EDITORIALE

Il valore aggiunto

La “macchina” orchidofila italiana è composta da associazioni, da commercianti, da produttori e quel che più conta, da persone legate nel loro peregrinare dalla comune passione per il variegato mondo delle orchidee. Più che macchina possiamo definirla “agorà” intesa come luogo ideale nel quale si discute, si studia, si compra, si vende e qualche volta si coltiva quella follia buona declinata con l’epiteto “orchidofilia”.
Follia buona paragonabile ad un tavolo con quattro gambe: mercato, ricerca, comunità e collezionismo, come tutti i tavoli anche questo sta in piedi solamente se tutte le gambe sono solide.

Le quattro gambe del tavolo, paradigma, per poter iniziare la discussione sullo stato di salute dell’orchidofila in Italia.

Il mercato
Il mercato delle orchidee in Italia, c’è ed è anche consistente; a partire dalla “signora Maria”, metafora per indicare il neofita che acquista la sua Phalaenopsis all’ IKEA, o nelle mostre itineranti, per giungere alle vendite on-line a colpi di varie migliaia di euro per accaparrarsi qualche rarità.
Questa è la fotografia odierna della potenziale platea orchidofila italiana, ben più numerosa rispetto a 20 – 30 anni fa. Allora (ante CITES) ci si forniva di orchidee alla fonte dai produttori di tutto il mondo, attraverso macchinose operazioni, listini cartacei, comunicazioni via fax ecc. oppure nelle poche occasioni dei rari eventi orchidofili. Ora internet semplifica e riduce qualsiasi distanza, facilita acquisti on-line, gli eventi sono all’ordine del giorno, se non addirittura sovrapposti l’uno all’altro. La nuova dimensione del mercato on-line, unita alla ploriferazione di garden generici che improvvisano mostre di orchidee, per altro alimentate dalla caparbia e insistente “mise en place” di qualche manipolo locale, sta rendendo effervescente anche il mercato amatoriale italiano. Non sfugge all’occhio attento degli orchidofili, il proliferare di una nuova generazione di “venditori” di orchidee.
Accanto a loro, nelle esposizioni sono giunti i teutonici in compagnia di varie aziende sudamericane e asiatiche.
Ad ogni buon conto, oggi in Italia ancora non c’è produzione (intesa come ciclo completo, fecondazione, semina, crescita e selezione) di orchidee da collezione: non conviene – dicono, costa meno acquistare nei mercati asiatici o sud americani e rivendere. Questo è vero, ma così facendo si fa traballare la gamba del mercato di quel famoso tavolo; non regge più l’equilibrio della crescita produttiva e della ricerca scientifica, nelle mostre italiane non si presentano nuove orchidee e nemmeno produzioni su larga scala di orchidee selezionate in laboratori italiani.

Ricerca
L’epiteto forse è troppo generico per titolare un tema di grande rilevanza nella biologia in generale, orchidee comprese, tenuto conto che tutte le specie della sua grande famiglia sono protette dal CITES. Non sono un esperto ricercatore, nell’ambiente orchidofilo italiano occupo solamente un posticino come coltivatore amatoriale, status che mi da la piacevole opportunità di conoscere giovani studiosi di biologia e di chimica, ansiosi di scoprire le magie delle orchidee.
Questi studiosi insieme tanti altri giovani che si affacciano sempre più numerosi al mondo delle orchidee, sono una grande risorsa da organizzare, sia per favorire le loro esperienze, ma anche per incentivare la divulgazione. Chi deve promuovere questo new deal, e che ambito dare al progetto? Ad esempio penso ai produttori/venditori europei coordinati dalle varie associazioni di orchidofilia e/o orchidologia nazionali in concerto con l’EOC europea.

Comunità
Con l’avvento di internet e di tutto quello che questa nuova dimensione comunicativa rappresenta, sono saltati tutti gli strumenti che prima servivano per conoscere, acquistare e socializzare.
Prima del web, la conoscenza e lo studio delle orchidee passava inesorabilmente per le biblioteche più o meno fornite o attraverso la frequentazione di coltivatori esperti. Come conseguenza logica, nasceva la dimensione associata, associazioni locali e nazionali. Tutto era ordinato dalla carta stampata e dalle informazioni via posta. La mutazione epocale di internet è stata graduale, all’inizio rozza, macchinosa e con molti limiti, oggi quasi dominante su tutte le altre forme di vita associata: i social, Fb in testa.
Bene, si dirà, ora è tutto più facile, per acquistare, per conoscere e per socializzare. Sì certo. Quello che non è cambiato rispetto alle epoche passate è solamente quella certa difficoltà a stare insieme, ora amplificata dalla facilità di interazione virtuale.

Storia
La storia dell’orchidofilia italiana intesa come movimento di massa, sin dai suoi primi embrioni, si è caratterizzata per la sua frammentarietà e litigiosità.
Per dare un senso a questa mia affermazione, torno un po’ indietro nei tempi (anni 70), limitandomi solamente a citare l’operazione “scalata” all’allora SIO (Società Italiana Orchidee), che scatenò le ire funeste del suo fondatore, Dalla Rosa, tanto da indurlo minacciare querele nei confronti degli “scalatori di turno”.
I risultati non furono positivi. La SIO, passò di mano in mano (Ravanello, Giorgi, Corvi), tutti convinti che controllando l’orchidofilia amatoriale avrebbero aumentato il loro busines, salvo poi lasciarla al suo destino non appena si accorgevano che non era tutto oro quel che luccicava. Accanto a questa effimera dimensione associativa nazionale, nascevano, si dividevano e/o rimanevano sulla carta, vari gruppi locali. Poi venne l’era per così dire “erudita” e nacque l’Associazione Italiana di Orchidologia a vocazione scientifico/intellettuale. Molti aderirono con entusiasmo al suo decollo ed alla sua “salita in campo internazionale”. Anche io aderii ai loro obiettivi mettendo a disposizione le orchidee della mia collezione nelle mostre europee (Hannover 1994) e successive. L’AIO si fece conoscere in campo europeo, forse anche per merito di quelle timide piante che vinsero diversi premi.
Quello è stato il periodo d’oro dell’AIO, che culminò, non senza azioni oscure, con l’organizzazione dell’EOC italiana del 2006 a Padova.
Tutto bene allora! No, non seguì l’effetto trascinamento tanto auspicato. Nel 2008, la riproposizione su dimensione biennale di un evento orchidofilo in Fiera a Padova fu un flop clamoroso che diede inizio al periodo buio, durante il quale un po’ tutti si divertirono a “sparare sul pianista”.
Le Associazioni locali, chi più chi meno, con diverse motivazioni continuarono a snobbare l’importanza di un livello rappresentativo nazionale e l’AIO continuò a vivacchiare con fortune alterne fino ai giorni nostri.
Ma cosa manca a questa Associazione per essere autorevole fino al punto da guidare veramente l’orchidologia italiana? Non ho risposta e non spetta a me rispondere, mi limito solamente a osservare.
Eccolo qua che ritorna in gioco l’epiteto “orchidologia”; che non sia proprio questa parola a frenare le adesioni all’AIO?
Orchidologia o orchidofilia? Già, questo è il dilemma.
Effettivamente, leggendo l’articolo 2 dello statuto, nella sua parte esplicativa, in estrema sintesi recita quali sono i compiti dell’AIO: promozione di una rivista scientifica internazionale, promuovere e coordinare giudizi sulle orchidee, promuovere corsi per giudici, tenere aggiornato un’elenco di giudici, diffondere informazioni, rilasciare premi e certificati.

Chiaro lo spartiacque: studio delle orchidee da una parte (orchidologia), passione e coltivazione delle orchidee dall’altra (orchidofilia). Forse l’AIO per diventare ulteriormente autorevole deve favorire la confluenza dei due rigagnoli e entusiasmare gli appassionati che si accingono ad entrare nel mondo delle orchidee, dando loro, sogni ed opportunità di conoscenza. Per farlo, forse basterebbe recepire le finalità dell’ American Orchid Society alla quale noi tutti facciamo spesso riferimento quando abbiamo bisogno di conoscenza:
… “Il 7 aprile 1921, un gruppo di trentacinque uomini e una donna si incontrarono nella Sede del Tesoriere della Massachusetts Horticultural Society per ascoltare una lettura della proposta di costituzione, del regolamento e della lista di soci per la neonata American Orchid Società Il regolamento originale ha cercato di consentire l’importazione di orchidee, incoraggiare l’adesione di dilettanti e professionisti, organizzare mostre di orchidee a livello nazionale, pubblicare pubblicazioni relative alle orchidee e creare un sistema per l’assegnazione di premi a orchidee di qualità superiore”. Gli obiettivi dell’American Orchid Society sono ancora basati su quelli stabiliti dai nostri fondatori e hanno continuato ad espandersi e evolversi per soddisfare le esigenze di un mondo che cambia “…


…” On April 7, 1921, a group of thirty-five men and one woman met in the Treasurer’s Room of the Massachusetts Horticultural Society to hear a reading of the proposed constitution, bylaws and slate of officers for the newly formed American Orchid Society. The original bylaws sought to allow for importation of orchids, encourage a membership of amateurs as well as professionals, organize orchid exhibitions nationwide, issue orchid related publications and create a system for awarding orchids of superior quality. The goals of the American Orchid Society are still based on those set forth by our founders and have continued to expand and evolve to meet the needs of a changing world”…

Collezionismo
Anche se non sempre si dà importanza al collezionismo orchidofilo amatoriale, esso è l’elemento portante di tutto quello che ruota attorno al mondo dell’orchidofilia: mercato, giudizi e divulgazione.
Le orchidee che da secoli turbano i desideri degli appassionati di tutte le parti del mondo, sono quelle che per semplicità sono definite “esotiche”. Sono esse che ancor oggi, oltre che nei tempi passati, continuano a provocare tensioni, interessi, ego e gelosie.
Stabilire dove inizia e finisce il confine del collezionismo è impresa ardua, ad ogni buon conto, dentro quel recinto nascono, maturano e muoiono amicizie, ma la fine delle amicizie non è mai imputabile alle orchidee, siamo noi i pazzi da non capire che fuori dal nostro “recinto” la gente ride delle nostre follie. Loro, gli esterni, quando ti incontrano riescono a ricordare a mala pena il nome “orchidea” e non di rado ad esempio capita di sentirti dire: – Come va con le tue Azalee? –
Basterebbe questo per tenerci un po’ più tranquilli tutti!

VENTENNALE

Dal 2 al 10 marzo 2019 a Pordenone, nel contesto della grande fiera di primavera ORTOGIARDINO avrà luogo la 20a edizione di PORDENONEORCHIDEA, evento internazionale dell’orchidofilia e orchidologia italiana.

Pordenoneorchidea:  la storia

Pordenoneorchidea è un evento orchidfilo nato per volontà di alcuni soci ATAO (Associazione Triveneta Amatori Orchidee), nel 1999 (venti anni fa), evento inserito nel contesto della fiera pordenonese di primavera “Orto Giardino” La prima edizione si è materializzata con l’appoggio scenografico del Flover di Bussolengo e con la presenza istituzionale dell’AIO (Associazione Italiana di Orchidologia). Nel 2019 ricorre il ventennale di Pordenoneorchidea e l’Ente Fiera di Pordenone ha manifestato il desiderio di dar particolare lustro all’evento.

Il successo della prima edizione stimolò gli organizzatori a trovare risorse atte a proseguire nell’esperienza. Si sperimentò la strada della sponsorizzazione e nel 2000, si riuscì a dar vita ad una fantastica scenografia. Purtroppo la via degli sponsor non durò molto e già nella 4a edizione si optò per la parcellizzazione degli spazi, con l’affitto a espositori (da parte della fiera) di “stand” nel contesto della mostra. In pratica i ricavi degli stand affittati ad espositori garantivano i costi di allestimento a carico della fiera. Di anno in anno c’è sempre stato il coinvolgimento di associazioni legate al mondo delle orchidee, scelta strategica che ha contribuito a far grande l’evento anche sotto l’aspetto culturale e scientifico.

Dove eravamo rimasti? Dalla sidecar del 2018, alla “nobile e ricca orchidea” dei samurai, tema di questa edizione.

Tema 20a Edizione: Fuukiran “nobile e ricca orchidea”

Si racconta che Rustichello da Pisa, negli appunti sui viaggi in Cipango (Giappone) trascritti dalla viva voce di Marco Polo, fosse riportata anche qualche nota di una strana pianta vista dallo stesso Marco Polo in Giappone. Quella pianta era un’orchidea. In Giappone è chiamata Fuuran, abbreviazione del più completo nome “Keiran Ichimei Fuuran”, termine che possiamo tradurre in “orchidea del vento”, nome scientifico:Neofinetia falcata. A tal proposito giova precisare che Fuuran è l’epiteto ancestrale usato per le specie tipo del genere Neofinetia falcata; con il passare del tempo assistiamo ad un’evoluzione, infatti per questa orchidea si inizia ad usare il termine Fuukiran che significa “nobile e ricca orchidea” quale frutto di un lungo processo di riconoscimento valoriale del genere.

Qualche buontempone giura che Marco Polo, insieme ai bachi da seta, abbia portato in Venezia anche una piccola Fuuran, data poi in omaggio alla nobildonna Lucrezia Cornaro, orchidea sapientemente coltivata di generazione in generazione dai giardinieri del palazzo ducale; pare sia ancora presente nelle collezioni italiane di orchidee. Chissà se sarà vero tutto questo, ma tanto basta per portare questa leggenda in fiera a Pordenoneorchidea. La magica atmosfera vivrà in fiera con le Fuuran della più completa collezione italiana curata da Franca Burini e dai racconti giapponesi di Eri Koishi e Giulio Baistrocchi

Pordenoneorchidea, il variegato villaggio primaverile, ospita una piacevole armonia fatta di sapori, sensazioni e armonie offerte da espositori che spaziano dalla degustazione di buoni vini, ai peccati di gola della cioccolata, alle spezie per poi trovarci immersi fra le succulente, i cactus, le tillandsie che fanno da damigielle alle regine: le orchidee, in vendita e in esposizione. Saranno esposte orchidee rare provenienti dalle più importanti collezioni italiane con la collaborazione di singoli collezionisti e dell’associazionismo orchidofilo presente in Italia.

Espositori: non solo orchidee

Collaboratori organizzazione

Anteprima temi di alcune conversazioni in programma.

Progetti futuri dell’orchidologia italiana a cura dell’ Associazione Italiana Orchidee

Il mio Giappone.

Dalle rose antiche, passando per le orchidee, frammenti di vita vissuti con il papà nato in Giappone.

E’ questione di feeling, quella piacevole ossessione a metà fra armonia e quiete, la mia vita in compagnia delle Neofinetie. Fuukiran “nobile e ricca orchidea”

E tu chiamali, se vuoi, Dendrobium.

ATAO, 30 anni da protagonisti

Coltivare le orchidee su zattera

… e questa è solo l’anteprima, seguiranno altre news, compresi dettagli e nomi delle relatrici e dei relatori.

Sala stampa: spazio multimediale destinato a testate giornalistiche, TV, blog, pagine Fb, forum e social accreditati all’evento. Per farsi accreditare basta condividere questo articolo e comunicare il proprio l’indirizzo sulla finestra “Lascia una risposta” in commento al post.

Amarcord: 2012 il galeone naufragato

Pordenoneorchidea 2009 – è calato il sipario

pordenoneorchidea_stand_1 Domenica 15 Marzo, Pordenoneorchidea edizione 2009 ha calato il sipario.
Dal 7 al 15 Marzo sono passati 9 giorni.
9 giorni durante i quali le orchidee che vedi nelle foto sono rimaste esposte nel padiglione n°5 della fiera di Pordenone. Leggi anche Orchidcoltura
Domenica sera le nostre orchidee, e non solo loro, erano stremate, ma felici di essere state ammirate da oltre 70.000 persone. Qualcuna è stata anche rubata, poca cosa comunque; un Dendrobium mio ed un Paphiopedilum di Alberto.
pordenoneorchidea_standLa realizzazione coreografica della mostra, senza alcun tipo di protezione dal pubblico è stata una precisa scelta organizzativa del nostro Club.
Si è voluto trasmettere un messaggio diretto: le orchidee così preziose e sensuali, godibili senza barriere.
Si dirà – ma chi ve l’ha fatto fare a lasciare le vostre piante in balia di mille insidie per 9 lunghi giorni – effettivamente questa domanda se la son posta anche i soci del nostro Club.
La risposta è stata una sola: si può fare. Si può fare anche per spezzare una lancia in favore del disastrato associazionismo orchidofilo amatoriale italiano, si può fare inoltre per creare occasioni di incontro con quanti amano le orchidee ed infine si può fare perché le orchidee sanno apprezzare l’altruismo dei loro collezionisti.
Si può fare quindi, e noi vorremmo che in Italia ce ne fossero molte di queste esposizioni amatoriali.
Orchids Club Italia ringrazia gli appassionati che son venuti a trovarci in fiera e da appuntamento a tutti alla prossima mostra di San Donà (VE)… il 25 Aprile.

Pordenoneorchidea… il successo continua, con Orchids Club Italia

foto_cattChe l’armonia estetica di questa 10a edizione di Pordenoneorchidea abbia “bucato il video” è fuori discussione.
Parliamoci chiaro, quest’anno Ortogiardino registra il dilagare incontrollato di venditori di orchidee presenti in fiera, ma questo fenomeno non spezza alcuna lancia in favore delle stesse e probabilmente per il futuro, la direzione dovrà trovare rimedio, pena l’esistenza stessa della manifestazione.
Quest’ anno, in tanti padiglioni di questa edizione di “ortogiardino 2009” possiamo trovare orchidee commerciali miseramente stipate e svendute alla stregua di comune “lattuga”.
Per fortuna che attorno a tanto fumo esiste l’oasi deliziosa del padiglione numero 5, sede storica di Pordenoneorchidea.
Un successo coreografico. Un successo indiscusso questa stupenda esposizione organizzata da Orchids Club Italia; la scena coreografica è costruita su quattro isole di orchidee armonicamente disposte su piani e spazi diversi, che fanno da coronamento degli stand di vendita.
foto_paphioMostre di orchidee ne ho viste tante ed ancor di più ne ho organizzate, ma questa mi ha veramente entusiasmato, al punto da volermela godere a fine serata in religiosa solitudine.
Anche quest’anno molta gente è venuta a farci visita ed è stato come ritrovarsi in famiglia, l’ormai grande famiglia rappresentata dalla nostra bella esperienza associativa.
Ho fatto tante foto, peccato di aver lasciato la digitale in fiera, ma… c’è sempre un angelo che protegge gli smemorati, il mio questa volta si chiama Alberto Ghedin, è stato lui a spedirmi queste foto in anteprima.
La mostra continua… vi aspettiamo numerosi anche domani.

AGGIORNAMENTI
In attesa di un reportage completo dell’evento, inseriamo dei piccoli aggiornamenti quotidiani.

Domenica 8 marzo
Ecco alcune foto linkate dal sito di Alberto Ghedin
Il Club è vestito a festa per il compleanno di Gianni Morello. C’è tanta gioia e genuina felicità negli occhi dei soci presenti allo stand delle associazioni. L’orgoglio di esserci e di vivere l’evento in diretta è dilagante, fra le “vecchie guardie”, ma anche e soprattutto fra le giovani risorse.
Il generale successo di pubblico che sta riscontrando questa 30a edizione di “Ortogiardino”, si tocca con mano soprattutto nell’area di “Pordenoneorchidea” sempre affollata all’inverosimile.
Orchids Club Italia… grande, grande idea senza confini è li ad accogliervi al padiglione n° 5. Se amate le orchidee vi sentirete a casa vostra.

Lunedì 9 Marzo
Record di visite sul blog: oggi abbiamo sfondato il tetto delle 600 visite giornaliere, precisamente 602.
L’esposizione vista da Vincenzo Ghirardi
Orchids Club Italia ringrazia l’amico Vincenzo… per le foto, ma anche per le dolcissime sfogliatine di “Villafranca” accompagnate dal suo preziosissimo spumante, evaporato troppo velocemente… purtroppo 😉

Martedì 10 Marzo
E’ stata la giornata delle televisioni. Radio Capodistria e la prima rete della televisione Slovena. La televisione Slovena presenterà il servizio nella fortunata trasmissione “Giardinaggio” in onda il prossimo Sabato mattina.

Mercoledì 11 Marzo
foto_pord_nico

Le bellissime foto scattate da Nicoletto, rappresentate in un simpatico collage.