Paphiopedilum: la grande avventura della loro coltivazione

Miti storie e leggende
Molti nomi d’orchidea si richiamano alla matrice culturale Latina, ma le fondamenta provengono dalla mitologia Greca.
Per dare una risposta a quest’enunciazione, prendiamo ad esempio: Cypripedium e Paphiopedilum.
Venere è la dea dell’Amore e della bellezza, leggeremo più avanti che la stessa divinità durante la civiltà greca si chiamava Aphrodite
La prima leggenda è legata al Cypripedium calceolus, orchidea terricola Europea, da tutti conosciuta come “scarpetta di venere”.
Narra la leggenda che Venere, durante una passeggiata insieme con Adone, fu sorpresa da un violento temporale. I due cercarono riparo, ma lo spazio esiguo del luogo dove trovarono riparo ed il desiderio di stare vicini, oltre a procurare un piacere reciproco, fece perdere una scarpetta alla divinità.
Passata la tempesta cercarono la scarpetta, ma non la trovarono perchè nel frattempo fu macchiata da un “mortale” che era corso a raccoglierla.
Prima che fosse possibile raccogliere la scarpetta di Venere, questa si trasformò in un fiore di cui il petalo centrale o “labello” fu modellato a forma di scarpetta, mantenendo anche il colore dell’oro con cui era stata fatta.
Il botanico svedese Carl Linnaeus, studiando la pianta alla quale doveva assegnare un nome, si ricordò della leggenda di Venere e della sua scarpetta perduta. Decise di chiamarla Cyprid (isola di Cipro sacra a venere) e pedilom che in greco significa (scarpa, sandalo, pantofola)

L’epiteto calceolus proviene da “calcea” una forma del latino tardo settentrionale, derivata dal latino “calceus” (la scarpetta di cuoio fine che si indossava nelle case oppure nella commedia teatrale) che a sua volta sembra derivare da “calx”, tallone.

Echeggiando questa idea, Ernst Hugo Heinrich Pfitzer, oltre un secolo dopo, dispose le orchidee asiatiche sudorientali con il fiore a forma di scarpa, in un nuovo genere chiamato Paphiopedilum, una combinazione fra le parole Paphos e pedilon.

Quando Pfitzer decise di assegnare a questo genere di orchidee il nome di Paphiopedilum si ispirò pure lui alla mitologia greca e precisamente ad alcune divinità mitologiche: Aphrodite, divinità greca dell’amore, che con la sovvrapposizione della civiltà romana a quella greca, assume poi il nome di Venere.

Varie leggende mitologiche convergono su un evento traumatizzante e nello stesso tempo carico di significati:
….“Fu proprio nella spuma del mare che ribolliva lì davanti, fra gli scogli intorno alla grande roccia di Petra Tou Romiou, che Aphrodite prese forma la prima volta, apparendo subito di una tale bellezza da stupire persino gli Dei.
Quando il Caos e l’universo si unirono, narra una leggenda, nacque il tempo: Kronos
Questa immagine straordinaria già evoca il mistero della creazione con un significato ed una immagine filosofica inquietante.
Esiodo trasse da questo episodio il mito del tempo che si ribella al cielo e Kronos armato di una falce evira suo padre Urano (il cielo) e getta nelle onde le spoglie della sua virilità perché non procreasse ancora.
Abbandonate nel pelago, le spoglie fecondatrici del cielo, vagarono lungamente nei flutti sino a che non presero forma sulle rive di Cipro presso Paphos concretizzandosi nella più bella e più importante manifestazione,dell’universo:
La bellezza e l’amore uniti insieme”…

Altra leggenda mitologica racconta invece che…”Nella Città di Paphos, teneva la sua corte “Bacco” il dio del vino.
Bacco, divinità molto focosa, per impreziosire le cerimonie e le feste di corte esibisce spesso ai suoi ospiti molte giovani nubili e belle, rimanendo però sempre vigile sulle sue ancelle.
Sembra che in un’occasione, Orchis, divinità minore, ospite a corte del dio Bacco, abbia avuto l’impertinenza di prestare troppe attenzioni alle giovani presenti.
Chi conosceva “Bacco” sapeva che non era consigliabile comportarsi con spavalderia a corte, ma Orchis ignaro, continuò a manifestare il suo particolare interesse, finché “Bacco” in preda all’ira ordinò di evirare Orchis e di gettare le parti della sua virilità, lontano dove mai avessero da toccare terra.
Per questo furono gettate in mare, ma una parte toccò terra e lì nacque le prima orchidea, invece le spoglie mascoline finali del giovane Orchis vagarono nelle acque e dall’unione con le onde spumeggianti del mare ebbe origine Aphrodite. Il nome Paphos deriva da Paphinia che è giusto il secondo nome di Aphrodite”…
Aphrodite o Paphinia, è figlia di “Orchis”, padre di tutte le orchidee, ed i Paphiopedilum sono oggi, uno dei tanti generi di orchidee sparsi per il mondo.

12 pensieri su “Paphiopedilum: la grande avventura della loro coltivazione

  1. Ciao a Tutti

    Volevo fare 2 domande specifiche al rinvado dei paphio:

    1)dove è possibile trovare della torba di sfagno?
    2)se non fossi in grado di reperirla, cosa posso usare per avere un composto simile?

    Grazie

    Gian

  2. Grazie Pietro, una foto ce la fai a linkarla? Puoi anche inviarla a info@orchids.it e poi la pubblichiamo, sarebbe utile per capire se hai avuto la fortuna di beccarti una specie. A volte capita che qualche specie, tipo il P. primulinum si trovi anche nei garden dei centri commerciali.

    La torba deve essere di sfagno abbastanza filamentosa, poi devi miscelarla con bark, perlite e un pugno di sabbia calcarea.
    Ciao
    Guido

  3. Fantastica guida, io sono un neofita delle orchidee in genere è ho trovato una paphiopedilum in un brico, bella è pure a buon mercato, 5€ penso che lo sia.
    mi son tolto tanti interrogativi sul come e quando, mi mancano solo alcuni dubbi, primo la torba che tipo deve essere e che caratteristiche deve avere? io uso torba per piante carnivore che è molto acida, va bene?
    Altra domanda per identificare la specie come faccio? La cosa di cui sono sicuro è che fa più fiori sullo stelo che crescono in sequenza, ma la specie non la so. Le foto delle due specie che nella guida appartengono al gruppo 3 assomigliano solamente, potrebbe essere un ibrido?
    grazie mille

  4. Risolto il mistero dei commenti che non passano:
    colpa del programma antispam o meglio a forza di autoistruirsi per bloccare i tantissimi messaggi spam è diventato talmente attento, che qualche volta blocca anche commenti di visitatori già riconosciuti.
    Il guaio è che per riconoscere quelli buoni devo controllare in media 200 spam automatici giornalieri. Ultimamente i programmi spam si sono evoluti e per passare copiano titoli di post e inviano frasi in ingua italiana – in genere pubblicità porno e divolerie varie- con il risultato che il blog blocca anche commenti veri e qualche volta con la cancellazione degli spam corre il rischio di andarsene anche qualche commento.
    Questa volta ho controllato con attenzione!
    Ciao Roberta e grazie a tutti per gli apprezzamenti.
    Guido

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