Orchidee selvagge… le emozioni del collezionista

La foto di copertina:
Dendrobium sulcatum Lindl.
Collezione Guido De Vidi – foto 25.02.09
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giungla_fiore A CACCIA DI ORCHIDEE
Nomi come William John Swainson (1789-1855) evocano epoche, avventure, sotterfugi e miti legati alla scoperta di nuove specie di orchidee.
Ai nostri giorni, complice la “globalizzazione” dei mercati, è molto più facile vivere l’emozione della raccolta… basta andare a “caccia” fra i banchi dei venditori sudamericani o asiatici, sempre più spesso presenti nelle fiere europee.
Le orchidee che arrivano in Europa dai paesi extracomunitari, dovrebbero passare al vaglio di attenti controlli, ma da quel che si vede sui bancali dei venditori, molto materiale non proviene da semine e da coltivazioni.
Che questo sia male o bene non sta a me valutarlo, ma tant’è, e pare che questa opportunità procuri notevole piacere ai novelli “cacciatori ” di orchidee.
I moderni emuli di Swainson, Gardner, Paxotn, Bungeroth e altri, si dividono in due categorie: solitari (agiscono in solitudine e poi chiedono consigli), e “forumisti” brutto termine per indicare i frequentatori di forum su internet (il tam-tam attraverso internet produce la “caccia” di gruppo), quest’ultimi con l’occasione si godono anche il piacere di dare un volto ai compagni di messaggistica sui forum.
Perfetto, si dirà, ma le prede di caccia – poche troveranno una serra ad accoglierle – la maggior parte andrà ad abitare in soggiorno, in piccoli terrari, in verande o più semplicemente su davanzali, come se la caveranno??
In questa ricerca delle orchidee selvagge prende corpo anche un fenomeno particolare; siccome i venditori extra europei non tornano in patria con l’invenduto (dovrebbero rimettere in moto la burocrazia dei permessi), quel che rimane sui loro banchi di vendita diventa bottino di qualche venditore nostrano… le prede d’oltre oceano saranno vendute da loro in altre fiere.
Intanto, i “cacciatori” di orchidee selvagge, tornati a casa mostrano le foto delle loro prede su Facebook o sui loro forum di frequentazione.
Una bella rappresentazione non c’è che dire, ma per entrare a pieno titolo nella affascinante atmosfera delle orchidee selvagge, facciamo un salto nel tempo ed andiamo a rileggerci Rebecca Tyson Northen , a proposito delle orchidee provenienti dalla giungla, nel suo libro “Le orchidee” scriveva:

ORCHIDEE DELLA GIUNGLA
di Rebecca Tyson Northen

giungla_4 … “L’esperienza più emozionante, dopo quella di vedere crescere le orchidee nel loro habitat naturale, è quella di riceverle fresche dalla giungla. Potete comprarle da persone che vanno, per professione o per hobby, a raccogliere piante nelle loro regioni di origine e farvele spedire direttamente al vostro indirizzo, subito dopo essere state prese dai rami degli alberi. Quando aprirete la scatola e tirerete fuori le piante, resterete colpiti dal numero delle forme e dalla varietà dei tipi e, mentre le rigirerete tra le mani, la vostra immaginazione vi porterà lontano, ai luoghi dove queste piante sono nate. Attaccati ai mozziconi di radici saranno probabilmente rimasti pezzi di corteccia degli alberi dove le piante crescevano; una piantina di piccole dimensioni potrà arrivare ancora abbarbicata al ramo da cui è stata raccolta. I rizomi assumono strane forme quando crescono avvinghiandosi a un ramo o si sviluppano sopra un ceppo o intorno a una biforcazione. Una pianta grande può ospitare,tra le proprie radici, una piantina da seme o un esemplare più piccolo di un’altra varietà. Adattare queste Piante ad un vaso metterà alla prova la vostra abilità. Gli esemplari che stavano crescendo arrampicati ad un tronco si presteranno a essere collocati su di una zattera di felce arborea o un pezzo di legno al quale sarà stata ancorata della fibra d’osmunda. Invasare le piante, prenderne cura, vedere che si adattano all’ambiente e che riprendono la crescita, come se non avessero mai lasciato la loro patria natale, sarà per voi un’esperienza di grande soddisfazione.
giungla_5 La varietà delle scelte tra le specie selvatiche è praticamente infinita. Ciascun collezionista vi potrà fornire un elenco dei tipi che vivono nella sua regione o potrà informarvi, con uno scambio di corrispondenza, su ciò che è in grado di procurarvi. Alcuni potranno avere certe specie di vari generi, altri specie diverse del medesimo genere. Esistono molti più generi di quelli che abbiamo descritto nei capitoli precedenti.
Potrete anche persuadere un collezionista di un altro paese a raccogliere qualche piccola pianta per voi, che non sia compresa nei suoi elenchi, qualche specie rara o strana, magari poco conosciuta. Può capitare facilmente che, in tanta varietà, vi siano dei soggetti la cui identità è un mistero anche per il collezionista stesso. Ma è anche un piacere possedere esemplari di specie sconosciute e poter godere della sorpresa di vederli fiorire. Alcune piante rimarranno anni nella vostra serra crescendo e sviluppandosi, ma senza fiorire, finché un giorno appariranno gli steli fiorali e soltanto allora vi renderete conto di aver preso per piante adulte quelle che non erano che piantine appena nate dal seme! Talvolta, in coltura, le piante si svilupperanno a dimensioni doppie di quelle che raggiungono normalmente nell’habitat naturale, in risposta alle vostre cure, o per merito di una maggiore quantità di fertilizzante a loro disposizione, o perché infine non avranno dovuto lottare con piante vicine per lo spazio e per il cibo. Ma siccome le orchidee provengono da regioni tanto diverse, non tutte risponderanno altrettanto bene, una volta coltivate. Alcune non tollereranno fumigazioni o trattamenti e la loro crescita risulterà danneggiata, altre soffriranno i disagi del viaggio. Radunare in una serra soggetti provenienti da tanti climi diversi, è una vera e propria sfida.
Le condizioni in cui vivono nel loro habitat naturale devono essere tenute in considerazione. Alcuni soggetti possono arrestare il loro sviluppo per molto tempo prima di dar segno di una ripresa dell’attività vegetativa: a volte si devono aspettare anche più di tre o quattro anni.
Molti rivenditori sono importatori specializzati in alcune specie e quindi in grado di farvi avere listini delle loro offerte e aiutarvi in tutte le procedure burocratiche dell’importazione. Un fascino speciale circonda le piante che raccoglierete personalmente in un paese straniero; esse vi ricorderanno le foreste, le rocce, i sentieri percorsi per andarle a scovare, e vi riporteranno i ricordi dei paesaggi, delle persone, dei suoni, che sono parte così viva dell’impressione che avrà lasciato in voi un paese. Scoprire quanti e come vari sono gli habitat dove vivono le orchidee è molto emozionante. Osservare dall’alto, da un aeroplano, le grandi foreste umide e nebbiose, o, ancor meglio, da una grande vallata, farà comprendere appieno il significato del nome con cui noi le definiamo, «cloud forest» cioè foreste di nuvole. Dato che l’aria calda proveniente dal basso tende ad innalzarsi, l’umidità si condensa in una successione di nubi (cloud) che galleggiano tra gli alberi. Le chiome rotondeggianti degli alberi più alti svettano al di sopra del mare di verde formato dalle chiome degli alberi più bassi; e questo ha attribuito a queste foreste l’altro appellativo, di foreste «storied», cioè a diversi piani. Alle altitudini meno elevate i «piani» possono essere tre o quattro, vi sono cioè tre o quattro diversi livelli di altezze d’alberi; a maggiori altitudini soltanto due. Potrete scorgere questi livelli da vicino, andando in automobile attraverso la foreste, o avvicinandovi da un’area dove il bosco è stato diradato.
giungla_1 Entrate nella foresta per poterla osservare «dal di dentro». Il suolo è ricoperto da una folta massa di felci e di altre piante tolleranti dell’ombra. Aracee sono abbarbicate ai tronchi e ai rami più bassi, liane spariscono nel fogliame degli alberi e radici che sembrano corde pendono dalle piante epifite che crescono in alto. Gli immensi e massicci ceppi degli alberi più grossi sono quasi interamente rivestiti di vegetazione: ma se voi cercaste di attraversare questo mare di foglie, urtereste e inciampereste nelle loro superfici coperte di muschio.
giungla_3Nella debole luce ogni cosa luccica per l’umidità. Non troverete che poche orchidee, o forse non ne troverete alcuna in queste fitte foreste; la maggior parte di esse vive sulle cime degli alberi, fuori dalla vista e dove è difficile raggiungerle Ma troverete orchidee che vivono più in basso, nei resti dei tronchi morti, bordi di radure, dove la luce riesce ad arrivare sino al suolo. Vi sono poi le boscaglie, formate da alberi piccoli, ricche di specie di orchidee.
Queste boscaglie si formano come seconda vegetazione, dopo disboscamenti, oppure sono dovute a speciali condizioni climatiche. Rive soleggiate e pendii ripidi che costeggiano le strade offrono alle orchidee un luogo dove potersi stabilire. E’ strano a dirsi, si tratta sempre di piante epifite, per la maggior parte, le cui radici viaggiano attraverso gli strati che coprono il suo¬lo, senza mai penetrare nel terreno; troverete le stesse specie d’orchidee sugli alberi vicini. Ed anche in piantagioni di caffè abbandonate o in quelle di alberi da frutta: le orchidee si saranno insediate sugli alberi piccoli, provenienti dalle foreste circostanti. Talvolta avrete la fortuna di scoprire un tesoro là dove i giganti della foresta sono stati abbattuti per l’incetta di legname pregiato o per altre ragioni. Quando un grande albero cade, molte piante epifite che lo abitavano vengono distrutte e divelte dai rami, ma alcune si salvano e rimangono abbarbicate, dandovi la possibilità di raccogliere esemplari che solitamente vivono a 60, 70 metri da terra. Nell’America latina famiglie di indigeni abitano le montagne vivendo dei piccoli appezzamenti di terreno che strappano alla foresta. Dove un’area è appena stata disboscata, potrete sovente trovare piante intatte sui resti degli alberi caduti ed anche salvarne qualcuna appena danneggiata. Le piogge torrenziali dilavano molto presto i terreni esposti, così da privarli delle sostanze fertili e, di conseguenza, le famiglie sono costrette a spostarsi ogni pochi anni; queste piccole zone disboscate sono dunque piuttosto frequenti.
Talvolta la vegetazione cambia bruscamente da luogo a luogo. Un esempio classico lo si incontra quando ci si muove da una zona alta a una zona bassa; ogni poche miglia si avverte un piccolo ma sensibile cambiamento, dal freddo crudo delle regioni elevate, attraverso fasce che si fanno gradualmente sempre più calde, sino alla calda zona costiera.
giungla_2 Lungo il percorso, gli alberi si trasformano da povere piante basse e strapazzate dagli elementi atmosferici in magnifici esemplari che si fanno man mano sempre più vigorosi ed alti. Piante d’orchidee sono rare alle altitudini più elevate, si fanno più frequenti e sono presenti in più varietà nella fascia attorno ai 3000 metri, diventano numerosissime tra i 2000 e i 1000 metri e si fanno via via nuovamente più rare verso il livello del mare.

4 pensieri riguardo “Orchidee selvagge… le emozioni del collezionista

  1. Ho riletto dopo tanti anni questo affascinante capitolo. Non ho mai sperimentato l’emozione di trovarmi in un luogo selvaggio dove piante epifite, rampicanti e alberi d’alto fusto convivono intrecciando nicchie ecologiche uniche. Grazie ad internet ho “visitato” luoghi dove la natura sembra incontaminata e cespi di cattleya con decine di fiori incorniciano tronchi e rami; sicuramente mi manca il poterli annusare! sicuramente mi manca l’emozione di scoprire una specie nuova (sempre comunque più difficile, anche se riviste specializzate ne propongono a decine tutti gli anni)! Per consolarmi frequento Orti Botanici o serre di appassionati.
    Ciao Guido, vedo che nella tua giungla hanno trovato spazio anche Tillandsie e altre Bromeliaceae. Dovresti aggiungere anche qualche cactacea epifita!
    A quanto professano le associazioni straniere sono molto rigide riguardo all’ingresso di piante raccolte in natura e sprovviste di certificazione di coltivazione. Credo sarebbe utile che anche in Italia si prendesse posizione. Quando penso che qualcuno è arrivato a distruggere ciò che non è riuscito a raccogliere solo per avere l’esclusiva, oggi come ieri, mi vien da rabbrividire. Bisognerebbe superare questo cieco egoismo e provare ad unire le forze verso una univoca vocazione: la natura, il suo rispetto, la sua protezione. Quanto è utopistico il pensare ad una grande serra comune dove le piante possono crescere, moltiplicarsi, fiorire, per la gioia di tutti.
    Alberto

  2. Ciao e se la foto in cui appariva la pianta di orchidea col bulbo fosse proprio quella che ho comprato io?Il venditore infatti mi aveva detto che era americana ma non ricordo di che zona precisa fosse.Conoscete il nome e le cure?

    1. E’ una specie di Encyclia di cui ora non ricordo il nome… luce, tanta luce e caldo condito con cibo ed umidità. Appena mi viene in mente il nome lo posto.
      Ciao
      Guido

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