Piccola guida per nutrire le orchidee

Ubi Major minor cessat
libro_orchidee_rebecca_thisonI consigli di Rebecca Tyson Northen, per noi collezionisti amatoriali sono da considerarsi la base fondamentale per qualsiasi approccio alla coltivazione delle orchidee. A proposito dell’alimentazione delle orchidee, propongo alla vostra lettura una libera traccia tratta dal suo libro “ORCHIDEE”
…”L’uomo non vive di solo amore; e neppure una pianta vive soltanto d’aria e d’acqua. Ogni essere vivente, sia animale che vegetale, ha bisogno di certi elementi minerali per lo sviluppo della sua struttura corporea e per il mantenimento della sostanza vivente che lo compone, il protoplasma.
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Anche le piante che vivono abbarbicate a un filo del telefono (come le tillandsia), che è indubbiamente il più sterile dei sostegni, hanno una fonte di minerali con i quali si nutrono, la polvere che si posa sul filo e i minerali sciolti nelle gocce di pioggia: quantitativi molto piccoli, certamente, ma sufficienti per queste piante particolari.
Un tempo si pensava che le orchidee vivessero esclusivamente con la materia che traevano dall’aria. Non si valutò l’importanza delle sostanze umose accumulate nelle fessure delle cortecce degli alberi, o nelle crepe delle rocce alterate dall’azione degli agenti atmosferici e sui licheni e i muschi che vi crescono sopra; e neppure dei minerali fertilizzanti presenti negli escrementi degli uccelli e apportati alle piante dalla pioggia, dell’accumulo annuale di foglie morte che si forma tra i bulbi stessi.

Anche l’acqua della pioggia non è pura, poiché le gocce condensano attorno ai nuclei di polvere presenti nell’atmosfera e si arricchiscono, durante la loro caduta, anche di molte altre sostanze.
Una pianta che pesa trecento grammi è costituita per nove decimi d’acqua e per un decimo di zuccheri, amidi, proteine, grasi, e numerosi altri elementi. Tale decimo rappresenta le altre sostanze chimiche accumulate dalla pianta durante la sua vita più il quantitativo di cibo presente al momento di essere pesata.

Per sapere che parte del peso a secco della pianta è minerale occorre bruciare la pianta disidratata per rimuovere il carbonio, l’idrogeno, l’azoto e l’ossigeno. La cenere rimanente è il contenuto minerale totale della pianta e ammonta a oltre 2 grammi, pari allo 0,76 per cento del totale. Il valore di una pianta vivente è basato sulle cose meravigliose che il suo protoplasma, governato dai geni, può fare con quella esigua quantità di sostanze inorganiche.

I minerali, sotto forma di sali, sono assorbiti dalle radici, che li estraggono dal substrato dove le piante sono coltivate. I sali sono rilasciati dal materiale organico, attraverso un lento processo di decomposizione e sono messi in soluzione dall’umidità del suolo. I sali in soluzione sono dunque assorbiti dalle radici e trasportati in ogni parte della pianta, dove entrano a far parte di diverse funzioni vitali.

Oltre ai minerali, la pianta necessita d’acqua e di due cose che assorbe dall’aria, l’ossigeno e l’anidride carbonica. L’ossigeno, necessario per la respirazione, è assorbito dalle foglie e dai fusti dall’atmosfera e, dalle radici, dall’aria contenuta nel terreno. L’anidride carbonica è assorbita dalle foghe (e dalle altre parti verdi della pianta) e combinata con l’acqua assunta dalle radici, allo scopo di formare zucchero, che è il cibo della pianta.
Tale processo si chiama fotosintesi, perché si svolge soltanto in presenza della luce. Gli zuccheri semplici sono trasformati in zuccheri complessi, amidi e cellulosa; e vari prodotti formati da carboidrati si combinano con l’azoto, zolfo e fosforo per formare le proteine. I principali elementi minerali, necessari in quantitativi relativamente grandi, e le loro funzioni sono i seguenti:

il calcio: necessario per la formazione delle pareti delle cellule e per regolare le attività della cellula. La mancanza di calcio fa sì che i nuovi getti crescano stentati e storti;

l’azoto: è un componente essenziale delle proteine e della clorofilla, necessario a promuovere una buona attività vegetativa. La mancanza di azoto rende le piante striminzite e le fa maturare troppo presto. Le foglie vecchie ingialliscono e cadono. L’eccesso di azoto produce una eccessiva attività vegetativa e ritarda la fioritura;

lo zolfo: è un altro componente delle proteine. La mancanza di zolfo può rallentare lo sviluppo delle radici;

il fosforo: il terzo minerale importante nella formazione delle proteine, agisce da catalizzatore e da regolatore dell’attività vitale. È talvolta definito come «la dinamite delle cellule viventi». La mancanza di fosforo porta all’avvizzimento delle foglie, che, invece di diventare gialle, diventano verde scuro;

il potassio: un altro importante elemento che funge da catalizzatore e regola molte funzioni. La mancanza di potassio porta al nanismo e, di frequente, provoca bruciature ai margini delle foglie e anche la caduta;

il magnesio: è parte della molecola di clorofilla e quindi elemento essenziale nella fabbricazione del nutrimento. La mancanza di magnesio fa ingiallire le foglie più vecchie tra le nervature e impedisce la prosperità della pianta;

il ferro: elemento catalizzatore in molte reazioni, compresa quella che porta alla formazione della clorofilla. Raramente vi è mancanza di ferro ma, se il suolo non è sufficientemente acido, il ferro è insolubile. La mancanza di ferro fa ingiallire le foglie più giovani.

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