Paphiopedilum: la grande avventura della loro coltivazione

Controllo della salute
Le piante di Paphiopedilum, forse perché non producono sostanze mielose, sono raramente aggrediti dai parassiti.
Quindi conviene intervenire solamente se si nota la presenza di agenti patogeni esterni.
Consiglio di usare insetticidi sistemici che sono molto efficaci e poco dannosi.

Fortunatamente anche le malattie fungine sono rare.
La miglior cura è prevenire ed un’ottima prevenzione si ottiene coltivando piante sane, vigorose e sistemate in ambiente ordinato e pulito.

Pur adottando tutte le precauzioni, qualche errore si commette sempre, bagnature di troppo, ristagno indebito sui colletti dei germogli ed ecco che si scopre qualche rizoma o foglia basale color bruno scuro: è già in atto una malattia fungina.

L’intervento deve essere deciso ed immediato: agire con un bisturi opportunamente sterilizzato, tagliare tutte le parti infette, 2 centimetri oltre la massima propagazione dell’infezione e poi togliere la pianta dal vaso, eliminare tutte le radici colpite da marciume bruno, disinfettare la pianta mediante l’immersione in una soluzione fungicida (possibilmente sistemica). A questo punto, conviene lasciar asciugare le radici della pianta per almeno una giornata e poi procedere celermente ad un provvidenziale rinvaso.

Come potete notare non faccio riferimenti a nomi specifici per i prodotti da usare, mi permetto di darvi soltanto il consiglio di usare i meno nocivi: le orchidee sanno apprezzare.

Con queste ultime considerazioni chiudo il mio racconto sui Paphiopedilum, sicuramente non completo, pertanto, qualsiasi vostro contributo sarà utile al suo perfezionamento prima di diventare un capitolo del libro famoso.
Ringrazio di cuore tutti i visitatori del blog e soprattutto le amiche ed amici orchidofili che con la loro partecipazione rendono quest’ esperienza viva e dinamica.

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