“Orchid Genera”… un nuovo libro da non perdere!

Un nuovo dizionario con tutti i generi di orchidea

A cura di “Marie Selby Botanical Gardens”
mary_selby_botLe schede concise forniscono i dati dettagliati della nomenclatura, della classificazione, della pubblicazione originale, dell’etimologia e della zona geografica, con una descrizione sommaria ed immagini a colori dei fiori rappresentativi. Il dizionario descrive non solo tutti generi delle 850 orchidee che sono riconosciuti oggi ma anche quei generi conosciuti soltanto dalle annotazioni fossili, pubblicate prima di Linnaeus, pubblicate (ma non accettate) e non valide pubblicate secondo i campioni del codice internazionale della nomenclatura botanica, così come quelle che hanno nomi o ortografie variabili.
Oltre alle descrizioni in ordine alfabetico, questo dizionario comprende un’introduzione della biologia dell’orchidea, un glossario, una lista dei taxonomists accreditati la pubblicazione di nuovi generi, riferimenti chiave, lista bibliografica delle abbreviazioni e le regole governanti la nomenclatura.

English description
“The hundreds of orchid genera and thousands of species can seem unbelievably complex, but they are beautiful, mysterious, and alluring. Therefore we want reliable ways in which to refer to them—ways that will be understood by those who hear us or read our written communications about these plants. The Marie Selby Botanical Gardens Illustrated Dictionary of Orchid Genera will become a convenient reference for those many people who are fascinated by orchids. By referring to this guide, one can find a secure mooring for any species of orchid, one that makes it possible to understand its relatives and its place in the galaxy of orchid variation.”—from the Foreword by Peter H. Raven

The Marie Selby Botanical Gardens Illustrated Dictionary of Orchid Genera is the most comprehensive and extensively illustrated account of orchid genera to date. Its concise entries provide details of nomenclature, classification, original publication, etymology, and geographic range, along with a brief description and color images of representative flowers.

The dictionary describes not only all of the 850 orchid genera that are recognized today but also those genera known only from fossil records, published before Linnaeus, validly published (but not accepted), and invalidly published according to the standards of the International Code of Botanical Nomenclature, as well as those that have variant names or spellings. In addition to the alphabetic entries, this dictionary includes an introduction to orchid biology, a glossary, a list of taxonomists credited with publishing new orchid genera, key references and bibliographical abbreviation list, and the governing nomenclature rules. The Marie Selby Botanical Gardens Illustrated Dictionary of Orchid Genera also features a Foreword by Peter H. Raven and an Introduction on the biology of orchids by David Benzing that describes the August 2007 discovery of the world’s oldest unequivically orchidaceous fossil.

The Marie Selby Botanical Gardens in Sarasota, Florida, are extensive botanical gardens dedicated to research and collections of epiphytes, especially orchids and bromeliads, and their canopy ecosystems. The Gardens maintain the most diverse collection of bromeliads in the world and feature over 20,000 plants from some 6,000 species in 1,200 genera from 214 plant families, including 6,000 live orchids. This monumental work is yet another manifestation of the collection-an extension of the Gardens into print.

Addio Jacopo

E’ nato un fiore per te, carissimo Jacopo e tu sarai sempre vivo, lì, vicino a chi ti ama.
percivaliana Cattleya percivaliana ‘Jacopo’
E’ la bella fioritura di questa orchidea a dar continuità alla vita, alla tua vita, ed è tuo zio Alberto a dedicartela:
“Dedico questa fioritura di Cattleya percivaliana per un ultimo saluto a mio nipote Jacopo Ceneda scomparso nei giorni scorsi.”
… Buona strada Jacopo, così come ti ha già sussurrato la nostra Elisa, Buona strada.

Grave lutto

Ospitale di Cadore (Belluno) – Faceva parte di un gruppo di 18 scout di Treviso, il giovane che ha perso la vita ieri mattina precipitando in un canale ghiacciato per circa 250 metri. Era il nipote del nostro carissimo amico Alberto Ghedin, figlio della sorella, già provata dalla perdita del marito in un incidente stradale di 8 anni fa.
Jacopo Ceneda, sedici anni, era uno dei due accompagnatori, il ragazzo stava percorrendo con la comitiva il sentiero che porta a casera Girolda, lungo una vecchia mulattiera molto frequentata nel periodo estivo, ma completamente ghiacciata in questi giorni. Trovatosi di fronte una slavina di neve ormai dura che interrompeva il sentiero, ha provato a superarla perdendo l’equilibrio e scivolando nel canale sottostante.

Condoglianze.
Il bog rimane in silenzio ad onorare questa giovane vita spezzata dal destino.

Cattleya mossiae

cattleya_mossiae Cattleya mossiae Hooker 1838
Edizione: 1
Lit. Citazione: Curtis’s Botanical Magazine, Vol.65, t.3669, 1838 – 1839
Nota: Nuova serie, Vol.12
Tipo: Articolo
Redattori: Samuel Curtis & William Jackson Hooker
Editore: Couchman, Londra
Sinonimi:
Cattleya aliciae L. Linden 1895; Cattleya carrieri Houller. 1883; Cattleya edithiana Warner ex Williams 1868; Cattleya labiata var atropurpurea Paxton 1844; Cattleya labiata var candida Lindley & Paxton 1850; Cattleya labiata var mossiae [Hkr.]Lindley 1840; Cattleya labiata var picta Lindley & Paxton 1850; Cattleya labiata var picta [Lindley & Paxton]Rchb.f 1874; Cattleya labiata var reineckiana [Rchb.f]A.D.Hawkes; Cattleya mossiae Hkr. var. reineckiana Hook.; Cattleya mossiae var. wageneri Braem 1986; Cattleya reineckiana Hort. 1883; Cattleya reineckiana Rchb.f 1856; Cattleya wageneri Rchb.f 1854; Cattleya wagneri Hort.; Epidendrum labiatum var. mossiae [Hkr.] Rchb.f 1861

Curiosità e note storiche
catt_mossiae_in_sitoUna specie proveniente dalla foresta venezuelana, bella, profumata e nota a tutti gli appassionati di orchidee. Ned Nash la considera fra le “tre grandi specie di Cattleya”, insieme con C. labiata (Brasile) e C. trianei (Colombia).
C. mossiae è stata così nominata in onore di Mr. & Mrs. Thomas Moss di Aigburgh (banchieri di Liverpool), nella cui collezione fiorì per la prima volta in Europa.
Cattleya mossiae è il fiore nazionale del Venezuela dal 1951. Hooker, in un passaggio della sua analisi descrittiva, evidenzia i particolari di questa nuova specie unifoliata (scoperta subito dopo la C. labiata), e scrive…”i fiori di questa orchidea sono i più grandi finora conosciuti dell’intera famiglia; sono inoltre molto appariscenti e nessun pennello d’artista può riprodurne la bellezza”
Per qualche tempo ci furono delle dispute sul fatto, che fosse una specie assestante e non solamente una varietà della labiata, poi fu deciso per considerarla una nuova specie.
Cattleya mossiae é una specie epifita, unifoliata a sviluppo simpodiale, endemica del Venezuela, vive sulla fascia montagnosa litoranea e sui pendii occidentali delle Ande a 1000 – 1600 metri di altitudine.
Questa specie presenta le infiorescenze molto grandi a gruppi di 3 – 5 fiori con tonalità di colore variabili dal lavanda pallido, al concolor alba, fino alla bellissima varietà coerulea.
L’introduzione nel mondo orticolo Europeo della Cattleya mossiae (1836), di più facile reperimento della C. labiata, creò molta sensazione ed interesse (denaro permettendo) fra i collezionisti dell’epoca e negli anni a venire furono molti i premi conquistati da questa nuova orchidea nelle esposizioni: fra il 1865 ed il 1913, la Royal Horticultural Society assegnò 37 (Awards of Merit) e 16 (First Class Certificates), a 53 nuovi cloni di C. mossiae.
La Cattleya mossiae fiorisce nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio ed in Venezuela è chiamata l’orchidea di Pasqua.

Grande successo come fiore reciso
Le più belle varietà e le prime ibridazioni furono molto usate per produrre fiori recisi, che fecero la fortuna dei coltivatori degli anni 40 e 50; in quei tempi le confezioni di fiori della C. mossiae rappresentavano il delicato omaggio che ogni figlio dedicava alla mamma in occasione della sua festa.
Si racconta che a partire dal 1934 e per diversi anni di seguito, un raccoglitore di orchidee nella zona di El Tocuya, Venezuela, spedì mediamente ogni anno, 20 – 50 casse Wardiane di C.mossiae a Mr. Edward A. Manda.
In natura sono state raccolte diverse C.mossiae forma “blu coerulee”, famose sono le varietà ‘Reineckiana, Blue Lip’ e ‘McPeaks’.
Gli appassionati delle Cattleya devono assolutamente cercare questa stupenda specie botanica perché è molto resistente ed adattabile alle varie condizioni critiche: in caso di disfatta della collezione rimarrà sicuramente vivo un esemplare di questa specie.

Note colturali
Cattleya mossiae va coltivata in vaso, io, però coltivo con buoni risultati, anche qualche esemplare in zattere di legno duro; va bagnata regolarmente durante la fase dello sviluppo, avendo però l’attenzione di garantire una breve asciugatura fra le bagnature e di porre molta attenzione con le bagnature invernali, che devono essere fatte con parsimonia.
Una buona luminosità accompagnata da ambiente caldo e ventilato garantisce piante in salute ed ottime fioriture.
Le fertilizzazioni vanno somministrate a dosi leggere, mezzo grammo di NPK 20.20.20 solubile, per litro d’acqua ogni 3 bagnature: in inverno dimezzare dosi e frequenza.
Questa orchidea è dormente a partire da novembre a febbraio, fiorisce in tarda primavera (emisfero nord) e rimane in leggero riposo vegetativo sino all’inizio dell’estate per ricominciare poi il nuovo sviluppo, che dura fino ad Ottobre.
I rinvasi e le divisioni sono consigliabili: solamente quando cominciano a vegetare le prime radici nuove.

Orchidee: quando si seccano le punte delle radici

Giovanni Ridolfi ci scrive:
… sono un vecchio amatore di orchidee. Possiedo una piccola serra di 30mq. circa. Riscaldamento ad acqua. Tetto di filon, sistema di nebulizzazione con pompa da 70 atmosfere. Seguo sempre il suo sito; sarebbe un grande piacere poter farle visita. L’età e la distanza me lo vietano,abito infatti i provincia di Pavia. Le espongo il mio problema e se vorrà rispondere le sarò molto grato e riconoscente;in caso contrario resteremo sempre amici web. Il problema è che quando le piante sono in vegetazione e le nuove radici sono belle bianche e turgide come le innaffio (con acqua piovana che raccolgo in tanica da 2000 l.) queste dopo un giorno si seccano sulle punte. Preciso le innafiature le effettuo di primissima mattina ed a temperatura ambiente. Il ricambio D’aria avviene per apertura di finestra sul colmo e da ventilatori. Non sono ancora riuscito a risolvere questo problema. Se vorrà cortesemente darmi qualche suggerimento le sarò veramente grato.

radici_2“Tutte le piante, orchidee comprese, presentano tre elementi fondamentali: RADICI, FUSTO e FOGLIE. L’assorbimento degli elementi minerali e dell’acqua è svolto dalle radici, oltre a tenere salda la pianta al substrato. Il fusto mantiene eretta la pianta e le foglie fungono da centrale energetica ricavando energia con la fotosintesi.
Queste tre strutture sono tutte quante costituite da un certo numero di cellule e le cellule nelle tre strutture si differenziano fra loro per avere acquisito nell’arco di millenni la specializzazione fisiologica a livello funzionale. Invece la parete cellulare è la struttura che accomuna tutte le cellule vegetali ma allo stesso tempo le differenzia dalla cellula animale che non la possiede.
Le cellule delle piante hanno due tipi di parete: la primaria e la secondaria. La parete primaria si trova nelle
pianticelle giovani ed è molto sottile, mentre quella secondaria, più spessa, è presente in cellule che sono specializzate ad una certa funzione ed hanno una certa età.
Esiste un quarto elemento che non è sicuramente di minore importanza:
IL MERISTEMA.
Questa particolarissima struttura è principalmente localizzata all’estremità del fusto della pianta nelle ascelle fogliari e negli apici delle radici. Il meristema è una struttura formata da una quantità di cellule che si mantengono sempre ad uno stato indifferenziato garantendo nel tempo l’accrescimento della pianta stessa.
Le principali strutture di trasporto che percorrono la pianta sono: lo xilema ed il floema. Queste due strutture formano il cosiddetto sistema vascolare. Lo xilema è un lungo condotto di tubature unite fra loro e chiamate tracheiti. In particolare queste strutture sono dei tubicini cellulari che originano dalla morte delle stesse per la perdita delle loro strutture interne (citoplasma) ed il successivo ispessimento della loro parete, per contrastare la pressione negativa interna che si origina per assicurare il trasporto dei nutrienti dall’alto verso il basso (dalla punta della radice all’apice della gemma).
Il floema invece è quella parte vascolare che assicura la distribuzione degli zuccheri prodotti per fotosintesi e tutte le molecole organiche verso tutti.
Citochinine: La principale citochinina nelle piante superiori è la “zeatina”. Queste molecole sono responsabili nell’attivazione cellulare e la loro divisione. Per questo motivo sono anche maggiormente concentrate nei tessuti che si trovano in attiva proliferazione, come per esempio nei tessuti meristematici degli apici radicali e nei germogli della pianta.
Questa premessa può far capire che la parte apicale delle radici è molto importante per il corretto sviluppo delle orchidee e nello stesso tempo è assai delicata stante lo stato di continua evoluzione.
Per dirla in parole povere, la punta delle radici è un’officina in pieno fermento al cui interno si creano forze di spinta e di attrazione. Il tutto deve stare in buon equilibrio. Ad esempio, quando la pianta deve spendere energie per la sua fioritura le radici smettono di crescere e, in caso di traumi causati da rotture o da eccessivo assorbimento di sali oppure da repentini stress ambientali (aria secca e/o drastico sbalzo termico), può capitare il fenomeno di essicazione delle punte.
Caro Giovanni, io ti consiglierei di mantenere alta l’umidità in serra, soprattutto durante la fase delle bagnature, evitando di arieggiare eccessivamente l’ambiente interno con l’apertura delle finestre sul colmo della serra.
Io sono contrario a questo tipo di ricambio d’aria, preferisco il sistema “cooling” ma questa è solo una mia opinione.