Piccola guida per nutrire le orchidee

Composizione dei concimi per le orchidee.
Si consiglia di concimare le orchidee con fertilizzante idrosolubile complesso (macroelementi + vari microelementi).
Le titolazioni (N.P.K.) largamente usate dai coltivatori profesionali sono le seguenti: equilibrata (20.20.20 o 18.18.18), ad alto titolo di nitrato per agevolare lo sviluppo delle piante (30.10.10) e con abbondanza di fosforo per aumentare la produzione di fiori nelle piante (10.30.20).
Ci sono anche altre esperienze con valori NPK diversi, ma questo fa parte delle esperienze specifiche legate anche a particolari condizioni di coltivazione.
A grandi linee nelle, coltivazioni mono genere, il programma di fertilizzazione prevede uno o più interventi primaverili ad alto titolo di (N), seguiti da un programma bilanciato e da un ciclo di concimazione ad alto titolo di (P).
Nelle collezioni con più generi e specie di orchidee è difficile stabilire cicli diersificati, normalmente si opta per fertilizzazioni bilanciate, ma, posta la conoscenza dei diversi concimi, nulla vieta libera sperimentazione.
Qualsiasi programma di concimazione garantisce una corretta alimentazione delle orchidee solamente se queste sono munite di buon apparato radicale e/o substrato non degenerato. Alla presenza di problemi radicali dovuti a composti deteriorati, aggravati da fasi stagionali con temperature fredde è utile integrare le normali concimazioni radicali con nebulizzazioni di concime fogliare.

Concimazione fogliare
La fertilizzazione fogliare ideale dovrebbe essere fatta con un impianto nebulizzatore, questo per evitare il veloce scivolamento del concime dalle foglie.
I concimi fogliari si differenziano da quelli per così dire “standard” soprattutto per il loro elevato contenuto di microelementi in forma chelata (di facile assorbimento) i macroelementi possono essere equilibrati, oppure con abbondanza di (N), per il resto non noto particolari differenze con quelli usati per via radicale.
In ultima analisi, usando concimi ad alta solubilità (scarsa presenza di residui) è possibile avviare un programma di fertilizzazione mista: radicale e fogliare in contemporanea.
Nelle coltivazioni amatoriali sono presenti tecniche diverse di coltivazione, non tutte le piante vivono in vasi, spesso sono sistemate su zattere e cestini; questa particolarità di coltivazione rende quasi impossibile una rigorosa separazione fra i due metodi di concimazione, pertanto conviene ridurre le dosi e bagnare sia i substrati che le piante. Per evitare la colorazione dei fiori e delle foglie è bene usare concimi non colorati.

Ultima considerazione sulle necessità di alimentazione.
A volte l’ acqua disponibile è troppo dolce (piovana ad esempio), in questi casi è utile usare concimi integrati con calcio (CaO) a titolo 7.
In assenza di concimi con l’integrazione di calcio, è sufficiente aggiungerlo separatamente in piccole dosi.

Microelementi e nitrati.
Oltre agli elementi essenziali (azoto, fosforo e potassio), le piante hanno bisogno d’altri minerali quali calcio, magnesio, ferro, manganese, in dosi molto più basse.
L’integrazione con microelementi, soprattutto con nitrato di calcio sono spesso motivo di discussioni fra produttori e coltivatori amatoriali.
Su questo versante, ritengo che piuttosto di avventurarsi in pericolose alchimie, sia più proficuo garantire alle nostre piante le sostanze essenziali ed una corretta coltivazione, questa è una mia semplice opinione, dettata da anni di esperienza.
A favore della mia considerazione va anche detto che le formulazioni NPK dei fertilizzanti in commercio, oltre ai tre macroelementi essenziali – Azoto – Fosforo – Potassio, contengono anche tutta la serie dei microelementi che le piante richiedono in piccole quantità: sono studiati per cedere un alimentazione completa.
In presenza di gravi carenze (clorosi e sviluppo compromesso) si può intervenire una o due volte con nitrato di calcio , 1grammo x litro d’acqua.

Fertilizzazione organica e/o inorganica.
I fertilizzanti organici quale il concime di mucca, cavallo o guano, devono essere decomposti dai batteri prima che le sostanze nutrienti in essi contenute possano essere assorbite dalle piante (stesso processo dell’azoto ricavato dall’urea).
I composti classici delle orchidee non si decompongono velocemente, quindi a mio avviso, i fertilizzanti organici non sono adatti per la coltivazione delle orchidee.
Inoltre, i fertilizzanti organici non trattati possono ospitare malattie e batteri nocivi per le nostre piante.
Per questi motivi, in linea generale, io consiglio di usare fertilizzanti inorganici. Detto questo, non escludo l’utilità di applicazioni occasionali dei fertilizzanti organici quale l’emulsione dei pesci, o di guano.

Dosaggi, frequenze e formulazioni
Il dosaggio non deve mai superare l’1% – 1 grammo di prodotto per litro d’acqua.
La frequenza delle fertilizzazioni deve essere direttamente proporzionale alla temperatura stagionale ed alle ore di luce giornaliere, estate ogni 10-15 gg. inverno ogni mese.
Non fertilizzare con composti troppo asciutti (effettuare una bagnatura preventiva).
Per piccole coltivazioni domestiche è sufficiente usare formulazioni equilibrate 20.20.20, in ogni caso intercalare una o due fertilizzazioni primaverili con 30.10.10 ed altrettante estive con 10.30.20.
Alcuni coltivatori, per accelerare lo sviluppo delle piante (forzature) usano ormoni, siliconi ed aditivi che in certi casi sono considerati miracolosi. Qualche produttore commerciale sostiene che migliorano la tolleranza alla siccità delle piante e favoriscono un veloce sviluppo radicale.
Chiudendo questa sintetica discussione sui fertilizzanti, ritengo che la coltivazione amatoriale delle orchidee, non abbia bisogno né di forzature né di prodotti miracolosi.

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