Cattleya bicalhoi

Descrizione e foto basate su fioritura 18.09.2018 nella collezione rio Parnasso.

Cattleya bicalhoi, comunemente nota come Laelia dayana, è una specie di orchidea miniatura endemica in Brasile, dal Minas Gerais meridionale a Rio de Janeiro. Sia Kew Garden che la Royal Horticultural Society riconoscono questo taxon come Cattleya bicalhoi – Van den Berg Neodiversity 3 (4) 2008.

Il nome di specie onora H.D. Bicalho che pubblicò un dettagliato resoconto sulle differenze di questa specie.
Sinonimi:
Basionimo: Laelia dayana Rchb.f., Gard. Chron., n.s., 6: 772 (1876)
Omotipi: Laelia pumila var. dayana (Rchb.f.) Burbridge ex Dean, Fl. Mag. (London), n.s., 1877: t. 249 (1877)
Laelia pumila subsp. dayana (Rchb.f.) Bicalho, Bradea 2: 108 (1976)
Sophronitis dayana (Rchb.f.) Van den Berg & M.W.Chase, Lindleyana 15: 116 (2000)
Hadrolaelia dayana (Rchb.f.) Chiron & V.P.Castro, Richardiana 2: 20 (2002)

ORIGINE: Trovata in Brasile ad altitudini da 500 a 2000 metri nei Monti dell’Organ, vicino a Rio, nelle foreste su alberi coperti di licheni.

DESCRIZIONE: Epifita di dimensioni ridotte, con pseudobulbi cilindrici avvolti alla base da guaine esili, all’apice formano una singola foglia carnosa. Fiorisce in estate/autunno su infiorescenza lunga 3 cm che produce fiori singoli di 4-5 cm.
COLTIVAZIONE: sistemazione gradita, sia su zattera che in piccoli vasi con substrato drenante. Buona luce, habitat ventilato con sbalzo termico giorno/notte (fresco-caldo) e riposo invernale secco.

Ricordando Graziano Grando.

Ricordi e riflessioni.
Un anno domani, già trascorso dalla morte di Graziano Grando.
Graziano e sua moglie Francesca, vennero a far visita alla mia collezione di orchidee; mi par di ricordare che la prima volta fosse nell’estate del 2004. Di quella prima visita ricordo l’insistenza delle domande poste da Graziano, in continuazione una dopo l’altra, voleva sapere tutto, “Sai” – diceva – “Devo apprendere velocemente perché non ho più tanto tempo”.
Il senso di quella frase, allora, poteva significare semplicemente: ” Non sono più un giovinotto e siccome le orchidee hanno preso la nostra passione, voglio imparare velocemente a coltivarle bene”…
Segurono tanti altri incontri, diventammo amici e Graziano imparò velocemente a coltivare bene le orchidee, soprattutto i Pahiopedilum.
Ma quella frase rispolverata oggi, 14 anni dopo, suona con significato profeticamente diverso.
Ciao Graziano… panta rei.

Domenica 16 Settembre 2018, finalmente!

Condividere le proprie passioni.
Erano mesi che non si riusciva a trovare la combinazione per far visita alle serre, finalmente, ecco quel mondo che già si conosceva sul blog, diventa realtà.

Sì, sentirsi dire – “E’ proprio come me lo immaginavo, qui dentro si vivono sensazioni sublimi”- fa proprio piacere!
Grazie agli amici che oggi hanno visitato il magico mondo di vicolo Parnasso.
La passione continua!

Cattleya Mrs. Mahler ‘Mem. Fred Tomkins’ AM/AOS

Cattleya, ibrido in fiore, ma il nome ti suggerisce di andare a fondo sulla sua origine e va a finire che scopri storie e avventure per certi aspetti sconosciute

Cattleya Mrs. Mahler ‘Mem. Fred Tomkins’ AM/AOS
Le foto che seguono mostrano un primo piano dei suoi fiori – profumatissimi – e la pianta al completo.
La pianta non è nelle migliori condizioni di coltivazione… di norma è ancor più alta e con molti più fiori.

c_mrs_mahler_mem_fred_tomk Si coglie subito che i suoi genitori devono appartenere al gruppo delle Cattleyae bifoliate e all’evidenza uno dei due non può che essere C. guttata.
Già, C. guttata o C. leopoldii
… e sì perchè, seppur simili, presentano caratteristiche diverse.
C. guttata è certamente una specie comune, tutti abbiamo probabilmente letto questo nome innumerose occasioni, ma abbiamo mai visto il fiore? Tra la Bifoliate la C. guttata
c_mrs_mahler_mem_fred_tomkiè una delle più facili da confondere… sembra che qualsiasi pianta bifoliata, alta e con fiori maculati sia Cattleya guttata, ed invece, molto spesso è C. leopoldii.

Alcune delle differenze più evidenti sono:
– fiori guttata in tardo inverno/inizio primavera, leopoldii tarda estate/autunno
– guttata è notevolmente più piccola e spesso più fiori della leopoldii.
– di profilo, i lobi laterali dei fiori della C. guttata nascondono completamente la colonna, mentre nella C. leopoldii la parte anteriore della colonna è visibile
C. guttata fiori sono di colore verde al giallo-verde, i lobi laterali del labello e colonna bianco immacolato
C. leopoldii gamme di colore dal giallo ocra al mogano (a seconda della varietà), i lobi laterali del labello soffusi di lavanda.
Le somiglianze sono che entrambe le piante possono raggiungere altezze enormi ed entrambe le piante producono fiori maculati. Le piante sono di facile coltivazione, a condizione che ricevano molta luce.

I genitori di C. Mrs. Mahler
In “The Project Gutenberg EBook of The Woodlands Orchids, by Frederick Boyle” si legge:
“Mrs. Mahler. A hybrid Catt. Leop. × Catt. bicolor.[Pg 14] Very small but very pretty. Sepals palest green, petals almost white, tinged with pink at the edges. The shovel-shaped lip pinkish crimson”.
Questo ibrido è stato registrato da H. Measures alla R.H.nel 1901.
Di H. Masures, su New-York tribune. (New York [N.Y.]) 1866-1924, June 26, 1904, Image 54 si legge:
“That of Mr. Measures is one of the finest in
the world. Mr. Measures took up the collection
Of orchids for the benefit of his health. A physi
cian told him to buy a place in the country and
take up the cultivation of some special kind of
plant. He selected the orchid.”
L’articolo del New-York tribune, fra l’altro, stigmatizza la febbre della raccolta di orchidee in sito e – come si legge – porta ad esempio anche questo collezionista inglese di Londra, frazione Lincolnshire, giunto al collezionismo per caso o meglio su indicazione del suo medico, quale terapia per uscire da un forte stress da “surmenage”.
Pare che nel Lincolnshire dove è nato Mr. Measures, … sia ancora visitabile la sua collezione ancestrale di orchidee.
La descrizione di quell’ibrido non corrisponde alla gamma cromatica dei fiori in foto ed allora?
Ecco che ritorna il dilemma, guttata o leopoldi??
Il cultivar C. Mrs. Mahler ‘Mem. Fred Tomkins’ AM/AOS, è probabilmente frutto di una semina successiva, infatti riceve premiazioni – AM/AOS nel 1977 e CCM/AOS nel 1983.
Probabilmente in questo caso gli ibridatori – Ditta Hausermann – avranno usato come genitore C. guttata

Note finali alle quali non so dare risposte:
– Perchè Mr. Measures ha dedicato questo ibrido alla signora Mahler? era forse Alma, la moglie del famoso musicista Gustav Mahler? Il periodo storico potrebbe coincidere, ma non ho prove certe.
– Chi è Fred Tomkins in memoria del quale è nominato il cultivar di Hausermann?
Tutte domande alle quali pochi coltivatori sono interessati a dar risposta, ma potrebbe essere tema per qualche giovane studente per farne farne una buona tesi di laurea dal titolo: Botanica e tassonomia nel mondo delle orchidee, dalle prime orchidee scoperte, alle recenti semine e clonazioni.
Chissà, forse.

L’uva di Sant’Anna, storie d’altri tempi.

Isabella, un nome che evoca le passioni della aristocrazia veneta e gli intrecci amorosi consumati di villa in villa, lungo il terraglio, quello stradone che unisce la terra ferma veneziana, con la “marca gioiosa et amorosa”, cantata da Dante nella divina commedia.
Messa così la storia, promette racconti caldi e piccanti, ed invece è solo un introduzione maliziosa per attirare la vostra “captatio benevolentiae” sul prosieguo del racconto.
Isabella è il nome della nobildonna che visse nella Venezia viziosa e decadente di fine Settecento, ma è anche il nome di un tipo di uva, precoce e profumata.
Gli ingredienti ci sono tutti: Isabella, nobildonna procace, ma anche Isabella, uva bianca precoce.

I miei ricordi d’infanzia non spaziano nella vita opulenta dell’aristocrazia, ma emergono da uno stentato palcoscenico fatto di vita umile e servile. Siamo in quel Veneto povero, contadino, sul finire degli anni 40; io ero piccolo, non superavo i 5 anni di età. La mia famiglia viveva lavorando un piccolo fondo, nemmeno 4 campi di terreno, a mezzadria. Poco frumento, poco mais, e poca uva da dividere a metà con il padrone.

La casa dove vivevo non era dotata di “luce”, il gabinetto era fuori, vicino alla concimaia e all’interno risultava difficile capire dove finivano gli spazi dedicati agli animali. Nella stalla c’erano due mucche ed un asino ed era l’unico “vano” della casa ad essere riscaldato (dal fiato degli animali), luogo prediletto nelle lunghe e fredde notti invernali, dove si trascorrevano le serate a fare “filò”; ricordo che si stava bene.

La casa era posta a mezzogiorno, un grande cortile di terra battuta, il marciapiede di sassi del Piave e una grande vite di uva di Sant’Anna e Isabella, sistemate a pergola, che abbracciavano tutto il lato sud.
IMG_6167-001Ogni inverno quella lunga vite veniva potata con maestria da mio nonno Antonio – “lasciami povera e ti farò ricco” – usava dirmi, mentre sfoltiva i tralci. Per la verità la pergola era formata da due tipi di uva, L’uva Isabella e l’uva di sant’Anna, così nominata perché, il 26 di Luglio, festa di sant’Anna iniziava già a maturare ed era la prima uva, bella, di un colore bianco dorato come l’Isabella che si poteva mangiare.
Ma quei grappoli d’orati che troneggiavano sopra gli occhi di un bambino, non si potevano toccare finché non erano tutti maturi. La vendemmia, o meglio i migliori grappoli sistemati in una cesta di vimini, erano le primizie da portare alla “siora parona” nella sua villa padronale ubicata vicino alla chiesa del paese.
Solamente dopo questa ritualità servile si potevano tagliare i grappoli rimasti, ben pochi e già irrimediabilmente divorati dalle vespe e dai mosconi; rimanevano pochi chicchi utili per deliziare le nostre voglie.
IMG_6172Ecco, nonostante siano trascorse tante estati, ogni anno riaffiora questo ricordo dell’uva impossibile da cogliere.
Ora i tempi sono cambiati, non c’è più quella vecchia arpia che aspetta la cesta con le primizie, i supermercati sono pieni di ogni ben di Dio, ma ho ugualmente voluto coltivare l’uva Isabella e l’uva di sant’Anna.
Il piacere di cogliere qualche grappolo rigorosamente biologico – seppur con qualche chicco da eliminare – di godere del loro profumo e sapore, non ha prezzo!
… E Isabella la procace nobildonna? Ne parleremo domani, ora lasciatemi gustare la mia uva senza doverla dividere con nessun padrone: è un desiderio lungo una vita.T