 20 giorni.
Etimologia: nome di specie dedicato al paleontologo Peter Wilhelm Lund (1801 – 1880) Copenhagen, Danimarca, famoso anche per la scoperta di alcune grotte piene di ossa fossili, nella regione di Lagoa Santa, Minas Gerais.

La storia di questa specie minuta è soprattutto brasiliana, Stati di Goias, Minas Gerais, Mato Grosso do Sul, Paraná e São Paulo, storia fatta di tanti nomi e delle solite dispute fra botanici.
Per ora il suo nome è Microlaelia lundii. Inizialmente fu descritta analizzando una pianta raccolta nello Stato di Minas Gerais (Otia Botanica Hamburgensia 2: 92), come Bletia lundii Rchb. f. & Warm. nel 1881. Successivamente e nella stessa pubblicazione, Reichenbach f. l’ha descritta nuovamente come Laelia. Sempre nel 1881, Barbosa Rodrigues ha descritto la stessa specie, con il nome di Laelia regnellii (Genera et Species Orchidearum Novarum 2: 154).
Nel l892, un altra descrizione è stata fatta con il nome di Laelia reichenbachiana H. Wendl. Wendl. & Kraenzl e pubblicata in Xenia Orchidacea 3(6): 97.
Nel 2000 è stato proposto di trasferirla nel genere Sophronitis, come Sophronitis lundii (Rchb. f. & Warm.) C. Van den Berg & MW Chase, Lindleyana 15(2):117.
Nel 2002, Chiron & VP Castro, propongono l’istituzione del genere Microlaelia, proprio per questa specie [Microlaelia lundi (Rchb.f) Chiron & VP Castro], con pubblicazione in Richardiana. II(1).24, prendendo in prestito il nome della sezione Microlaelia, secondo la classificazione del genere Laelia, adottato dal Pabst & Dungs in Orchidaceae Brasilienses, vol I, 1975. II (a) .24.

Sul sito “The Plant List” si legge : Cattleya lundii (Rchb.f. & Warm.) Van den Berg is an accepted name This name is the accepted name of a species in the genus Cattleya (family Orchidaceae).
The record derives from WCSP which reports it as an accepted name (record 374602) with original publication details: Neodiversity 3: 9 2008.
Full publication details for this name can be found in IPNI: urn:lsid:ipni.org:names:60448106-2.
Non ci resta cha attendere le prossime modifiche, o meglio chiamare le nostre orchide con il nome che più ci piace.
Laelia lundii cresce su alberi che spuntano dagli anfratti rocciosi o direttamente sulle pietre, riparate da boschi ombreggiati.

Se il tempo fosse un gambero

La tradizione vuole che gli ultimi tre giorni di gennaio, 29-30-31, siano considerati i più freddi dell’inverno. Molte sono le leggende a ricordare questo periodo dell’anno. La più accreditata racconta che una merla (racconta che una volta i merli avevano le piume candide come la neve), per ripararsi dal gran freddo, si rifugiò dentro un camino con i suoi figli di prima covata e uscirono il primo febbraio tutti neri. E neri furono i merli da quel momento in avanti.
Ma perché sono i giorni più freddi dell’inverno? E’ sempre una leggenda a ricordarcelo: gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, iniziò a cantare allegramente – “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio si arrabbiò, e per punire quel merlo “blasfemo” si fece prestare altri tre giorni da febbraio e li rese ancor più freddi.


Eccoci qua a Febbraio del 2009, sono le ore 11 e fuori c’è un vento di bora che ti spacca le tempie. Brutta giornata, oggi. Chiuso in casa ad aspettare che quel maledetto virus se ne vada, cerco di andare a ritroso nei miei ricordi alla ricerca di un senso a quanto ci sta capitando attorno.
A dire il vero, oggi è la classica giornata nella quale ti viene facile fantasticare a ritroso nel tempo e nella storia. Possiamo provarci.
Parafrasando una metafora musicale, il “la” mi viene facile scorrendo vecchie foto del mio archivio… scattate qualche annetto fa (1970) in occasione di una mostra di pittura organizzata da quel mitico gruppo di artisti in erba, nato da una mia idea nel “68” e chiamato “GIOVANI 2001”
Eravamo sul finire degli anni 60 e per noi giovani, l’appellativo 2001 simboleggiava il nostro futuro, radioso e lontano nel tempo. Era il tempo dei Beatles e Rolling Stone, la generazione nata dopo la seconda guerra mondiale cercava di uscire dal torpore “clerical-conformista” della politica dominante, vitalità che si materializzava attraverso varie forme di partecipazione sociale e culturale. Era il periodo del fermento e della utopia, in Italia e nel mondo. Era il tempo delle guerre americane nel sud est asiatico: Corea, Vietnam, ed altri focolai minori. Il mondo era fatto a blocchi, quello americano dalla nostra parte e quello sovietico a ricordarci l’eredità della sconda guerra mondiale.

Blowin in the wind – Bob Dylan

…” quante strade deve percorrere un uomo
prima che si possa chiamare uomo?
e quante spiagge deve vedere una colomba bianca
prima di potersi riposare nella sabbia
e quante volte devono volare le palle di cannone
prima che vengano cancellate?
la risposta, amico mio, sta soffiando nel vento…
la risposta sta soffiando nel vento”…

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L’impegno sociale
Vietnam anno zero – Olio su tela 80×70 – Autore Guido De Vidi

Il circolo Giovani 2001 fu una fucina di idee, di cenacoli artistici, e di impegno sociale.

https://libreriamo.it/intrattenimento/blowin-in-the-wind-bob-dylan-poesia-contro-guerra/

I temi ed i problemi sociali di quel periodo storico, trovavano anche spazio nelle rappresntazioni dell’arte figurativa.
La foto sopra, ferma il dramma di quel periodo (la guerra in Vietnam), magistralmente impressionata in un quadro ad olio.
Il set della politica mondiale a quel tempo era catalizzato dalla disastrosa avventura della guerra americana in Vietnam e di lì a poco in Italia, si sarebbero materializzati anche gli anni del terrorismo nero e rosso.
Il mio piccolo paese, amministrato da sempre dalla DC, assisteva indenne al nostro “purtroppo” vano impegno giovanile per il cambiamento della politica. Trovammo comunque asilo nello spazio metafisico dell’arte e della cultura ed è così che iniziò quella virtuosa e prolifica pagina della nostra gioventù, che fra l’altro ci mise anche al riparo dalla ondata utopica che portò molte vite all’auto distruzione.

piave

La parentesi amena
Pomeriggio al Piave con amiche – Olio su tela 80×70 – Autore Guido De Vidi

Erano anche gli anni delle gite domenicali sulle rive dei fiumi. Luoghi romantici e pieni di intimità genuina. Per noi giovani abitatori della zona del Piave, le piccole gite estive della domenica a bordo della mitica Fiat 500, finivano quasi sempre sui prati e nei boschetti ombrosi della nostra bella Marca Trevigiana.
Gli argini del fiume Piave e le sue immense grave, caratterizzate da radure di arbusti e cumuli di sassi che di tanto in tanto lasciavano affiorare freschi torrenti, erano l’ispirazione per i miei dipinti ad olio, nei quali cercavo di cogliere l’armonioso equilibrio della natura.
Tanti anni sono passati e con loro anche molte certezze. Quello che allora era un futuro lontano, ora è quasi un passato remoto… peccato che le nostre aspirazioni di allora, abbiano camminato come un gambero.
Ora il dramma che colpisce l’intera umanità è rappresentato dalla pandemia causata dal coronavirus. Non ci rimane che attendere protetti nelle nostre case, e sperare che ritorni il bel tempo…la famosa leggenda della merla racconta che sarà una bella e calda primavera, se i giorni della merla sono stati molto freddi.