Sl. Isabelle Stone ‘Rio Parnasso’

Sl. Isabelle Stone ‘rio Parnasso’

Sophrolaelia (Cattleya) Isabelle Stone, ibrido primario fra Laelia (Cattleya) sincorana e Sophronitis (Cattleya) coccinea. Orchidea di piccole dimensioni, una vera miniatura con i fiori di enorme dimensione rispetto alla pianta.
Ibrido primario molto ricercato e premiato:

Sl. Isabelle Stone = L. sincorana x Soph. coccinea Registrato da R. Stone nel (1987).

La tassonomia si diverte a renderci la vita difficile, evocando di volta in volta a supporto delle continue modifiche dei nomi, motivazioni legate al DNA.
Da un recente riordino, parte di specie del genere Sophronitis ed anche il genere Laelia sono sono stati inclusi nel genere Cattleya.
Comunque sia, divagazioni della nomenclatura a parte, questo delizioso ibrido primario e la sua cugina molto simile  Sl. Orpetii ‘Bella Vista’, tanto da essere spesso confuse fra loro, rimangono a distanza di anni dalla loro creazione, due favolose orchidee.

Laelia tenebrosa: orchidea arcobaleno


Laelia tenebrosa (Rolfe) Rolfe 1893


Laelia tenebrosa (Rolfe) Rolfe descritta in
Orchid Review  1 ( 5 ) : 146    1893.John Rolfe, botanico insignito delle maggiori onorificenze britanniche, fra le quali “Victoria Medal of Honor” e la “Veitch Memorial Medal”, è stato un personaggio molto importante dell’orchidofilia e dell’orchidologia di fine 1800.
Collaborò attivamente come autore e redattore sin dal 1893 in “The Orchid Review” e portò avanti il suo impegno fino al 1921, poco prima della sua morte.
Rolfe ebbe un rapporto molto travagliato con alcune sue affermazioni scientifiche, in particolarmodo con la specie brasiliana: Laelia tenebrosa.

Sbagliare è umano
A differenza di molti suoi “illustri” colleghi del tempo, sempre restii ad ammettere eventuali errori nella classificazione delle orchidee, Rolfe era quasi felice di poter revisionare le sue descrizioni precedenti, quando queste risultavano inadeguate o sbagliate.
Un pomeriggio estivo del 1889, Rolfe iniziò ad analizzare il fiore di un’orchidea speditagli dalla “Liverpool Horticultural Company”, per altro già presentata in “The Gardener’s Chronicle” del 1 giugno 1889 come forma scura e gigantea di Laelia grandis, specie già descritta da Lindley nel 1850 (Paxton’s Flower Garden, pag. 60).

Laelia tenebrosa, esemplare

Storia:  le conclusioni a cui giunse Rolfe nella sua analisi non lasciavano dubbi che si tratasse di una nuova specie, ma preferì continuare a considerarla una “variazione specifica” di Laelia grandis e quindi solamente una sua “varietà”: Laelia grandis var. tenebrosa.
Due anni più tardi, nel 1891, il Signor A.H. Grimaditch di Clapton Square (Liverpool), inviò uno pseudobulbo fiorito a Rolfe, precisando pure che era stato raccolto in zone diverse da quelle già conosciute come endemiche di Laelia grandis. Ciò nonostante, anche in quest’occasione Rolfe descrisse il campione come “Laelia grandis var. tenebrosa”, (Gardener’s Chronicle, 1891, pg. 126) e non rilevò alcuna variazione significativa rispetto alle sue precedenti oservazioni (solamente variazioni geografiche). In tale circostanza Linden pubblicò il disegno del fiore nella sua famosa rivista Lindenia (vol. II, plate ccxc), accompagnato dalle osservazioni di Rolfe.
I fiori di quella nuova pianta erano molto appariscenti nella forma e nel colore bronzeo di sepali e petali. Fu esposta alla “Royal Horticultural Society”, presente Lord Rothschild , in tale esposizione la pianta ricevette il “First Class Certificate”, e fu anche inclusa nel libro Reichenbachia con questa annotazione “many distinct pecularities in growth, form, and colouring and it is quite probable that we shall ultimately regard it as a species”, ma Rolfe continuò a considerarla ancora come ” Laelia grandis var. tenebrosa .”
Solamente nel 1893 su “The Orchid Review” di Maggio, Rolfe, dopo aver visitato varie collezioni ed averne verificato la costanza nel tempo, con puntigliosa descrizione delle diversità di quella pianta dai grandi fiori bronzei con labello rosso-acceso, e con i sepali ed i petali più piani di Laelia grandis, la nominò Laelia tenebrosa.

Note
Tranne un breve periodo verso la fine del 1800, Laelia tenebrosa non è mai stata molto presente nelle collezioni Europee.
Laelia tenebrosa proviene da una piccola zona a sud dello Stato di Espirito Santo (Brasile), dove ora è considerata virtualmente estinta.
Originariamente prosperava sui grandi alberi delle foreste molto fitte, ma oggi le piante disponibili per le collezioni provengono da incroci x self o da meristemi di esemplari già coltivati.

Coltivazione
Questa specie, come si è già detto, vive nelle foreste dense ed ombreggiate ed in coltivazione preferisce zone meno luminose delle altre Laeliae.
Laelia tenebrosa è una speciee molto vigorosa e può essere coltivata alle stesse condizioni delle Cattleyae, comprese le temperature: 29-32 (°C) max e 15-16 (°C). Va bagnata costantemente durante il periodo vegetativo, con un periodo di asciutto dopo la fioritura, fino al nuovo sviluppo.

Nota a piè di pagina:
Le notizie e le descrizioni di ogni post del blog sono supportate da ricerche sulla letteratura esistente e sul web, ma si riferiscono esclusivamente a esperienze di coltivazione su orchidee presenti nella collezione rio Parnasso.
Eventuali errori o incompletezze possono essere rimediati dalla vostra collaborazione.

Contributi dei lettori:
Michelangelo Di Schiena: Credo sia il labello più interessante della triade purpurata-lobata-tenebrosa. Ho un paio di cloni dark che presentano petali e sepali davvero scuri, fantastico il contrasto con i toni del labello. Sono piante davvero robuste, amano essere letteralmente “affogate d’acqua” durante il periodo vegetativo. Infatti per me la gestione temperature, annaffiature della triade è praticamente identica, unica cosa che le differenzia sono le esigenze in termini di luce perché la tenebrosa preferisce più ombreggio. Non ho mai visto una di queste piante marcire, da quando le tengo in sfagno (vivo o a fibra lunga) mantengono un elevato livello di idratazione sui retrobulbi e hanno molto più vigore, riuscendo facilmente ad attivare retrogemme, diramandosi.

L’ansia del collezionista di orchidee alla vigilia di una mostra

001Mostre internazionali, mostre locali, mostre rionali, poco cambia: bisogna portare le proprie orchidee in esposizione. Sì perché alle mostre c’è chi va per vedere, per comprare, o per giudicare, ma se non c’è chi porta le orchidee, le mostre non si fanno.
La cosa, vista dalla parte del collezionista, è sempre vissuta con grande patema d’animo. Comunque sia, il coltivatore amatoriale ci tiene a portare orchidee ben fiorite e, se possibile, qualche novità.
Non sempre questo avviene, le mostre sono ormai storicizzate e cadono nelle stesse date o quasi, ed è così che le orchidee fiorite nei giorni dell’esposizione, spesso sono sempre le stesse.
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Tolumnia: Zelemnia Midas ex Oncidium Midas

Qualche nota su Tolumnia (Oncidium Equitant)

Il gruppo di orchidee ora noto con il nome Tolumnia era un tempo chiamato Oncidium sezione Variegata o comunemente denominato “Oncidium equitant”. Le foglie sono disposte a coppie sovrapposte, equitant per l’appunto (dal latino a cavallo).

IMG_0146A complicare le cose ci pensarono i tassonomi circa 20 anni fa quando separarono Onc. onustum dal genere Oncidium.
Le ibridazioni fra le varie specie di Tolumnia sono relativamente recenti (le prime sono datate non più di 60 anni o giù di lì), ciò nonostante, la loro velocità di crescita e di fioritura hanno già permesso agli ibridatori di ottenere ottimi risultati. Tutte le specie sono endemiche nei Caraibi, qualcuna vive addirittura in una sola isola. La maggior parte delle varietà usate nelle ibridazioni vivono in climi intermedi e crescono come epifite sui rami esposti alla luce ed al movimento dell’aria. L’habitat, seppur ad elevata umidità, dovuta alle piogge giornaliere, grazie al movimento d’aria costante dagli alisei, consente alle le piante di asciugare in breve tempo.
La chiave per la buona coltivazione degli oncidium equitant è quella di consentire leggere asciugature fra le bagnature.

IMG_0144 Zelemnia Midas ‘Willow Pond’ AM/AOS
L’ibrido rappresentato nelle foto, a suo tempo registrato come Oncidium Midas (Red Belt x onustum), ha seguito tutte le evoluzioni tassonomiche, con qualche problema in più: Oncidium Red Belt diventò Tolumnia, ma Onc. onustum divenne Zelenkoa onusta, qundi l’incrocio è ora chiamato Zelemnia Midas: combinazione di Zelenkoa e Tolumnia.

Nota
Per sistemare Onc. onustum in un nuovo genere, i botanici decisero di nominarlo in onore di Harry Zelenko, pittore botanico che ha dipinto tutte le illustrazioni per “Orchids: The Pictorial Encyclopedia of Oncidium”.

Leptotes pohlitinocoi: una specie poco presente nelle collezioni

Una bella sorpresa, questa fioritura di Leptotes pohlitinocoi!!
Appena sbocciati i fiori, sembrava L. bicolor, per la verità sono abbastanza simili fra loro ed appartengono allo stesso gruppo.

leptotes_-pohlitinocoi Leptotes pohlitinocoi VP Castro & Chiron, Richardiana 4: 78 (2004).
Origine del nome: in omaggio ai due orchidofili brasiliani, Pohli e Tinoco.
Distribuzione: Brasile (Bahia)
Dimensioni: 12 cm.
Esposizione: sole filtrato
Temperatura: temperato-freddo al caldo.
Tempo di fioritura: marzo aprile.
Specie scoperta recentemente da Erwin Böhnke vicino Buararema (Stato di Bahia, Brasile). I fiori sono rosa. L’infiorescenza porta uno o due fiori: i due labelli sono rivolti uno verso l’altro.
La struttura della pianta presenta un rizoma molto corto dal quale si sviluppano piccoli pseudobulbi e quasi impercettibilmente ai loro apici si formano lunghe foglie cilindriche, erette o pendenti, con una scalmanatura più o meno profonda longitudinale. L’infiorescenza è apicale, breve e contiene uno o due fiori vistosi. I fiori sono solitamente rosa, con il labello macchiato di porpora. I petali e sepali sono simili, ma i petali, spesso hanno colori più intensi, il labello è lobato e ha artigli che si aggrappano ai lati della colonna. La colonna è minuta e contiene sei masse polliniche di diverse dimensioni, quattro grandi e due piccole.
Le tre principali caratteristiche che differenziano le specie di Leptotes (circa 9 ora conosciute) sono le proporzioni generali delle foglie, la forma dei fiori ed il loro modo di aprirsi. Da queste, le specie possono essere classificate in due gruppi principali.

Primo gruppo: L. unicolor, L. bicolor, L. bohnkiana, L. pohlitinocoi
Secondo gruppo: L. vellozicola, L. tenuis, L. pauloensis, L. harryphillipsii, L. mogyensis, di quest’ultima specie non esiste traccia in sito, tutte le informazioni provengono da una collezione californiana USA, potrebbe essere un raro ibrido naturale tra L. tenuis e L. unicolor
Il genere
leptotes_bicolor Il genere Leptotes è stato descritto da Lindley nel 1833, usando come specie tipo: Leptotes bicolor
leptotes_bicolor_-descrizio
Testo originale di John Lindley
Per ulteriori approfondimenti sul genere Leptotes, leggete questo post