Operazione a cuore aperto: Laelia russelliana, rinvaso in piena fioritura

Nella foto in evidenza: radici nude di Laelia russelliana pulita ed in attesa di risistemazione in vaso dopo l’asciugatura dell’apparato radicale.

Ma chi è quel pazzo collezionista di orchidee, che “sventra” una pianta durante il periodo della sua fioritura?
Hee, purtroppo lo devo confessare: sono proprio io!
Questo capita, quando sei nella fase del rinvaso generale della serra (ogni 2-3 anni), non è che puoi star lì a scegliere, questa sì e questa no, devi andar via di brutto, pianta dopo pianta ed attivare quel sincronismo operativo che prevede: ammasso piante, pulizia degli spazi lasciati liberi in serra, eliminazione del substrato vecchio e sommaria pulizia delle radici di ogni pianta sottoposta a rinvaso, eventuale trattamento anticocciniglia nel caso si noti la sua presenza nella pianta, doccia generale della pianta, tempo di asciugatura delle radici (anche una giornata), e poi risistemazione e rinvaso.
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Angraecum subulatum, piccoli fiori bianchi.

… la serra aspettava ansiosa il mio ritorno dal grande, grosso matrimonio greco di Daniel e Konstantina.
Finita la festa, possiamo riprendere il filo del blog.
Che fare per cominciare? In serra ho trovato delle belle sorprese e tanto lavoro da fare. Purtroppo in questi mesi l’ho trascurata oltre il lecito ed ora devo correre ai ripari. Soprattutto necessita una pulizia generale dalle erbe infestanti e dalle alghe che nel frattempo hanno colonizzato piante e vetri; domani sarà una giornata dedicata alle mie orchidee.
Come si sa, il nostro Club sarà presente all’EOC di Dresda, che avrà luogo a fine settembre del 2009 e quindi guardando le piante in fiore ho cercato di capire quali potranno essere portate in esposizione il prossimo anno di questi giorni.
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Cyrtopodium

Miracoli in serra
Cyrtopodium R. Brownn 1813
Epidendroideae, Cymbidieae, Cyrtopodiinae.
Le specie di questo genere sono chiamate anche “orchidee sigaro” per la struttura dei loro pseudobulbi. Sono conosciute circa una trentina di specie, alcune di media grandezza, altre decisamente grandi. Possiamo trovarle sugli alberi quindi epifite, possono essere terricole oppure litofite e vivono nella fascia tropicale e sub tropicale dell’America.

Cyrtopodium andersonii ( Andrews) R. Br. 1813
Gli pseudobulbi di questa specie, lunghi circa un metro, affusolati ed appuntiti, sono caratterizzati da delle carenature internodali che segnano l’attaccatura delle foglie, lunghe 70 cm. e decidue.
Appena formatosi il nuovo pseudobulbo (inizio primavera) si struttura subito la spiga fiorale, che cresce freneticamente anche oltre un metro e settanta cm. e dopo un mese sbocciano già le prime infiorescenze giallo brillante, in un’apoteosi progressiva che dura tutta l’estate.
A tarda estate, caduti gli ultimi fiori delle spighe (circa un centinaio per spiga) e con gli pseudobulbi di stagione maturi ed in pieno vigore, la pianta va in leggero riposo e le foglie cominciano ad ingiallire e staccarsi una ad una lentamente, durante tutto l’inverno.
Durante il periodo del riposo, vanno progressivamente diradate le annaffiature ed è questo il periodo più critico perché si può incappare in una bagnatura di troppo che può portare dei problemi anche letali agli pseudobulbi di riserva, quali marciume.
Vista la mole della pianta alla quale non può essere garantito eccessivo spazio libero attorno, può capitare che si prenda un’annaffiatura indesiderata.
Le radici in riposo, non assorbono e quindi rimangono bagnate per molto tempo, avviando in tal modo il processo di marcescenza che velocemente si propaga al qualche pseudobulbo.
Quest’inverno nel bel mezzo delle giornate più buie e nebbiose (pianura Padana) con temperature minime in serra, alla soglia dell’accettabilità (problemi di costi), la mia mastodontica Cyrtopodium andersonii con quattro pseudobulbi ed ancora qualche foglia sulla punta del fusto più giovane, durante una delle mie frequenti visite scandaglio, attira la mia attenzione e mi mostra una estesa chiazza molle alla base del penultimo pseudobulbo: fosse stato l’ultimo poco male, avrei avuto ancora i miei bravi tre pseudobulbi per l’indispensabile rinvaso.
Il panico dilaga in me, l’unica pianta in serra, proprio nel momento della possibile prima divisione, si trova invece in chiare difficoltà vitali.
In tali circostanze l’intervento drastico è d’obbligo: eliminazione totale delle radici compromesse ed eliminazione dello pseudobulbo marcito alla base.
Il risultato dell’operazione, per la verità poco esaltante, presentava un gruppo di due pseudobulbi, più uno singolo e un altro da buttare, fra l’altro con la pianta in riposo e quindi poco propensa a ripristinare le proprie funzioni vitali. Comunque, fatte le dovute protezioni delle ferite con un fungicida, effettuo il rinvaso: un vaso con due pseudobulbi ed un altro con uno, sostenuti per bene con i loro bravi tutori.
Cyirtopodium andersonii è una pianta epifita che può essere tranquillamente coltivata in vaso con bark di pino di misura medio-grossa, ricordarsi di fertilizzarle molto, ha tanto bisogno di cibo.

Esperimento
Il restante pseudobulbo marcito, non potevo distruggerlo, immaginate un gran sigarone bello turgido nella sua parte superiore, ma senza base e quindi senza struttura radicale, lo guardavo pensando: e se per caso da qualche carenatura spunta una gemma?
Mi sono munito del mitico bisturi regalatomi dal mio amico patologo, l’ho sterilizzato passandone la lama su una fiamma a gas ed ho eliminato tutta la parte marcita dello pseudobulbo.
Poi ho coperto la parete recisa con polvere fungicida, così come si fa col grasso per i prosciutti, è l’ho lasciato ad essiccare per molti giorni.
Successivamente l’ho sistemato in un vasetto con del substrato di bark, così come si vede nella foto di sinistra.

Miracolo
Dopo tre mesi di attesa, ho una pianta già fiorita che fotograferò più avanti, il singolo pseudobulbo ha già la nuova gemma sviluppata, e quel pezzettino da buttare… guardate la foto!… Miracolo!