Orchidee & orchidee… mostre ed escursioni

Foto di copertina:
Papilionanthe teres (Roxb.) Schltr. 1915
Sabato 15 e Domenica 16 giugno, presso il Centro visite del Parco Botanico di Interneppo, mostra di orchidee esotiche con escursione botanica nel meraviglioso contesto del lago di Cavazzo.

Ho aderito con entusiasmo all’invito della locale Comunità montana, ad allestire una mostra di orchidee della mia collezione, quasi un incontro con la natura e le orchidee spontanee della zona.

Un fine settimana immersi nello splendore della natura, degno di essere vissuto, non fatevelo scappare e per chi vorrà portarsi a casa qualche divisione delle orchidee della mia collezione, troverà anche l’angolo dei desideri.

Nota: l’esposizione sarà allestita nella mattinata di Sabato 15 Giugno, ed allo scoccare di mezzodì sarà godibile… aspettiamo tante amiche e tanti amici orchidofili.

A parer mio

In un post del 22 Maggio scorso, fra l’altro scrivevo …”Ecco che così organizzato, l’evento attirerebbe pubblico, sia general generico, che specializzato, ed ecco che in questo contesto, i giudizi, dati da un’Associazione condivisa, e da un corpo giudici il più possibile qualificato, sia per numero che per esperienza botanica e di coltivazione, assumerebbero valore scientifico e sarebbero cercati, desiderati e graditi”.

Il senso del mio argomentare in quel post, desiderava elevare a valore scientifico i giudizi dati nelle mostre, che – pur sempre soggettivi – sarebbe almeno auspicabile la loro rigorosità nel rispetto delle regole della botanica e della tassonomia.
Chiedo subito scusa a quel manipolo storico dei miei “detrattori preferiti”, se andrò ad urtare la loro suscettibilità, ma guardando la foto a sinistra, che rappresenta il massimo premio assegnato a O&W 2013… e leggendo i dati tassonomici riportati nelle medaglie AIO, mi sorgono molti dubbi.

Prima osservazione
Il cartellino di presentazione della pianta è corretto, trattasi per l’appunto di un ibrido registrato con il nome: Cochleanthes Molière.
Per la verità c’è un po’ di confusione sul nome di genere attualmente accettato: nel 2011 in occasione dell’ennesima revisione, le specie che hanno dato vita all’ibrido in questione sono state spostate riesumando il genere Warczewiczella.
Di questo spostamento non poteva essere a conoscenza Marcel Lecoufle, eravamo nel 2001, per la precisione il 14 Maggio 2001 quando registrò l’incrocio (Chocleanthes amazonica x discolor), alla Royal Horticultural Society per l’appunto con il nome Chocleanthes Molière. Ad ogni buon conto nel registro dei nuovi ibridi della RHS è riportato con il nome di genere Warczewiczella, con il sinonimo di Cochleanthes.

Si dirà, e allora? I miei dubbi insorgono leggendo gli epiteti tassonomici riportati nei “pezzi di carta” – come a suo tempo ebbe a definirli (riferendosi ai miei) anche il coltivatore della pianta in questione – dove si scrive: Cohcleanthes discolor x amazonica ‘Giulio & Marika’.
A parer mio l’epiteto corretto dovrebbe essere: Warczewiczella Molière ‘Giulio & Marika’ dove i nomi propri qualificano il cultivar premiato, mentre i primi due nomi identificativi dell’ibrido certificano la sua avvenuta registrazione. Ulteriore attenzione andrebbe anche posta sulla provenienza dell’ibrido, se trattasi di una divisione o una riproduzione meristematica di un cultivar già premiato, ad esempio questo: Cochleanthes Moliere ‘Cardrona’ AM/AOS, premiata nel 2006. In tal caso il nome di cultivar andrebbe mantenuto.
Sempre a parer mio i nomi dei genitori di un ibrido lo identificano formalmente finché non è registrato, dopo, ha valore e non può più essere modificato il nome di registrazione… in questo caso Warczewiczella Molière ed in sub ordine Cohcleanthes Molière.
Potrà sembrare questione di lana caprina, ma, come nel caso di specie, dove il coltivatore è un produttore professionista e potrebbe trarre vantaggio economico dalla riproduzione meristematica della sua pianta premiata, l’esatta identificazione tassonomica assume valore primario.
A parte questo aspetto pecuniario, più importante ancora è la validità scientifica del lavoro giudicante di un’ Associazione Nazionale.

Jumellea sagittata pensieri e parole

La vita è bella! E’ fatta di luci e di ombre. Il bianco non è mai bianco e il nero a volte ti lascia qualche spiraglio di luce. Usa la fantasia per goderti il bianco, ma cogli anche quei piccoli punti luce, dentro il buio più profondo.
Queste sono le mie impressioni guardando la foto di questa bella orchidea malgascia, e le tue?

Note:
La foto, vistosamente elaborata con Picasa è stata scattata in Aprile, in occasione della mostra di Spercenigo e rappresenta un esemplare di Jumellea sagittata H. Perr. 1938

Jumellea è un genere di orchidee epifite o litofite, a sviluppo monopodiale, che comprende circa 40 specie. E’ originario dell’Africa orientale, dal Kenya alla Tanzania, al Sud Africa, fino agli altopiani centrali del Madagascar e di Grande Comore. Il genere Jumellea è abbreviato come Jum. e prende il nome dal botanico francese H. Jumelle.

Jumellea sagittata H. Perr. 1938.
Pianta epifita di medie dimensioni a sviluppo monopodiale, ma con la peculiarità di produrre ceppi laterali, caratteristica che conferisce spettacolarità ad esemplari di grandi dimensioni.
E’ originaria del Madagascar e vive nelle foreste muschiose ad altitudini fino a 1400 metri.
I fiori, bianchi e profumati di notte si formano all’apice di brevi steli che spuntano dalle guaine fogliari.
La pianta è strutturata con fusti eretti che portano 6-16 foglie verso l’apice. Le foglie sono rigide, carnose e formano un angolo alla base. I fiori bianchi profumati, 4-5 cm di diametro spuntano singolarmente dalle ascelle delle foglie; invecchiando tendono a diventare giallastri.

O&W una coreografia stupenda e dominante…

O&W edizione 2013 ha calato il sipario. Desidero fare i miei complimenti all’organizzazione.
Questa edizione io l’ho persa… per tanti motivi non mi è stato possibile presenziare, ne tanto meno portare le piante della mia collezione.

So quanto lavoro sta dietro una mostra e la splendida coreografia dell’esposizione (vista nelle varie foto pubblicate sul web), merita veramente un encomio solenne.

Peccato che tutto sia svanito come neve al sole, il nocciolo duro degli “orchidofili” girovaghi si è incontrato, ha mangiato e ben bevuto, ma soprattutto ha fatto poderosi acquisti e poi, tutti a casa pronti per la prossima scorpacciata… a proposito sarà il solito dualismo- Schio, Thiene – o solo Schio? Chissà!!

Tornando a O&W, devo dire che l’esposizione meritava più risonanza da parte dei “media”, forse l’evento orchidofilo comincia a stare stretto, dentro al contenitore che l’ha lanciato, certo è che tanta creatività e tanto impegno avrebbero meritato più attenzioni da parte delle televisioni e di giornali nazionali, ma l’economia locale probabilmente ha privilegiato altre priorità.

Dendrobium chrysotoxum Lindley 1847
Io, un po’ di nostalgia ce l’ho, e non avendo ancora capito quale pianta sia stata incoronata regina dell’evento 2013 (chissà, forse un Paphiopedilum? – le male lingue lasciano trapelare un reiterato debole della giuria in tal senso), mi rivado a guardare quella della passata edizione, che quest’anno è rimasta a riposare in serra… ammirata e rosicchiata dalle lumache: repetita iuvant!

Dendrobium secundum… le stagioni della vita, una visita in serra

…siamo a fine Maggio, stiamo quasi per entrare nel mese di Giugno – mese splendido per antonomasia – ed invece fuori piove e fa freddo. Pioggia, a volte scrosciante e poi sottile quasi come la nebbia, si diverte a giocare con le pozzanghere disegnate sul prato ormai stagnante per essersi bevuto troppa acqua. Anch’io ho fatto una buona scorta di acqua piovana, sì, purtroppo l’acqua della mia fontana è troppo calcarea e sporca eccessivamente le piante quando è usata per far nebbia.
L’eccessivo deposito di calcio sulle foglie si è manifestato da quando ho installato l’impianto “fog”; probabilmente con le normali bagnature l’acqua che cade sulle piante scivola giù e porta con se anche le particelle di calcio, mentre con la nebulizzazione:
– l’eccessiva micronizzazione delle particelle d’acqua (pompa a 70 bar), consente loro di evaporare e di separarsi dal calcio, che cade indisturbato sopra tutto quel che trova.
– col tempo sia aumentata la quantità di calcare nella mia acqua (nell’ambiente degli esperti in trattamento acque si dice che nelle falde freatiche della pianura Padana sia notevolmente aumentata la presenza di sostanze calcaree), ma non dispongo di prove documentate in questo senso.
Bene, fatta la dovuta digressione tecnica, torniamo a “bomba”, fuori continua a piovere… ma dentro nella serra non piove ed allora facciamoci un bel giro, ci sono delle belle fioriture da vedere.

Dendrobium secundum… le stagioni della vita
Ecco la prima piacevole sorpresa. Osservando la foto a sinistra, che mostra un bellissimo esemplare (particolare) di Dendrobium secundum in fiore, si può cogliere il senso della vita, o meglio le stagioni della vita: l’inizio, l’epoca dell’amore e della fertilità e la fine, il tutto è la parodia della vita.
Osservate bene, vedrete i keiki (le orchidee da bambine), nuova vita nuove piccole piante, poi sarete piacevolmente
rapiti dalla delicatezza dei piccoli e numerosi fiori degli steli, ed infine, poco più in su, un vecchio stelo fiorale secco, ormai senza scopo se non quello di ammonire: nelle stagioni passate ammiravi me – sembra dire – ed ora sono cosa brutta da eliminare, ma nel mio paese dove vivo in natura, nessuno mi butta via… rimango al mio posto a ricordare le stagioni della vita.

Bando alla nostalgia… proseguiamo la visita.

Vanda tessellata………………… Stanhopea trigrina………………….. Dendrobium secundum

Cattleya violacea Dendrobium bullenianum sin. topaziacumCoelogyne pandurata
Appuntamento alla prossima visita, con soggetto a richiesta…se volete 😉