Cyrtopodium

Miracoli in serra
Cyrtopodium R. Brownn 1813
Epidendroideae, Cymbidieae, Cyrtopodiinae.
Le specie di questo genere sono chiamate anche “orchidee sigaro” per la struttura dei loro pseudobulbi. Sono conosciute circa una trentina di specie, alcune di media grandezza, altre decisamente grandi. Possiamo trovarle sugli alberi quindi epifite, possono essere terricole oppure litofite e vivono nella fascia tropicale e sub tropicale dell’America.

Cyrtopodium andersonii ( Andrews) R. Br. 1813
Gli pseudobulbi di questa specie, lunghi circa un metro, affusolati ed appuntiti, sono caratterizzati da delle carenature internodali che segnano l’attaccatura delle foglie, lunghe 70 cm. e decidue.
Appena formatosi il nuovo pseudobulbo (inizio primavera) si struttura subito la spiga fiorale, che cresce freneticamente anche oltre un metro e settanta cm. e dopo un mese sbocciano già le prime infiorescenze giallo brillante, in un’apoteosi progressiva che dura tutta l’estate.
A tarda estate, caduti gli ultimi fiori delle spighe (circa un centinaio per spiga) e con gli pseudobulbi di stagione maturi ed in pieno vigore, la pianta va in leggero riposo e le foglie cominciano ad ingiallire e staccarsi una ad una lentamente, durante tutto l’inverno.
Durante il periodo del riposo, vanno progressivamente diradate le annaffiature ed è questo il periodo più critico perché si può incappare in una bagnatura di troppo che può portare dei problemi anche letali agli pseudobulbi di riserva, quali marciume.
Vista la mole della pianta alla quale non può essere garantito eccessivo spazio libero attorno, può capitare che si prenda un’annaffiatura indesiderata.
Le radici in riposo, non assorbono e quindi rimangono bagnate per molto tempo, avviando in tal modo il processo di marcescenza che velocemente si propaga al qualche pseudobulbo.
Quest’inverno nel bel mezzo delle giornate più buie e nebbiose (pianura Padana) con temperature minime in serra, alla soglia dell’accettabilità (problemi di costi), la mia mastodontica Cyrtopodium andersonii con quattro pseudobulbi ed ancora qualche foglia sulla punta del fusto più giovane, durante una delle mie frequenti visite scandaglio, attira la mia attenzione e mi mostra una estesa chiazza molle alla base del penultimo pseudobulbo: fosse stato l’ultimo poco male, avrei avuto ancora i miei bravi tre pseudobulbi per l’indispensabile rinvaso.
Il panico dilaga in me, l’unica pianta in serra, proprio nel momento della possibile prima divisione, si trova invece in chiare difficoltà vitali.
In tali circostanze l’intervento drastico è d’obbligo: eliminazione totale delle radici compromesse ed eliminazione dello pseudobulbo marcito alla base.
Il risultato dell’operazione, per la verità poco esaltante, presentava un gruppo di due pseudobulbi, più uno singolo e un altro da buttare, fra l’altro con la pianta in riposo e quindi poco propensa a ripristinare le proprie funzioni vitali. Comunque, fatte le dovute protezioni delle ferite con un fungicida, effettuo il rinvaso: un vaso con due pseudobulbi ed un altro con uno, sostenuti per bene con i loro bravi tutori.
Cyirtopodium andersonii è una pianta epifita che può essere tranquillamente coltivata in vaso con bark di pino di misura medio-grossa, ricordarsi di fertilizzarle molto, ha tanto bisogno di cibo.

Esperimento
Il restante pseudobulbo marcito, non potevo distruggerlo, immaginate un gran sigarone bello turgido nella sua parte superiore, ma senza base e quindi senza struttura radicale, lo guardavo pensando: e se per caso da qualche carenatura spunta una gemma?
Mi sono munito del mitico bisturi regalatomi dal mio amico patologo, l’ho sterilizzato passandone la lama su una fiamma a gas ed ho eliminato tutta la parte marcita dello pseudobulbo.
Poi ho coperto la parete recisa con polvere fungicida, così come si fa col grasso per i prosciutti, è l’ho lasciato ad essiccare per molti giorni.
Successivamente l’ho sistemato in un vasetto con del substrato di bark, così come si vede nella foto di sinistra.

Miracolo
Dopo tre mesi di attesa, ho una pianta già fiorita che fotograferò più avanti, il singolo pseudobulbo ha già la nuova gemma sviluppata, e quel pezzettino da buttare… guardate la foto!… Miracolo!

Blog, un mondo pieno di notizie

Blog, nuove voci nella Rete

Non è solo uno strumento, non è solo il suo autore

Appunti per una definizione di blog.

Le peculiarità di un sistema complesso che sfugge alle classificazioni, va oltre le tecnologie da cui ha origine e sovverte le basi della competizione tra i contenuti online.

Weblog è uno strumento semplice e intuitivo. Per aprirne uno basta andare sul sito di una delle piattaforme che forniscono gratuitamente il servizio e registrarsi (in alcuni casi è sufficiente fornire solo un nickname e un indirizzo di posta elettronica). Nel giro di qualche secondo la password viene recapitata via e-mail e si può cominciare. Attraverso la password il sistema vi riconosce, vi fa alcune domande semplici (che nome volete dare al Weblog? Volete abilitare i commenti dei lettori?) e vi mostra alcuni esempi di layout grafico tra cui potete scegliere quello che più vi piace. Nel giro di due minuti avrete disponibile online il vostro Weblog, pronto per l’uso. A quel punto potrete pubblicare testi, link e immagini senza alcun problema. La stessa pagina Web che vi trovate di fronte dopo esservi fatti riconoscere con la password vi consentirà di scrivere i testi (in maniera molto simile a qualsiasi word processor), vi aiuterà a fare i collegamenti ad altre pagine Web, vi farà scegliere le immagini da pubblicare e così via.

Competenze necessarie: essere in grado di aprire un browser (Internet Explorer, Netscape, Opera o qualsiasi altro) e avere un minimo di familiarità con l’elaborazione dei testi su un computer. Prima dei Weblog non era mai stato così facile pubblicare contenuti sulla Rete. Tuttavia, se è facile spiegare come aprire e utilizzare un Weblog, non è altrettanto semplice definirne l’impatto, tracciando con poche frasi una descrizione delle logiche che un simile accesso alla pubblicazione e alla condivisione delle idee ha in qualche modo imposto di fatto. Né è facile spiegare come una tecnologia così semplice possa cambiare radicalmente le abitudini e le relazioni di rete, persino modificando una visione culturale complessiva, legata ai modi di raccontare il mondo.

Lo strumento, i contenuti, l’autore
Una spiegazione del Weblog non si esaurisce con la descrizione dello strumento e delle sue caratteristiche. Potremmo dire che il Weblog è il nipotino dei Cms (Content Management System) e che alla fine è una pagina Web con i contenuti divisi in post (banalmente: articoli o annotazioni), presentati in ordine cronologico inverso (il più recente in alto, i precedenti in basso). Potremmo aggiungere che una sua peculiarità è rappresentata da un aggiornamento quotidiano o quasi, oppure potremmo sottolineare la presenza dei permalink (link permanenti) che identificano ogni singolo post. Infine, potremmo centrare l’attenzione sulla possibilità di far interagire i lettori, attraverso i commenti. Non basterebbe. Anche tralasciando di ricordare che uno dei più famosi Weblog italiani (Wittgenstein di Luca Sofri) in base a questa descrizione non sarebbe un Weblog (non ha commenti né permalink), i limiti di un simile approccio sono chiarissimi.

Non è sufficiente, infatti, parlare di possibilità di commentare e interagire per fornire una visione delle dinamiche sociali e cognitive che si stanno imponendo come nuovi standard. Inoltre, descrivere lo strumento non ci fornisce alcuna informazione sui contenuti, sulle relazioni e sul contesto culturale. Per questa ragione, alcuni hanno tentato di arrivare a una definizione di Weblog partendo dai contenuti. Nell’area linguistica italiana ci hanno provato un po’ tutti, paragonando di volta in volta i Weblog a una cosa nota , dal diario personale al giornalismo. Non è un mistero che la teoria proceda per analogie (la terra è un magnete; la terra è una pompa), tuttavia l’innovazione è sempre difficile da categorizzare e di fatto anche questa prospettiva di analisi non esaurisce l’argomento. Innanzitutto i contenuti di un Weblog, che pure rispondono sempre a un unico criterio di organizzazione, sono difficilmente omogenei per stile, scelta di argomento e tono. L’unità di contenuto valida per una simile analisi è il singolo post, non l’intero Weblog. Anche nei Weblog più caratterizzati (per esempio, quelli dedicati al commento della realtà sociale o politica) l’autore è libero di fare un post raccontando il suo stato d’animo o recensendo un disco. Così come l’autore di un blog che di norma racconta i suoi stati d’animo è libero di commentare una situazione politica o di teorizzare sull’economia. E non si tratta di una libertà teorica: anzi, è una libertà pienamente esercitata.

Forse, per ampiezza di etichetta, il paragone con il giornalismo è quello che regge di più a un esame superficiale. Tutti i post di tutti i blog sono tecnicamente informazione, anche quando la loro natura è intima o colloquiale. Ogni post può persino essere classificato con criteri redazionali (elzeviro, fogliettone, resoconto, commento), ma nella realtà si tratta di una similitudine poco funzionale e, in fin dei conti, persino inutile. Anche perché, ancora una volta, si terrebbe fuori dall’analisi ogni informazione relativa al contesto culturale, cognitivo e di relazione che distingue i blog dagli organi di informazione (e da molto altro). In ogni caso, anche se accettiamo di guardare solo ai contenuti, non possiamo fermarci alla facile analogia: siamo all’applicazione pratica e feconda di quei generi confusi che alcuni studiosi illuminati (Clifford Geertz su tutti) avevano osservato e teorizzato nell’ambito scientifico alcuni anni fa, in tempi non sospetti. Il fenomeno Weblog è sufficientemente ampio e originale da suggerire che le analogie non bastino. Qualcosa sta succedendo al modo in cui pensiamo di pensare.

Tra l’altro, questa furia classificatrice ha prodotto per contrapposizione una nuova forma di interpretazione dei Weblog, basata proprio sulla libertà dell’autore di inventarsi (o rispecchiarsi) in ciò che scrive, al di fuori di ogni regola (se non quelle del vivere civile) e senza nessuna etichetta. In questa logica il blog finisce per coincidere con il suo autore e la teoria produce affermazioni tipo «il blog è mio e me lo gestisco io» oppure definizioni come «un blog è un blog è un blog». A differenza degli altri modelli interpretativi (che non sono esaustivi, ma sono comunque interessanti) questo ha un vizio di fondo: si basa sull’affermazione programmatica di scrivere per se stessi che, sebbene implichi una visione romantica e affascinante, è concettualmente impossibile e anche abbastanza datata. Già nel secolo scorso si osservava che solo la partecipazione immaginativa (e critica) del lettore completa il messaggio di un testo. Sull’argomento si sono espressi i massimi pensatori da Wittgenstein (il filosofo, non il blog) a Roland Barthes («l’unità di un testo non sta nella sua origine ma nella sua destinazione»), tanto che possiamo dare la questione per assodata. In fondo un blog è innanzitutto scrittura e quindi non sfugge a nessuna regola della comunicazione scritta, nemmeno alla necessità di avere un lettore per realizzarsi come processo comunicativo.

Ma anche questa osservazione, se vogliamo, è superflua. Il Weblog, oltre a essere un testo (o insieme di testi) è parte di un ipertesto collettivo perché per sua natura è in relazione con molti altri Weblog e questa continua relazione condiziona il comportamento del lettore. Il processo di lettura è infatti una caratteristica essenziale per comprendere i Weblog. A parte estemporanee eccezioni (di cui non si ha notizia, ma che si può ammettere per calcolo probabilistico) nessuno legge un solo Weblog. Qualsiasi lettore che si imbatta in un blog (anche per caso) si troverà di fronte una pagina che tende a mandarlo su altre pagine attraverso il puntamento temporaneo ai contenuti (link a post di altri blog) o attraverso il puntamento stabile ad altri Weblog che l’autore segnala come degni di nota (blogrolling). L’osservazione del processo di lettura, quindi, ci fa subito pensare al Weblog (con la maiuscola) come a un sistema di contenuti in cui il singolo Weblog (con la minuscola) è semplicemente un nodo

Economia dell’attenzione

Se accettiamo l’idea del Weblog come sistema, possiamo provare a descriverne il funzionamento. I Weblog, abbiamo detto, sono testo e pertanto si completano solo attraverso la lettura, l’attenzione del lettore. L’attenzione è sempre stata, in Rete come su tutti gli altri media, il bene scarso per eccellenza. La carenza di attenzione ha determinato e determina il 90% dei problemi dell’editoria, sia che si parli di editoria digitale sia che si parli di editoria tradizionale o televisiva. Anche i grandi fallimenti della Rete si devono alla carenza di attenzione. Prendiamo, per esempio, la possibilità di pubblicare racconti inediti. La pubblicazione sulla Rete ha un costo prossimo allo zero (addirittura pari a zero se consideriamo solo il costo che deve sopportare l’autore). Si va su uno degli innumerevoli siti che pubblicano inediti, si fa l’upload del file con il racconto e il gioco è fatto. Ma le probabilità che qualcuno legga il racconto sono prossime allo zero. E, per una perversione dell’effetto-Rete, più aumentano i racconti pubblicati più questa probabilità si riduce. Sullo spostamento di attenzione si giocano, ovunque, le grandi battaglie.

In situazioni competitive (quelle in cui interviene il mercato) ci sono molti strumenti che servono a spostare flussi da un canale all’altro o da un giornale all’altro. Mai, però, questi strumenti sono strettamente legati alla qualità dei contenuti. Si tratta piuttosto di operazioni di marketing più o meno sofisticate (i libri con i quotidiani, i Cd con i settimanali, operazioni medianiche come la creazione di eventi). Oppure si sfruttano le posizioni dominanti (come, nel caso dei libri, usare la forza della distribuzione o del brand per dare visibilità a un volume, piuttosto che ad altri, sugli scaffali delle librerie). Nel mondo a cui siamo abituati, la percentuale di attenzione che viene incrementata da una fonte che dice cose interessanti è sempre e solo una piccola frazione, originata dal famoso tam tam dei lettori/telespettatori. Un’eccezione, più che la regola.

La ricchezza del sistema Weblog
Il sistema Weblog, invece, è un sistema ricco. Per la sua stessa natura, il blog è un atto di generosità: essendo un nodo in un sistema di lettura, sposta l’attenzione (e il lettore) su altri blog invece di cercare di trattenerlo sulle sue pagine. Se un blogger legge un post interessante in un altro blog, lo cita linkando la fonte e indirizzando il visitatore verso nuovi lidi. Questa scelta, che in un sistema competitivo sarebbe un suicidio, nel sistema Weblog è prassi. In questo modo ci guadagnano tutti: l’autore del post perché riceve nuova attenzione, l’autore della citazione perché ha fornito un input qualitativo al suo lettore e il lettore stesso, perché vede incrementate le probabilità di incontrare contenuti interessanti. Grazie a questa logica, con i Weblog si verifica una situazione esattamente contraria a quella dei racconti inediti: ogni nuovo Weblog porta in dote al sistema un valore di attenzione almeno pari a quella che i suoi testi richiedono. È un circolo virtuoso, in cui lo spostamento di attenzione è funzionale e non lesivo di interesse. Anche chi ha una posizione dominante (ma è un controsenso parlare di posizioni dominanti) partecipa a questo processo di spostamento di attenzione, perché una posizione difensiva (oltre a essere miope) sarebbe inutile.

Prendiamo come esempio ancora una volta il blog di Luca Sofri: si può leggere anche sul sito di un quotidiano (Il Foglio), quindi teoricamente parte da una buona riserva di attenzione, che si rigenera ogni giorno attraverso fonti diverse dal sistema Weblog. Eppure Sofri nel suo blog smista esclusivamente attenzione verso altri. Il risultato è sorprendente: l’attenzione che riceve di ritorno dal sistema Weblog è pari o superiore a quella che riceve dai lettori del quotidiano. Ovviamente in un modello simile, a differenza dei modelli competitivi regolati dal mercato, il contenuto interessante ha buone probabilità di ricevere attenzione, anche quando proviene dall’estrema periferia della blogosfera. È un dato di fatto: ogni Weblog nel giro di poche settimane trova i suoi lettori che, seguendo i loro interessi, lo raggiungono. Ma, come nel caso delle posizioni dominanti, anche parlare di periferia è poco corretto. La blogosfera non ha centri, ma milioni di relazioni la cui geometria cambia ogni giorno. In base a ciò che scriviamo, con il Weblog abbiamo la possibilità di crearci una reputazione presso i nostri lettori, che ci ascolteranno e terranno magari in grande considerazione le nostre opinioni. Tuttavia, se la nostra reputazione è solida quando affrontiamo determinati argomenti, non sarà necessariamente equivalente quando scriviamo di altro.

Reputazioni e affinità
Il meccanismo con cui si creano le reputazioni è simile a quello che Michael H. Goldhaber chiama Star System: esistono alcuni blog che sono punti di riferimento in determinati ambienti, divenendo ciò che Goldhaber chiama Star, mentre sono semplicemente fan in altri ambienti. E per le stesse regole di funzionamento del sistema non ci sono barriere o blocchi di nessun tipo, né privilegi o sconti. Solo la capacità di interessare i lettori determina la nostra posizione in un ambiente o in altro, in base all’attenzione che riscuote ciò che scriviamo. Questo è possibile perché il Weblog ha portato alcune innovazioni che hanno fatto superare l’imprecisione comunicativa delle mailing list, di Usenet e dei forum. Con i Weblog, alle enormi potenzialità di relazione già implicite nella Rete si sono aggiunte la facilità di accesso, la capacità di memoria e la capacità di ricerca tipiche del Web (che gli altri sistemi in qualche modo emulavano soltanto). Ma l’innovazione principale è stata quella di raccogliere i contenuti per persona, fornendo uno strumento di identificazione fortissimo per gli individui. Questo facilita la relazione sia tra soggetti che si conoscono sia con soggetti che iniziano da zero un nuovo contatto.

Come racconta Paolo Valdemarin è molto più facile conoscere a fondo un blogger che si legge tutti i giorni piuttosto che un collega di lavoro. Le relazioni sono salde, poiché la profondità di rapporto che si raggiunge attraverso ciò che si scrive (e si legge) è decisamente superiore a quella raggiungibile in molti casi (non in tutti, è chiaro) con rapporti personali fuori dalla Rete. Sono diversi i tempi e i modi di relazione. Nel blog mettiamo tutti noi stessi e ci esprimiamo con la giusta meditazione che la scrittura consente (e che l’espressione orale nega). Nel blog approfondiamo, limiamo, sviluppiamo il nostro pensiero in un modo che, senza questa traccia cronologica non ci sarebbe possibile. E attraverso questa nostra storia intellettuale affidata alla Rete le persone ci conoscono e interagiscono con noi. Soprattutto, attraverso i Weblog ci si sceglie e si viene scelti per criteri di affinità e di interessi comuni. Evidentemente, rendendo pubblico il nostro percorso intellettuale veniamo sempre giudicati, praticamente ogni volta che qualcuno ci legge. Il più delle volte questo giudizio è persino pubblico (attraverso la possibilità di commentare i post) e questo contribuisce a rafforzare. Il senso di appartenenza a una comunità intellettuale, in cui la regola è il confronto. Come dice Peter Kaminsky: «A blog is a social network application that represents the basic social building block: one person». Senza un blog, aggiunge, sei solo un lurker (uno spione) nella Rete.

Giuseppe Granieri
Liberamente tratto da Internet news

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LE ORCHIDEE NON VIVONO SULLA LUNA
Con le news da Monteporzio, ho l’impressione di aver scatenato un po’ di dibattito.
Lasciando perdere l’arringa da capo-popolo, fatta dal mio “nipotino”, trovo molto sagge le considerazioni di Dario.
Premesso che la notizia seppur critica, è informazione che può piacere e non piacere ma tal’è, per cercare di capire tanta insofferenza, ho riletto il pezzo su Monteporzio e non ho proprio capito dove non funziona.
Paragonare Monteporzio a Wight è una metafora molto lusinghiera, affermare che bisogna andare oltre per arrivare a Woodstock è un’altra metafora d’auspicio e parafrasare il proverbio delle rondini sta proprio a significare che la sola rondine di Monteporzio, non porta la primavera delle orchidee in Italia, ci vogliono altre Monteporzio.
Eppoi, quel povero collezionista che si fa prendere la mano, è il “collezionista”! Io,voi, tutti, perché è così ed è inutile negarlo, non ho parlato di luoghi o nomi precisi e l’S.O.S. sul computer lo scandisco anch’io ed è forse per questo che cerco di divulgare le mie esperienze in tutti i modi, senza per questo, considerarmi esperto.
Per cortesia Dario, togli i due aggettivi: esperto e criticone. La critica è il sale della vita, e l’esperienza è positiva se è accompagnata da altruismo e disponibilità, io spero di essere disponibile.
Per quanto concerne le criticità che sollevo nei pst del mio blog, non basta dire che sono “cacca”se le cose non sono andate come le ho viste io, dite la vostra.
Le orchidee non vivono sulla Luna, c’è un sacco di gente che con loro fa i soldi ed altrettanta che per averle e per vederle ne spende un altro sacco, trovo quindi guisto parlare anche di ciò.
Forse il mio sarà un sogno utopico ma lasciatemi sognare che un giorno, noi collezionisti di orchidee, non “elitari” ma semplicemente amanti di queste meravigliose creature della natura, decideremo da noi, il targhet delle esposizioni.
I post del blog di www.orchids.it consentono a tutti di commentarli, fatelo, dite quel che volete ed io lo pubblicherò pari, perché tirare in ballo tutte quelle sprezzanti congetture sulla frustrazione, l’invidia, la voglia di incrementare i contatti, non sono questi i miei obiettivi, anzi non ho alcun obiettivo se non quello di divulgare la mia passione anche con l’ausilio di questo supporto tecnologico a mie spese: forse le eccessive reazioni di qualcuno stanno a significare altro.
Come potete vedere, su questo sito non appare la scritta: ad oggi xyzyyy contatti perchè non mi pongo il problema di mostrare l’appettibilità del sito, anzi dirò che per quello che “modestamente come acidamente dice qualcuno” per il momento orchids.it sta pubblicando e senza essere trovato dai motori di ricerca, sono sorpreso che sia stato molto letto.
Dario hai ragione, se qualcuno mi invita, io porterò volentieri le mie piante anche a Monteporzio, ma consentimi di aprire una parentesi che forse da una risposta al signor “Jacopo…ne”, sul concetto di collezionismo di cui io non sono depositario ma difensore: l’organizzazione delle esposizioni di orchidee, funziona in tre maniere, quella ad esempio di Monteporzio (l’organizzazione, invita i commercianti più o meno legati al mondo delle orchidee e con loro crea l’evento, attorno al quale si raduna anche l’amatorialità che con l’occasione, discute, consiglia e compra…e sì “ristora” nell’accezione vera del termine, ovvero appagamento anche spirituale del “pellegrinaggio” inteso come raggiungimento di una meta) che in gergo viene definita fiera, ovvero luogo dove c’è festa dvertimento e perchè no, anche mercato, senza che questi aspetti siano da considerarsi negatività.
La seconda maniera è quella che vede come promotrici, associazioni di settore ed è il caso di Padova, dove l’AIO, in accordo con l’ente fieristico ospitante, ha organizzato la mostra, (oggetto delle ire funeste del mio “nipotino”) e si definisce evento associativo.
Terza forma espositiva è quella promossa da enti istituzionali o ricreativi che per elevare il tono delle loro manifestazioni, invitano ad esporre le loro orchidee vari collezionisti, che assumono la caratterizzazione di eventi culturali prestigiosi.
Nel primo e nel secondo caso, i venditori quadrano i conti con le vendite, gli organizzatori con gli eventuali affitti e l’amatorialità assume un connotato complementare o di pura rappresentanza associativa al fine di raggiungere gli scopi statutari.
E’ nel terzo caso che io vedo un’occasione di futuro per la crescita del collezionismo, perché viene prevista una forma di rimboso delle spese di partecipazione che vanno a coprire i costi di trasferta e di rischio d’uscita delle collezioni.
Questo è il mio pensiero, non sto a far classifiche di mostre più o meno belle, esprimo solo le mie opinioni su un mondo che non è fatto solo di phalaenopsis che stentano a fiorire ma anche d’altro: se non siamo d’accordo confrontiamoci ma rispettiamoci.
A tutti gli amici orchidari dei vari gruppi, chiedo una cortesia: se esprimete pareri che riguardano i blog di www.orchids.it fatelo con gli strumenti che il sito stesso vi mette a disposizione, solo così potremo dialogare direttamente, ed ora per farmi perdonare espongo una bella orchidea, ciao a tutti.
PS) Pubblico le foto delle mie orchidee, non per “megalomania o per autocelebrazione” ma semplicemente, perchè sono le uniche foto che ho. Se mi mandate qualche foto via e-mail, sarò ben lieto di pubblicarla. Grazie.

Dendrobium fimbriatum var. oculatum coll. De Vidi

Orchidee: Mostre in Italia

MONTEPORZIO COME L’ISOLA DI WIGHT?
Il tan-tan su internet ha portato anche quest’anno la famiglia dei chat-group delle orchidee a Monte Porzio Catone, per la verità un po’ sotto tono rispetto ad altre edizioni. Complice l’inclemenza del tempo e le defezioni di qualche commerciante straniero, il roboante titolo della chermesse paesana: Mostra Intercontinentale di orchidee, risultava un po’ stonato.
Si è detto, MPC = Wight e forse per i più giovani vale la pena di ricordare che l’isola in questione è indissolubilmente legata al suo festival rock del 26 agosto del 1970.

Qualche nota sul festival rock citato
… “Preceduto da quello di Monterey e nato all’ombra di Woodstock, il raduno di Wight ha ormai nei libri di storia del rock un piccolo posto (anche se per gli italiani la sua memoria è legata alla celebre canzone lanciata dai Dik Dik.

Va anche detto che pur essendo stato il primo autentico festival rock europeo e sia stato seguito da 350 mila persone, la sua fama è nulla rispetto a Woodstock. Il rock iniziava a contare i suoi morti e proprio dopo Wight se ne andò Jimi Hendrix fulminato quando il suo genio non era ancora pienamente compiuto.
Le cronache del tempo parlano di un cast eccezionali, con i Ten Years After in pieno fulgore swing-blues, Joni Mitchell, la musica degli anni irripetibili della comunità artistica del Laurel Canyon, i Moody Blues.
Ma soprattutto c’era sua maestà Miles Davis, che proprio allora cominciava la sua svolta elettrica”…

Con le dovute differenziazioni, il parallelo può avere qualche assonanza.
Questa fiera delle orchidee, nata dalla fertile iniziativa di Gianni Ferretti, per tutta una serie di opportunità logistiche – Roma a due passi con i media pronti a far da cassa di risonanza – fa di questo piccolo e ridente luogo del centro Italia, l’occasione di un pellegrinaggio ristoratore – anche nel senso vero della parola – per molti appassionati delle orchidee, emuli delle passate chat-convention tanto care ai giovani internet-dipendenti.
Però una rondine – come si suol dire – non fa primavera e già con questa edizione, fatti i dovuti ed ovvi complimenti a quanti hanno lavorato alla riuscita dell’evento, si notano i limiti.
L’aria di buon mercato attira i commercianti ma l’evento diventa sempre più fiera e sempre meno luogo di esposizione e di elevazione a valore del collezionismo.
Si dirà: bravo! La gente si muove proprio perché si compra e si vende! Certo è vero che l’appassionato orchidofilo è particolarmente attratto dal loro possesso ed è proprio questo il tallone d’Achille del collezionista: quando si trova davanti all’oggetto della sua folle passione, perde qualsiasi cognizione del valore del denaro e punta dritto e ad ogni costo al raggiungimento del suo obiettivo. E’ mitico l’aneddoto di quel collezionista, che pur di possedere una rara orchidea, falsificò le carte anche alla mamma.
Poi si torna a casa ed a mente fredda si è presi dal panico, prima di tutto per i soldi spesi e poi per non saper rispondere alle esigenze di quella stranissima pianta che tanto aveva stuzzicato la fantasia nel magico mondo della fiera, e si comincia a pigiare S.O.S. sulla tastiera del computer.
Morale: per raggiungere i picchi qualitativi di (Woodstock) anche nelle esposizioni di orchidee, dobbiamo far nascere tante occasioni che vedano protagonisti i coltivatori collezionisti amatoriali. Per dirla con una metafora da palcoscenico: i tecnici del suono ed i venditori di strumenti sono indispensabili, ma non sul set.

ORCHIDEE A SACILE

FESTA PRIMAVERILE DI SACILE, EDIZIONE 2004: successo di pubblico all’esposizione di orchidee rare

Pubblico agli stand dell’esposizione di Sacile

La loggia del Palazzo Municipale, imponente ed austero, ha indossato ieri 18 Aprile, il suo abito più bello: centinaia di affascinanti piante di orchidee esotiche, fra le più rare al mondo.
In un’efficace coreografia, allestita dalla Prosacile, con la collaborazione di “GUIDO”, maestro delle composizioni floreali e titolare della prestigiosa fioreria di campo Marzio in Sacile, si potevano ammirare splendidi esemplari di Paphiopedilum fowlie, hirsutissimun, glaucophillum, lawrenceanm var. album, insolite specie di EriaDendrobium fimbriatum var. oculatum, pennellate color arancio vivo delle Cattleya aurantiacha var. marigold, la delicata armonia di colori delle Vanda tricolor var. suavis, le delicatissime miniature di specie varie, i Bulbophillum picturatum, le Vanda rothschildiana, le sensuali Cattleya schilleriana, aclandiae e mossiae, ecc. ma soprattutto, regina indiscussa ed ammiratissima: Vanda coerulescens

Vanda coerulescens M.Oro EOC Ginevra 1997 – collezione Guido De Vidi – Diritti riservati

La Vanda coerulescens MO EOC 1997 nella foto a sinistra, con i suoi oltre mille fiori azzurri è da considerarsi senza ombra di dubbio il miglior esemplare esistente in Europa.

L’esposizione ha assunto un particolare significato, proprio perché propone soltanto piante provenienti da collezioni hobbistiche e non vendibili.

Il folto pubblico presente, è rimasto piacevolmente colpito dalla totale armonia espositiva, libera esteticamente dalle distrazioni degli spazi di vendita con la mercanzia attigua e magari ingombrante.
E’ auspicabile che manifestazioni di vero spessore propedeutico e culturale, come quella di Sacile, trovino anche altre occasioni espositive, questo dipenderà molto dalla sensibilità e voglia di fare degli appassionati di questi affascinanti fiori e soprattutto dalle attività delle associazioni amatoriali che si interessano di queste piante.