Paphiopedilum: la grande avventura della loro coltivazione

Bagnature e rinvasi, come e quando.

Quando bagnare le piante.
La prima domanda che un neofita rivolge al coltivatore esperto di Phapiopedilum è di solito la seguente: quando e quanto devo bagnare i miei Paphiopedilum?

Il coltivatore esperto di turno fa buon viso a cattiva sorte e tergiversando, risponde come le sacerdotesse Greche con gli oracoli, al tempio di Delfi: “dipende dal clima e da…. ecc”. In verità questa domanda buttata lì a bruciapelo, infastidisce il coltivatore perché non può dare una risposta soddisfacente, senza dover fare tutta una serie di valutazioni colturali e dei vari modi di annaffiatura.

Il requisito fondamentale da rispettare con le bagnature è quello di non lasciare mai asciugare il composto del substrato.
Come si può ben capire, il mantenimento della costante umidità del substrato, varia in funzione della formulazione del composto, della dimensione dei vasi, dell’alloggiamento della pianta, della posizione della serra e dello stato dell’apparato radicale (radici sane ed in pieno sviluppo, oppure radici ferme o deteriorate).
Ciò detto, potete ben capire quanto è difficile stabilire dei tempi precisi; ad ogni buon conto nelle coltivazioni domestiche, per capire se i nostri Paphiopedilum hanno sete, si può anche procedere al controllo manuale ed approssimativo del peso dei vasi.

Altra regola utile è quella di aumentare la frequenza delle annaffiature proporzionalmente al clima stagionale: massime in estate, molto ridotte in inverno, con particolare attenzione per le piante con il substrato e le radici in crisi.

Considerandola semplicemente come indicazione generale, possiamo affermare che durante la stagione calda bisogna bagnare almeno ogni due giorni e nel restante periodo, una volta la settimana.
Nel dubbio che la pianta sia asciutta non indugiate, bagnatela!

Alla presenza di piante con le radici compromesse, tenetele leggermente all’asciutto; così facendo si sollecita la ricostituzione dell’apparato radicale.

Si consiglia inoltre di bagnare nelle prime ore della giornata e con mattinate soleggiate, questo per consentire alle piante di asciugare le foglie prima delle ore notturne.

Ovviamente, nulla vieta di bagnare anche di notte, in tal caso bisogna prestare attenzione a non spruzzare acqua sulle foglie, in quanto l’asciugatura durante le ore notturne fresche ed umide è molto rallentata: l’acqua stagnante tra le ascelle delle foglie giovani, è veicolo di marcescenze.

Come bagnare i Paphiopedilum.
Il sistema ideale sarebbe quello di bagnare ogni singola pianta, avendo cura di agire solamente sul composto, ripetendo l’azione finché il substrato è ben fradicio.
Questo sistema è praticabile, quando le piante in collezione sono relativamente poche.
Nelle coltivazioni di Paphiopedilum in serra, l’operazione “bagnatura” che inevitabilmente consiste in una doccia generalizzata, si fa un pochino più complessa e richiede una certa accortezza.

Ovviamente i nostri Paphiopedilum convivono in serra con altri generi di orchidee e molto spesso in situazioni di sovraffollamento, bisogna pertanto evitare di commettere due errori in contemporanea: lasciare all’asciutto qualche pianta e procurare altresì, inopportuni ristagni d’acqua sui colletti dei nuovi germogli.

E’ importante quindi attrezzarsi con un getto doccia non molto violento e usandolo con padronanza, agire tra i vasi, quasi a voler cercare le parti a vista del composto.
Durante quest’operazione manuale, al fine di poter stabilire il tempo di permanenza del getto d’acqua sopra ogni vaso, l’occhio del coltivatore deve scandagliare l’esistente.
Terminata l’operazione della bagnatura, tornerà molto utile fare un controllo generale allo scopo di eliminare con soffi decisi, eventuali ristagni d’acqua sui colletti dei germogli.

12 pensieri su “Paphiopedilum: la grande avventura della loro coltivazione

  1. Ciao a Tutti

    Volevo fare 2 domande specifiche al rinvado dei paphio:

    1)dove è possibile trovare della torba di sfagno?
    2)se non fossi in grado di reperirla, cosa posso usare per avere un composto simile?

    Grazie

    Gian

  2. Grazie Pietro, una foto ce la fai a linkarla? Puoi anche inviarla a info@orchids.it e poi la pubblichiamo, sarebbe utile per capire se hai avuto la fortuna di beccarti una specie. A volte capita che qualche specie, tipo il P. primulinum si trovi anche nei garden dei centri commerciali.

    La torba deve essere di sfagno abbastanza filamentosa, poi devi miscelarla con bark, perlite e un pugno di sabbia calcarea.
    Ciao
    Guido

  3. Fantastica guida, io sono un neofita delle orchidee in genere è ho trovato una paphiopedilum in un brico, bella è pure a buon mercato, 5€ penso che lo sia.
    mi son tolto tanti interrogativi sul come e quando, mi mancano solo alcuni dubbi, primo la torba che tipo deve essere e che caratteristiche deve avere? io uso torba per piante carnivore che è molto acida, va bene?
    Altra domanda per identificare la specie come faccio? La cosa di cui sono sicuro è che fa più fiori sullo stelo che crescono in sequenza, ma la specie non la so. Le foto delle due specie che nella guida appartengono al gruppo 3 assomigliano solamente, potrebbe essere un ibrido?
    grazie mille

  4. Risolto il mistero dei commenti che non passano:
    colpa del programma antispam o meglio a forza di autoistruirsi per bloccare i tantissimi messaggi spam è diventato talmente attento, che qualche volta blocca anche commenti di visitatori già riconosciuti.
    Il guaio è che per riconoscere quelli buoni devo controllare in media 200 spam automatici giornalieri. Ultimamente i programmi spam si sono evoluti e per passare copiano titoli di post e inviano frasi in ingua italiana – in genere pubblicità porno e divolerie varie- con il risultato che il blog blocca anche commenti veri e qualche volta con la cancellazione degli spam corre il rischio di andarsene anche qualche commento.
    Questa volta ho controllato con attenzione!
    Ciao Roberta e grazie a tutti per gli apprezzamenti.
    Guido

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