Orchidee selvagge… le emozioni del collezionista

Negli Stati Uniti siamo abituati a trovare una maggiore vegetazione nel pendio nord delle montagne, piuttosto che nel pendio esposto a sud. Per buona parte dell’America latina la costa atlantica è più lussureggiante di quella pacifica, a causa dei venti dell’Atlantico, che sono umidi. Lungo una catena di montagne, potrete incontrare una foresta umida, rivestita di muschio, dal lato atlantico e pochi metri più in là, sull’altro fianco della catena, una foresta arida. Piante assai diverse abitano queste due diverse aree. La conformazione del suolo governa le correnti d’aria e le vie di scorrimento delle acque, creando in questo modo molti tipi di microclimi. Le depressioni e le paludi, le cadute d’acqua e i fiumi, le pareti rocciose attraverso le quali l’acqua filtra o quelle asciutte ed esposte al sole, ciascuna area ha la propria comunità di piante. Le zone di nebbia sono controllate dalle correnti d’aria. In un luogo la nebbia può coprire un’intera vallata ad una stessa ora esatta ogni giorno; all’una e mezzo può esserci il sole e il sereno, alle due potreste non essere in grado di vedere la strada davanti a voi. In un altro luogo la nebbia può infiltrarsi da una fessura tra i monti, dalla costa atlantica, per riversarsi sulla strada e giù verso il versante pacifico come se venisse emessa dalla bocca di un tubo, bagnando ogni cosa al suo passaggio e lasciando invece intatte le aree al di qua e al di là. Alcune regioni hanno stagioni asciutte e stagioni umide ben definite, altre soltanto stagioni con più o meno pioggia. Nelle zone dove la pioggia è scarsa per diversi mesi, ci si stupisce di come piante epifite possano sopravvivere finché non ci si rende conto che si mantengono in vita per mezzo dell’umidità contenuta nell’aria, che è molto alta Prima di decidere un viaggio è opportuno informarsi sulle stagioni.
giungla_0Una pioggia o due al giorno non impediscono la raccolta delle piante; ma piogge che durano tutto il giorno e che inzuppano ogni cosa, rendono il lavoro difficile e scoraggiante. Nelle foreste umide, gli alberi sono ricoperti di muschi e di licheni colorati: rosa, giallo e d’argento, che si intrecciano alle radici delle epifite. In questi soffici cuscini di vegetazione le orchidee estendono le loro radici. Dopo aver osservato questo delizioso substrato dove crescono e aver avuto percezione della dolcezza dell’aria, sembra miracoloso pensare che le piante possano adattarsi a vasi di strani materiali e sopportare i cambia¬menti delle condizioni che forniamo loro artificialmente. Nelle foreste asciutte le radici sono spesso, abbarbicate alla nuda corteccia e ci fanno così comprendere come possano adattarsi alla coltura in vaso e all’ambiente della serra. Talvolta si trova una piantina che pende per una radice dal fusto di una liana o dalla radice di un’altra epifita. È evidente che deve trovare nutrimento per mezzo di sostanze che vengono dilavate dai rami superiori, ma ci si stupisce molto di come abbia potuto un povero seme rimanere in quel posticino un tempo abbastanza lungo per poterle dar vita e farla crescere senza esserne asportato! I tronchi degli alberi possono essere coperti da giovani piantine che nascono dai semi caduti piante che vivono negli strati super: Stranamente, un albero può avere decine di piante della medesima specie, mentre gli alberi vicini non averne alcuna di quella specie, ma un grande assortimento di altre forme. Vi sorprenderà e vi imbarazzerà il fatto di scoprire che ne sapete riconoscere solo pochissime.
giungla_8Magari a casa vostra avete una bella varietà di esemplari e vi sentite un esperto. La probabilità di trovare soggetti che possedete di già è rara e, anche se li incontrate, può darsi che non li riconosciate. Le piante cambiano di forma e d’aspetto da albero ad albero e vi saranno poi anche generi di piante che non avrete mai conosciuto. Piante che per esempio sembrano uguali, si dimostreranno diverse più tardi; altre invece che sembrano diverse, proveranno di appartenere alla stessa specie. Non incontrerete sovente piante in fioritura, cosa che rende l’identificazione assai difficile; ma ciò costituisce il fascino di questo hobby e renderà molto emozionante l’attesa della fioritura nella serra. Quando vedrete la ricchezza di piante epifite che crescono laggiù (tra le quali le orchidee non sono che una minoranza): felci, gesneriacee, bromeliacee, anthurium, peperomia e altre, capirete come è facile non accorgersi di qualche esemplare d’orchidea e dimenticarlo. Fu proprio il timore di trascurare qualcosa che mi fece indugiare presso lo stesso ceppo d’albero, il primo che incontrai durante la mia prima gita. Anche a raccoglitori di professione capita di tornare in un medesimo posto già visitato e scoprire piante tralasciate durante la prima raccolta. Naturalmente può succedere, se si ripete la gita dopo qualche anno, che si incontrino esemplari che non c’erano la prima volta, nati nel frattempo da semi portati dai venti o dagli uccelli. Così avviene che anche un dilettante può tornarsene a casa con qualche specie rara, o persino con una specie nuova e sconosciuta. I disboscamenti operati nei paesi in via di sviluppo suscitano molte preoccupazioni per la conservazione delle specie. E’ molto triste veder distruggere tutte le foreste. È vero che rimangono ancora vaste zone intatte, ma non esiste una regione che ospiti tutte le specie. Alcuni tipi vivono solo in aree limitate e quando queste vengono disboscate le piante vengono distrutte con loro. Che cosa fare? È una domanda che preoccupa gli appassionati d’orchidee. Si sono formati comitati da parte di molte società d’orchidee, nella speranza di arrivare a stabilire un piano d’azione. Si è ritenuto di arrivare a una soluzione proibendo la raccolta di piante selvatiche, ma ciò è ben poca cosa in confronto alla devastazione portata dal di sboscamento di intere foreste. Alcuni paesi hanno proibito l’esportazione di orchidee, ma normalmente non hanno proibito la raccolta da parte dei cittadini, i quali operano la stessa distruzione degli stranieri e sovente non conoscono neppure il reale valore di una pianta. Ora, gruppi di esperti di alcuni paesi stanno lavorando nella direzione della conservazione delle specie, valorizzando i tipi d’orchidea delle loro terre.
Coloro che sono tra i raccoglitori di orchidee selvatiche dovrebbero fare un vero sforzo per tenere con cura le piante di cui entrano in possesso, dividere le piante che hanno in più con altri appassionati, cercare di ottenere i semi delle forme rare e distribuirli ai giardini botanici e alle persone interessate.
Un inconveniente è che non sempre è facile far germinare i semi e ottenere capsule seminali. I collezionisti non dovrebbero mai asportare dal loro habitat tutti gli esemplari che esistono. Dovrebbero lasciarne abbastanza da permettere la propagazione naturale, per prevenire la totale distruzione di una specie. L’eccezione, naturalmente, è rappresentata dal caso in cui una foresta fosse in procinto di essere tagliata e, di conseguenza, si dovesse cercare di salvare ogni esemplare. Quando ci si reca in un paese straniero, è conveniente contattare qualcuno che conosce le strade e che, eventualmente, possa anche accompagnarvi. Vi sono raccoglitori di professione che svolgono questo compito e appassionati disposti a venire con voi o ad insegnarvi i luoghi. Per lo meno nei paesi dell’America centrale e meridionale dove siamo stati, non esistono cartelli indicatori. Le strade asfaltate non sono molto frequenti, talvolta si limitano unicamente ad arterie di comunicazione nord-sud e est-ovest. Se percorrete strade di terra battuta, con frequenti ramificazioni e bivi, avete molte probabilità di perdere l’orientamento.
Non appena si lasciano le città e ci si reca nei piccoli agglomerati urbani e in campagna, non si trova più nessuno che parli il vostro idioma. E, d’altro canto, gli studi superiori o universitari compiuti possono non avervi messo in condizione di capire le piccole differenze tra un dialetto e un altro e così ci si viene a trovare in situazioni imbarazzanti. È molto meglio essere accompagnati da qualcuno che, non solo conosce la lingua, ma anche la gente del luogo e le loro usanze. Nei nostri viaggi, quando non siamo riusciti a trovare un amatore disposto a venire con noi, abbiamo affittato un taxi con autista per l’intera giornata. Per un autista è piacevole la prospettiva di un intero giorno di lavoro pagato, senza dover attendere ore e ore in attesa di un possibile guadagno. Sono sempre stati con noi molto cortesi e pieni di voglia di collaborare, assai divertiti di quella nuova occupazione di «andare a caccia d’orchidee». L’autista si incarica di parlare con le persone, chiedere il permesso di andar alla ricerca di orchidee sui loro terreni e di eliminare i problemi, caso mai ve ne fossero.
Armatevi di sacchetti di plastica grandi e piccoli, indossate stivali pesanti e a prova d’acqua, tenete pronto un impermeabile o una giacca a vento e portate con voi anche una lozione antisolare. Un machete sarà un arnese utile, ma potete cavarvela anche senza machete. Alcuni collezionisti portano con sé anche un bastone allungabile, che termini con una lama. E non dimenticate le etichette. Al momento della raccolta è difficile avere il tempo di apporre un’etichetta ad ogni esemplare. Ma è molto importante segnare su ogni sacchetto, utilizzato in un dato luogo, la località, la data, l’altezza, il tipo di terreno, il clima, ogni altro particolare riguardante l’habitat. Potrete poi classificare ogni pianta più tardi, quando la pulirete, e marcarla con un numero di codice che abbia riferimento alla serie di dati fondamentali presi sul luogo. Anche in natura si verificano tra le piante malattie virali. Per evitare ogni contagio mettete poche piante alla volta in un sacchetto piccolo, via via che le raccogliete e infilate il sacchetto piccolo in uno più grande per trasportarle. Anche quando eseguite la spedizione, fate pacchi con piccoli gruppi di piante e mettete poi i pacchi in un contenitore o scatola.
Per molti amatori il piacere dell’andare a raccogliere orchidee selvatiche non sta tanto nel tornare a casa con un gran numero di piante, ma di trovarsi nei luoghi dove crescono e vivono, respirare la loro stessa aria, sentire sulla pelle quella molle carezza dell’atmosfera umida, guardare le piogge e le nebbie andare e venire, vedere come le piante si sviluppano e vicino a quali altri esseri viventi; e infine raccoglierne alcune da portare a casa come tesori.

PROCEDURE PER IMPORTARE LE ORCHIDEE
Tutte le piante che entrano nel paese devono subire un’ispezione ed essere sottoposte a un trattamento; ciò avviene per incarico dei Servizi dipendenti del Ministero dell’Agricoltura, reparto di quarantena, che esistono nei diversi uffici doganali nelle località di frontiera. Questa è una misura di protezione per voi come per il paese. Ogni giorno il personale addetto all’ispezione riscontra parassiti su piante importate, che potrebbero diventare un serio pericolo per la vegetazione, se si lasciassero entrare nel paese e se si permettesse loro di riprodursi. È molto meglio escludere nemici possibili piuttosto che combatterli, una volta che si siano insediati. Grazie a questi servizi di vigilanza, i coltivatori d’orchidee si trovano oggi a non dover più affrontare malattie e parassiti che un tempo costituivano un problema. Importare orchidee significa sia acquistarle da collezionisti che ve le spediscono, sia raccoglierle durante un viaggio in un paese straniero e poi eseguire l’invio.
Se fate un viaggio di questo genere, è nel vostro interesse spedire le piante che avete acquistato attraverso l’ufficio doganale di un posto di frontiera. Potreste programmare il vostro rientro per un po sto di frontiera che vi conviene e ritirare voi stessi le piante dall’Ufficio di Quarantena. Normalmente, l’ispezione e il trattamento vengono eseguiti per il giorno successivo all’arrivo e, in questo modo, le piante arriverebbero nella vostra serra sicuramente prive di malattie.
Non è facile per voi, talvolta scoprire immediatamente la presenza di un’infezione. Alcuni insetti scavano gallerie nel rizoma o negli pseudobulbi e vi depongono le uova; anche se al momento gli insetti non sono visibili, possono svilupparsi in un secondo tempo. Gli insetti più piccoli possono celarsi nelle brattee che rivestono il rizoma o le foglie. Ed anche se vi riuscisse di far entrare le piante nel paese senza sottoporle a ispezione, potrete più tardi rimpiangere di non averlo fatto. Se vengono trovate piante nel vostro bagaglio, queste vengono confiscate. La procedura di importazione regolare è così semplice e comoda, che tutti dovrebbero trarne profitto.
La Legislazione italiana prevede che per poter importare piante di orchidee queste devono essere accompagnate, oltre che da fattura o documento che ne comprova il valore commerciale, da certificato fitopatologico rilasciato nel paese d’origine dagli Enti a ciò preposti e da una dichiarazione ufficiale rilasciata dal venditore e vidimata nel paese d’origine dalla quale risulti che le piante in oggetto non sono comprese nelle liste di specie in via di estinzione.

CURA DELLE PIANTE PROVENIENTI DALLA GIUNGLA
Non appena la scatola arriva, apritela e toglietene le piante. Esaminatele attentamente per scoprire se c’è qualche zona dall’aspetto molle, a indicare una contusione nel tessuto della pianta. È sempre prudente immergere le piante in una soluzione fungicida, per prevenire un’infezione nei punti che possono avere subito danni mentre le maneggiavate o durante la spedizione.
Non è probabile che foglie dure e spesse siano danneggiate, ma quelle sottili di alcune specie possono essere state spezzate o ammaccate. Rimuovete le parti lese gravemente e tenete sotto controllo quelle che hanno subito un danno leggero (se queste mostrano più tardi segni di infezione, trattatele nuovamente con un fungicida). Collocate le piante su un bancale, all’ombra, dove abbiano una buona circolazione d’aria. Alcune piante, all’arrivo, avranno nuovi getti in formazione; al tre saranno ancora allo stato di riposo vegetativo. Alcune possono essere carnose e sode, altre appassite. Nella maggioranza le piante arrivano in buone condizioni. Tuttavia, la raccolta di piante selvatiche non è un’operazione che si può eseguire con fretta; ci sono le stagioni delle piogge che creano difficoltà e le distanze sono molto grandi. Può capitare che alcune piante debbano attendere un po’ di tempo prima di poter essere spedite. Le piante che hanno già iniziato a sviluppare nuovi getti devono essere invasate immediatamente; le altre possono aspettare. Siringate quelle che rimangono sul bancale una o due volte al giorno per impedire che appassiscano o per aiutarle a farsi nuovamente sode.
Noi abbiamo trovato che i sacchetti di polietilene sono di grande utilità nel maneggiare le giovani piantine. Forniscono loro una atmosfera molto umida che incoraggia la formazione di nuove radici e lo sviluppo delle gemme dormienti. Le piante della giungla possono essere trattate proprio come retro bulbi. Mettete un po’ di substrato bagnato in un sacchetto, collocatevi sopra la pianta, chiudete il sacchetto con un elastico e ponetelo sopra il bancale, dritto, in modo che il getto nuovo assuma la posizione corretta. Quando ci si accorge che le nuove radici stanno spuntando, togliete la piantina dal sacchetto e invasatela come una qualsiasi altra pianta. Fornitela di un sostegno, perché sia salda nel vaso.
Tenete le piante appena invasate piuttosto all’ombra e nebulizzate una o due volte al giorno le foglie e la superficie del substrato, fino a che le nuove radici cominceranno a svilupparsi vigorosamente. Anche le piante invasate subito all’arrivo devono essere tenute all’ombra e ricevere nebulizzazioni fino a che avranno ripreso bene lo sviluppo. È divertente avere qualche pianta ricadente nella serra; alcune forme si prestano molto bene a essere coltivate su zattere. Si colloca un pezzo di fibra d’osmunda piatto sulla zattera, legato con un filo di ferro e vi si colloca sopra la pianta, fissandola con un altro filo che giri tutt’attorno. Le radici passeranno attraverso la fibra e si abbarbicheranno alla corteccia del legno, come fanno in natura. Dopo un anno o due sarà impossibile rimuovere la pianta senza tagliare le radici, tanto saldamente si sarà ancorata. Ma le piante che si coltivano in questo modo non devono essere toccate sovente e quando ciò di rende necessario, non sarà difficile sistemare di nuovo porzioni divise della pianta su altre zattere. Anche un pezzo di tronco di felce arborea serve allo scopo come una zattera fasciata di fibra d’osmunda.
Dato che, sulla zattera come sul tronco di felce arborea, l’aria circola molto liberamente, il materiale organico non si esaurirà tanto rapidamente come in un vaso e le piante potranno quindi rimanere nella stessa collocazione per molti anni. Devono essere innaffiate abbastanza di frequente e, a certi intervalli, devono anche essere completamente immerse in un secchio d’acqua. È conveniente somministrare del fertilizzante, una innaffiatura sì e una no. In coltura, abbiamo ottenuto buoni successi con tipi d’orchidea a portamento ricadente o striscianti, come le maxillaria, gli epidendrum, gli oncidium, le dichaea.
Anche i cestini aerei sono molto decorativi, specialmente quelli fatti con assicelle di abete rosso. Più adatti ai tipi di piante come le Stanhopea e altre, i cui steli fiorali s’infilano nel substrato dirigendosi verso il basso, sono i cestini aerei di filo metallico, poiché lasciano spazi più ampi tra un elemento e l’altro. Potete utilizzare i cestini per le uova, con i fili coperti di plastica, che si vendono a basso prezzo nei super-mercati e nei negozi di casalinghi o quelli di filo di ferro che offrono i negozi di piante. Il miglior substrato è la fibra d’osmunda. Mettetene un bel pezzo, tagliato nella misura conveniente, sul fondo del cestino, collocate la pianta e riempite tutt’intorno con altri pezzi di fibra, pressando bene in modo da mantenere la pianta salda. Se necessario, fissate la pianta con un anello di filo di ferro, sino a che avrà formato un buon sistema radicale. Per le piante in vaso, i materiali che utilizzate per le vostre altre orchidee, andranno bene. Per i tipi terrestri è adatto il composto consigliato per gli oncidium. Le piantine piccole o quelle molto avvizzite, che incontrano difficoltà a riprendere l’attività vegetativa, possono essere invasate e infilate con il vaso in un sacchetto di polietilene, finché avranno sviluppato nuove radici.
Alcune tra le più piccole sembrano trovarsi meglio in fibra d’osmunda che in corteccia pura o felce arborea. Le miniature possono essere accomodate in terrine, formando gruppi di piantine di forme contrastanti, con una o due più alte per creare una buona composizione. Esemplari della tribù delle pleurothallis si prestano assai bene a questo tipo di coltura, come gli epidendrum piccoli, le maxillaria, gli oncidium e molte altre orchidee botaniche. La facilità con cui si può mantenere l’umidità in una terrina aiuta li crescita dei tipi miniatura. I vassoi in materiale plastico sono adatti allo scopo; si trovano in commercio, presso rivenditori di piante, in diverse misure. Se vengono forniti senza i fori di drenaggio, potete praticarli voi stessi, con un saldatore. Il foro deve essere fatto tenendo il saldatore dalla parte esterna del vassoio. La plastica fonde attorno alla punta del saldatore formando come un orlo in rilievo che, se il foro fosse fatto dall’interno, impedirebbe all’acqua di scolare bene.
Mettete un pezzo di tela metallica sopra i fori e sopra la tela sistemate i cocci o la ghiaia per il drenaggio; riempite quindi il vassoio con il composto di coltura che preferite.
Se preferite non mettere direttamente le piantine nei vassoi, potete collocarle in vasi piccoli e i vasetti nei vassoi; ciò servirà a tenerle ben umide. I vasetti infilati in corteccia o ghiaia, in un vassoio, non dovranno essere innaffiati tanto sovente. Tale sistema vi sarà utile per garantire l’umidità necessaria alle piantine, ad esempio durante un’assenza per un vacanza.
Di ottimo effetto ornamentale sono anche piccoli alberi creati con i pezzi di legno gettati sulle spiagge dal mare o porzioni di rami caduti o tagliati da alberi grandi del giardino. Se vivete in climi umidi non sarà necessario avvolgerli con pezzi di fibra d’osmunda, ma nelle regioni a clima asciutto ciò andrà fatto. Riempite bene ogni buco, ogni fessura con fibra d’osmunda e mettetene dei pezzi tutto attorno ai rami. Fissate poi le piante alla fibra. Belle alzate di fiori si potranno anche creare su ceppi piccoli, mantenendo la corteccia. Si possono poi utilizzare vasi di terracotta delle forme più svariate, i vasi creati per la coltura delle fragole, ad esempio, o contenitori artigianali. Tutti i contenitori tipo ciotole, che si vendono per le piante grasse, o quelle per formare piccoli bonsai, andranno benissimo, riempiti di piccole orchidee miniatura”…

Ben poco rimane da aggiungere a quello che ha scritto Rebecca. Quei tempi però son finiti, ora è tutto più complicato.
La fibra d’osmunda, xaxim ed altre fibre non sono più reperibili (protette dal CITES) e quindi oggi si ricorre ad altre soluzioni: bark, sfagno, carbone, torba e materiali rocciosi vari.
L’amore con cui Rebecca Tyson ha scritto questo capitolo dedicato alle orchidee da collezione, lo rende sempre attuale e le sue raccomandazioni dovrebbero farci riflettere prima di fare acquisti con leggerezza, magari ponendoci prima, una semplice domanda: nel mio ambiente, quante probabilità di sopravvivenza ha l’orchidea che sto per acquistare? Ci sarebbero meno “funerali di orchidee” e qualche collezionista in più in giro per l’Italia.
Negli Stati Uniti, il paese di Rebecca Northen, le associazioni danno un buon aiuto ai collezionisti di orchidee, che a loro volta collaborano per la crescita dell’associazionismo; il mondo orchidofilo italiano preferisce altre strade. Un esempio su tutti calza a pennello: in occasione della recente Fiera di Padova, le visitatrici ed i visitatori, entrati nella “giungla” a caccia di qualche trofeo, una volta rientrati nelle loro dimore hanno versato un mare di parole e di foto sui forum, e sulle chat di internet, però nessuno, dico nessuno ha speso una parola a riconoscenza alle associazioni presenti, che bene o male hanno comunque profuso il loro impegno alla comune passione…questo, a mio avviso non va bene.

Note:
1 – La parte del post scritta in corsivo è tratta dal libro “Le orchidee” capitolo 21 Orchidee della giungla da pag 407 a pag 423 – di Rebecca Tyson Northen – Rizzoli editore – prima edizione 1981 (purtroppo prima ed anche ultima!)
2 – Le foto del post sono state scattate nella “giungla” della mia serra.. come a dire: se non puoi andare nella giungla, fa in modo che la giungla sia vicina a te 😉

4 pensieri su “Orchidee selvagge… le emozioni del collezionista

  1. Ho riletto dopo tanti anni questo affascinante capitolo. Non ho mai sperimentato l’emozione di trovarmi in un luogo selvaggio dove piante epifite, rampicanti e alberi d’alto fusto convivono intrecciando nicchie ecologiche uniche. Grazie ad internet ho “visitato” luoghi dove la natura sembra incontaminata e cespi di cattleya con decine di fiori incorniciano tronchi e rami; sicuramente mi manca il poterli annusare! sicuramente mi manca l’emozione di scoprire una specie nuova (sempre comunque più difficile, anche se riviste specializzate ne propongono a decine tutti gli anni)! Per consolarmi frequento Orti Botanici o serre di appassionati.
    Ciao Guido, vedo che nella tua giungla hanno trovato spazio anche Tillandsie e altre Bromeliaceae. Dovresti aggiungere anche qualche cactacea epifita!
    A quanto professano le associazioni straniere sono molto rigide riguardo all’ingresso di piante raccolte in natura e sprovviste di certificazione di coltivazione. Credo sarebbe utile che anche in Italia si prendesse posizione. Quando penso che qualcuno è arrivato a distruggere ciò che non è riuscito a raccogliere solo per avere l’esclusiva, oggi come ieri, mi vien da rabbrividire. Bisognerebbe superare questo cieco egoismo e provare ad unire le forze verso una univoca vocazione: la natura, il suo rispetto, la sua protezione. Quanto è utopistico il pensare ad una grande serra comune dove le piante possono crescere, moltiplicarsi, fiorire, per la gioia di tutti.
    Alberto

  2. Ciao e se la foto in cui appariva la pianta di orchidea col bulbo fosse proprio quella che ho comprato io?Il venditore infatti mi aveva detto che era americana ma non ricordo di che zona precisa fosse.Conoscete il nome e le cure?

    • E’ una specie di Encyclia di cui ora non ricordo il nome… luce, tanta luce e caldo condito con cibo ed umidità. Appena mi viene in mente il nome lo posto.
      Ciao
      Guido

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