Acqua piovana…come recuperarla?

Lo sappiamo bene noi orchidofili che l’acqua è un bene prezioso e non va sprecata, e ancor di più che la valenza dell’acqua piovana rispetto a quella del rubinetto è maggiore.
I trattamenti che l’acqua subisce per essere resa potabile o comunque “legalmente” buona da bere sono a volte eccessivi, aggiunta di cloro, trattamenti ai raggi U.V. per eliminare la carica batterica e chissà quanti altri che non conosciamo.
Sta di fatto che avere a disposizione per noi collezionisti di orchidee dell’acqua piovana per le nostre piante equivale ad avere una bottiglia di buon vino particolarmente pregiato da stappare in particolari occasioni.
Come fare allora per avere a disposizione un po’ di quest’acqua? Leggi tutto “Acqua piovana…come recuperarla?”

CHIARA: è nata una nuova serra domestica a tutto tondo

Anche questo è amore… per le orchidee 😉

Eravamo da Alberto ed era il mese di novembre del 2007. A quell’incontro di Orchids Club Italia avevamo invitato anche il nostro amico architetto Paolo Criveller in compagnia di Chiara, sua moglie.
E’ in quell’occasione che si iniziò a parlare di una serra domestica per le orchidee… ma di quelle che funzionano, si è detto. Ed è così che nacque l’idea di una serra a 360 gradi (a tutto tondo), ovvero godibile da tutte le angolature della stanza di casa.
serra_chiaraL’amico Paolo l’ha presa sul serio la nostra idea ed eccolo il prototipo che in questi giorni sarà esposto (dal 22 al 27 Aprile) alla fiera di Milano in occasione del salone del mobile al padiglione satellite – 24 – Stand B1.
Questo blog ha l’onore di mostrarla in anteprima ed il nostro Club va orgoglioso di aver contribuito alla sua realizzazione.
Ovviamente questa creatura di Paolo non poteva che essere battezzata con il nome della sua giovane moglie: “CHIARA”… bravo Paolo, complimenti ed in bocca al lupo.

Per ulteriori notizie vi rimandiamo al sito dello Studio dell’arch. Paolo Criveller: www.crivestudio.com

Chi può vada a vederla in fiera, per qualsiasi informazione il blog è a vostra disposizione, potrete interagire anche con il suo progettista.

Phalaenopsis, basta la parola… forse

Leggendo il contributo di Maya sui commenti di questo post – Phalaenopsis in casa – mi son detto – Parole sante queste! – ed allora perché non prenderle come spunto di riflessione per un nuovo post sulla coltivazione delle Phal in casa?


A sinistra nella foto, Maya mentre conversa con una visitatrice in occasione della mostra di San Donà di Piave 2008
Ecco il testo integrale del commento:
Parlo di Phalaenopsis, per esperienza personale e in base alle condizioni dell’ambiente dove coltivo le mie, quindi, in linea di massima, è un discorso alquanto relativo…
Vorrei fare una sostanziale distinzione tra Phal ibridi e Phal botaniche,i primi, quelli più commerciali, che si trovano sui banchi di qualsiasi fioraio o vivaio, nate da incroci che permettono una forte resistenza ai “traumi” e magari a qualche maldestra mossa di noi coltivatori casalinghi ma soprattutto create per dare una grande resa, sia in vegetazione che in fioritura, le seconde, specie botaniche appunto, che rispondono esclusivamente alle condizioni di coltivazione relative al loro luogo di origine. In questo periodo tutti i miei ibridi stanno producendo uno, due e anche tre steli fiorali ognuna, comprese le più vecchie e malandate, giusto perché questa è la loro natura, è sufficiente fornire loro le poche cure che questa pianta richiede e costanti condizioni ambientali (a parte il piccolo periodo di stress climatico per favorire la fioritura) e le soddisfazioni arrivano presto e nell’arco di tutto l’anno.
Di tutt’altra natura è invece il comportamento delle specie botaniche, più difficile da interpretare se non se ne conosce l’esatta provenienza e di conseguenza le condizioni climatiche alle quali attenersi. Ad esempio, le mie P. equestris e P. stuartiana sono in gran fermento, la prima con fioritura, nuovi steli e keiky contemporaneamente e la seconda con uno stelo fiorale già abbastanza formato, mentre le altre sono silenti e in alcuni casi addirittura latitanti!!! Risulta evidente che in questo secondo caso, i tempi e le metodiche di fioritura e vegetazione rispondono esclusivamente ad un naturale comportamento invece che ad uno geneticamente determinato da una modifica atta a favorire migliori prestazioni.
Un caro saluto a tutti sperando di vedervi presto.
Maya

Keiki sulle radici

Un fenomeno inusuale

Queste foto le ha inviate l’amico Vincenzo Ghirardi ed evidenziano la formazione di un keiki sulla radice di Phalaenopsis. Il fenomeno è raro, nei miei anni di vita con le orchidee è la prima volta che mi capita di vederlo e merita di essere segnalato ai visitatori del blog. A quanto si può vedere la Phalaenopsis in questione potrebbe essere P.stuartiana o un suo ibrido strettamente legato… sarà Vincenzo a confermarlo.

Acari e batteriosi nelle Phalaenopsis

Continuando la collaborazione con Marcus V. Locatelli, ecco un altro interessante articolo da lui redatto e da me liberamente tradotto. Ovviamente chi avesse osservazioni da fare o inesattezze da segnalare è invitato a farlo:

La batteriosi nelle Phalaenopsis, ha come maggior agente scatenante, citato in letteratura (almeno per quello che ho potuto trovare), i batteri Pectobacterium carotovora , i cui sintomi più comuni di infezione sono le muffe molli sulle foglie (enzimi pectolitici rilasciati da Pectobacterium carotovora nel tessuto interno della pianta,il mesofilo, degradano i pectati di Ca nella lamella mediana che è il “cemento” che unisce una cella ad un’altra nelle piante) e muffa molle negli pseudobulbi, muffa che è chiamata anche anasarca (regioni acquose e cattivo odore). In aggiunta a questo agente, sono stati citati altri batteri con il potenziale di causare malattie nelle orchidee in generale, come ad esempio Pseudomonas spp., Erwinia carotovora, Erwinia chrysanthemi e Acidovorax avenae pathovar cattleyae, ma per individuarle correttamente sono necessari test biochimici più complessi.
Leggi tutto “Acari e batteriosi nelle Phalaenopsis”